III parte - il lato meridionale ~ pagina 3 ~ |
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la piccola Porta Ardeatina e più a sinistra i moderni fornici |
Questo segmento ha recentemente subito un crollo (aprile 2001), dovuto alle infiltrazioni di acqua piovana lungo la rete di sottili spazi scavati fra i mattoni dalle radici della vegetazione spontanea, ma è stato completamente restaurato. Appena prima di raggiungere l'ampio e trafficato slargo, si noterà che il terrapieno alla base del muro, fattosi più scosceso, sale verso una semplice apertura rettangolare: questa è la Porta Ardeatina originale [rif. pianta 5], una posterula, ora non più in uso poiché a causa del crescente traffico, nel XX secolo sono stati aperti diversi fornici più ampi presso l'incrocio. La porta, che prende il nome dalla direzione della strada, verso Ardea, si può raggiungere più facilmente dal retro (lato interno), semplicemente girando alle spalle del primo fornice moderno. |
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← il bastione di Sangallo (evidenziato in giallo) in una pianta del XVII secolo veduta attuale del bastione → |
presso una torre romana il muro cinquecentesco (a destra) si collega a quello di Aureliano (a sinistra): si noti la diversa struttura |
Si nota chiaramente come, a differenza del muro romano, questo ha una struttura inclinata, così come hanno anche le mura dei papi, sul lato occidentale del Tevere (cfr. anche la pagina di INTRODUZIONE). Altri tipici elementi che differiscono dal muro di Aureliano sono il cordolo bianco che corre lungo la parte superiore del muro e degli ampi finestroni dai quali venivano sparati i cannoni. |
schema dei due tipi di muro visti in sezione |
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(↓ in basso) tratto in opus vittatum; la parte superiore è stata ricostruita in epoca più tarda |
Poi per un tratto abbastanza lungo la trama in laterizio del muro antico è fortemente discontinua, alternandosi a parti ricostruite in modo irregolare, oppure in calcestruzzo (cioè pietre e malta) o addirittura con pietroni squadrati di grossa dimensione: questa eterogeneità testimonia che in passato il muro subì frequenti crolli e/o danneggiamenti da parte degli assalitori, richiedendo così opere di restauro condotte secondo tecniche diverse a seconda dell'epoca. Nella maggior parte dei casi, le trame più grossolane corrispondono ad interventi condotti in epoca medievale. Due dei pontefici il cui patrocinio ai suddetti lavori è testimoniato dai loro stemmi alla sommità del muro sono Niccolò V (1447-55) e Clemente VII (1523-34); quest'ultimo era un esponente della famiglia fiorentina dei Medici. |
stemma di Paolo III |
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All'incrocio con via Guerrieri, due moderni fornici aperti nel XX secolo mettono in comunicazione il traffico sugli opposti lati del muro. All'incirca da questo punto in poi, nella parte bassa della struttura si può osservare una tipica tecnica edilizia romana detta opus vittatum o anche opus listatum, consistente in fasce orizzontali di laterizio, dello spessore di circa quattro o cinque mattoni, alternate a tratti realizzati con blocchi di tufo, a volte piccoli e regolari disposti in filari diagonali, altre volte (come in questo caso) di dimensioni più irregolari e disposti orizzontalmente. Subito oltre il doppio fornice il muro forma un angolo retto, per poi curvare gradualmente verso destra: qui è stata realizzata una scaletta per consentire ai pedoni di scavalcare il muro e raggiungere il lato interno (via Giotto), che si trova ad un livello ben più alto di quello seguito dal versante esterno. Se lo si desidera, seguendo a ritroso questa strada per circa 300 metri si può godere della vista sulle grandiose rovine delle vicine Terme di Caracalla. |
Dopo la curva la strada comincia a scendere, e quasi subito appare in lontananza l'enorme sagoma bianca di una piramide. Il filare di alberi che corre alla base del muro rende questo tratto di strada piuttosto gradevole. In fondo alla discesa si apre una piazza vastissima, al centro della quale sorge l'ultimo grande ingresso alla città, Porta San Paolo [rif. pianta 7], accanto alla suddetta Piramide Cestia [rif. pianta 8]. Porta San Paolo, come le precedenti, fu modificata da Onorio, che ridusse il numero di passaggi dai due primitivi all'unico attualmente presente. Il lato interno ha ancora l'aspetto originale romano. Una piccola immagine recante la scritta "S.Pietro prega per noi" fu aggiunta in epoca medievale. |
la Piramide di Caio Cestio e Porta San Paolo: fino alla fine del secolo scorso erano unite da un tratto di muro, poi abbattuto per motivi di viabilità |
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dettaglio del muro di Aureliano che si congiunge alla Piramide |
Nella piccola cella interna, chiusa al pubblico, sono sopravvissute solo alcune tracce degli affreschi originali. A causa del moderno piano stradale, più alto di quello originale romano, la piramide ora sembra meno alta e maestosa di quanto non fosse ai suoi tempi. Questa non era l'unica piramide in città: le cronache antiche ne menzionano una simile, che sorgeva fra il Circo di Nerone (il Vaticano attuale) e il Mausoleo di Adriano, ora Castel Sant'Angelo, dove più tardi sarebbe nato il quartiere di Borgo; le fonti antiche vi facevano riferimento Meta Romuli (di cui si parla in C'era una volta a Roma...), ma di questa piramide non è più rimasta traccia. |
la Meta Romuli (da una pianta di Roma antica del 1561) |
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↑ uno scorcio del cimitero acattolico e l'ultimo tratto delle mura → |
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il Cimitero Militare Britannico |
Questa è una delle parti meglio conservate, con torri rettangolari a distanza regolare, che offrono una veduta molto caratteristica. Si giunge in breve ad un incrocio dove sono stati aperti dei fornici moderni. Sulla parte interna il camminamento di ronda diventa ancora una volta chiaramente visibile. Qui il muro circoscrive un altro luogo di sepoltura, il Cimitero Militare Britannico dove riposano i caduti delle truppe alleate. Si noti come anche in questo tratto delle grosse pietre squadrate di tufo, databili al tardo medioevo, sono state usate per integrare il muro di laterizio, verosimilmente crollato: la differenza di struttura è evidentissima, e curiosamente ricorda l'opus quadratum delle mura repubblicane, con l'unica differenza che quello romano antico era costruito a secco, cioè le pietre non erano legate tra di loro con la malta. |
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Appena qualche metro dopo, il muro entra nel terreno della ferrovia, e non può più essere seguito. L'ultimissimo tratto ne è stato demolito per consentire il passaggio dei treni, ma una volta correva fino alla vicina riva del fiume. Infatti in epoca romana una pesante catena veniva sospesa attraverso il Tevere, da questo lato a quello occidentale, dove il muro si inerpicava lungo il colle Gianicolo. La catena aveva la funzione di porta: tenuta abbassata durante il giorno, veniva sollevata al tramonto, così da impedire l'ingresso a Roma per via fluviale alle navi indesiderate, nelle ore in cui il passaggio rimaneva incustodito. |
l'integrazione del muro originale in laterizio |
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