~ monografie romane ~

Obelischi

II parte


OBELISCHI DELL'ISEO · SERAPEO

A Roma esistono anche alcuni obelischi egizi di piccole dimensioni: provengono da un Iseo · Serapo, cioè un tempio dedicato a Iside e Serapide.
Il culto di queste divinità egizie (spesso in coppia, essendo Iside la sposa di Serapide) era già presente a Roma prima della conquista dell'Egitto nel 31 aC, ma la sua popolarità crebbe soprattutto in seguito, all'inizio dell'età imperiale, e fu attivamente praticato fino al tardo IV secolo. A parte i numerosi immigrati egiziani, tra cui figuravano schiavi e operai, erano soprattutto le signore dell'alta società ad essere affascinate dal nuovo culto, quasi fosse una moda da seguire. Ma anche diversi imperatori, tra cui Claudio, Nerone, Vespasiano e altri, si interessarono a questa religione e le diedero un qualche tipo di contributo. Fu il terzo imperatore, Caligola (37-41), che ordinò la costruzione di un grande Iseo - Serapeo, dal quale provengono gli obelischi descritti in questa pagina.
Domiziano (81-96) aveva un forte interesse per i culti egiziani; alcune statue lo ritraggono con le sembianze di un faraone ed era solito parlare di sé stesso in termini di dominus et deus ("signore e dio"), mentre gli imperatori romani venivano solitamente venerati come divinità solo dopo la loro morte. Fece realizzare a Roma un obelisco dedicato a sé stesso (cfr. pagina 3) e altri due obelischi furono eretti in suo onore a Benevento.

sacerdotessa del culto di Iside

A Roma il culto di Iside e Serapide coesisteva legalmente con la religione ufficiale, così come erano legali anche altri culti minori, alcuni dei quali di origine locale (Bacco, Diana, Marte, etc.), mentre altri erano stati importati dal Medio Oriente, come il culto di Mitra.


Serapide, nell'iconografia
greco-romana
Non a tutti i Romani stava simpatico il culto che proveniva dall'Egitto. Al primo imperatore, Ottaviano Augusto, non piaceva, ma lo tollerava; invece il suo successore Tiberio fece distruggere un tempio e condannare a morte i suoi sacerdoti. Anche il Senato mise al bando questo culto in più di una circostanza, ma la sua popolarità era così grande che entro pochi anni i divieti venivano a decadere.
Attorno al 40 aC, nella parte orientale della pianura del Campo Marzio fu edificato il più grande tempio di Roma dedicato a Iside e Serapide, a poca distanza dal Pantheon (oggi il sito fa parte del rione Pigna ). Il tempio era riccamente arredato con grandi statue ed altre decorazioni, in parte provenienti dall'Egitto, tra cui alcuni piccoli obelischi, in parte realizzati a Roma.

Altri templi dedicati a queste divinità erano un Serapeo costruito da Caracalla (nel 200 c.ca) su un versante del colle Quirinale, oggi corrispondente ai giardini di Palazzo Colonna (cfr. il rione Trevi), le cui rovine ancora si ergevano fino alla metà o al tardo '500.

Un altro grosso Iseo - Serapeo sorgeva fin dal I secolo aC su un lato del colle Esquilino, a poca distanza dal Colosseo. Inizialmente era stato intitolato alla sola Iside, ma poi all'inizio dell'età imperiale era stata aggiunta la dedica a Serapide. Fin dal I secolo l'intera III regio (rione) dell'antica città fu denominata Isis et Serapis proprio per via di questo tempio.

Dopo la caduta dell'impero, quando tutti questi luoghi di culto andarono distrutti e scomparvero, probabilmente nei primi anni del medioevo, le poche parti che non furono riutilizzate come materiale da costruzione finirono sepolte sotto i detriti e la terra. Molti secoli dopo, quattro piccoli obelischi, tutti appartenuti al tempio nel Campo Marzio, furono dissepolti e collocati in diversi punti della città, dove si possono vedere ancora oggi (tranne uno, che in seguito prese la strada di Firenze).

resti del tempio di Iside e Serapide presso il colle Esquilino
Tra gli altri reperti provenienti dallo stesso tempio sono il busto chiamato popolarmente Madama Lucrezia (cfr. Le statue parlanti di Roma), un grosso piede di marmo e una statuina raffigurante un gatto, tutti situati nel rione Pigna.
Oggi degli edifici che decoravano non rimane alcuna traccia, tranne qualche modesto frammento.



5 · OBELISCO MATTEIANO

nome alternativo: obelisco di Villa Celimontana

Su un lato del Celio, uno dei leggendari sette colli sopra i quali Roma venne fondata, è Villa Celimontana; questo parco pubblico una volta apparteneva alla facoltosa famiglia Mattei. Il suo casino è ora la sede della Società Geografica Italiana, mentre i giardini sono stati trasformati in parco pubblico, dove giacciono sparpagliati tra i viali alcuni reperti romani, quali are, colonne e capitelli.

l'obelisco, tristemente abbandonato
Qui si trova un piccolo obelisco egizio, che il tempo e l'incuria hanno portato ad essere alquanto pericolante al punto di richiedere un'impalcatura temporanea. In realtà il "vero" obelisco è solo la parte superiore, che reca incisi dei geroglifici, tra cui il cartiglio di Ramsete II. Con i suoi 2.70 m appena di altezza, questo è il più piccolo degli obelischi di Roma. Poggia su un prolungamento liscio, di colore leggermente più chiaro, privo di decorazioni, che ne allunga considerevolmente l'aspetto. Comprendendo la base, il monumento raggiunge l'altezza complessiva di 12.24 metri.
La prima collocazione nota di questo obelisco fu il Campidoglio, presso il convento annesso alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli, che si trova a circa 200 metri dal luogo dove una volta sorgeva il grande tempio di Iside e Serapide. Qui l'obelisco potrebbe essere stato eretto nei primi del '400.

l'unica sfera bronzea
rimasta su un obelisco
Nel 1535 fu rifatto il porticato del convento, nella quale occasione la guglia fu rimossa e lasciata a terra. Mezzo secolo dopo, nel 1582, i Senatori di Roma (cioè gli amministratori civici) la diedero in dono a Ciriaco Mattei, un nobile e collezionista d'arte, che la fece trasferire nella sua villa sul Celio, erigendola in un giardino di fronte al casino. Infatti l'obelisco è l'unico tra quelli a Roma sul cui pyramidion è collocata una sfera, anziché una croce o le imprese di un papa.

Questo monumento viene ricordato anche per un incidente piuttosto insolito quanto macabro, che ebbe luogo nel 1820.

l'ex Villa Mattei, ora Villa Celimontana →
in un'incisione di G.Vasi (metà del XVIII secolo)

In quell'anno la villa fu acquistata dal principe Emanuele Godoi. L'obelisco era divenuto instabile, così il nuovo proprietario prese la decisione di spostarlo in un diverso punto della sua proprietà, cioè dove si trova ora. L'operazione ebbe luogo con grande sfarzo e per l'occasione fu organizzata una cerimonia pubblica.

La guglia era già stata sospesa al di sopra della sua base, pronta ad essere calata in posizione. Uno degli operai responsabili stava probabilmente togliendo della ghiaia dalla superficie del basamento, quando le funi che reggevano il pesante monumento cedettero di colpo. L'enorme massa precipitò giù, amputando le mani allo sventurato ...le quali dovrebbero trovarsi ancora lì, schiacciate sotto l'obelisco!

« attento alle mani»... troppo tardi!


6 · OBELISCO MINERVEO

nome alternativo: obelisco della Minerva

Un piccolo obelisco dell'altezza di 5.47 metri sorge davanti alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, alle spale del Pantheon, poggiante su una statua di elefante disegnata da Bernini, comunemente soprannominata "pulcino della Minerva" (cfr. Curiosità Romane. Se si considera anche la base, l'altezza del monumento ne è più che raddoppiata, misurando in totale 12.69 m.


l'obelisco sopra l'elefante disegnato da Bernini
La guglia risale al VI secolo aC. Fu portata a Roma da Sais (Egitto settentrionale) dov'era stato eretto dal faraone Apries o Hophra, il figlio di Psammetico II.

Fu rinvenuta nel 1665, sepolta in un vicino terreno di proprietà del convento dei Domenicani, situato accanto alla chiesa e prossimo al luogo dove un tempo sorgeva l'Iseo-Serapeo. Il papa di allora, Alessandro VII, la fece innalzare in questa piazza nel 1667.

stemma di Alessandro VII
In quell'occasione vi fu collocata sulla sommità la stella a otto punte, presente nello stemma di famiglia del pontefice (Chigi).



7 · OBELISCO MACUTEO


l'obelisco situato di fronte al Pantheon
nome alternativo: obelisco di piazza della Rotonda

Vicinissimo all'obelisco precedente ne sorge un altro, leggermente più alto coi suoi 6.34 m, situato dal lato opposto del Pantheon, cioè di fronte alla facciata dell'edificio romano, sostenuto da una fontana tardo-rinascimentale (altezza totale del monumento: 14.53 m). la guglia è molto più antica della fontana che la sostiene, del Pantheon e perfino dell'obelisco descritto sopra: i suoi geroglifici citano il faraone Ramsete II, collocandone la datazione al XIII secolo aC.

l'obelisco presso San Macuto (metà del '500)

Fu rinvenuto nel 1374 presso la chiesa di San Macuto, non lontana dal Pantheon, proprio dove sorgeva l'antico sito del Tempio di Iside e Serapide; fu estratto e innalzato accanto alla stessa chiesa (illustrazione in alto a destra), dove rimase fino al 1711.

due differenti cartigli
col nome di Ramsete II

Un tempo questo monumento veniva chiamato dal popolo "la guglia di mammautte", per corruzione del titolo della chiesa; tutt'oggi viene identificato come il Macuteo, conservando quindi nel nome un riferimento alla sua collocazione originaria.

Quando fu trasferito alla sua sede attuale, alla fontana fu aggiunto un basamento decorato con una scogliera; tale composizione con ogni probabilità era ispirata alla berniniana Fontana dei Fiumi (cfr. il paragrafo successivo), portata a termine circa mezzo secolo prima, il cui disegno innovativo aveva riscosso un grande successo tra la gente. Alla base del monumento fu apposto lo stemma di Alessandro VII; una delle sue imprese, una stella, fa anche parte dell'elemento sommitale, identico a quello del precedente obelisco.

l'elemento sommitale
con l'impresa di Clemente XI


8 · OBELISCO DI DOGALI

Una quarta guglia, coronata da una stella, si trova sull'antico sito delle Terme di Diocleziano, davanti al Museo Nazionale Romano. È l'ultimo degli obelischi ad essere stato rinvenuto, estratto dal celebre archeologo Rodolfo Lanciani nel 1883, presso l'antico sito dell'Iseo-Serapeo. A quel tempo lo Stato Pontificio era già caduto; come elemento sommitale fu scelta una stella.

l'obelisco presso le Terme di Diocleziano

L'obelisco è alto 6.34 m. Sul fusto ha geroglifici riferibili a Ramsete II, e poggia su un piccolo monumento a ricordo dei soldati italiani caduti nella battaglia di Dogali (Etiopia, 1887), poco dopo il suo ritrovamento.
La sua prima collocazione fu l'ampia piazza davanti alla stazione centrale ferroviaria Termini, dove venne posta verso la fine del XIX secolo
Nel 1924, a causa delle ristrutturazioni, tanto la guglia che il monumento furono spostati a circa 200 metri dalla piazza, il luogo dove si trovano tutt'ora.

sul fusto si vede il cartiglio di Ramsete II


la guglia (a sin.) davanti alla vecchia stazione Termini, nei primi del '900
9 · OBELISCO DI VILLA MEDICI

La guglia gemella di quella anzidetta una volta si trovava nei giardini di Villa Medici, la sede dell'Accademia Francese di Roma in cima al colle Pincio. La splendida villa prese le forme attuali sotto il cardinal Ferdinando de' Medici (tardo XVI secolo), il quale era un appasionato d'arte antica, e la cui collezione comprendeva diversi reperti archeologici, tra i quali l'obelisco.

Dopo la sua morte gli eredi lasciarono che la villa cadesse in uno stato di incuria, tanto che finì per essere acquistata dal governo francese. I pezzi antichi della collezione furono trasferiti e fra questi l'obelisco, che nel 1788 fu portato a Firenze, dove si trova tutt'ora. Nel XIX secolo fu realizzata per Villa Medici una copia della guglia, in sostituzione dell'originale.


Nel 1737 un obelisco assai simile, mai eretto a Roma dopo il suo ritrovamento, fu donato dal cardinal Albani, nipote di papa Clemente XI, alla città natale di quest'ultimo, Urbino, dove si trova tutt'ora.

la copia dell'obelisco
nel giardino di Villa Medici


introduzione
introduzione
note generali
e storiche
I parte
I parte
obelischi
egiziani
III parte
III parte
obelischi
romani
IV parte
IV parte
l'obelisco di Axum
steli moderne
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