LE MURA DEI PAPI parte II il giro completo del Vaticano ~ pagina 2 ~ |
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Fra il bastione aguzzo e quello successivo la strada si allarga: qui si trova
un'altra porta antica, conosciuta con il nome di Porta Pertusa
[rif. pianta 6], quasi a suggerire
un ingresso secondario sul lato delle mura che guardava verso la landa desolata, dal quale era
alquanto improbabile che i papi dovessero uscire. Difatti questa porta è rimasta spesso chiusa.
L'elemento di maggior interesse, però, è l'alta Torre di San Giovanni all'interno del territorio
vaticano, che si vede distintamente dalla strada: era uno dei vari torrioni realizzati
da papa Nicolò V nel XV secolo lungo il confine di Leone IV, come protezione
aggiuntiva (il muro originale aveva già 500 anni). Abbastanza di recente (negli anni '50)
la torre è stata resa abitabile, trasformata in un appartamento per ospiti importanti
del Vaticano. |
la piccola Porta Pertusa, sul muro esterno, appena sotto la poderosa Torre di San Giovanni, che sovrasta l'intera zona |
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la porta della ferrovia, ora chiusa |
Si continua a seguire la strada in discesa, dove si restringe nuovamente e diviene abbastanza ripida. Ben presto tra i pini al di sopra del muro comincia ad intravedersi la famosa cupola di San Pietro, una magnifica veduta. Ad un incrocio di tre strade è impossibile proseguire lungo il muro, perché qui la ferrovia entra nella Città del Vaticano. |
la cupola compare da dietro il muro e (↓ in basso) poi si rivela in tutta la sua bellezza |
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Si scenda lungo la scalinata a destra, poi si cammini sotto gli archi dell'alto viadotto della ferrovia, chiamato del Gelsomino; infine, si prenda la prima stretta strada a sinistra: un'analoga scalinata risale verso il muro. In cima alle scale un piccolo ingresso sulla sinistra conduce alla porta che una volta veniva attraversata dai treni che entravano in Vaticano. La linea ferroviaria è ora in disuso; fu utilizzata fino agli anni '60, quando i papi ancora viaggiavano in treno. La porta è ormai permanentemente chiusa, e l'area dove sorge è circondata da un'inferriata. Prima di continuare a seguire il muro, è consigliabile percorrere una cinquantina di metri del passaggio pedonale che percorre il viadotto, parallelo al binario dismesso. Fino a qualche anno fa, al posto di questo passaggio c'era il secondo binario della linea ferroviaria. A circa metà del viadotto, guardando verso San Pietro, lo spettacolo della cupola che si staglia contro il cielo al di sopra delle case è davvero suggestivo. |
Porta Fabrica, o delle Fornaci, appena visibile |
Lungo questo stesso tratto di mura, circa 50 metri più a valle, si vede un antico passaggio su cui è affisso un piccolo stemma di Clemente XI (1700-21). Il basso fornice è completamente murato e ora anche parzialmente sepolto a causa dell'innalzamento del moderno piano stradale: questa era Porta Fabrica, [rif. pianta 7], anche detta Porta delle Fornaci, attraverso la quale entravano in Vaticano tutti i materiali da costruzione necessari alla realizzazione della basilica di San Pietro. Le molte fornaci che sorgevano nell'area antistante il muro, e da cui uscivano milioni di mattoni (non solo per la basilica) lavoravano grazie all'argilla estratta dalle locali cave dei Monti della Creta, le maggiori di Roma, rimaste in funzione fino all'800. Oggi ne rimane traccia nella locale toponomastica, come via della Cava Aurelia e via dell'Argilla. |
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Poco dopo il completamento della basilica, Porta delle Fornaci venne chiusa
per sempre. Questa piccola porta, però, ha lasciato una curiosa traccia linguistica: a quei tempi, le merci che entravano in città erano sottoposte a tassazione, ma i materiali usati per la basilica venivano esentati da qualsiasi pagamento; per ottenere tale privilegio erano marcati "A U F" (dall'espressione latina Ad Usum Fabricae, cioè "ad uso
della costruzione"). Il dialetto romano corruppe la sigla in auffa, che vuol dire "gratis, senza pagare", mentre in italiano l'analoga espressione a ufo prese un significato simile, ma con una connotazione più negativa, come a sottintendere la volontà di sottrarsi ad un pagamento dovuto (un biglietto, un pedaggio, un conto, ecc.). veduta del sito nel '600: si distinguono al centro Porta delle Fornaci, davanti a fornaci e →
pile di mattoni, poco più in alto Porta Cavalleggeri e il torrione rotondo, e dietro a questo l'Inquisizione |
Mentre il colle Gianicolo appare sullo sfondo, al di sopra del traforo, si passa davanti ad una fontanella pubblica, la cui vasca è stata ricavata da un sarcofago romano (pregevole anche la testa di leone, che in origine fungeva da bocchetta centrale e che ora è a secco); le due targhe con iscrizioni in latino ricordano papa Pio IV per averla installata nella seconda metà del '500, e papa Clemente XI per averla riattivata, dopo un periodo di inefficienza, nel 1713. Adiacente alla fontana è un arco cieco sul cui fornice, lavorato a bugnato, campeggia uno stemma di Alessandro VI Borgia, che si ripete alla sommità del muro. Questa era un'altra antica porta, chiamata in origine Porta Turrionis perché sorgeva accanto all'ultimo dei grossi torrioni eretti da Nicolò V, di cui la metà superstite si vede sul lato opposto del vicino incrocio (illustrazione qui in basso). Fu più tardi rinominata Porta Cavalleggeri [rif. pianta 8] quando la caserma di questo corpo di guardie sorse lì nei pressi. Nei primi del '900, quando il traffico si fece più pesante, il muro venne tagliato fino alla torre, così da offrire un passaggio più ampio. Per poterlo conservare, il vecchio fornice dovette essere spostato di qualche metro dal suo sito originario. |
Porta Cavalleggeri, subito dopo la fontanella |
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(↑ in alto) il torrione di Nicolò V presso il taglio del muro; sul suo lato interno corrono delle mensolette (a destra →) |
Dal centro di piazza del Sant'Uffizio si osservi il retro del mezzo torrione (ora guarda verso il giardino di un'istituto religioso): il muro a blocchi di tufo con fascia superiore a mattoni è ancora lì, e da questo lato presenta anche sei mensolette in travertino che sostengono altrettanti sbocchi della grondaia. |
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l'estremo margine del bastione di Sangallo e l'incompiuta Porta Santo Spirito sullo sfondo |
Per chi se la sentisse di fare altri 200 metri a piedi, il giro ha un ultimo spunto da proporre, sul versante opposto del Gianicolo. Presso il torrione, si segua il traforo sotto il colle, recentemente allargato e ristrutturato. Appena all'uscita, compare sullo sfondo la bella cupola di San Giovanni de' Fiorentini, sulla riva opposta del fiume, e sul lato sinistro della strada si noterà l'estremità di un altro robusto bastione; quest'ultimo, che scavalca le pendici del colle, culmina in una rientranza chiusa da un'alto formice: Porta Santo Spirito [rif. pianta 9]. Attorno al 1545 papa Paolo III fece disegnare tanto il bastione che la porta da un importante architetto, Antonio da Sangallo il Giovane, specializzato in architetture militari. Michelangelo entrò in aspro conflitto con Sangallo, criticando duramente il progetto del muro. Forse questo fu il motivo per cui il lavoro rimase incompiuto; infatti la parte superiore della porta non fu mai ultimata. |
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L'incredibile spessore delle mura lo si può intuire osservando le due finestre situate ai lati della porta, chiuse da una grossa grata: questo era sicuramente l'ingresso più invulnerabile tra quelli che davano accesso alla Città Leonina lungo il suo confine. Chi volesse interrompere qui il giro delle mura potrebbe seguire la strada che passa sotto Porta Santo Spirito, raggiungendo così via della Conciliazione e quindi piazza San Pietro. |