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obelischi
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OBELISCHI ROMANI

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(in alto) l'obelisco sulla fontana di Bernini

(in basso) l'impresa dei Pamphilj
In uno dei luoghi più conosciuti di Roma, piazza Navona, un obelisco si erge sulla base più famosa che un monumento abbia mai avuto: la Fontana dei Fiumi, uno dei capolavori di Gian Lorenzo Bernini (cfr. Curiosità Romane pagina 3 per i dettagli).
Sebbene appaia piuttosto simile alle precedenti guglie, i geroglifici che ne percorrono il fusto non sono davvero egiziani: l'obelisco fu realizzato a Roma, attorno al I secolo dC, come copia di quelli originali che provenivano dall'Egitto, i quali erano divenuti molto di moda. Misura 16.54 metri, e col celebre basamento arriva a 30.17.

originale egizio? ...no, copia romana!
Questo in particolare ornava il circo dell'imperatore Massenzio (III secolo), situato nella sua tenuta privata suburbana lungo la via Appia; vi si tenevano corse di carri.
Nell'antichità anche piazza Navona era uno stadio, che l'imperatore Domiziano aveva fatto costruire nella seconda metà del I secolo dC; quando crollò, quest'area ovale si trasformò gradualmente nella piazza attuale.
Pertanto innalzarvi un obelisco non era un semplice capriccio di Bernini: la guglia avrebbe dovuto rappresentare un ideale collegamento con l'antica struttura.
(↑ in alto)
il circo di Massenzio,
come si presenta oggi


(← a sin.)
il circo in un'incisione del '500, quando l'obelisco giaceva in pezzi al centro dell'arena
L'elemento di bronzo sopra l'obelisco rappresenta una colomba con un ramoscello di ulivo nel becco: l'impresa della famiglia Pamphilj a cui apparteneva Innocenzo X, il committente dell'opera di Bernini.


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Un altro obelisco romano simil-egizio è quello in cima alla famosa scalinata di piazza di Spagna, di fronte alla chiesa di Trinità dei Monti. Misura 13.9 m , e poggia su una base alta tanto quanto la guglia stessa (in totale il monumento raggiunge i 30.45 m). È detto obelisco sallustiano perché proviene dagli Orti Sallustiani (dedicati al tribuno e storico Sallustio, I secolo aC), dove fu fatto erigere probabilmente da Aureliano (270 c.ca) a decorazione del locale ippodromo (Circus Sallustianus).
Lì, dopo la caduta dell'Impero Romano, giacque rotto in due pezzi, fino al suo rinvenimento in epoca rinascimentale.
Sisto V lo avrebbe fatto trasferire presso l'area accanto alle Terme di Diocleziano, ma la morte gli impedì di intraprendere questo progetto.
Nel '600 i Ludovisi divennero proprietari del vasto terreno su cui giacciono i frammenti della guglia. Circa un secolo dopo (1722) fu donata a papa Clemente XII.

l'obelisco in cima alla scalinata di piazza di Spagna
Dopo il restauro fu innalzata presso San Giovanni in Laterano, la cattedrale romana.
Ma la sua sproporzione a confronto con l'alto obelisco lateranense fece sì che la piccola guglia venisse accantonata per un altro mezzo secolo, prima del suo trasferimento al sito attuale ad opera di papa Pio VI, nel 1788. L'elemento sommitale raffigura un giglio sormontato da una stella, raccordati da una minuscola pigna; il fiore è l'impresa araldica del re di Francia, che finanziò la costruzione di Trinità dei Monti, la chiesa davanti alla quale si erge l'obelisco.

(↑ in alto) l'elemento sommitale;
i geroglifici ricopiati (a destra →)
sono molto più rozzi di quelli
osservati su altri obelischi

Lungo il fusto la guglia ha geroglifici di fattura un po' rozza, che in epoca antico-romana vennero copiati da quelli dell'obelisco egizio di piazza del Popolo (cfr. pagina 1); ma lo scalpellino, ignorando il loro significato, ne scolpì qualcuno capovolto!
Nei secoli passati si riteneva erroneamente che l'obelisco avesse una qualche relazione col culto lunare, ed era detta perciò "guglia della luna".
Il suo basamento fu rinvenuto solo nel 1843. Nel 1926, all'inizio della dittatura fascista, fu collocato sul Campidoglio, tra Palazzo senatorio e la chiesa dell'Aracoeli, come ara ai caduti della marcia su Roma. Caduto il regime, si provvide a sistemarlo dov'è adesso, ma capovolgendolo, così da cancellarne qualsiasi significato politico.



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Un obelisco assai simile, di epoca romana, si trova nei giardini che ricoprono il Pincio, al centro di un viale che prende il nome dal monumento, e si chiama proprio dell'Obelisco Lo aveva fatto realizzare l'imperatore Adriano nel II secolo in ricordo del suo giovane amante Antinoo, affogato nel Nilo. Una volta caduto, come le altre guglie, fu rinvenuto nel XVI secolo accanto a Porta Maggiore, la più grande delle porte appartenenti alla cinta muraria (vedi le Mura Aureliane, II parte).


l'obelisco nei giardini del Pincio
Attorno alla metà del'600 papa Urbano VIII lo aveva fatto collocate davanti al proprio palazzo di famiglia; ma poiché disturbava il passaggio delle carrozze, nella seconda metà del secolo successivo i suoi discendenti regalarono l'obelisco a Clemente XIV, allora papa.
Quest'ultimo lo mise nel Cortile della Pigna (oggi appartenente ai Musei Vaticani). finché nel 1822 un terzo papa, Pio VII, decise di trasferire la guglia nel luogo dov'è ora, apponendovi il suo stemma alla base.

stemma di Pio VII
L'elemento bronzeo sulla sommità, invece, può riferirsi tanto a Clemente XIV che a Pio VII, poiché i tre monti e le stelle fanno parte dello stemma di entrambi questi papi.
La guglia misura 9.25 m, e l'intero monumento in altezza raggiunge 17.25 m.



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Ancora due obelischi romani, anche questa volta quasi "gemelli". Assai più grandi di quelli finora descritti, si ergono sulla sommità di due colli, l'Esquilino e il Quirinale. Sono la coppia di guglie che una volta adornava l'ingresso del mausoleo dell'imperatore Ottaviano Augusto in Campo Marzio (cfr. il relativo rione). Essendo crollati in epoca medievale, rimasero lì giacenti e in pezzi per diversi secoli.

(in alto) l'obelisco alle spalle di Santa Maria Maggiore
e (a destra) il suo quasi gemello presso Palazzo del Quirinale

Nel tardo '500 papa Sisto V ne usò uno dei due per abbellire la piazza alle spalle della basilica di Santa Maria Maggiore (in basso a sinistra). Perché optò per il retro della chiesa anziché per il davanti potrebbe spiegarsi col fatto che la piazza segnava il punto finale della lunga e diritta via Felice, aperta dal papa per collegare il Pincio all'Esquilino, che era stata chiamata col nome di battesimo dello stesso pontefice. Un'altra ragione probabile è che il cancello principale di Villa Montalto, l'estesissima tenuta di famiglia di Sisto V, si apriva su questa stessa piazza.
Circa 200 anni più tardi papa Pio VI trasferì il secondo obelisco alla piazza presso Palazzo del Quirinale, la residenza dei pontefici. Qui la guglia fu posta accanto a una fontana, fiancheggiata da due colossali statue di Castore e Polluce (i Dioscuri, figli gemelli di Giove) coi loro cavalli. Nel corso del medioevo queste due figure rappresentarono uno dei punti di riferimento più importanti di Roma; infatti questo luogo veniva tradizionalmente chiamato Montecavallo proprio per via di queste statue.

I due obelischi sono entrambi privi di iscrizioni ed appaiono perfettamente uguali; ma alla misurazione quello sull'Esquilino fa registrare 14.75 metri, mentre quello sul Quirinale è leggermente più basso, di 11 cm. Il puntale bronzeo che hanno sulla sommità è un'altro elemento di discrepanza: una croce che poggia su una stella a otto punte, impresa presente tanto nello stemma di Sisto V che in quello di Pio VI, ma l'obelisco sull'Esquilino ha in più i "montini".




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