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Obelischi

introduzione

Roma è la città che nel mondo vanta il maggior numero di obelischi antichi: ve ne sono tredici, sparsi tra i rioni del centro storico e ciascuno di essi ha un'età superiore a 1500 anni. Ma esistono anche delle opere meno antiche e persino moderne, la cui forma è stata ispirata dai suddetti monumenti classici.
Tuttavia gli storici dell'arte respingono con fermezza l'inclusione nella lista degli obelischi autentici di queste opere "spurie", in quanto le loro caratteristiche non coincidono con quelle piuttosto peculiari del tipico monumento egizio (descritte più avanti). Quindi, per completezza, questa monografia comprende anche tali epigoni dei veri obelischi, tenendoli però ben distinti da quelli originali.

Circa la metà delle guglie antiche presenti nella Città Eterna proviene dall'Egitto, frutto di veri e propri saccheggi perpetrati a danno dei monumenti locali negli anni in cui il paese fu sotto il dominio romano, dal tardo I secolo avanti Cristo al IV  secolo dopo Cristo.
A quei tempi gli obelischi a Roma erano indubbiamente di più di quanti se ne vedono oggi, ma il numero esatto è ignoto (in passato tra gli studiosi vi fu chi arrivò a sostenere che potessero essere stati ben quarantotto!).

ricostruzione cinquecentesca dell'antico assetto dell'Isola Tiberina
Sicuramente qualcuno di essi è andato perduto, come ad esempio l'obelisco che sorgeva al centro dell'Isola Tiberina (a sinistra), crollato nel XIV secolo e del quale sono sopravvissuti solo tre frammenti, conservati in musei di Napoli e Monaco di Baviera, o come altri, ancora interi, che si trovano oggi in città diverse (come verrà detto nelle pagine successive).

l'obelisco flaminio

Nella loro terra d'origine questi monumenti apparvero per la prima volta attorno al XXIV secolo aC, ma il loro pieno sviluppo in termini di dimensioni e decorazione non fu raggiunto prima del XV secolo aC. Venivano realizzati per scopi religiosi, celebrativi e decorativi. Erano spesso prodotti in coppia, cioè come monumenti gemelli, per essere collocati ad entrambi i lati di un tempio, ma alcuni di essi erano anche individuali.
Gli obelischi erano parte del culto del dio Ra (il sole) e la loro forma, alta e sottile, punta verso il cielo forse come tentativo di stabilire una connessione tra la terra e la divinità. Su tutti e quattro i lati del fusto sono solitamente incisi geroglifici che celebrano re (faraoni), spesso i padri defunti dei sovrani durante il cui regno i monumenti furono realizzati.
I nomi si riconoscono facilmente dalle altre parole perché sono circondate da una cornice ovale (il cartiglio). Gli obelischi di Roma menzionano molto spesso il nome di Ramsete II (re della XIX dinastia, 1304-1237 aC). I nomi egizi a volte possono creare confusione, perché venivano incisi usando geroglifici diversi; ad esempio, si conoscono 29 varianti ortografiche dell'anzidetto Ramsete, anche se sugli obelischi portati a Roma si trova sempre con la stessa grafia (a sinistra).
Non su tutti gli obelischi egizi sono però presenti iscrizioni, in quanto ne esistono alcuni con un fusto liscio (detti anepigrafi). Ciò trova diverse spiegazioni possibili. Qualcuno degli obelischi potrebbe essere stato usato con funzione esclusivamente decorativa, senza dediche particolari. Altri potrebbero essere rimasti incompiuti, a causa della morte prematura del faraone che li aveva commissionati.

cartiglio col nome di Ramsete II

← cartigli con due differenti versioni del nome di Ramsete II

Infine, alcuni degli obelischi furono scolpiti nelle cave egiziane dopo la conquista del paese da parte di Roma, nel qual caso potrebbero essere stati lasciati senza iscrizioni per essere decorati in seguito, dopo il trasporto nell'Urbe.


L'Egitto cadde in mano romana nel 31 aC, divenendo una delle province dell'impero; Roma fece così la conoscenza di diversi elementi della cultura egizia, alcuni dei quali furono anche adottati, come il culto delle divinità Iside e Serapide, o il vezzo da parte di ricche personalità di farsi erigere una tomba a forma di piramide (qui a destra).

la piramide di Caio Cestio (fine I secolo aC)

Diversi obelischi di varie dimensioni furono portati a Roma nel corso dell'età imperiale, dalla fine del I secolo aC al IV secolo dC. I più grandi provenivano da Eliopoli e Tebe (cfr. mappa dell'antico Egitto a destra); due di essi erano già stati spostati ad Alessandria prima di essere trsferiti nella capitale dell'impero.
Le loro iscrizioni erano incomprensibili per il popolo romano, che le considerava prevalentemente una "decorazione esotica", senza curarsi della traduzione. Tuttavia due obelischi voluti dagli imperatori Domiziano e Adriano furono portati a Roma col fusto privo di iscrizione, la quale fu poi scolpita localmente in caratteri geroglifici.
i confini dell'impero nell'anno 1 (↑ in rosso) includevano l'Egitto (dettaglio →), da dove provengono otto obelischi

Il mondo occidentale poté conoscere il loro vero significato solo ai primi dell'Ottocento, quando lo studioso francese Champollion scoprì la chiave di lettura delle centinaia di piccole immagini stilizzate.



un tipico circo dell'antica Roma (incisione del XVII secolo)
Gli imperatori romani trovavano gli obelischi particolarmente adatti a decorare i circhi (cioè gli stadi), dove venivano solitamente collocati al centro della piattaforma (spina) che demarcava il margine interno dell'anello della pista. Gli obelischi erano anche utilizzati come arredo per i templi dedicati a divinità egizie (soprattutto quelli corti), o per rendere i mausolei più monumentali: quello dov'erano custodite le ceneri dell'imperatore Ottaviano Augusto e della sua famiglia, ne aveva due che fiancheggiavano l'ingresso.

Alcuni obelischi furono anche realizzati a Roma: qui furono trasportati come monoliti ancora in parte non lavorati, affinchè uno scalpellino locale vi incidesse geroglifici secondo il modello classico egiziano; la qualità di tali incisioni, tuttavia, non era altrettanto buona come quelle originali egizie. Di queste guglie tratta più in dettaglio la III parte.

Dall'inizio del medioevo fino al tardo Rinascimento gli obelischi vennero dimenticati: caddero a terra tutti meno uno, rompendosi in frammenti che giacquero abbandonati nella più completa incuria, se non perfino sepolti sotto enormi pozze di fango (come l'obelisco flaminio). Per molti di essi, la causa di tale sorte si dice che fosse da mettersi in relazione con la cattura di Roma da parte degli Ostrogoti, nel 537: gli svettanti simboli del decaduto impero romano potrebbero essere stati danneggiati intenzionalmente dalle schiere del re Totila, durante il sacco che fece seguito all'assedio.

un obelisco (freccia blu) giace in pezzi presso la chiesa di San Rocco, accanto  →
al grande mausoleo rotondo dell'imperatore Ottaviano Augusto (pianta del 1551)

C'è inoltre da tener presente che nel medioevo Roma fu scossa da forti terremoti, che colpirono diversi monumenti, tra cui gli obelischi sarebbero stati più vulnerabili di altri.
Tuttavia sul finire del XIX secolo, il famoso archeologo Rofolfo Lanciani sviluppò una teoria scomoda ma interessante: dopo che la messa al bando del cristianesimo cessò sotto Costantino I (Editto di Milano, 313) e Teodosio I lo proclamò religione di stato dell'Impero Romano d'Occidente (395), mettendo al bando a loro volta tutti gli altri culti, i primi papi potrebbero aver deliberatamente ordinato la distruzione degli obelischi cittadini, che ai loro occhi apparivano come delle ingombranti vestigia pagane; è noto che per lo stesso motivo furono metodicamente distrutti gli antichi templi e le statue degli imperatori, un fervore religioso che oggi non esiteremmo a definire fanatismo.

Domenico Fontana
E per uno scherzo del destino fu proprio un papa del tardo Rinascimento, Sisto V (1585-90), a divenire il primo e principale artefice di un rinnovato interesse per gli antichi obelischi, facendoli restaurare e trasferire ai luoghi dove sorgono tutt'ora da parte del suo architetto capo, Domenico Fontana (a sinistra), che viene ricordato soprattutto per l'erezione di ben quattro guglie maggiori: l'obelisco Laterano, l'obelisco Flaminio, l'obelisco Vaticano e l'obelisco Liberiano (che nella precedente illustrazione appariva ancora in frantumi).


iscrizione alla base
dell'obelisco vaticano:
Domenico Fontana, dalla
città di Melide, in una nuova
regione presso Como, trasferì
ed eresse
[questo obelisco]

Sisto V era particolarmente ossessionato dal fatto che questi imponenti monumenti fossero stati originariamente dedicati a divinità non cristiane; per tale ragione egli inaugurò l'usanza di montare una croce sulla sommità degli obelischi di cui aveva finanziato il restauro, anche includendovi all'interno frammenti di reliquie cristiane, facendo scolpire sulla base iscrizioni che dedicavano il monumento alla "invittissima Croce", nonché in qualche caso perfino eseguendo presso la guglia riti esorcistici per scacciare da essa qualsiasi influenza pagana residua!


Gli obelischi sono monumenti dalle caratteristiche abbastanza singolari: sono ricavati da un unico blocco di pietra (cioè sono monoliti), più spesso di granito rosso. Il fusto è un prisma regolare a base quadrata, che si rastrema leggermente verso la parte sommitale, dove normalmente termina con un breve elemento di forma piramidale detto pyramidion.

(da sinistra) incisione di Giuseppe Vasi che mostra un tentativo di estrazione dell'obelisco solare; particolare del pyramidion dell'obelisco flaminio

In Egitto al pyramidion non veniva sovrapposta alcuna particolare struttura, bensì veniva ricoperto con una foglia di elettro, una lega di oro e argento, così che la superficie riflettesse la luce solare ad una certa distanza tutt'attorno al monumento. Tuttavia se il fusto dell'obelisco recava incisi dei geroglifici, se ne trovavano alcuni anche sul pyramidion, spesso in forma di piccoli cartigli con il nome di un faraone e figure di divinità (illustazione a sinistra), quasi come se i raggi di luce riflessi dalla superficie rivestita potessero veicolare tali nomi o personaggi.

Invece agli obelischi trasportati a Roma veniva solitamente apposta come terminale una sfera bronzea con un pinnacolo (in basso a destra).

l'elemento sommitale dell'obelisco
vaticano con l'impresa di Sisto V
L'abitudine di collocare un elemento aggiuntivo in cima alle guglie fu mantenuto durante il Rinascimento e le epoche successive; man mano che gli obelischi superstiti riaffioravano dalla terra, venivano restaurati e trasferiti alle nuove collocazioni, i papi che ordinavano l'impresa facevano montare sul pyramidion la croce cristiana e le proprie imprese di famiglia (a sinistra), rimuovendo l'antica sfera ove questa fosse ancora presente. Solo a uno, l'obelisco matteiano, è rimasta alla sommità la sfera romana.
Le più comuni imprese araldiche osservate sugli obelischi di Roma sono quelle di papa Sisto V, che fece trasferire nella loro attuale collocazione quattro obelischi maggiori (cfr. illustrazioni seguenti).
l'unica sfera ancora al suo posto (a sinistra) e una rimossa,
attualmente conservata tra i reperti dei Musei Capitolini

Sebbene gli elementi sommitali degli obelischi possano apparire quasi uguali tra loro, la loro forma è in realtà sempre diversa (con un'unica eccezione), come rivelano i loro dettagli mostrati nelle pagine successive. Tra le forme più curiose ce n'è una con un giglio, simbolo della corona di Francia, sull'obelisco presso Trinità dei Monti (una delle chiese francesi di Roma) ed una con una stella a cinque punte che sormonta la piccola guglia nei pressi della Stazione Termini.

due famose incisioni che mostrano la posizione topografica delle sette principali chiese visitate per tradizione dai pellegrini; quella a sinistra fu realizzata per
il Giubileo del 1575; quella a destra, datata 1589, è quasi identica, tranne per la presenza di quattro alti obelischi che Sisto V aveva nel frattempo provveduto ad erigere


Le caratteristiche più importanti nelle quali gli obelischi differiscono tra loro, però, sono l'età del monumento, le sue dimensioni (e quindi il peso), la presenza o meno di geroglifici lungo il fusto, e soprattutto la storia che c'è dietro ciascuno di essi, talora in parte menzionata dalle iscrizioni che reca la base su cui poggiano.

Prima di descrivere ciascuno di essi e la sua storia, c'è un'ultima nota etimologica curiosa: il vocabolo obelisco viene dal greco οβελος (obelos, cioè "spiedo"), il cui diminutivo è οβελιςκος (obeliskos): ai primi occidentali che li videro, tra cui lo storico Erodoto (V secolo aC), questi colossali monumenti richiamarono alla mente la forma di uno "spiedino"!




I parte
obelischi
egiziani

II parte
obelischi
dell'Iseo·Serapeo

III parte
obelischi
romani

IV parte
l'obelisco di Axum
steli moderne