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~ c'era una volta a Roma... ~
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l'Arco di Portogallo
il Settizonio



l'arco in un'incisione del primo XVII secolo


Apparentemente, la struttura era decorata solo sul lato rivolto a nord; tutte le rappresentazioni grafiche esistenti ne ritraggono la medesima facciata.
L'arco era detto di Portogallo perché l'edificio a cui si appoggiava sul lato sinistro (orientale) della strada, palazzo Fiano, era l'abitazione romana dell'ambasciatore portoghese.
Circa a metà dell'odierna via del Corso (una volta detta via Lata), all'incrocio con via della Vite, fino alla metà del XVII secolo un grosso arco di età romana scavalcava la carreggiata, congiungendo i due palazzi sui lati opposti della strada. In origine consisteva in un unico fornice, con una coppia di colonne su ciascun lato; in mezzo a queste ultime era affisso un pannello in rilievo. Il tutto era poi sormontato da una cornice con un fregio a girali.


odierna veduta del luogo dove sorgeva l'arco;
Palazzo Fiano è il secondo a sinistra

Alò Giovannoli (1615)
l'Arco di Portogallo, secondo Alò Giovannoli (1615)
In origine era dedicato a Marco Aurelio. Alcuni sostengono che potrebbe aver fatto anche parte di un ramo d'acquedotto, in particolare quello che conduceva l'Aqua Virgo dal colle Pincio alle Terme di Nerone in Campo Marzio. A sostenere in parte tale ipotesi, nelle stampe dei secoli XVI-XVII che lo mostrano ancora in sede, si notano alla base due fontanelle del tipo a "beveratore", che sarebbero state certamente alimentate dallo stesso acquedotto. Ma altri identificano il fornice della conduttura idrica con l'arco di Claudio, un'altra struttura non più esistente che attraversava la stessa via del Corso un po' più a sud.

Del resto, è incerta anche la datazione dell'arco: viene dai più accettata l'ipotesi della costruzione avvenuta nel II secolo, forse realizzata utilizzando parti provenienti da altri edifici. Nei rilievi infatti compariva un soggetto più antico, l'imperatore Adriano (117-138) e sua moglie Sabina. Ciò fece sì che già dal medioevo l'Arco di Portogallo venisse chiamato Arco di Adriano, anche se non mancarono altre denominazioni, fra le quali Arco di San Lorenzo in Lucina (la maggiore chiesa del rione, situata nella vicina piazza), Arco di Tropholi, con riferimento ai trofei di qualche vittoria, Arco di Tripoli, probabilmente ispirato a tre città (in greco tri polis) per chissà quale ragione, o anche Tres Faciclas o Facicelas (dall'oscuro significato).

l'arco lungo via Lata (ç) e San Lorenzo in Lucina (l), 1593 c.ca

Attorno all'XI secolo una metà dell'arco andò distrutta: ciò comportò la perdita delle colonne dello stesso lato e di una parte del fregio, ma non del rilievo. La porzione mancante venne ricostruita, e qualche tempo dopo vi furono anche edificati sopra alcuni ambienti, forse un'intera abitazione.
piazza San Lorenzo in Lucina
San Lorenzo in Lucina
Fu demolito da Alessandro VII nel 1665; sul muro di Palazzo Fiano venne affissa una targa a ricordo dell'arco, nel punto dove sorgeva.
La sua rimozione, così come altri lavori negli anni che seguirono, puntò a migliorare la viabilità della strada. Infatti durante il Carnevale in via del Corso aveva luogo a famosa corsa dei Barberi, per la quale l'arco doveva costituire senza dubbio una pericolosa strettoia.
L'unica parte che si salvò fu il pannello, che venne trasferito al Palazzo dei Conservatori (attualmente Museo Capitolino), dove si trova tutt'ora.

la targa originale sul luogo dove l'arco fu demolito
Il pannello superstite raffigura l'imperatore Adriano e, nella parte superiore, l'apoteosi di sua moglie Sabina (m.136 o 137), trasportata in cielo da un genio femminile alato.

Luigi Rossini (c.1835)


il pannello raffigurante Adriano e Sabina;
(a sin.) acquaforte di Luigi Rossini (1835),
ispirata a precedenti immagini dell'arco
PAPA ALESSANDRO VII
RIPORTÒ VIA LATA,
IPPODROMO DELLE FESTIVITÀ CITTADINE,
CHE ERA INGOMBRATO DA EDIFICI INTERPOSTI
E DEFORMATO DA QUELLI SPORGENTI,
AD ESSERE LIBERA E DIRITTA
PER PUBBLICA COMODITÀ E PER RAGIONI ESTETICHE
NELL'ANNO 1665

Veteres Arcus Augustorum Triumphis
insignes ex reliquiis quae Romae
adhuc supersunt (1690)
ricostruzione del primitivo aspetto dell'arco (1690)




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