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~ curiosità romane ~
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il mezzogiorno a Roma
l'ora ufficiale della città
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Come si fa a sapere che ore sono?
Ovviamente si può guardare l'orologio. Ma se questo andasse male, oppure si fosse fermato, per rimetterlo all'ora giusta sarebbe necessario chiedere a qualcuno che ore sono, o comunque guardare un altro orologio, cioè utilizzare un mezzo di riferimento sufficientemente attendibile.
Nei secoli scorsi, gran parte della gente comune non doveva preoccuparsi di questo problema, semplicemente perché non possedeva un orologio, in quanto questi oggetti erano ancora beni di lusso: il popolo faceva affidamento sui rintocchi
che battevano dall'alto delle molte chiese di Roma. Ma quest'ultime anziché suonare le campane all'ora esatta, spesso sbagliavano, essendo il calcolo del tempo ancora basato su metodi imprecisi.
Mancava un riferimento cronologico ufficiale per l'intera città: questo deve aver pensato papa Clemente XI, quando all'inizio del XVIII secolo commissionò a Francesco Bianchini la costruzione di un'importante e complicata meridiana.
Lo stesso papa fu anche colui che riformò il calendario religioso, introducendo un parametro standardizzato per determinare ogni anno la data del giorno di Pasqua: la prima domenica dopo il plenilunio che segue l'equinozio di primavera. |

Michelangelo trasformò i resti delle antiche
Terme di Diocleziano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli
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Dunque la meridiana di Clemente XI non fu costruita al solo scopo di fungere come mezzo di riferimento cronologico per la città, ma anche come calendario religioso per calcolare ogni anno il giorno di Pasqua.

(↑ in alto) il transetto destro; la meridiana
è segnata da un cerchietto rosso
(↓ in basso) alcune delle linee e delle tacche
sul pavimento della chiesa
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Per la sua costruzione fu scelta come sede appropriata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, perché l'edificio era sufficientemente solido: garantiva cioè che, in caso di terremoti, le tacche sul pavimento non si sarebbero spostate, rendendo così inaffidabile la misurazione dell'ora.
Questa chiesa è famosa, perché sorge sul sito delle grandiose terme fatte costruire dall'imperatore Diocleziano tra il 298 e il 306 dC, nel tardo periodo imperiale; la loro estensione copriva una superficie di oltre 360 × 370 metri, e la chiesa, nonostante sia una delle più grandi di Roma, ora copre solo una piccola parte dell'area originale delle terme. |

la meridiana; il fregio sottostante è
stato tagliato per consentire al raggio
luminoso di giungere al pavimento
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Altre linee mostrano il Terminus Pascae cioè i limiti fissati per la data del giorno di Pasqua, mentre altre tacche e linee minori segnalano la posizione dell'Orsa Maggiore, e altre
osservazioni astronomiche.
La meridiana di Clemente XI funzionò da riferimento cronologico ufficiale di Roma per circa un secolo e mezzo. |
Quando nel 1565 Michelangelo progettò Santa Maria degli Angeli, utilizzò le sale centrali superstiti dell'antico complesso, con le loro colonne originali. La stessa facciata della chiesa è infatti un'alta abside, o esedra, che apparteneva alla struttura originaria.
La meridiana di Clemente fu inaugurata nel 1703, e ancora oggi è collocata nel suo sito originale. Consiste in un grosso stemma della famiglia del papa, appeso alla parete di fondo del transetto destro, ad un'altezza di circa 20 metri, con un foro nella parte inferiore: a mezzogiorno un raggio di luce passa per il foro, raggiungendo un preciso sistema di linee e di tacche sul pavimento.
La linea principale (detta "Linea Clementina") indica il punto dove giunge ogni giorno dell'anno il raggio di luce; attraverso calcoli matematici, è anche possibile stabilire qual è la data. Da entrambi i lati si osservano pannelli riproducenti le costellazioni zodiacali.
due pannelli in marmo relativi alle costellazioni del Toro e della Bilancia |
Nel frattempo, in città venivano realizzata altre meridiane: una di queste era alloggiata in una piccola torre, costruita su un edificio dietro la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola.
Va detto però che a quei tempi "il mezzogiorno" era ancora considerato un riferimento puramente astronomico: infatti la cittadinanza di Roma contava le ore del giorno dall'ultima funzione religiosa, che si teneva ad un'ora prefissata in tutte le chiese della città.
Tale funzione, chiamata dai locali "l'Avemmarìa" (cioè Ave Maria, dal nome della preghiera), fungeva da riferimento per il resto della serata e per il giorno seguente; un'espressione quale "a ventun'ora" significava letteralmente a ventuno ore dalla funzione (quindi nel pomeriggio del giorno successivo).

tabella del sistema orario usato a
Roma fino alla metà del XIX secolo |
Le cose erano complicate dal fatto che la preghiera serale si teneva alle 19:15 circa, ma in inverno veniva anticipata alle 18:15 e dunque "a quindici ore" voleva dire le dieci e un quarto in giugno, ma le nove e un quarto in gennaio.
Questa non era l'unica complicazione dell'ora romana. Quando finalmente sulle facciate delle chiese maggiori e degli edifici pubblici cominciarono a comparire gli orologi, alcuni di essi avevano il quadrante diviso in sole sei ore, non dodici come quelli degli orologi standard, per dividere il giorno in ore canoniche, alle quali dovevano essere recitate determinate preghiere. Le campane invece suonavano fino a dodici volte, e le ore venivano contate fino alle 24! Ad esempio, alla 21ª ora (cioè verso le 16, in estate) il quadrante avrebbe segnato III, e si sarebbero uditi nove tocchi di campana.
Di questi quadranti ne è rimasto solo uno, nell'area del Vaticano (cfr. l'illustrazione qui a destra). |
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la vecchia torretta astronomica |
Ciò che oggi è il normale sistema di computo del tempo una volta era detto "ora francese", in quanto temporaneamente introdotto alla fine del '700, quando Roma finì sotto occupazione da parte delle truppe napoleoniche e fu amministrata dai francesi. La popolazione non sembrò gradire molto il cambiamento e quando nel 1814 fu restaurata l'autorità papale, tornò in uso anche la vecchia ora romana.
Fu sono verso la metà del XIX secolo che Pio IX passò definitivamente alla cosiddetta "ora francese", e da allora anche a Roma il mezzogiorno cominciò ad essere considerato il riferimento dal quale contare ufficialmente le ore, rimpiazzando il criterio basato sulle funzioni religiose.
Inoltre, dato che le campane continuavano a suonare a ore diverse, nonostante la meridiana, per evitare confusione
lo stesso papa introdusse l'uso di annunciare pubblicamente il mezzogiorno in tutta la città con un sistema curioso:
dal 1 dicembre 1846, ogni giorno alle ore 12:00 un cannone faceva fuoco dalla cima di Castel Sant'Angelo, segnando il tempo ufficiale.
Il mezzogiorno era misurato da una stanza della suddetta torre: quando la luce solare toccava
la linea meridiana, una grossa sfera veniva calata dalla cupola della vicina chiesa come segnale,
e avvistata dalla cima del castello, dove il cannone veniva sparato. |
Ben presto lo sparo giornaliero del cannone divenne una popolare abitudine, soprattutto nel rione di Trastevere.
Infatti quando nel 1849 le truppe francesi assediarono Roma, durante i giorni della Repubblica Romana, la prima cannonata sparata sulla città fu davvero scambiata per il segnale di mezzogiorno!
Questa tradizione resistette attraverso gli anni, anche quando il mezzogiorno smise di essere misurato dalla torre alle spalle di Sant'Ignazio.
Nel 1903 la cerimonia dello sparo venne prima trasferita a Monte Mario,
un monte situato a nord-ovest della città, e un anno più tardi alla cima del Monte Gianicolo,
il punto più alto di Roma.
Il cannone si fermò durante la seconda guerra mondiale, ma nel 1959, il 21 Aprile ("Natale di
Roma"), la cerimonia fu nuovamente ripresa, e da allora non ha mai cessato di avere luogo:
ancora oggi, nell'era degli orologi di precisione al quarzo, lo sparo del cannone del
Gianicolo è un evento giornaliero molto popolare per i romani. |

la cerimonia dello sparo del cannone di mezzogiorno |

↑ per i bambini romani il cannone
di mezzogiorno è imperdibile
la veduta mozzafiato dalla sommità del Gianicolo → |
Specialmente nei fine settimana, folle di bambini e di turisti
si radunano presso la famosa balconata in cima al monte, in trepidante attesa che il cannone
venga portato fuori: su una piccola terrazza, proprio davanti al panorama mozzafiato sopra la
città, secondo il rituale tre soldati caricano un obice con un colpo a salve, e dopo un breve
conto alla rovescia fanno fuoco, alle ore 12 in punto.
Il boato è così forte da essere udito distintamente per tutto il centro di Roma, nonostante
oggi il grande traffico possa a volte coprirne il suono: per anni e anni i romani
hanno rimesso l'ora esatta a questo curioso "segnale orario".
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