LE MURA DEI PAPI
parte III

lungo il Colle Gianicolo


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Alla metà del XVII secolo, Urbano VIII (Maffeo Barberini, papa dal 1623 al 1644), si convinse che Roma aveva bisogno di una nuova cinta muraria lungo il Gianicolo.

l'ultima porzione del muro cinquecentesco, che
sull'altro lato del colle termina col bastione di Sangallo
Già il colle agiva di per sé come una difesa naturale, ergendosi come un baluardo sul lato occidentale della città; ma il vecchio confine murario edificato da Aureliano quasi quattordici secoli prima non era più in buone condizioni, e non avrebbe potuto rappresentare una difesa valida.
Il nuovo muro fu disegnato lungo una linea diretta che percorreva il lato occidentale del colle, originando dal bastione più meridionale della cinta preesistente, cioè quello costruito da Sangallo accanto a Porta Santo Spirito (cfr. II parte).

Anche nella III parte le mura saranno seguite per la loro intera estensione sul lato esterno; il punto di partenza è il sito di Porta Cavalleggeri [rif. pianta 8]; chi ha percorso la precedente parte del giro fino a Porta Santo Spirito può ripartire da qui seguendo la galleria.

A destra dell'imbocco del traforo, sul lato opposto al torrione rotondo, la strada riprende a salire, parallela agli ultimi metri delle mura cinquecentesche di Pio IV. Al primo angolo si vede in alto un grosso stemma di Pio V (bande diagonali); qui il muro piega per scavalcare il Gianicolo e unirsi al bastione di Sangallo (descritto alla fine della II parte, cfr. anche la pianta delle mura) sul versante opposto del colle. In questo punto ha origine la struttura seicentesca voluta da Urbano VIII, che infatti si comincia a vedere appena più avanti.
La carreggiata è piuttosto stretta: di solito le automobili che passano per questa strada non sono molte, ma è sempre bene fare attenzione al traffico in transito.

Non ci sono elementi di particolare interesse lungo questo primo tratto. Ciononostante, a rendere gradevole il percorso, che segue scrupolosamente il profilo a punta di freccia dei vari bastioni, è l'aspetto stesso della cinta muraria, ancora fedele all'originale: a chi si fosse trovato in questo luogo quattro secoli fa non avrebbe fatto un'impressione troppo diversa da quella attuale.

stemma di Pio V (1566-72), quasi
al termine del muro cinquecentesco


la vecchia casa costruita sul bastione
Come anche lungo le mura che circondano il Vaticano verso ovest (cfr. II parte, pagina 1), qui non vi è alcuna porta se non qualche piccolo passaggio di servizio, attualmente chiuso.

In tempi recenti (anni '50-'60), palazzi moderni sono sorti lungo il fianco scosceso del colle; si può avere un'idea di quanto il Vaticano sia situato in posizione elevata rispetto alle zone circostanti dal fatto che il livello del suolo presso il muro corrisponde al quinto piano di questi fabbricati moderni.

Circa 300 metri dopo, quando si scorge una vecchia casa costruita sopra uno dei bastioni, le palazzine moderne cessano di seguire il percorso del muro lasciando il posto agli alberi e ad altra vegetazione, e la strada si fa meno ripida. Ha inizio la parte più piacevole della passeggiata.


il monumento a Garibaldi
Assai presto, sul versante interno del muro comincia a comparire tra gli alberi l'alto monumento a Giuseppe Garibaldi, e di tanto in tanto si vedono anche persone affacciate verso la strada: il livello del suolo dall'altro lato, infatti, è alto tanto quanto le mura stesse, essendo stato considerevolmente rialzato quando l'area fu sistemata a parco pubblico (una descrizione se ne trova nella sezione dei Rioni, Trastevere).

Subito prima dell'ultimo bastione, sul ciglio della strada, si incontra un monumento a forma di tempietto dedicato a Sant'Andrea. Dal XV secolo, la testa del santo era conservata in San Pietro.

il monumento dedicato a Sant'Andrea
Nel XIX secolo la reliquia fu trafugata, e più tardi ritrovata in questo preciso punto: papa Pio IX volle erigere qui un monumento, datato 1848, in memoria del ritrovamento. La testa del santo, però, non è più in San Pietro: nel 1964 fu restituita da papa Paolo VI a Patrasso, la città greca di cui l'apostolo era originario, come gesto di distensione verso la Chiesa Greco-ortodossa.

Finalmente, dopo l'ultima curva, la strada si apre in un ampio incrocio: questo è il punto dove sorgeva l'antica Porta Aurelia, lungo la strada consolare omonima, che collegava Roma ai territori nord-occidentali.

nelle antiche postazioni dei cannoni oggi nidificano gli uccelli

l'antica Porta Aurelia, o San Pancrazio
(da una pianta di Roma del 1625)
In seguito venne rinominata Porta San Pancrazio dalla vicina chiesa omonima [rif. pianta 10]. I resti delle mura romane erano ancora qui nel primo '600, quando Urbano VIII li fece demolire per costruire una seconda Porta San Pancrazio, appena esterna al punto dove sorgeva quella antica (cfr. le illustrazioni a lato).


la Porta San Pancrazio di Urbano VIII (freccia),
tra due bastioni (da una pianta del 1676)

Nel febbraio 1849 il popolo si ribellò all'autorità papale e cacciò Pio IX, instaurando la fugace Repubblica Romana; solo cinque mesi dopo, nel luglio dello stesso anno, ebbe luogo in quest'area il violento conflitto tra le milizie romane, in larga parte formate da civili e da volontari, e gli Zuavi, truppe mercenarie francesi che nel frattempo erano state chiamate dal papa in sua difesa.

la nuova Porta San Pancrazio (XIX secolo)
I danni al territorio provocati dalla battaglia furono ingenti, al punto che anche la porta di Urbano VIII dovette essere abbattuta e rimpiazzata da una terza Porta San Pancrazio ad opera dell'architetto Virginio Vespignani, datata 1854, a forma di massiccio arco a pianta quadrata che ora si erge al centro dell'incrocio.
I due bei stemmi papali ai lati del fornice sono quelli di Pio IX e di Urbano VIII.

lo stemma di Pio IX (Mastai Ferretti)

In tempi più recenti, il bastione sulla sinistra della porta è stato tagliato per consentire al traffico un transito più agevole.

Un'altra tangibile testimonianza della battaglia - più avanti se ne incontreranno ancora - sono le rovine della villa detta Il Vascello, situata a poche decine di metri dalla porta, sul lato destro di via San Pancrazio [rif. pianta g]. Costruita nel 1663, la villa aveva la forma di un vero e proprio vascello da guerra, ed aveva anche giochi d'acqua, specchi deformanti, e altre bizzarrie tipiche dell'età barocca. In seguito agli scontri del 1849 il corpo centrale rimase così danneggiato che non rimase altra soluzione se non quella di demolirlo, e sono tutt'ora molto eloquenti i segni lasciati dall'artiglieria anche sulla facciata che guarda verso la strada, come pure lungo il resto del muro.

Tornati a Porta San Pancrazio, a sinistra di quest'ultima, proprio all'ingresso del parco che ora si estende sul versante interno delle mura, c'è un reperto curioso: la solitaria facciata di un palazzetto in stile tardo-rinascimentale ...ma senza il vero e proprio edificio.

i segni della battaglia presso la villa

la casa di Michelangelo
Questa è detta la "Casa di Michelangelo" [rif. pianta h], perché tradizione vuole essere stato questo il domicilio romano dell'artista. La realtà storica è che dal 1531 Michelangelo risiedette in Roma in Macel de' Corvi, una stretta strada situata presso il Campidoglio. Nel 1902 quella zona subì estese demolizioni per la costruzione dell'enorme monumento al re Vittorio Emanuele II, e le vecchie case del luogo furono tutte abbattute. Tra di esse era anche questo palazzetto, la cui facciata venne risparmiata, non perché abitata dal celebre artista (questa è leggenda), ma solo perché esteticamente pregevole. Dapprima fu collocata a lato della scalinata del Campidoglio, e infine nel 1941 fu spostata al Gianicolo, dove ora copre un serbatoio d'acqua.




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