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Gli svariati restauri condotti nel corso dei secoli, per mantenerle stabili e resistenti, danno ragione del buono stato di conservazione di gran parte della cinta muraria costruita
nel III secolo aC: a differenza di altre
costruzioni antiche, hanno mantenuto la loro funzione difensiva fino al tardo XIX secolo. Anche molte porte originali sono al loro posto, ed alcune di esse hanno assistito ad eventi storici importanti. Al di là della loro importanza in tempo di guerra, le mura cittadine rappresentavano un importante mezzo per l'autorità locale nel tenere sotto controllo le molte persone che ogni giorno entravano ed uscivano da Roma, in quanto queste erano le uniche vie di accesso: le porte venivano solitamente vigilate durante il giorno, e chiuse al tramonto. E poiché era uso imporre un pedaggio a persone e merci che entravano in città, le porte fornivano alle casse comunali anche un discreto introito. |
un tratto di mura aureliane presso Porta San Giovanni |
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| porta all'indice della sezione specifica | mostra una pianta generale delle antiche mura e vie principali | ||
| riporta a questa pagina con l'indice delle mura | mostra una pianta dettagliata dell'area e dell'itinerario seguito |
| NOTE STORICHE E INDICE DELLE MURA |
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| LE MURA DI ROMOLO |
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Poco si sa sulle prime strutture difensive che racchiudevano
il nucleo originale della città, oltre 2700 anni fa; sulla cima di due colli adiacenti, il
Campidoglio e il Palatino, sorgevano due muri di cinta separati; quello sul secondo colle,
probabilmente ricostruito su una struttura pre-romana, difendeva il luogo della
Casa di Romolo, che si ritiene essere l'abitazione del mitico fondatore e primo re
di Roma. Oggi, tanto del muro sul Palatino quanto di quello sul Campidoglio detto arce capitolino (foto a sinistra) rimangono pochissime tracce. Quindi queste mura non verranno trattate nelle pagine successive. |
| LE MURA SERVIANE (o MURA REPUBBLICANE) |
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Prendono il nome dal sesto re di roma, Servio Tullio: secondo la tradizione, fu costui a
far erigere la prima struttura difensiva tutt'intorno alla città. Anche in questo caso è impossibile definire una data precisa. Fonti attendibili indicano che nel VI secolo aC Roma era stata effettivamente provvista di qualche tipo di difesa; tuttavia vi sono sufficienti prove per ritenere che un vero e proprio muro fu costruito non prima del IV secolo aC, in epoca repubblicana, donde il nome alternativo delle mura. In particolare, Tito Livio narra che non molto tempo dopo la distruzione di Roma da parte dei Galli (390 aC) furono imposte delle nuove tasse per la costruzione di un muro difensivo fatto di pietre quadrate (Ab Urbe Condita, Libro VI, 32, 1).
Un'aggiunta successiva, che si stendeva oltre la sponda sinistra del Tevere sul colle Gianicolo, fu eretta due secoli dopo. Ciò mostra chiaramente come l'evoluzione di queste mura sia stata assai complessa. |
La struttura più antica probabilmente consisteva in un largo solco
o fossato scavato nel terreno; il materiale proveniente dallo scavo era ammassato internamente
al perimetro a formare un'ulteriore protezione. In seguito, delle vere e proprie mura presero il posto di questo confine primitivo. Ma lungo il tratto nord-orientale della cinta, però, alla base interna del muro si trovava ancora un profondo fossato, come parte di una struttura chiamata aggere (dal latino ad gerere, "muovere" o "spostare contro"): la terra e i sassi di riporto dal fossato venivano accumulati sul lato interno del confine, tra il muro stesso e una controscarpa (un muretto di contenimento). |
Tanto presso l'aggere che nei più lunghi tratti dov'era struttura unica, il muro era costruito secondo la tecnica a secco, cioè grossi blocchi squadrati (opus quadratum) venivano impilati gli uni sugli altri, ordinati in più file, senza usare alcuna malta. I blocchi sono di tufo, una roccia porosa formata da ceneri vulcaniche consolidate, usato come materiale da costruzione sin dall'antichità (a Roma è stato impiegato per la costruzione dei palazzi fino ai primi anni '30!). Sfortunatamente è rimasto ben poco di queste mura, appena pochi frammenti variamente sparsi nella città, talora situati in luoghi dove può risultare persino difficile immaginare che una volta in quel punto passava un muro di cinta. Le informazioni basate su fonti storiche e ritrovamenti archeologici hanno permesso di ricostruirne più o meno precisamente l'intero perimetro. |
frammento di fregio dalla Basilica Emilia (179 aC) che mostra due operai intenti ad edificare le mura |
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dettaglio della varietà di tufo detta cappellaccio; le molte inclusioni chiare sono di origine vulcanica |
Alla fine del IV secolo aC i confini della città racchiudevano i famosi sette colli (o septimontium) sui quali Roma fu costruita: il Campidoglio e il Palatino (il nucleo originale),
l'Aventino, l'Esquilino, il Quirinale, il Viminale e il Celio. Ben presto, però, il tessuto urbano cominciò ad estendersi rapidamente, soprattutto dalla fine del I secolo aC, in epoca imperiale. MURA SERVIANE |
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| LE MURA AURELIANE |
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Quindi l'imperatore Aureliano, che aveva riunito l'impero in via di disgregazione e aveva sedato rivolte intestine, decise che era tempo di costruire un'altra cinta muraria, e di farlo anche piuttosto in fretta: in soli cinque anni (dal 271 al 275) i nuovi confini di Roma compresero un'area molto più vasta, specialmente sul lato
occidentale. Nonostante ciò, Aureliano non visse abbastanza per vedere l'opera ultimata, poiché morì pochi mesi prima che fosse finita. Il nuovo sistema difensivo fu costruito in laterizio. A differenza della vecchia cinta muraria questa aveva torri quadrate a distanza regolare, e un camminamento di ronda sul lato interno che i soldati usavano per muoversi da un punto all'altro, rimanendo integralmente protetti (cfr. l'illustrazione in apertura di pagina e quella in basso). |
particolare del camminamento sul lato interno |
Sono queste le mura che oggi ancora sopravvivono per buona parte della loro lunghezza, con la sola eccezione del lato occidentale, che si sviluppava lungo il colle Gianicolo, e che nella prima metà del '600 fu rimpiazzato dalle mura dei papi. Nel corso dei secoli la cinta muraria fu restaurata numerose volte, come testimoniano la diversa trama dei mattoni e delle pietre, alcune targhe, e i molti stemmi diversi dei papi che ordinarono i lavori. Anche quasi tutte le porte, che comunque sorgono sui siti originari, hanno subìto alcune modifiche; qualcuna è stata murata (ma molte di queste sono state in seguito restaurate e riaperte), qualcun'altra è stata ristrutturata per rispondere a nuove esigenze funzionali. Eppure mantengono inalterato il loro fascino. I lavori per la realizzazione delle mura volute da Aureliano procedettero così celermente che quando il percorso prestabilito incontrava grandi costruzioni, non veniva effettuata alcuna modifica al progetto, né si procedeva a demolizioni, ma il manufatto veniva letteralmente attraversato, incorporandolo nella struttura difensiva! |
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Nonostante la fretta, queste mura si sono rivelate assai più robuste di quanto qualsiasi antico architetto avrebbe mai potuto immaginare, se dopo diciassette travagliati secoli, le catapulte, gli arieti, i cannoni, le bombe e persino i terremoti non sono bastati a raderle al suolo. Ciononostante, ogni tanto il muro era soggetto a danni prodotti dai nemici o semplicemente dovuti all'invecchiamento della struttura, che richiedevano interventi di restauro. In epoca romana antica tanto le mura che le porte erano costruite secondo criteri ispirati al massimo della praticità: decorazioni e abbellimenti vari non trovavano alcuno spazio nella progettazione dei sistemi di difesa. Le porte erano semplici fornici, non molto alti, mentre le mura, prive di merlatura, erano scandite da torrioni a pianta quadrata poste a distanza regolare. |
Porta Asinaria mostra le tipiche modifiche apportate da Onorio |
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Eppure gli sforzi di Onorio non bastarono ad evitare che solo dieci anni più tardi, nel 410, Roma cadesse sotto l'assedio di Alarico I, re dei Visigoti. |
particolare della cortina di pietra: si noti la rotaia della porta a saracinesca e la croce latina sulla chiave di volta |
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| IL POMERIO |
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Fin qui è stato descritto il muro materiale, cioè quello fatto di massi o di laterizi che teneva lontani dalla città i nemici. Oltre a questo confine fisico, Roma aveva anche un confine formale, chiamato pomerio (una contrazione dal latino post = "oltre" e moerium = un vocabolo arcaico che significava "muro"). Demarcava un territorio interno, considerato sacro, ciò che comportava alcune importanti implicazioni di carattere religioso e legale. Il suo perimetro era scandito da cippi come quelli mostrati nelle illustrazioni, a distanza regolare. Solo otto cippi originali sono finora venuti alla luce, e ciò spiega l'odierna difficoltà di riconoscere tale perimetro e tracciarne una pianta. Inoltre il pomerio non era perfettamente parallelo alle mura, per cui la striscia di terreno tra quest'ultime e il sacro confine aveva dimensioni irregolari. Ciò in parte era dovuto al fatto che quando venivano costruite nuove mura, il Pomerio veniva lasciato immodificato, e subiva ampliamenti solo in altre circostanze. Il pomerio veniva considerato di fatto il vero confine della città: ciò che era compreso all'interno del suo ideale tracciato era la Roma effettiva, mentre il territorio compreso tra i cippi e le mura era semplicemente "appartenente all'Urbe". |
I Romani avevano ereditato l'uso del confine religioso dagli Etruschi, pertanto è assai probabile che un pomerio fosse esistito sin dalla fondazione della città: questo era il mitico solco tracciato da Romolo, primo re e fondatore di Roma, scavato dall'aratro a simboleggiare un fossato. Servio Tullio, il sesto re, ne ampliò il perimetro, probabilmente quando attorno all'urbe venne costruita una prima struttura difensiva. Invece non fu modificato in occasione della costruzione di una vera e propria cinta muraria (IV secolo aC). Sotto la dittatura di Silla (82-80 aC) il pomerio fu ampliato ancora, e poi di nuovo durante il periodo imperiale da parte di diversi imperatori, tra cui Ottaviano Augusto, Claudio (a destra), Vespasiano (in alto), Traiano, Aureliano. I luoghi più importanti, quali il tempio di Giove Capitolino, i Fori, la Curia dove si riunivano i senatori, ed altri ancora erano all'interno del confine; il Campo Marzio, dove si esercitavano le milizie, il Tempio di Iside, il Teatro di Marcello, ed altri erano all'esterno. Anche l'intero colle Aventino fu lasciato all'esterno del Pomerio, come pure l'Esquilino. |
| LE MURA DEI PAPI |
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Dopo il decreto dell'imperatore Costantino il Grande che lasciava ai cristiani libertà di culto, pellegrini da molti paesi cominciarono a visitare la tomba di San Pietro; durante il medioevo crebbero di numero, divenendo una vera moltitudine. Il primo muro costruito in questa parte della città risale al VI secolo dC; in quegli anni Roma era stata appena conquistata da Totila: il re ostrogoto fece erigere un muro nell'area compresa tra San Pietro e l'Hadrianaeum (il mausoleo dell'imperatore Augusto), che a quel tempo cominciava ad essere convertito in fortezza. Nel IX secolo, papa Leone IV ne fece erigere uno più lungo; girava attorno alla basilica di San Pietro, e incorporava i resti di quello di Totila, che era già caduto diverse volte, ottenendo un vero e proprio confine dal Vaticano alla fortezza. |
Appena pochi anni dopo, papa Pio IV (1559-65) decise di realizzare per il Vaticano e la cittadella una nuova cinta muraria completa, da Castel Sant'Angelo (ex Mausoleo di Adriano), tutt'intorno
al Vaticano, fino alle rive del Tevere. Anche questo era un muro in laterizio ma, a differenza dei precedenti, il lato esterno era strombato, non verticale cioè ma con una ripida pendenza, ed un bordo di pietra bianca nella parte superiore
lungo tutto il perimetro (foto a destra). Bastioni a forma di freccia che ospitavano postazioni
dalle quali potevano essere usate armi moderne, come i cannoni, rimpiazzarono le antiche torri
e le merlature. È curioso come ancora oggi questa cinta muraria sostanzialmente mantenga la sua funzione originaria, segnando il confine ufficiale della Città del Vaticano con la Repubblica Italiana. |