II parte - il lato orientale


~ pagina 3 ~
mappa del giro - II parte
mappa generale delle mura e strade principali

Da piazzale Labicano si possono fare due brevi digressioni:
  • Appena svoltato l'angolo a sinistra della porta, dove una grossa lapide ricorda i lavori di restauro e la scoperta della tomba di Eurisace da parte di Gregorio XVI, il muro si raccorda con un'interessante sequenza di arcate [rif. pianta c], che seguono l'attuale via Statilia in direzione del Laterano. Questo è ciò che rimane dell'antico acquedotto di Nerone (o più propriamente Arcus Neroniani), che raccoglieva acqua dagli archi di Claudio per portarla al palazzo imperiale sul Palatino.

in alto e in basso a sinistra: l'acquedotto neroniano
Si può seguire l'aquedotto per circa 200 metri; all'incrocio con via di Santa Croce in Gerusalemme entra nei terreni di Villa Wolkonsky, residenza dell'Ambasciatore britannico, dove quindi diviene inavvicinabile. Sul lato opposto della strada, però, si possono vedere altri resti interessanti dietro una cancellata: due tombe romane [rif. pianta d], risalenti al I secolo aC, con i ritratti dei defunti in rilievo.


le tombe di via Statilia

particolare dei ritratti

  • Tornati in piazzale Labicano, seguite via Giolitti, dirimpetto alla porta: in breve la strada giunge ai resti di una grande sala [rif. pianta e], dalla struttura in laterizio ma originariamente rivestita di marmo, risalente al IV secolo dC; il nome dato al sito, Tempio di Minerva Medica, si lega al locale ritrovamento di una statua di Minerva con un serpente, simbolo della Medicina. Recenti studi hanno appurato che il sito apperteneva agli Horti Liciniani, i giardini della residenza della potente famiglia dei Licinii (un membro della quale divenne imperatore nel 308 dC, abdicando 15 anni dopo). Il cosiddetto Tempio di Minerva ne sarebbe stato il ninfeo, una costruzione piena di piante, fiori, sculture e fontane, dedicata alle ninfe. La sala aveva un'alta ed ampia volta (parte della quale è ancora rimasta), che crollò ai primi dell'800. Alcune antiche stampe ci danno un'idea di come doveva apparire in origine.

il cosiddetto Tempio di Minerva Medica


(↑ in alto) il ninfeo in una stampa di G.B.Piranesi (1760);
(← a sin.) l'interno della costruzione

Nell'angolo di piazzale Labicano da dove origina via Prenestina, qualche metro prima del sottopassaggio ferroviario, è l'ingresso ad una piccola basilica sotterranea [rif. pianta f], scoperta nel 1917, che risale al  secolo dC ed apparteneva ad una setta neopitagorica. Questo sito non è aperto al pubblico, tuttavia un permesso può essere richiesto presso la Soprintendenza Archeologica di Roma, piazza Santa Maria Nova, 53. Grazie alla sua posizione, la basilica è ottimamente conservata, con fini decorazioni in rilievo.

Continuando lungo il percorso principale, il muro piega a sud, lungo la via Casilina. Un tempo qui sorgeva un'altra porta: prendeva il nome dall'imperatore Onorio che la fece costruire, ma fu smantellata da papa Gregorio XVI quando fece restaurare Porta Maggiore. In questo tratto il muro si perde di vista per circa 150 metri, a causa di un terreno privato.


tratto dell'Acqua Felice di Sisto V
Poi, al primo incrocio, fa una curva a destra lungo viale Castrense, dove viene raggiunto da un'altra lunga serie di archi [rif. pianta g] con campate alquanto ridotte (circa 2 metri). Qui passava uno dei più importanti acquedotti dell'antica Roma, iniziato sotto Caligola e terminato da Claudio, da cui il nome Acqua Claudia. In origine, l'acquedotto raggiungeva Porta Maggiore, come già menzionato a pagina 2, ma nel III secolo ne vennero chiuse le ultime arcate presso la porta, così da poter incorporare questa struttura nelle mura di difesa. Nel tardo XVI secolo, papa Sisto V ristrutturò e riutilizzò alcune parti di ciò che ne rimaneva per il suo acquedotto, l'Acqua Felice, a cui questi archi appartengono.
Ora possono essere seguiti sul lato sinistro, attraversando lo spiazzo di un vicino supermercato.

Tornati su viale Castrense, dopo un'altra leggera curva, al di sopra del muro compaiono in lontananza le alte statue della basilica di San Giovanni.
Qualche metro più avanti si arriva ad un altro interessante edificio intersecato dalle mura di Aureliano, l'Anfiteatro Castrense [rif. pianta h].

l'Anfiteatro Castrense dall'esterno delle mura; sul lato interno si trova la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, di cui si vede il campanile

Questo era un vero e proprio anfiteatro, per giochi e spettacoli, costruito in mattoni e di forma ovale come il Colosseo ma molto meno ampio e meno decorato di quest'ultimo. Fu realizzato all'inizio del III secolo dC, circa 50 anni prima delle mura Aureliane. Sono ancora visibili alcune delle colonne che ne decoravano la superficie esterna, anch'esse in laterizio. Purtroppo l'anfiteatro non è accessibile al pubblico.

Presso un passaggio ricavato nel muro, che mette in comunicazione viale Castrense con piazza Santa Croce in Gerusalemme, nell'angolo dove le mura si incontrano con l'anfiteatro, sul lato interno, è la minuscola chiesa di Santa Maria del Buon Aiuto [rif. pianta i], il cui nome deriva da una preesistente cappella che apparentemente riceveva generose elemosine; questa venne ingrandita da papa Sisto IV, nel 1476, come ricorda un'iscrizione sopra il portale.

l'Anfiteatro Castrense, in una
pianta di Roma antica (1576)


l'ultimo tratto delle mura prima del Laterano, sul lato interno
Sempre nei pressi dell'anfiteatro, sul lato opposto alla chiesetta, sorgeva il Sessorio: questa era una sontuosa villa costruita nel III secolo dC che alla fine dell'età imperiale (III-IV secolo) divenne residenza degli imperatori; gli unici resti dell'edificio [rif. pianta j] appartengono ad una grande sala absidata, nell'area dell'ex caserma dei Granatieri, ora museo dello stesso corpo, sulla sinistra della basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Infatti la stessa basilica una volta faceva parte del Sessorium, essendo stata trasformata in luogo di culto cristiano dalla madre dell'imperatore Costantino, Sant'Elena.
Si segua il lato interno delle mura ben conservate per circa 300 metri, attraverso un giardino pubblico. Qui il livello del suolo è assai più alto di quello esterno, come si può vedere dalle strette feritoie di alcune postazioni.

Non appena si raggiunge la grande statua di San Francesco di Assisi, si è finalmente in piazza di Porta San Giovanni. Qui si passi di nuovo sul lato esterno delle mura.
Nel mezzo della larga piazza, fra i molti fornici nuovi aperti nei primi anni del XX secolo, sorge Porta San Giovanni [rif. pianta 6]: questa è una porta "moderna", che papa Gregorio XIII fece realizzare nel 1574 da un allievo di Michelangelo, il siciliano Jacopo (Giacomo) Del Duca.


Porta San Giovanni e il tratto di mura che attraversa piazzale Appio

A differenza delle porte più antiche, questa ha un aspetto assai meno marziale; con Porta del Popolo e Porta Pia fa infatti parte del gruppo delle porte rinascimentali. Il fornice con la cornice a finto bugnato e l'attico a forma di balaustra mimano il portone d'ingresso di un palazzo cinquecentesco, mentre la chiave di volta è decorata da una curiosa testa di moro.


Nel piazzale Appio la seconda tappa del giro giunge al termine.
Si trovava lungo la via Campana (come ci ricorda l'iscrizione), che si dirigeva verso sud, lungo il percorso che oggi corrisponde a via Appia Nuova.


la chiave di volta del fornice
Coloro che desiderano terminare il giro qui, davanti alla porta, su entrambi i lati della piazza, troveranno gli accessi alla stazione della metropolitana "San Giovanni" (linea A).



torna all'INDICE GENERALE lato est - pagina 2 torna all'INDICE DELLE MURA