~ la canzone romana ~

LE CANZONACCE

I
CLASSICI

GLI STORNELLI
DEL SOR CAPANNA


Presentiamo qui due famose canzonacce da bettola: Co' 'sta pioggia e co' 'sto vento e Alimó e Taccitý.
La prima ha per tema un siparietto licenzioso, consumato in un convento di frati, che nell'immaginario romanesco (e forse non solo in quello) Ť uno scenario "classico" per situazioni grottesche e paradossali.
Come molte altre canzoni del genere, prevede una voce principale e un coro a chiusura di ogni strofa, per dare una certa scansione ai versi i quali, in realtŗ, lungi da qualsiasi velleitŗ artistica, non andrebbero neppure considerati una vera canzone, quanto piuttosto un semplice momento goliardico.
Sembra che girassero anche varianti del testo un po' piý lunghe e piý piccanti (e giŗ questa non scherza), che perÚ perdevano di vista la "trama" per concentrarsi soprattutto sui dettagli piý spinti. Qui invece ne Ť riportata la versione originale.

La seconda canzonaccia Ť basata su una delle piý famose imprecazioni romane (cfr. Il romano per tutti, Esclamazioni ed Interiezioni), che nel testo diventa, in versione abbreviata e castigata, nientemeno che il nome di due improbabili fratelli indiani: AlimÚ e Taccitý!
La composizione anche da un punto di vista musicale fa il verso alle melodie orientali, ma non Ť altro che un divertissement per indirizzare ai presenti la suddetta imprecazione, in tutte le sue varianti "familiari". Occorre sempre ricordare che questa espressione Ť usata molto spesso in termini benevoli, quindi non vi Ť mai l'intento di offendere la platea quanto piuttosto di farsi due risate.

Come per gli stornelli del sor Capanna, anche in questo caso Ť quasi superfluo ricordare che le canzonacce sono adatte ad un pubblico adulto.





CO' 'STA PIOGGIA E CO' 'STO VENTO


Co' 'sta pioggia e co' 'sto vento
chi Ť che bussa al mio convento?

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

C'Ť 'na povera vecchiarella
che se vÚle confessŗ.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Co' 'sti lampi e co' 'sti tÚni
nun sta' a roppe li cojoni!

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Mŗnnela via, mŗnnela via,
disperazzione dell'anima mia!

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Co' 'sta pioggia e co' 'sto vento
chi Ť che bussa al mio convento?

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

C'Ť 'na bella ciumachella
che se vÚle confessŗ.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Falla passŗ, falla passŗ,
che la vojo confessŗ.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Falla entrŗ in sacrestia,
anzi Ť mejo in cella mia.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Falla passŗ, ma fate piano,
che nun zenta er padre guardiano.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Fija mia, tu fai l'amore?
Padre sž, ma con onore.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

T'hanno mai tastato er petto?
Padre sž, ma co' rispetto.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

T'hanno mai tastato er culo?
Padre sž, ma pe' trastulo.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

T'hanno mai tastato la panza?
Padre sž, ma co' creanza.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

T'hanno mai tastato la fregna?
Padre sž, persona degna.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Si vÚi avť l'assoluzzione
pija e bacia 'sto cordone.

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.

Nun zo' ceca e nun zo' orba,
quest'Ť ciccia, e nun Ť corda!

  Zým parapara-zým parapara-zým paraparapŗ.





ALIMÓ E TACCITÙ



(Vittorio Alescio)

AlimÚ e Taccitý
eran due fratelli indý
AlimÚ ciaveva sonno
Taccitý e de tu' nonno.

S'Ť magnato er pizzutello
Taccitý e de tu' fratello.

S'Ť magnata la mortadella
Taccitý e de tu' sorella.

S'Ť magnata 'na pagnotta
Tu sei 'n fijo de 'na mignotta.

AlimÚ ciavea le voje
Taccitý e de tu' moje.

AlimÚ che annava via
Taccitý e de tu' zia.

AlimÚ che annava a scÚla
Taccitý in cariola.

AlimÚ e Taccitý
Se sposarono ad Istanbul
E bambini n'ebben tanti
Tacci vostri a tutti quanti.







I
CLASSICI


GLI STORNELLI
DEL SOR CAPANNA