~ c'era una volta a Roma... ~ - 5 - la Meta Romuli |
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Di questa seconda piramide, che in dimensioni uguagliava quella superstite, se addirittura non la superava, oggi non resta traccia. Se fosse più antica dell'anzidetta tomba di Caio Cestio non è dato saperlo. Tutto ciò che è noto del monumento lo si ricava per lo più dalle numerose descrizioni presenti nelle guide di Roma databili ai secoli XII-XIV, redatte in latino medievale ed in volgare a beneficio dei numerosi pellegrini. Purtroppo questi resoconti non erano molto dettagliati, ma danno ugualmente un'idea di come doveva apparire il monumento, e di dov'era situato. Compreso tra il Tevere (ad est), il colle Vaticano (ad ovest) e il colle Gianicolo (a sud), situato fuori dal confine urbano, il Vaticano in epoca antica si presentava alquanto diverso da com'è oggi. Lì sorgeva il circo edificato dagli imperatori Gaio (più noto come Caligola) e Nerone (terminato nel 56). |
la piramide di Caio Cestio presso Porta San Paolo |
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la Meta Romuli, tra il circo di Nerone e il Mausoleo di Adriano (la cui base si vede in fondo), da una pianta di Roma antica di Pirro Ligorio (1561) |
Durante il medioevo l'imponenza della bianca piramide catturava senz'altro l'attenzione della gente comune, che la associava a famosi eroi romani. Era nota come Meta Romuli (cioè la Meta di Romolo), perché la sua forma ricordava quella dei pilastri usati negli antichi circhi per delimitare le due estremità della pista, detti metae; le piramidi costruite a Roma avevano un angolo più acuto (cioè erano più strette) di quelle egiziane. Ma lo storico dell'arte Umberto Gnoli, in un'opera sulla topografia di Roma (1939) sosteneva che in latino medievale questo vocabolo aveva un significato di "ostello, ricovero", per cui il monumento potrebbe essere stato chiamato meta perché inserito in un edificio che accoglieva i pellegrini. Infatti nel medioevo molti palazzi e case-fortezza incorporavano antiche rovine ancora esistenti per aumentare la stabilità del fabbricato, perché le tecniche edilizie di allora erano abbastanza primitive. Secondo una credenza popolare nella piramide era sepolto Romolo, il mitico fondatore di Roma. Alcune fonti parlano esplicitamente del monumento in termini di "sepolcro di Romolo". Questa era chiaramente una leggenda. Ma il nome Meta Romuli divenne così comune che nel medioevo la piramide oggi superstite, quella di Caio Cestio, nonostante riportasse tale nome su un'iscrizione era conosciuta come Meta Remi (la meta di Remo, fratello di Romolo), in contrapposizione a quella in Vaticano, che la gente evidentemente conosceva meglio. Un altro termine con cui la piramide veniva comunemente indicata era Meta di Borgo, dal nome del quartiere che nel corso del medioevo era sorto sulla pianura vaticana, o anche Meta di San Pietro. |
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Molte delle fonti che descrivono la Meta Romuli fanno menzione anche di un secondo alto monumento che sorgeva prossimo alla piramide, più spesso riportato come Terebinto di Nerone, (ma in alcuni casi Terabinto, oppure Tiburtino cioè "fatto di travertino"), il cui scopo e la cui età sono ugualmente sconosciuti. A meno che non fosse stato solo frutto della fantasia degli autori medievali, probabilmente crollò o fu distrutto molto prima della Meta Romuli, in quanto tutti i testi ne parlano in temini di una volta sorgeva..., in tempi nei quali la piramide era ancora esistente. veduta del rione Borgo nel 1493: la piramide (al centro) → svettava sulle case circostanti, ma non c'è traccia del Terebinto |
l'aspetto odierno del luogo; una volta al centro dell'immagine sorgevano le vecchie costruzioni, tra cui la primitiva chiesa di Santa Maria Traspontina |
Inoltre diverse fonti dicono che il marmo di cui erano rivestiti i due monumenti suddetti venne usato per la costruzione della primitiva basilica di San Pietro (terminata nel 349); infatti quando la proibizione di professare la religione cristiana ebbe fine, con l'imperatore Costantino I (IV secolo), divenne una pratica comune quella di prelevare dai templi pagani abbandonati i marmi ed altro materiale pregiato per riutilizzarli nella costruzione di nuove chiese. Pertanto quando furono redatte le guide il Terebinto non era già più lì, mentre la Meta Romuli esisteva ancora nel tardo XV secolo. |
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pianta di Roma antica di É. Duperac (1574):
la piramide è riferita a Scipione
Il Palazzo di Scipione sorgeva in località "cavallo", sulla via Cornelia, come si vede tutt'ora.
Tale doppia interpretazione la dice lunga sulla scarsa attendibilità dei resoconti medievali; d'altro canto, questa seconda citazione conferma la posizione della piramide nell'area del Vaticano. Il suddetto "cavallo" è la semplificazione dell'antico toponimo coxa caballi ("coscia di cavallo"), più tardi italianizzato in Scossacavalli, riferito al cuore di Borgo; fino al 1930 circa la principale piazza del rione portava questo nome (finché scomparve in seguito ad estensive demolizioni), ed anche una vicina strada si chiama ancora oggi via Scossacavalli.
In una pianta di Roma antica disegnata da Pirro Ligorio (1561) la piramide è contrassegnata Monumentum Sempronii ("Monumento di Sempronio").
Molte fonti visuali della Meta Romuli (ad esempio incisioni, dipinti, rilievi, ecc.) risalgono al XVI secolo. Durante tale periodo il rinnovato interesse per il classicismo portò numerosi cartografi a disegnare non solo piante di Roma, la cui struttura urbana stava subendo un rapido mutamento, ma anche della città antica, basandosi su ricerche condotte sulle molte rovine di cui l'intera area urbana era disseminata. Sebbene queste piante spesso riproducessero edifici e monumenti non più esistenti secondo la forma immaginata dal cartografo, quella della Meta Romuli, costantemente riprodotta accanto al Mausoleo di Adriano (cfr. le varie illustrazioni), può essere considerata sufficientemente rispondente al suo aspetto originale, essendo stata demolita solo 50-100 anni prima, e dunque essendo stata allora ancora viva nel ricordo della popolazione più anziana. Solo poche fonti visuali del monumento risalgono ad un periodo precedente la sua distruzione; una di esse è rappresentata dal portale bronzeo della basilica di San Pietro, realizzato nel 1445 dal famoso scultore Filarete; nel riquadro che mostra il martirio di San Pietro, la Meta è chiaramente riconoscibile in primo piano nell'angolo in basso a sinistra. Ma nell'angolo opposto dello stesso pannello una struttura analoga a forma di piramide è senz'altro il misterioso Terebinto di cui fanno menzione le fonti medievali. |
riquadro del portale di San Pietro con la crocifissione del santo: in basso a sinistra si vede la Meta, il Terebinto è a destra e al centro è il mausoleo di Adriano, futuro Castel Sant'Angelo |
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Di quest'ultimo non sembra esistere alcun'altra immagine, molto probabilmente perché gli artisti considerarono la vaga descrizione resane dalle prime guide di Roma insufficiente a ricavarne una riproduzione grafica. La Meta rimase al suo posto fino al 1499. In quell'anno papa Alessandro VI fece raddrizzare la principale strada di Borgo, che fece ribattezzare col proprio nome via Alexandrina. Per tale ragione circa metà della piramide, che ostruiva la strada, venne sacrificata. La porzione rimanente fu abbattuta solo qualche decennio dopo, nel 1564, quando la vicina chiesa di Santa Maria in Traspontina fu demolita e ricostruita 100 metri più in là, dov'è situata ancora oggi. la chiesa rinascimentale di Santa Maria in Traspontina |
La pianta di Roma di Leonardo Bufalini (cfr. particolare a destra), disegnata qualche anno prima che l'ultimo pezzo della Meta scomparisse, mostra chiaramente la posizione della piramide in relazione all'assetto del rione datogli da papa Alessandro. La chiesa di Santa Maria in Traspontina è ancora nella posizione originale, mentre la Meta, la cui pianta è il riquadro scuro indicato come "sepolcro di Scipione Africano", è attraversata da via Alexandrina. La nuova chiesa di Santa Maria fu poi edificata appena oltre questo punto.
la pianta di Bufalini (1551) mostra la chiesa di Santa Maria in Traspontina (asterisco blu) ancora nella primitiva collocazione, mentre la freccia indica il punto dove fu ricostruita successivamente; è ancora visibile la pianta della piramide (area scura in via Alexandrina) |