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obelischi
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OBELISCHI EGIZIANI DEL TEMPIO DI ISIDE

A Roma si trovano anche alcuni obelischi egizi di piccole dimensioni: provengono da un Iseum, o tempio di Iside.
Il culto della dea Iside, spesso collegato a quello della dea Serapide, entrambe divinità egizie, era piuttosto diffuso nella prima età imperiale, soprattutto tra le signore appartenenti alle classi sociali più elevate. Era stato introdotto a Roma nel I secolo aC e coesisteva legalmente con la religione ufficiale, così come pure con altri culti minori importati, come quello di Mitra.
Nel 43 aC il maggiore tempio di Iside e Serapide di Roma fu edificato nella parte orientale del Campo Marzio, a poca distanza dal Pantheon (oggi quest'area appartiene al rione Pigna). Il tempio era riccamente decorato con obelischi, enormi statue ed altre decorazioni, in parte provenienti dall'Egitto, come i piccoli obelischi, in parte di produzione romana. Quando caddero e scomparvero un po' tutti, verosimilmente durante l'alto medioevo, le poche parti che non furono riutilizzate come materiale da costruzione finirono sepolte sotto le macerie. Nel corso del tempo, quattro piccoli obelischi furono rinvenuti e collocati in diversi punti della città, dove si possono vedere ancora oggi (tranne uno di essi, poi finito a Firenze).

Altri templi dedicati a queste divinità erano un Serapeum o tempio di Serapide, costruito sotto Caracalla (nel 200 c.ca) sulle pendici del colle Quirinale, oggi corrispondente ai giardini di Palazzo Colonna (cfr. il rione Trevi), nonché un altro Iseo e Serapeo, presente sul versante meridionale del colle Esquilino a partire dal I secolo aC, appena oltre il Colosseo, in origine dedicato alla sola Iside, prima che il titolo fosse esteso anche a Serapide nell'età imperiale; in effetti, la terza Regio dell'antica Roma si chiamava Isis et Serapis proprio da quest'ultimo tempio.
Oggi di questi edifici non resta niente, fatta eccezione per qualche rado frammento.

resti del tempio di Iside e Serapide presso il colle Esquilino →



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Su un lato del Celio, uno dei leggendari sette colli sopra i quali Roma venne fondata, è Villa Celimontana; questo parco pubblico una volta apparteneva alla famiglia Mattei, e conserva ancora un numero di reperti romani quali are, colonne e capitelli, sparsi nei suoi giardini.

l'obelisco di Villa Celimontana,
purtroppo lasciato all'incuria
Qui si trova un piccolo obelisco egizio, che il tempo e l'incuria hanno portato ad essere alquanto pericolante al punto di richiedere un'impalcatura temporanea.
In realtà il "vero" obelisco è solo la parte superiore del fusto, con una serie di geroglifici incisi, tra cui il cartiglio di Ramsete II, che con i suoi 2.68 m appena ne fa il più piccolo degli obelischi di Roma. Poggia su una parte piana, priva di decorazioni, che è aggiuntiva e con la base porta il monumento a misurare 12.24 metri.
In origine questo obelisco sorgeva sul Campidoglio, presso il convento annesso alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli; ciò indica che nell'antichità il monumento decorava il vicino Tempio di Iside.
Nel 1584 i Senatori (amministratori civici) lo regalarono a Ciriaco Mattei, che lo fece trasferire ed erigere in un giardino di fronte al casino della villa. Per questo motivo l'obelisco è l'unico ad avere ancora sulla sommità un globo, probabilmente un originale romano, anziché le imprese di un papa.

Questo monumento viene anche ricordato per un incidente bizzarro quanto raccapricciante occorso nel 1820.

(↑ in alto) l'unico globo superstite;

(↓ in basso) Attento alle mani! ...Troppo tardi !

In quell'anno la villa fu acquistata dal principe Emanuele Godoi. L'obelisco era divenuto instabile e il nuovo proprietario decise di spostarne la collocazione all'interno della tenuta, cioè di trasferirlo dov'è ora. L'operazione si svolse con grande sfarzo, e per l'occasione si tenne una celebrazione pubblica. pubblica tenutasi il giorno che l'obelisco fu spostato nel presente sito.
Uno dei lavoranti incaricati stava forse rimuovendo la ghiaia dalla base sulla quale il monolito, sospeso a breve distanza sulla sua verticale, sarebbe stato collocato di lì a poco; ma all'improvviso le corde che sostenevano l'obelisco si ruppero: l'enorme mole venne giù, amputando le mani del pover'uomo... che dovrebbero trovarsi ancora lì, schiacciate sotto la base dell'obelisco!


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l'obelisco sull'elefante disegnato da Bernini
Un piccolo obelisco delle dimensioni di 5.47 metri di altezza è situato in piazza della Minerva, alle spale del Pantheon, e poggia su una statua di elefante disegnata da Bernini, popolarmente nota come "pulcino della Minerva" (cfr. Curiosità Romane, che porta il monumento ad un'altezza più che doppia: 12.69 m.

Risale al VI secolo aC. Fu rinvenuto nella seconda metà del '600, sepolto in un terreno di proprietà del convento dei Domenicani presso la chiesa, molto vicino al luogo dove sorgeva l'Iseum.

stemma di Alessandro VII
Il papa allora regnante, Alessandro VII, lo fece innalzare in questa piazza, dove una volta, a poca distanza, sorgeva un antico tempio dedicato a Minerva. La stella a otto punte, che fa parte del suo stemma, decora la parte sommitale della guglia.


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l'obelisco davanti al Pantheon
Quasi fianco a fianco con l'obelisco anzidetto, uno appena un po' più lungo, di 6.34 m, guarda il lato opposto del Pantheon, cioè la facciata, sostenuto da una fontana tardo-rinascimentale (altezza totale del monumento: 14.53 m). La guglia però è molto più antica della fontana, del Pantheon e anche dell'obelisco della Minerva: i suoi geroglifici parlano del faraone Ramsete II, che visse nel XIII secolo aC.
Lo si rinvenne nel 1374 presso la chiesa di San Macuto, non lontana dal Pantheon e pressoché coincidente con l'antico sito del Tempio di Iside; fu estratto e innalzato accanto alla stessa chiesa, dove rimase fino al 1711.

l'obelisco di fronte a San Macuto (metà XV sec.)

il cartiglio di Ramsete II (al centro)
e di suo figlio Merneptah

Definito dal popolo "la guglia di mammautte", per corruzione del titolo della chiesa, ancora oggi viene da alcuni chiamato il Macuteo.
Quando fu trasferito alla sua sede attuale venne aggiunto alla fontana un basamento decorato con una scogliera; tale composizione con ogni probabilità era ispirata alla berniniana Fontana dei Fiumi (cfr. il paragrafo successivo), terminata circa mezzo secolo prima, il cui disegno innovativo aveva riscosso un grande successo tra la gente. Alessandro VII vi pose alla base il proprio stemma; una delle sue imprese, una stella, si trova anche sull'elemento sommitale, identico a quello del precedente obelisco.

l'elemento sommitale con
l'impresa di Clemente XI

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Una quarta guglia, coronata da una stella, si trova sull'antico sito delle Terme di Diocleziano, davanti al Museo Nazionale Romano. È l'ultimo degli obelischi ad essere stato rinvenuto, estratto dal celebre archeologo Lanciani nel 1883, presso l'antico sito dell'Iseum. A quel tempo lo Stato Pontificio era già caduto; come elemento sommitale fu scelta una stella.

l'obelisco presso le Terme di Diocleziano

L'obelisco è alto 6.34 m. Sul fusto ha geroglifici riferibili a Ramsete II, e poggia su un piccolo monumento a ricordo dei soldati italiani caduti nella battaglia di Dogali (Etiopia, 1887), poco dopo il suo ritrovamento.

La sua prima collocazione fu l'ampia piazza davanti alla stazione centrale ferroviaria Termini, dove venne posta verso la fine del XIX secolo, dopo il rinvenimento presso il sito originale del tempio. Nel 1925, a causa delle ristrutturazioni, tanto la guglia che il monumento vennero spostati a circa 200 metri dalla piazza, al punto dov'è ora.

sul fusto è presente il cartiglio di Ramsete II


la guglia davanti alla vecchia stazione in una foto dei primi del '900
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La guglia gemella di quella anzidetta una volta si trovava nei giardini di Villa Medici, la sede dell'Accademia Francese di Roma in cima al colle Pincio. La splendida villa prese le forme attuali sotto il cardinal Ferdinando de' Medici (tardo XVI secolo), il quale era un appasionato d'arte antica, e la cui collezione comprendeva diversi reperti archeologici, tra i quali l'obelisco.

Dopo la sua morte, gli eredi lasciarono che la villa cadesse in uno stato di incuria, tanto che finì per essere acquistata dal governo francese. I pezzi antichi della collezione furono trasferiti, e fra questi l'obelisco, che nel 1790 venne portato a Firenze, dov'è tutt'ora. Nel XIX secolo venne realizzata una copia della guglia in sostituzione dell'originale.





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la copia dell'obelisco nei
giardini di Villa Medici