LE MURA DEI PAPI
parte III

lungo il colle Gianicolo


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Il Gianicolo è un colle lungo, il cui lato scosceso fa da confine occidentale al nucleo storico di Roma per circa 2.1 km, a poca distanza dal Tevere. Una piccola parte del colle era già stata compresa entro la cinta muraria costruita sotto l'imperatore Aureliano attorno al 275. Ma durante i secoli successivi quest'ultima non aveva ricevuto manutenzione né era stata restaurata, in quanto quest'area della città era rimasta abbandonata, per cui alcune parti finirono per crollare, altre furono demolite quando il rione tornò a popolarsi; ne rimanevano in piedi solo pochissimi resti, nient'altro che rovine di un remoto passato.

l'estremità del bastione di Sangallo presso il traforo
Quando nel 1623 il cardinale Maffeo Barberini fu eletto papa Urbano VIII, ritenne che questa zona di Roma avesse bisogno di un confine più robusto; patrocinò quindi la costruzione di una nuova cinta muraria che si estendeva lungo la sommità del colle, dal Vaticano fino alla riva del fiume, nella parte meridionale della città.

Questa tappa del giro comincia presso Porta Cavalleggeri [rif. pianta 8] e segue le mura dal lato esterno; per la descrizione di tutto ciò che si trova all'interno, si veda la sezione i Rioni, pagina 13.

Si prenda la strada in salita che origina dirimpetto al torrione rotondo, sul lato destro dell'ingresso al traforo. Qui si segue il primo tratto del grosso bastione progettato da Sangallo (per la sua descrizionede si veda la parte conclusiva della II parte).
Dove si vede affisso in alto un grosso stemma di Pio V (1566-72) a bande diagonali, il bastione forma il primo angolo, entrando brevemente in una proprietà privata; poi ne forma un secondo e attraversa così il Gianicolo in direzione di Porta Santo Spirito, sul versante opposto del colle. Il nuovo muro fatto costruire da Urbano VIII si unisce al bastione presso il secondo angolo; lo si comincia a vedere sul lato della strada qualche metro più avanti, sebbene poiché sono stati impiegati lo stesso tipo di mattoni e la stessa tecnica costruttiva, non mostra nei confronti della struttura più antica alcuna differenza apprezzabile.
Qui c'è poco spazio per i pedoni; di solito per questa strada passano poche macchine, ma sarà bene prestare sempre attenzione al traffico in transito.

Non ci sono elementi di particolare interesse lungo questo primo tratto. Ciononostante, ciò che rende gradevole camminare attorno ai numerosi bastioni dalla forma di punte di freccia è l'aspetto stesso della cinta muraria, rimasto pressoché invariato per quasi quattro secoli: chi si fosse avventurato dietro al colle Vaticano attorno al 1630 non avrebbe avuto un colpo d'occhio molto diverso da quello attuale.

stemma di Pio V sul bastione


la vecchia casa costruita sul bastione
Lungo questo tratto delle mura non c'è alcuna porta, fatta eccezione per qualche piccolo passaggio di servizio, simili a quelli che si trovano sul lato occidentale del Vaticano (cfr. II parte pagina 1).

Alla base del colle, sulla destra della strada, in epoche recenti (tra gli anni '50 e i '60) si è sviluppato un moderno quartiere; quanto il Vaticano svetti sul territorio circostante e quanto scosceso sia il suo fianco lo si può facilmente comprendere dal fatto che il piano stradale presso il muro si trova alla stessa altezza del quinto piano delle vicine palazzine.

Circa 300 metri più avanti, appena si vede una vecchia casa costruita su uno dei bastioni, il quartiere moderno sulla destra lascia gradualmente posto agli alberi e ad altra vegetazione, mentre la strada si fa meno ripida. Da qui comincia la parte più godibile della passeggiata.

Assai presto, dal lato opposto del muro, si comincia a vedere l'alto monumento dedicato all'eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi. Spesso si vede anche gente sporgersi dalla sommità del muro: il piano stradale sul lato interno è alto quasi quanto il muro stesso, essendo stato notevolmente innalzato quando l'area fu sistemata a parco pubblico.


il monumento a Garibaldi
Subito prima del quarto bastione, lungo il ciglio della strada sorge un monumento fatto a tempietto, dedicato a Sant'Andrea. Per molti secoli il cranio del santo fu conservato nella basilica di San Pietro come una delle sue reliquie più importanti. Era stato portato a Roma da Costantinopoli nel 1462, per non correre il rischio che cadesse nelle mani degli Ottomani. Nel corso del XIX secolo un frammento della reliquia venne rubato, ma nel 1848 fu ritrovato esattamente in questo punto. A ricordo del ritrovamento, papa Pio IX collocò in questo luogo una statua del santo, coperta da un baldacchino sorretto da quattro colonne. La forma del monumento si ispira a uno molto simile, benché di dimensioni maggiori, costruito nel '400 lungo la via Flaminia, presso l'estremità meridionale di Ponte Milvio, per celebrare l'arrivo della reliquia a Roma.
il monumento dedicato a Sant'Andrea
La testa del santo, però, non si trova più in San Pietro: nel 1964 papa Paolo VI la restituì a Patrasso, la città greca di cui era originario l'apostolo, come gesto distensivo verso la Chiesa Greco-Ortodossa nel tentativo di migliorarne le relazioni con la Chiesa di Roma, a tratti piuttosto fredde.


Infine, dopo l'ultima curva, la strada si apre presso un grande incrocio: questo era il punto dove sorgeva l'antica Porta Aurelia, quella cioè che si trovava lungo la via Aurelia, il principale asse viario che collegava Roma coi territori nord-occidentali. Nel corso del tempo cambiò nome in Porta San Pancrazio dall'antica chiesa omonima [map ref. 10].

↑ nelle aperture da cui sparavano i cannoni ora nidificano gli uccelli


l'antica Porta Aurelia, o San Pancrazio,
in una pianta di Roma del 1625
All'inizio del Seicento qui sorgevano ancora resti delle mura romane; Urbano VIII le fece abbattere e l'antica porta romana fu coperta all'esterno da un prospetto assai più monumentale, in stile barocco (cfr. le illustrazioni su entrambi i lati).
Porta San Pancrazio ristrutturata (freccia), chiusa tra
i bastioni di Urbano VIII, in una pianta del 1676

Porta San Pancrazio, prima dell'assedio del 1849 (a sin.) e dopo

Nel febbraio del 1849 il popolo di Roma si sollevò contro l'autorità pontificia e spodestò Pio IX, instaurando l'effimera Repubblica Romana; solo cinque mesi più tardi, nel luglio dello stesso anno, un violento conflitto ebbe luogo in questa zona tra le truppe romane, formate in larga parte da volontari e da civili, e un corpo di mercenari, gli Zuavi, inviati dalla Francia, a cui il papa si era rivolto chiedendo aiuto. I danni provocati dall'assedio alle costruzioni e ai monumenti un po' in tutta l'area, compresa la Porta San Pancrazio, furono ragguardevoli.


la nuova Porta San Pancrazio, edificata nel 1854
Il prospetto costruito sotto Urbano VIII rimase così malridotto (in alto a destra) che nel 1854 venne abbattuto assieme a ciò che restava della porta romana, e sostituito da una nuova Porta San Pancrazio. Quest'ultima fu eretta dall'architetto Virginio Vespignani in forma di una massiccia struttura cubica, attraversata da un fornice, che ora sorge al centro dell'incrocio.
La bella coppia di stemmi affissi sulla facciata si riferiscono a Pio IX e a Urbano VIII.

stemma di Pio IX (Mastai Ferretti)

In epoche recenti il bastione a sinistra della porta fu in parte tagliato, per consentire al traffico di transitare più facilmente.

Ancora un ricordo tangibile della battaglia - più avanti se ne incontrano anche altri - sono i resti della villa chiamata Il Vascello, a circa 50 metri dalla porta, sul lato destro di via San Pancrazio [rif. pianta g]. Costruita nel 1663, la villa aveva la forma di una vera e propria imbarcazione da guerra e vi si trovavano fontane di aspetto curioso, specchi deformanti e altre bizzarrie tipiche del gusto barocco. Dopo gli scontri del 1849, la palazzina principale fu così danneggiata che non rimase altra soluzione se non abbatterla e i segni lasciati dall'artiglieria sul muro esterno che guarda verso la strada sono tutt'ora ben evidenti, come come lo sono anche quelli lungo il resto della via.
i segni della battaglia sul muro esterno della villa

Di ritorno a Porta San Pancrazio, sulla sinistra, proprio accanto all'ingresso al parco pubblico che si estende lungo l'intero lato interno delle mura, sorge una struttura curiosa: la facciata solitaria di una casa in tardo stile rinascimentale ...ma senza la vera e propria costruzione.

la cosiddetta casa di Michelangelo
È conosciuta come 'la casa di Michelangelo" [rif. pianta h], in quanto secondo una tradizione popolare questa era la casa abitata dal famoso artista durante il suo soggiorno romano. La verità storica, però, è un po' diversa. A Roma Michelangelo viveva a Macel de' Corvi, una stretta viuzza situata alle falde del Campidoglio. Nel 1902 quell'area fu soggetta ad estese demolizioni per la costruzione dell'enorme monumento dedicato al re Vittorio Emanuele II. Tutte le vecchie case furono abbattute e tra loro c'era anche quella raffigurata nell'illustrazione, la cui facciata fu l'unica parte che ne venne conservata, non perché Michelangelo vivesse lì (questa è leggenda), ma semplicemente perché era una di quelle di maggior interesse artistico. Dapprima fu collocata di fianco alla lunga cordonata che porta a piazza del Campidoglio; poi, nel 1941, fu finalmente trasferita alla sommità del Gianicolo, dove ora copre una cisterna d'acqua situata sul retro.