torna all'INDICE GENERALE
~ monografie romane ~

obelischi
· I parte ·
obelischi - II parte obelischi - III parte obelischi - IV parte
II parte III parte IV parte

Roma è la città che nel mondo vanta il maggior numero di obelischi: ve ne sono almeno tredici, sparsi tra i rioni del centro storico; qualcuno di essi è situato nei giardini di ville nobili. Ma vi è chi sostiene che il loro numero sarebbe addirittura diciannove.
Infatti esistono alcuni monumenti moderni ispirati in qualche misura alla forma delle antiche guglie, che vengono a volte inclusi; ma gran parte degli storici dell'arte e degli appassionati di obelischi sono piuttosto fermi nel non considerarli autentici, perché le loro caratteristiche non corrispondono a quelle piuttosto specifiche degli obelischi classici (descritte più avanti).
Quindi, per completezza, questa monografia descrive anche tali moderni epigoni degli obelischi, tenendoli però ben distinti da quelli veri.


(↑ in alto) cartiglio di Ramsete II,
dall'obelisco Flaminio (a destra →)
La gran parte di quelli presenti a Roma sono tuttavia antichi, e circa metà di essi proviene dall'Egitto.
Nella loro terra d'origine questi monumenti venivano prodotti a scopo religioso, celebrativo e decorativo. Gli obelischi erano parte del culto del dio Ra (il sole) e la loro forma, alta e sottile, punta verso il cielo forse come tentativo di stabilire una connessione tra la terra e la divinità. I geroglifici lungo il fusto del monumento solitamente celebrano re (faraoni); alcuni nomi, riconoscibili dagli altri vocaboli perché racchiusi in un ovale (cartiglio), ricorrono più spesso di altri, tra cui quello di Ramsete (o Ramesse) II, sebbene i nomi egiziani avessero diverse grafie (per esempio, si riportano 29 modi diversi di scrivere l'anzidetto nome Ramsete), e chi non è un esperto di geroglifici può rimanerne confuso.

L'Egitto passò sotto il dominio di Roma nella seconda metà del I secolo aC, ed entrò a far parte dell'Impero Romano; ai romani furono così svelati vari aspetti del mondo egizio, ed alcuni di essi furono anche adottati, come ad esempio il culto della dea Iside.
Diversi obelischi di varie misure furono portati a Roma nel primo periodo imperiale.

l'Impero Romano attorno all'anno 1 comprendeva
l'Egitto, da dove provengono otto degli obelischi
Ne fu anche prodotto qualcuno localmente, con la stessa forma di quelli originali egizi, spesso aggiungendovi finti geroglifici lungo il fusto, sebbene il significato di tali iscrizioni fosse sconosciuto ai Romani, che le prendevano semplicemente come una "decorazione esotica", non curandosi molto della loro traduzione.

un tipico circo dell'antica Roma (incisione del XVII secolo)

Gli imperatori romani trovavano gli obelischi particolarmente adatti alla decorazione dei circhi, dove venivano solitamente collocati nel mezzo della piattaforma centrale (spina) che demarcava il perimetro interno della pista ad anello. Erano anche usati per la decorazione di templi (soprattutto le guglie più piccole), come avveniva anche in Egitto, o per rendere i mausolei ancora più sfarzosi; quello dell'imperatore Ottaviano Augusto ne aveva due che ne fiancheggiavano l'ingresso.

Gli obelischi hanno caratteristiche piuttosto ben definite: sono ricavati da un unico blocco di pietra (monoliti), più spesso granito rosso; il fusto è un prisma regolare a base quadrata, leggermente rastremato verso l'alto, terminante con una piccola parte piramidale, il pyramidion.

obelisco Vaticano: tre monti
e la stella a otto punte di
papa Sisto V (1585-1590)
In Egitto il pyramidion non veniva coperto con alcuna struttura particolare, ma era rivestito di elettro (una lega di argento e oro), così da riflettere i raggi del sole tutto intorno. Invece su quelli portati a Roma veniva solitamente collocata una sfera di bronzo sormontata da un pinnacolo (cfr. qui a destra).
L'uso di sovrapporre un elemento aggiuntivo sulla sommità dell'obelisco fu mantenuto nel corso del Rinascimento e delle epoche successive; in occasione del rinvenimento, del restauro e del ricollocamento nella città delle guglie superstiti, i papi che patrocinavano i lavori vi facevano solitamente collocare in cima la croce cristiana e le proprie imprese araldiche (cfr. a sinistra), a volte dovendo rimuovere a tale scopo la sfera antico-romana, se questa era ancora al suo posto. Sisto V (1585-1590) è il papa che per primo fece questi interventi, facendo disporre quattro delle tredici guglie antiche di Roma nella loro posizione attuale, dove divennero a lungo degli importanti punti di riferimento (cfr. le illustrazioni qui in basso).

sfera bronzea rimossa da
uno degli obelischi di Roma
ora nei Musei Capitolini
due famose incisioni mostrano la posizione delle sette maggiori chiese di Roma, tradizionalmente visitate dai pellegrini; quella a sinistra fu realizzata per il
Giubileo del 1575, quella a destra è datata 1589: è quasi identica, salvo la presenza dei quattro vistosi obelischi che Sisto V nel frattempo aveva provveduto a far collocare

Sebbene alla sommità degli obelischi le imprese dei papi si ripetano spesso, la forma di questi elementi aggiuntivi non è mai del tutto identica (fatta eccezione per un unico caso), come si può chiaramente vedere nelle illustrazioni di queste pagine. Tra le varianti, c'è quella con i gigli della corona di Francia sull'obelisco presso Trinità dei Monti (chiesa francese di Roma) e quella con una stella a cinque punte che sormonta la piccola guglia nei pressi della Stazione Termini.

Le caratteristiche più importanti nelle quali gli obelischi differiscono tra loro, però, sono l'età del monumento, le sue dimensioni (e quindi il peso), la presenza o meno di geroglifici lungo il fusto, e soprattutto la storia che c'è dietro ciascuno di essi.

Prima di presentare ciascuno di essi, una nota etimologica curiosa: il vocabolo obelisco viene dal greco οβελος (obelos, cioè "spiedo"), il cui diminutivo è οβελιςκος (obeliskos): ai primi occidentali che li videro, questi colossali monumenti fecero venire in mente la forma di uno "spiedino"!




OBELISCHI EGIZIANI

.   · 1 ·   .


Il più antico e il più alto obelisco di Roma è quello in piazza San Giovanni in Laterano, tra l'ingresso al transetto della basilica di San Giovanni e il Palazzo del Laterano.

l'obelisco presso la basilica di San Giovanni; quello
sullo sfondo è l'ingresso settentrionale alla chiesa
Scolpito in granito rosso, misura 32.18 metri in altezza, e raggiunge 45.70 m con la base; il peso è di 230 tonnellate.
In origine sorgeva davanti al Tempio di Amon a Tebe (Karnak, in egiziano), dove lo fece realizzare il faraone Tutmosi III nel XV secolo aC.

Oltre 1.700 anni più tardi, all'inizio del IV secolo dC, Costantino il Grande fece trasferire il monumento ad Alessandria, nel nord del paese, che dopo la conquista romana era divenuta la principale città d'Egitto.
Nel 357 l'imperatore Costante II, figlio e successore di Costantino, lo volle come decorazione per il Circo Massimo, il maggiore degli stadi cittadini destinati alle corse con le bighe; fece quindi costruire una nave speciale per poter trasportare il monumento a Roma.

due cartigli di Tutmosi III
sul fusto (in basso e a sinistra)

Qui la sommità del monumento venne dotata del globo bronzeo, com'era in uso fare in età romana antica. Fu però colpito da un fulmine e, caso unico tra gli obelischi di Roma, fu sostituito da un puntale a forma di fiamma, sempre di bronzo lucente, che sembrava ardere quando vi si riflettevano i raggi del sole. Non si sa che fine abbia fatto; forse era già andato perduto all'epoca delle prime invasioni dei Goti (526).

Dopo la caduta dell'Impero Romano, l'obelisco cadde rompendosi in tre grossi pezzi, che giacquero nell'area ovale, ormai abbandonata, finendo sepolti. Avendo le rovine del Circo Massimo ancora i lati scoscesi, quando pioveva l'acqua veniva trattenuta al centro, trasformando l'arena in un'enorme palude.

Nel tardo '500 i frammenti furono rinvenuti grazie a Michele Mercati, botanico, geologo e medico con la passione dell'archeologia, che convinse papa Sisto V a finanziare i complessi lavori di ricerca nell'area fangosa.

una stella, tre monti e un leone
sono le imprese di famiglia di Sisto V
(...più un gabbiano appollaiato)

Rinvenuti i frammenti e restaurato l'obelisco, quest'ultimo fu quindi collocato nella sua attuale posizione, al posto della celebre statua di Marco Aurelio, che venne trasferita in Campidoglio. Furono allora applicate sulla sommità del monumento le imprese del pontefice: una stella, tre monti e un leone con la zampa sollevata (ripetuto su ciascuno degli angoli).
Le iscrizioni sulle quattro facce della base tracciano, in breve, la storia dell'obelisco: dalla "sacrilega dedica" del faraone al dio Sole, al trasferimento ad Alessandria ad opera di Costantino, al trasporto a Roma ("con una nave di trecento rematori") effettuata da suo figlio Costante. Il quarto lato, nel ricordarci che Costantino il Grande, primo imperatore cristiano, fu battezzato nel Laterano da papa Silvestro I (314-335), commette un errore storico.

"Costantino, vincitore grazie alla Croce,
qui battezzato da San Silvestro,
diffuse la gloria della Croce"
La credenza infatti traeva origine dalle numerose leggende medievali su questo imperatore. La verità è che Costantino rimase pagano per tutta la vita, pur dimostrandosi benevolo verso la religione cristiana per via dell'avvenuta conversione di sua madre, Sant'Elena. Si fece battezzare molto tardi, nel 367, appena prima della sua morte.

il Cavalier Domenico Fontana, architetto, eresse [questo obelisco]
Sisto V dedicò l'obelisco alla Croce invittissima, i cui frammenti la madre di Costantino aveva riportato dalla Terra Santa e alla quale non lontano dal Laterano è dedicata un'altra antica basilica.

Sul lato orientale della base una breve e sobria iscrizione ricorda l'artefice dell'opera di erezione di questo e di altri obelischi sotto Sisto V: Domenico Fontana.

questo lato della base ricorda come l'obelisco
fu estratto in pezzi dal fango del Circo Massimo, qui
faticosamente trasferito, accuratamente restaurato
e dedicato da Sisto V alla Croce invittissima



.   · 2 ·   .

Quello di piazza del Popolo, conosciuto come obelisco Flaminio dal nome dell'antica via Flaminia (che origina da una piazza adiacente), è il secondo più antico a Roma. È alto 24 metri, ma con la base ne raggiunge 34.


ipotetica ricostruzione del Circo Massimo in un'antica incisione

Il monumento proviene da Eliopoli, dove sorgeva davanti al Tempio del Sole; i suoi geroglifici mostrano il nome del faraone Ramsete II e di suo figlio Merneptah (o Merenptah, XIII secolo aC).

veduta dall'alto dell'obelisco Flaminio

Anche questo fu portato a Roma come elemento decorativo per il Circo Massimo, ma molti anni prima del precedente, nel 10 dC, sotto il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto.
l'elemento sommitale (a sin.) e l'iscrizione della base che cita il restauro
dell'obelisco, che Ottaviano Augusto aveva dedicato al Sole, che giaceva
in pezzi nel Circo Massimo, e che Sisto V fece qui trasferire nel 1589
Nel corso del tempo i frammenti di entrambi gli obelischi rimasero sepolti sotto parecchi metri di fango, venutosi a creare durante il medioevo, dopo l'abbandono della struttura, attraversata addirittura da un piccolo canale (la cosiddetta Acqua Mariana, o marrana).

Come per l'obelisco descritto in precedenza, anche questo fu scoperto verso la fine del '500, quando papa Sisto V scandagliò il sito del Circo Massimo. I frammenti furono quindi restaurati e riassemblati; il monumento fu così trasferito alla sua sede attuale con grande sforzo, a causa delle ragguardevoli dimensioni.
Anche questo obelisco reca le imprese bronzee del pontefice, cioè la stella e i monti, ma non i leoni; tuttavia quattro fontane a forma di leone furono aggiunte al monumento nel 1823 dall'architetto Valadier, in sostituzione della fontana cinquecentesca che si trovava davanti all'obelisco sin da quando questo era stato innalzato nella piazza (cfr. Fontane III parte, pagina 2).



.   · 3 ·   .

l'obelisco Vaticano in piazza San Pietro
con la basilica alle spalle
Anche in piazza San Pietro si erge un obelisco egizio, senza geroglifici, sicuramente il più famoso di Roma in epoca antica. È alto 25.5 metri, ma la base e lo stemma bronzeo sulla cima allungano di circa 12 metri la sua altezza, facendolo sembrare molto più grande di quanto realmente è.


affresco nella Biblioteca Vaticana (Musei Vaticani) che mostra come fu innalzato l'obelisco;
da notare il gran numero di lavoranti e, a sinistra, la basilica di San Pietro incompiuta

Proviene da Eliopoli; l'imperatore Caligola lo fece trasportare qui nel 37 dC, per usarlo come decorazione della spina del circo che stava costruendo presso il colle Vaticano. Terminato qualche anno dopo dal suo successore, era noto come Circo di Nerone.
Essendo privo di geroglifici la datazione dell'obelisco è difficile. Erodoto (IV secolo aC), narra nelle sue Storie che il faraone Pheros innalzò un obelisco ad Eliopoli come ringraziamento per essere guarito dalla cecità. Purtroppo il celebre storico usava riferirsi ai faraoni con nomi greci, e nonostante ci informi che Pheros era figlio di Sesostri (forse identificato con Senusret III, 1878–1860 aC), Pheros non ha mai trovato riscontro nelle liste "ufficiali" dei sovrani egizi, anche perché con ogni probabilità questo non era altro che la corruzione grecizzata del generico vocabolo "faraone".
Plinio invece ci dice che questo obelisco fu portato a Roma da Caligola, e faceva il paio con uno analogo, eretto dallo stesso faraone, che però si ruppe nel tentativo di rimuoverlo.

Intanto a Roma nel IV secolo l'imperatore Costantino fondava la prima basilica di San Pietro proprio accanto all'arena neroniana, e per un tempo lunghissimo, anche dopo la scomparsa del circo, l'obelisco rimase sul fianco sinistro dell'edificio costantiniano.
Detto l'aguglia durante il medioevo, fu uno dei monumenti leggendari di Roma per via di un globo bronzeo posto alla sommità, che si riteneva contenesse le ceneri di Giulio Cesare. Probabilmente la leggenda ebbe origine da un'antica dedica incisa alla base dell'obelisco, nella quale si legge il nome del celebre personaggio. La dedica, fortemente usurata, oggi appare incompleta e appena percettibile nelle ore che precedono il tramonto, quando la consunta iscrizione viene rivelata dai raggi del sole che cadono radenti (cfr. illustrazione più in basso).

Durante i lavori per la riedificazione della basilica di San Pietro, Sisto V fece trasferire l'obelisco al centro della piazza (1586); ciò si rivelò un lavoro improbo per il famoso architetto Giovanni Fontana, i cui 900 operai impiegarono quasi sei mesi per portare a termine l'opera. La guglia venne poggiata su quattro coppie di leoni di bronzo; l'animale è infatti la principale impresa nello stemma di questo papa.
il globo leggendario →
ora nei Musei Capitolini

(in basso a sin.) l'iscrizione in cui Sisto V dichiara di aver mondato l'obelisco Vaticano dall'impura superstizione
per mezzo dell'invincibile Croce
; (in basso al centro) i leoni sui quali poggia l'obelisco e le aquile;
(a destra) il circo di Nerone in una pianta di Roma antica del 1561, quando il globo (dettaglio) si trovava ancora sull'obelisco.


l'iscrizione appena visibile che menziona il "dio Cesare"
Il papa, la cui avversione per le credenze popolari era ben nota (cfr. Roma leggendaria, pagina 7), decise di porre fine a questa "impura superstizione", come dice l'iscrizione latina su uno dei lati dell'alto basamento, e fece rimuovere la sfera. Questa fu esaminata da Fontana, che osservò che era stata fusa in un unico blocco, priva di saldature, e ne concluse che nulla poteva esservi stato inserito. La vecchia leggenda era stata così smentita.

La sommità del monumento fu quindi decorata con una croce poggiante su una stella e tre monti, imprese araldiche dello stenna di Sisto V; in questo caso fu inserito nell'elemento bronzeo un frammento delle reliquie della Santa Croce, forse per "controbilanciare" l'antica credenza a proposito delle ceneri di Cesare.
Nel 1713 anche Innocenzo XIII volle apporre alla base del monumento la propria impresa, un'aquila coronata.
Nel 1817 l'obelisco divenne anche meridiana: nel pavimento della metà destra (settentrionale) della piazza, tra il monumento e la fontana, fu inserita una sottile fascia di granito che indica i punti dove nell'arco dell'anno, a mezzogiorno in punto, la croce posta alla sommità della guglia proietta la sua ombra; dei dischi segnano i punti raggiunti nei giorni degli equinozi e dei solstizi.


particolare della meridiana dell'obelisco in piazza San Pietro: →
alle 11:59 (ora solare effettiva) l'ombra prodotta dal monumento sta per coprire la linea che ne segue la
progressione a mezzogiorno; la foto è stata scattata poco prima del solstizio invernale (21 o 22 dicembre)
quando l'ombra raggiunge la sua massima lunghezza, cioè il disco bianco posto all'estremità della linea


proiettili e relativi fori sulla superficie del globo
L'antica sfera di bronzo non andò distrutta. Fino al 1850 decorò la balaustra del Campidoglio; poi fu accolta nei vicini Musei Capitolini, dove viene ancora mostrata. Se ne può apprezzare un curioso dettaglio: ha la superficie costellata di proiettili sparati dai Lanzichenecchi, i mercenari di Carlo V che misero a ferro e fuoco la città durante il sacco di Roma del 1527, e che verosimilmente per divertirsi usarono la sfera, allora ancora sulla sommità dell'obelisco, come un bersaglio.

L'obelisco misura 25.46 m; con la base che lo sostiene raggiunge i 40.23 m.




.   · 4 ·   .


veduta dell'intera guglia, le cui molte
parti mancanti (a destra) furono
sostituite con pezzi di Colonna Antonina
Un altro obelisco egizio è quello di piazza di Montecitorio, davanti al palazzo del Parlamento.
Anche questo proviene da Eliopoli, risalente al 600 aC circa; i suoi geroglifici citano il faraone Psammetico II, che fece realizzare il monumento in onore del dio Ra (cioè il sole), da cui il nome alternativo della guglia, ache detta "obelisco solare".

L'imperatore Ottaviano Augusto lo fece portare a Roma, collocandolo nella parte settentrionale del Campo Marzio, un vasto terreno destinato alle esercitazioni militari e agli sports, corrispondente all'area compresa tra il Pantheon, il Campidoglio e il Tevere (vedi Rione IV). Qui l'obelisco veniva usato come un'enorme meridiana; poggiava su un'enorme quadrante di travertino, sul quale le ore e i giorni erano segnate con tacche di bronzo. Era anche orientato stategicamente, così da far giungere la propria ombra nel centro esatto dell'Ara Pacis nel giorno del compleanno dell'imperatore, il 23 settembre.

Cadde probabilmente attorno all'XI secolo, venendo poi progressivamente coperto dalla terra e da altri resti.
Alla fine del '500 papa Sisto V ne avviò gli scavi, ma l'obelisco tornò nuovamente in piedi non prima della fine del XVIII secolo.
il cartiglio del faraone e
le tacche della meridiana sul pavimento
Un'altro antico reperto fu rinvenuto in questa piazza, la Colonna Antonina, ma tutti gli architetti che provarono a disseppellirla fallirono, e la colonna rimase persino notevolmente danneggiata dai tentativi. Poiché anche l'obelisco era rotto in varie parti e diversi frammenti erano andati perduti, la colonna venne sacrificata e tagliata per restaurare le parti mancanti della guglia egizia. Nella stessa occasione gli fu aggiunto alla sommità un globo bronzeo con un foro, così da ripristinare lo scopo originario del monumento: ad una data ora del giorno un raggio di luce avrebbe dovuto attraversare la sfera e raggiungere le tacche sul pavimento della piazza, segnando così la data. Il nuovo congegno, però, si dimostrò impreciso.

la sfera bronzea con il foro
L'obelisco misura 21.80 metri (che arrivano a 33.27 se si contano anche la base e il globo).





torna all'INDICE GENERALE torna a MONOGRAFIE ROMANE obelischi - II parte
II parte
obelischi - III parte
III parte
obelischi - IV parte
IV parte