~ curiosità romane ~
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una fontana licenziosa

lo scandalo delle naiadi nude


Piazza della Repubblica, una volta chiamata piazza dell'Esedra (nome ancora in uso tra gli anziani), è uno dei punti più trafficati di Roma, un largo incrocio vicino alla stazione ferroviaria centrale, anticamente sede delle enormi Terme di Diocleziano la cui esedra superstite diede il primo nome al sito.
Nel centro della piazza sorge una grande fontana che porta il nome delle quattro Naiadi, o ninfe acquatiche, che ne decorano i lati.

La storia di questa fontana risale al tardo XIX secolo.

la Fontana delle Naiadi, a piazza della Repubblica


la Naiade degli Oceani
Appena pochi giorni prima che Roma fosse presa dalle truppe italiane, nella tarda estate del 1870, papa Pio IX aveva fatto costruire un nuovo acquedotto. L'acquedotto era stato chiamato Acqua Pia-Marcia (abbinando quello dell'antica Acqua Marcia, costruita nel 144 aC, al nome dello stesso pontefice) ed aveva la sua mostra un'ottantina di metri più in là dell'attuale fontana, in direzione dell'allora costruenda stazione ferroviaria centrale.

Solo qualche anno più tardi il nuovo governo decise di ristrutturare l'intera area e una fontana più grande venne realizzata sul luogo dove si trova ancora adesso. A quel tempo il suo aspetto era semplicemente quello di una serie di vasche a diverse altezze, perché non era ancora decorata da alcuna statua. Ma l'impressione generale della gente era che alla nuova fontana mancasse ancora qualcosa.
Difatti nel 1888, in occasione della visita ufficiale dell'imperatore tedesco Guglielmo II, furono temporaneamente collocati leoni di gesso ai quattro angoli della fontana, per migliorarne l'aspetto.
I romani si lamentarono di tale soluzione così fittizia e il Comune decise di far realizzare per questa struttura delle statue autentiche. Un artista siciliano, Mario Rutelli (casualmente, nonno dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli), ricevette la commissione per quest'opera.

Le figure avrebbero dovuto rappresentare quattro ninfe acquatiche: la Naiade degli Oceani, la Naiade dei Fiumi, la Naiade dei Laghi e la Naiade delle Acque Sotterranee, ciascuna con un animale allegorico suggestivo del rispettivo ambiente.

(↑ in alto) la Naiade delle Acque Sotterranee
(a destra →) la Naiade dei Laghi
Nessuno poteva immaginare ciò che l'artista aveva concepito e quando le statue vennero poste nel loro sito il risultato finale scosse l'opinione pubblica: ora sulla fontana si ergevano quattro giovani figure femminili completamente nude i cui corpi, bagnati dall'acqua che fuoriusciva da un grosso getto alle loro spalle, rilucevano al sole in pose assai lascive!



la Fontana delle Naiadi come appariva in una cartolina di fine Ottocento,
ancora coi leoni di stucco e circondata da una cancellata
Inizialmente la fontana era circondata da una cancellata, una misura protettiva che all'epoca veniva adottata per molti monumenti. Ciò non scoraggiava frotte di giovanotti che si radunavano in questo luogo al solo scopo di ammirare le formose Naiadi. L'ala conservatrice, fedele al vecchio governo del papa, si batteva per farle rimuovere, in nome della morale e della decenza.

Il Comune prese posizione a favore dei contendenti "progressisti": non solo le naiadi rimasero al loro posto, ma nel 1901 anche la cancellata venne finalmente rimossa.

(↑ in alto) la Naiade dei Fiumi
Nel frattempo la decorazione per il punto centrale e più alto della fontana era ancora in attesa di una soluzione.
Rutelli, forse deluso dal clamore che la sua opera aveva provocato, preparò un gruppo piuttosto bizzarro, consistente in tre figure umane, un delfino e un polpo, avvinghiati in una lotta. Nel 1911, in occasione dell'Esposizione Internazionale di Roma, il primo modello, realizzato in malta, fu collocato in cima alla fontana in attesa di essere rimpiazzato con la versione definitiva in bronzo. Ma il gruppo ricevette dalla gente commenti sarcastici e venne ribattezzato "il fritto misto di Termini".
Si chiese dunque all'artista di scolpirne un altro, di forme più sobrie e il risultato definitivo fu la figura maschile singola che abbraccia un delfino, che nel 1914, finalmente, ricevette migliore accoglienza.

il "fritto misto"

Il modello del "fritto misto", invece, fu trasferito ai giardini di piazza Vittorio Emanuele II, dove fu posto a decorazione di un laghetto (a destra). Nei primi anni '70 quest'ultimo dovette essere prosciugato e riempito per consentire i lavori per la stazione della metropolitana, situata proprio sotto la piazza; il gruppo di Rutelli rimase sul posto, ancora una volta senza uno scopo, pressoché abbandonato a sé stesso. Depositi e concrezioni ne resero le figure quasi irriconoscibili. Ma nonostante le condizioni abbastanza critiche, in occasione di una recente risistemazione dell'intera piazza il "fritto misto" è stato restaurato per quanto era possibile fare. Alcuni dettagli sono andati perduti per sempre, a causa della scarsa resistenza della malta, ma l'aspetto complessivo del gruppo appare notevolmente migliorato.
la fontana di piazza Vittorio Emanuele II in una foto d'epoca

Il Sor Capanna, famoso cantastorie di quegli anni (del quale si parla in dettaglio nelle pagine sulla canzone romana), ispirato dai fatti suddetti, compose in proposito uno dei suoi celebri ed irridenti stornelli:

C'è a piazza delle Terme un funtanone
che uno scultore celebre ha guarnito
co' quattro donne ignude a pecorone
e un omo in mezzo che fa da marito.
Quanto è bello quer gigante
lì tra in mezzo a tutte quante:
cor pesce in mano
annaffia a tutt'e quattro er deretano.