~ monografie romane ~ obelischi · I parte · |
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Infatti esistono alcuni monumenti moderni ispirati in qualche misura alla forma delle antiche guglie, che vengono a volte inclusi; ma gran parte degli storici dell'arte e degli appassionati di obelischi sono piuttosto fermi nel non considerarli autentici, perché le loro caratteristiche non corrispondono a quelle piuttosto specifiche degli obelischi classici (descritte più avanti).
Quindi, per completezza, questa monografia descrive anche tali moderni epigoni degli obelischi, tenendoli però ben distinti da quelli veri.
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Diversi obelischi di varie misure furono portati a Roma nel primo periodo imperiale.
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un tipico circo dell'antica Roma (incisione del XVII secolo) |
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obelisco Vaticano: tre monti e la stella a otto punte di papa Sisto V (1585-1590) |
In Egitto il pyramidion non veniva coperto con alcuna struttura particolare, ma era rivestito di elettro (una lega di argento e oro), così da riflettere i raggi del sole tutto intorno. Invece su quelli portati a Roma veniva solitamente collocata una sfera di bronzo sormontata da un pinnacolo (cfr. qui a destra). L'uso di sovrapporre un elemento aggiuntivo sulla sommità dell'obelisco fu mantenuto nel corso del Rinascimento e delle epoche successive; in occasione del rinvenimento, del restauro e del ricollocamento nella città delle guglie superstiti, i papi che patrocinavano i lavori vi facevano solitamente collocare in cima la croce cristiana e le proprie imprese araldiche (cfr. a sinistra), a volte dovendo rimuovere a tale scopo la sfera antico-romana, se questa era ancora al suo posto. Sisto V (1585-1590) è il papa che per primo fece questi interventi, facendo disporre quattro delle tredici guglie antiche di Roma nella loro posizione attuale, dove divennero a lungo degli importanti punti di riferimento (cfr. le illustrazioni qui in basso). |
sfera bronzea rimossa da uno degli obelischi di Roma ora nei Musei Capitolini |
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l'obelisco presso la basilica di San Giovanni; quello sullo sfondo è l'ingresso settentrionale alla chiesa |
Scolpito in granito rosso, misura 32.18 metri in altezza, e raggiunge 45.70 m con la base; il peso è di 230 tonnellate. In origine sorgeva davanti al Tempio di Amon a Tebe (Karnak, in egiziano), dove lo fece realizzare il faraone Tutmosi III nel XV secolo aC. Oltre 1.700 anni più tardi, all'inizio del IV secolo dC, Costantino il Grande fece trasferire il monumento ad Alessandria, nel nord del paese, che dopo la conquista romana era divenuta la principale città d'Egitto. Nel 357 l'imperatore Costante II, figlio e successore di Costantino, lo volle come decorazione per il Circo Massimo, il maggiore degli stadi cittadini destinati alle corse con le bighe; fece quindi costruire una nave speciale per poter trasportare il monumento a Roma. |
due cartigli di Tutmosi III sul fusto (in basso e a sinistra) |
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una stella, tre monti e un leone sono le imprese di famiglia di Sisto V (...più un gabbiano appollaiato) |
Rinvenuti i frammenti e restaurato l'obelisco, quest'ultimo fu quindi collocato nella sua attuale posizione, al posto della celebre statua di Marco Aurelio, che venne trasferita in Campidoglio. Furono allora applicate sulla sommità del monumento le imprese del pontefice: una stella, tre monti e un leone con la zampa sollevata (ripetuto su ciascuno degli angoli). Le iscrizioni sulle quattro facce della base tracciano, in breve, la storia dell'obelisco: dalla "sacrilega dedica" del faraone al dio Sole, al trasferimento ad Alessandria ad opera di Costantino, al trasporto a Roma ("con una nave di trecento rematori") effettuata da suo figlio Costante. Il quarto lato, nel ricordarci che Costantino il Grande, primo imperatore cristiano, fu battezzato nel Laterano da papa Silvestro I (314-335), commette un errore storico. |
"Costantino, vincitore grazie alla Croce, qui battezzato da San Silvestro, diffuse la gloria della Croce" |
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La credenza infatti traeva origine dalle numerose leggende medievali su questo imperatore. La verità è che Costantino rimase pagano per tutta la vita, pur dimostrandosi benevolo verso la religione cristiana per via dell'avvenuta conversione di sua madre, Sant'Elena. Si fece battezzare molto tardi, nel 367, appena prima della sua morte.
Sul lato orientale della base una breve e sobria iscrizione ricorda l'artefice dell'opera di erezione di questo e di altri obelischi sotto Sisto V: Domenico Fontana. |
questo lato della base ricorda come l'obelisco fu estratto in pezzi dal fango del Circo Massimo, qui faticosamente trasferito, accuratamente restaurato e dedicato da Sisto V alla Croce invittissima |
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Quello di piazza del Popolo, conosciuto come obelisco Flaminio dal nome dell'antica via Flaminia (che origina da una piazza adiacente), è il secondo più antico a Roma. È alto 24 metri, ma
con la base ne raggiunge 34.
Il monumento proviene da Eliopoli, dove sorgeva davanti al Tempio del Sole; i suoi geroglifici mostrano il nome del faraone Ramsete II e di suo figlio Merneptah (o Merenptah, XIII secolo aC). |
veduta dall'alto dell'obelisco Flaminio |
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dell'obelisco, che Ottaviano Augusto aveva dedicato al Sole, che giaceva in pezzi nel Circo Massimo, e che Sisto V fece qui trasferire nel 1589 |
Nel corso del tempo i frammenti di entrambi gli obelischi rimasero sepolti sotto parecchi metri di fango, venutosi a creare durante il medioevo, dopo l'abbandono della struttura, attraversata addirittura da un piccolo canale (la cosiddetta Acqua Mariana, o marrana). Come per l'obelisco descritto in precedenza, anche questo fu scoperto verso la fine del '500, quando papa Sisto V scandagliò il sito del Circo Massimo. I frammenti furono quindi restaurati e riassemblati; il monumento fu così trasferito alla sua sede attuale con grande sforzo, a causa delle ragguardevoli dimensioni. Anche questo obelisco reca le imprese bronzee del pontefice, cioè la stella e i monti, ma non i leoni; tuttavia quattro fontane a forma di leone furono aggiunte al monumento nel 1823 dall'architetto Valadier, in sostituzione della fontana cinquecentesca che si trovava davanti all'obelisco sin da quando questo era stato innalzato nella piazza (cfr. Fontane III parte, pagina 2). |
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l'obelisco Vaticano in piazza San Pietro con la basilica alle spalle |
Anche in piazza San Pietro si erge un obelisco egizio, senza geroglifici, sicuramente il più famoso di Roma in epoca antica. È alto 25.5 metri, ma la base e lo stemma bronzeo sulla cima allungano di circa 12 metri la sua altezza, facendolo sembrare molto più grande di quanto realmente è. affresco nella Biblioteca Vaticana (Musei Vaticani) che mostra come fu innalzato l'obelisco; da notare il gran numero di lavoranti e, a sinistra, la basilica di San Pietro incompiuta |
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Detto l'aguglia durante il medioevo, fu uno dei monumenti leggendari di Roma
per via di un globo bronzeo posto alla sommità, che si riteneva contenesse le ceneri di Giulio Cesare. Probabilmente la leggenda ebbe origine da un'antica dedica incisa alla base dell'obelisco, nella quale si legge il nome del celebre personaggio. La dedica, fortemente usurata, oggi appare incompleta e appena percettibile nelle ore che precedono il tramonto, quando la consunta iscrizione viene rivelata dai raggi del sole che cadono radenti (cfr. illustrazione più in basso). Durante i lavori per la riedificazione della basilica di San Pietro, Sisto V fece trasferire l'obelisco al centro della piazza (1586); ciò si rivelò un lavoro improbo per il famoso architetto Giovanni Fontana, i cui 900 operai impiegarono quasi sei mesi per portare a termine l'opera. La guglia venne poggiata su quattro coppie di leoni di bronzo; l'animale è infatti la principale impresa nello stemma di questo papa. il globo leggendario → ora nei Musei Capitolini |
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(in basso a sin.) l'iscrizione in cui Sisto V dichiara di aver mondato l'obelisco Vaticano dall'impura superstizione per mezzo dell'invincibile Croce; (in basso al centro) i leoni sui quali poggia l'obelisco e le aquile; (a destra) il circo di Nerone in una pianta di Roma antica del 1561, quando il globo (dettaglio) si trovava ancora sull'obelisco. |
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l'iscrizione appena visibile che menziona il "dio Cesare" |
Il papa, la cui avversione per le credenze popolari era ben nota (cfr. Roma leggendaria, pagina 7), decise di porre fine a questa "impura superstizione", come dice l'iscrizione latina su uno dei lati dell'alto basamento, e fece rimuovere la sfera. Questa fu esaminata da Fontana, che osservò che era stata fusa in un unico blocco, priva di saldature, e ne concluse che nulla poteva esservi stato inserito. La vecchia leggenda era stata così smentita. |
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La sommità del monumento fu quindi decorata con una croce poggiante su una stella e tre monti, imprese araldiche dello stenna di Sisto V; in questo caso fu inserito nell'elemento bronzeo un frammento delle reliquie della Santa Croce, forse per "controbilanciare" l'antica credenza a proposito delle ceneri di Cesare. Nel 1713 anche Innocenzo XIII volle apporre alla base del monumento la propria impresa, un'aquila coronata. Nel 1817 l'obelisco divenne anche meridiana: nel pavimento della metà destra (settentrionale) della piazza, tra il monumento e la fontana, fu inserita una sottile fascia di granito che indica i punti dove nell'arco dell'anno, a mezzogiorno in punto, la croce posta alla sommità della guglia proietta la sua ombra; dei dischi segnano i punti raggiunti nei giorni degli equinozi e dei solstizi. particolare della meridiana dell'obelisco in piazza San Pietro: → alle 11:59 (ora solare effettiva) l'ombra prodotta dal monumento sta per coprire la linea che ne segue la progressione a mezzogiorno; la foto è stata scattata poco prima del solstizio invernale (21 o 22 dicembre) quando l'ombra raggiunge la sua massima lunghezza, cioè il disco bianco posto all'estremità della linea |
proiettili e relativi fori sulla superficie del globo |
L'antica sfera di bronzo non andò distrutta. Fino al 1850 decorò la balaustra del Campidoglio; poi fu accolta nei vicini Musei Capitolini, dove viene ancora mostrata. Se ne può apprezzare un curioso dettaglio: ha la superficie costellata di proiettili sparati dai Lanzichenecchi, i mercenari di Carlo V che misero a ferro e fuoco la città durante il sacco di Roma del 1527, e che verosimilmente per divertirsi usarono la sfera, allora ancora sulla sommità dell'obelisco, come un bersaglio. L'obelisco misura 25.46 m; con la base che lo sostiene raggiunge i 40.23 m. |
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veduta dell'intera guglia, le cui molte parti mancanti (a destra) furono sostituite con pezzi di Colonna Antonina |
Un altro obelisco egizio è quello di piazza di Montecitorio, davanti al palazzo del Parlamento.
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le tacche della meridiana sul pavimento |
Un'altro antico reperto fu rinvenuto in questa piazza, la Colonna Antonina, ma tutti gli architetti che provarono a disseppellirla fallirono, e la colonna rimase persino notevolmente danneggiata dai tentativi. Poiché anche l'obelisco era rotto in varie parti e diversi frammenti erano andati perduti, la colonna venne sacrificata e tagliata per restaurare le parti mancanti della guglia egizia. Nella stessa occasione gli fu aggiunto alla sommità un globo bronzeo con un foro, così da ripristinare lo scopo originario del monumento: ad una data ora del giorno un raggio di luce avrebbe dovuto attraversare la sfera e raggiungere le tacche sul pavimento della piazza, segnando così la data. Il nuovo congegno, però, si dimostrò impreciso. |
la sfera bronzea con il foro |
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