~ c'era una volta a Roma... ~ - 4 - Ponte Rotto |
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due vedute del rudere: ← dalla riva orientale e da Ponte Cestio ↑ |
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In questo punto strategico le due rive del Tevere sono state messe in comunicazione sin dal III secolo aC. Inizialmente si trattava di un semplice ponte di legno, simile ad un altro situato più a sud, detto Ponte Sublicio. All'inizio del II secolo aC furono entrambi distrutti da un'alluvione; i due censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore furono scelti come sovrintendenti per la costruzione di una struttura in pietra, probabilmente la prima di questo tipo mai realizzata a Roma. Ciò spiega il lunghissimo tempo che fu necessario per portare a compimento l'opera: oltre 35 anni! Tuttavia era anche il più lungo tra gli antichi ponti di Roma: la sua campata misurava oltre 150 m. Fu chiamato Pons Aemilius, dal nome di uno dei due sovrintendenti. A quei tempi la sponda occidentale del fiume (Transtiberim, oggi il quartiere di Trastevere) era già popolato da una comunità ebraica, e da abitanti occasionali quali mercanti e uomini d'affari che venivano a Roma per motivi economici. |
Pons Aemilius (freccia) ed il circondario nell'antica Roma |
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Essendo situato in prossimità di un'ansa, dove l'acqua è più turbolenta, e appena a valle dell'isola, che riduce il letto del fiume, provocando quindi un aumento della velocità della corrente, il ponte è sempre stato sottoposto ad una continua usura; dopo soli due secoli dopo la sua edificazione gli si dovette apportare per la prima volta un estensivo restauro, all'epoca dell'imperatore Ottaviano Augusto. In questa occasione fu rinominato Pons Maximus, per sottolinearne la lunghezza. Si dice che nel 221 la folla inferocita abbia gettato nel Tevere il cadavere dell'odiato imperatore Elagabalo proprio da questo ponte. una pianta del 1472 lo riporta come Pons Sancte Marie; si noti anche come a quei tempi un corso d'acqua minore affluiva nel Tevere appena dopo il ponte |
Il suo nome cambiò ancora nel IX secolo, quando uno dei due templi situati sulla sponda orientale del fiume fu trasformato in chiesa, col titolo di Santa Maria Egiziaca; la gente cominciò a dare anche al ponte la denominazione di Santa Maria. Tuttavia durante il Medioevo i nomi delle principali località di Roma mutavano assai spesso, e il ponte non faceva eccezione, essendo stato chiamato con una varietà di altri nomi. Uno di essi era Pons Senatorius ("ponte senatorio"), in seguito ad un completo restauro delle cui spese si fecero carico i Senatori, la più alta carica amministrativa cittadina, ed a loro ricordo era stata affissa sul ponte una grande targa commemorativa, in segno di tributo, simile a quella tutt'ora presente lungo Ponte Cestio (cfr. L'Isola Tiberina).
Altri nomi furono: |
Santa Francesca Romana guarisce miracolosamente il braccio gravemente ferito di un uomo incontrato sul Ponte Santa Maria, affresco del XV secolo attribuito ad Antoniazzo Romano |
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Nel frattempo il rione Trastevere stava rapidamente risorgendo sulla sponda occidentale del Tevere, e per i suoi numerosi abitanti Ponte Santa Maria rappresentava la principale via d'accesso alla città. Tuttavia la struttura in pietra continuava a subire danni ad opera della corrente; nel XIII secolo crollò. Una volta ricostruito, forse non troppo a regola d'arte, fu ancora gravemente danneggiato due secoli dopo. in questa pianta (1550 c.ca) è riportato come Pons Senatorius |
Il Rinascimento non portò miglior fortuna al Ponte Santa Maria Bridge, ovvero Ponte Senatorio; nonostante fosse stato recentemente restaurato, nel 1557 fu interamente spazzato via da un'alluvione. Ci vollero 25 anni prima che papa Gregorio XIII si decidesse a ricostruirlo. Alla fine dello stesso secolo il rione Trastevere poté finalmente essere raggiunto dall'acqua corrente grazie ad una serie di condutture di piombo che attraversavano il fiume lungo questo ponte. Ma ahimé nel 1598, alla vigilia di Natale, la peggior piena che Roma abbia mai dovuto affrontare in tutta la sua storia - l'acqua crebbe più di 5 metri oltre il livello stradale - ruppe le arcate della metà orientale del ponte, quella rivolta verso il centro della città. |
ancora pons Sanctae Mariae, nella splendida veduta di una pianta del 1593 |
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il rudere, ormai detto Ponte Rotto, in un'incisione di Giuseppe Vasi (1750 c.ca) |
Nessun papa né amministratore osò ricostruirlo, e fu così lasciato per sempre interrotto. Ciò valse alla parte superstite il suo ultimo e più diffuso nome di Ponte Rotto. Nei secoli che seguirono la gente continuò ad usarlo solo come molo per la pesca. È curioso che nel corso dei secoli anche ad altri due ponti toccò portare questo soprannome (o il suo equivalente latino Pons Fractus) dopo aver subito dei danni, ma in seguito questi furono completamente ricostruiti (Ponte Sisto), oppure completamente demoliti (Ponte Sublicio). |
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Nel 1853, grazie alle nuove tecnologie industriali, Pio IX fece costruire una passerella di ferro per colmare la parte mancante di Ponte Rotto: dopo oltre 300 anni riprese a collegare le due rive opposte. La fotografia d'epoca qui a destra mostra chiaramente come doveva presentarsi in quel periodo. Assai presto, però, la struttura in pietra, diventata troppo debole per sostenere la pesante aggiunta metallica, divenne instabile. |
il ponte con l'aggiunta della passerella di ferro, nella seconda metà dell'800 |
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(↑ in alto) la vegetazione che invade la campata del ponte e lo stemma di Gregorio XIII su un fornice (→ a destra) |
Ora il rudere, coperto dalla vegetazione spontanea che emerge dalle numerose crepe, conferendogli un aspetto anche più drammatico, si erge al centro del fiume a perenne ricordo dell'enorme potenza del Tevere, dagli effetti devastanti, benché dormiente. |
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