Partendo da piazzale Labicano si possono fare due brevi digressioni per visitare alcuni reperti romani di un certo interesse situati nelle immediate vicinanze.
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in alto e in basso a sinistra: l'acquedotto neroniano |
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| Si può seguire l'aquedotto per circa 200 metri; all'incrocio con via di Santa Croce in Gerusalemme entra nei terreni di Villa Wolkonsky, residenza dell'Ambasciatore britannico, dove quindi diviene inavvicinabile. Dove l'acquedotto venne tagliato sono ben visibili in sezione alcune condutture in terracotta che raccoglievano l'acqua dal dotto principale (ne è mostrata un'immagine nella monografia sugli Acquedotti, nella II parte). Sul lato opposto della strada non perdete altri resti interessanti: qui dietro una cancellata di ferro si trovano due tombe [rif. pianta d] costruite in tufo, di personaggi di ceto medio. |
le tombe in via Statilia |
dettaglio dei ritratti |
La prima all'estrema sinistra risale al tardo II secolo aC ed è ornata da scudi rotondi incisi sulla facciata. La seconda, più ampia, è di età di poco successiva (inizi I secolo aC), ha due finestre che danno luce ad altrettante celle separate all'interno e due pannelli che raffigurano i ritratti dei cinque defunti ivi sepolti. |
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il cosiddetto Tempio di Minerva Medica |
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| Il cosiddetto Tempio di Minerva ne era il ninfeo, una costruzione ornamentale piena di piante, fiori, sculture e fontane, dedicata alle ninfe. La sala aveva un'alta ed ampia volta (parte della quale è ancora rimasta), che crollò ai primi dell'800. Disegni e stampe eseguiti prima della caduta danno un'idea di come doveva apparire in origine. |
(← a sin.) l'interno della costruzione e (↑ in alto) il ninfeo in un'illustrazione del 1820, prima che crollasse la volta |
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Nell'angolo di piazzale Labicano da dove origina via Prenestina, qualche metro prima del sottopassaggio ferroviario, è l'ingresso ad una piccola basilica sotterranea [rif. pianta f], scoperta nel 1917, che risale al secolo dC ed apparteneva ad una setta neopitagorica. Questo sito non è aperto al pubblico, tuttavia un permesso può essere richiesto presso la Soprintendenza Archeologica di Roma, piazza Santa Maria Nova, 53. Grazie alla sua posizione, la basilica è ottimamente conservata, con fini decorazioni in rilievo.
Riprendendo il percorso principale, il muro piega verso sud, seguendo il lato di via Casilina. In questo tratto lo si perde di vista per circa 150 metri, in quanto attraversa un terreno privato che si estende sulla destra al di sopra di un rilievo erboso.
tratto dell'Acqua Felice di Sisto V |
Poi, al primo incrocio, piega a destra ad angolo retto lungo viale Castrense; in questo punto viene raggiunto da un'altra lunga serie di archi [rif. pianta g] con campate alquanto strette (circa 2 metri). Questo era il tracciato di uno dei più importanti acquedotti dell'antica Roma, l'Acqua Claudia. In origine raggiungeva Porta Maggiore, come già accennato a pagina 2, ma quando Aureliano fece erigere la cinta muraria, l'ultimo tratto prima della porta ne venne incorporato nella nuova struttura difensiva, ragion per cui i fornici scomparvero. Nel tardo XVI secolo, papa Sisto V riutilizzò ciò che rimaneva dell'antico acquedotto romano per costruirne uno nuovo, chiamato Acqua Felice, a cui questi stretti archi appartengono. Possono essere seguiti sul lato sinistro (orientale), nel loro passaggio attraverso il parcheggio di un vicino supermercato. |
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Tornati su viale Castrense, dopo un'altra leggera curva, al di sopra del muro compaiono in lontananza le alte statue della basilica di San Giovanni. Qualche metro più avanti si arriva ad un altro interessante edificio intersecato dalle mura di Aureliano, l'Anfiteatro Castrense [rif. pianta h].
Nonostante le ridotte dimensioni questo era un vero e proprio anfiteatro per giochi e spettacoli, costruito in mattoni. È di forma ovale come il Colosseo e aveva perfino un velarium, cioè una tenda che veniva tirata a copertura degli spalti.
| L'imperatore Elagabalo lo fece costruire attorno al 220, circa cinquant'anni prima che le mura aureliane circondassero la città, nell'area detta Horti Variani ad Spes Veterem, cioè i Giardini Variani presso la Speranza Vecchia (il nome di un tempio che sorgeva lì nei pressi). Sono ancora visibili numerose delle 48 mezze colonne che ne decoravano la superficie esterna, alternate agli ingressi (ora chiusi). In origine l'anfiteatro aveva altri due ordini sovrapposti a quello residuo, che furono demoliti nel 1557. Il suo interno è attualmente adibito ad orto dai monaci cistercensi e, almeno in alcuni periodi dell'anno, è visitabile previo appuntamento. Presso un passaggio ricavato nel muro, che mette in comunicazione viale Castrense con piazza Santa Croce in Gerusalemme, nell'angolo dove le mura si incontrano con l'anfiteatro, sul lato interno, si trova la minuscola chiesa di Santa Maria del Buon Aiuto [rif. pianta i], il cui nome deriva da una preesistente cappella che riceveva generose elemosine; questa venne ingrandita da papa Sisto IV nel 1476, come ricorda un'iscrizione sopra il portale, pare come ringraziamento perchè il papa un giorno, in visita alla vicina chiesa di Santa Croce, vi aveva trovato ricovero durante un improvviso quanto violento temporale. |
l'Anfiteatro Castrense, in una pianta di Roma antica (1576) |
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| Abbastanza vicino all'anfiteatro, sul lato opposto a quello dove si trova la chiesetta, sorgeva il Sessorium: questo era un grande palazzo, la cui costruzione era stata cominciata da Settimio Severo attorno al 200 ed era poi stata completata da Elagabalo nel 220 circa, che divenne la residenza degli imperatori per circa cento anni, fino a quando nel 330 Costantino I non spostò la capitale dell'impero a Bisanzio.
A quel tempo la madre dell'imperatore Costantino, Sant'Elena, convertì parte del palazzo in un luogo di preghiera cristiana, che col passare del tempo divenne l'attuale basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Gli unici avanzi rimasti del Sessorium [map ref. j] appartengono ad una grande aula absidata e sono attualmente situati nel terreno dell'ex caserma dei Granatieri (ora museo storico di quest'arma), sulla sinistra della chiesa. ← gli scarsi resti del Sessorio |
| Oltre all'anzidetto anfiteatro e al palazzo, il complesso imperiale comprendeva anche uno stadio, non più esistente, chiamato Circo Variano, che si estendeva alle spalle del Sessorium nell'area chiamata ad Spes Veterem (cioè "presso la speranza Vecchia", il suddetto tempio); la spina del Circo variano era ornata dall'obelisco che oggi sorge nei giardini del Pincio, dal lato opposto di Roma. Si segua il lato interno delle mura ben conservate per circa 300 metri, attraverso un giardino pubblico. Qui il livello del suolo è assai più alto di quello esterno, come si può vedere dalle strette feritoie di alcune postazioni difensive. |
l'ultimo tratto delle mura prima del Laterano, sul lato interno |
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Non appena si raggiunge la grande statua di San Francesco di Assisi, si è finalmente in piazza di Porta San Giovanni. Qui si passi di nuovo sul lato esterno delle mura.
Nel mezzo della larga piazza, fra i molti fornici nuovi aperti nei primi anni del XX secolo, sorge Porta San Giovanni [rif. pianta 6]: questa è una porta "moderna", che Gregorio XIII fece erigere nel 1574 da un allievo di Michelangelo, il siciliano Jacopo (Giacomo) Del Duca.
Porta San Giovanni e il tratto di mura che attraversa piazzale Appio Assieme a Porta del Popolo e a Porta Pia fa parte del gruppo delle porte rinascimentali le quali, a differenza di quelle antiche romane, abbinavano al mero scopo difensivo militare un'aspetto alquanto ricercato, a fini artistici. Infatti il fornice con la cornice a finto bugnato e l'attico a forma di balaustra mimano il portone d'ingresso di un palazzo cinquecentesco, mentre la chiave di volta è decorata da una curiosa testa di moro. |
Si trovava lungo la via Campana (come ci ricorda l'iscrizione che sovrasta il fornice), la quale si dirigeva verso sud, lungo il percorso che oggi corrisponde a via Appia Nuova. la chiave di volta del fornice |
Nel piazzale Appio la seconda tappa del giro giunge al termine. Coloro che desiderano terminare il giro qui, davanti alla porta, su entrambi i lati della piazza, troveranno gli accessi alla stazione della metropolitana "San Giovanni" (linea A).