torna all'INDICE GENERALE

~~~ 1ª parte ~~~
torna all'INDICE GENERALE

NOME
Trastevere è la versione italiana dell'espressione latina trans Tiberim, cioè "al di là del Tevere". Questa fu la prima area abitata sulla riva occidentale del fiume.
Lo stesso nome Regio Transtiberim (talora scritto Transtyberim) fu adottata nel tardo medioevo dopo che già in epoca romana alla Regio XIV, una delle regiones la cui istituzione era stata decretata da Ottaviano Augusto, era stato imposto questo nome.

STEMMA
Una testa di leone.
stemma del rione Trastevere

via di San Francesco di Sales
le alture del Gianicolo dominano
la parte settentrionale del rione
CONFINI
Piazza della Rovere; galleria Principe Amedeo di Savoia; viale delle Mura Aurelie; viale delle Mura Gianicolensi; viale Aurelio Saffi; viale delle Mura Portuensi; piazzale Portuense; porto di Ripa Grande; lungotevere Ripa; lungotevere degli Alberteschi; piazza della Gensola; lungotevere degli Anguillara; lungotevere Raffaello Sanzio; lungotevere Farnesina; lungotevere Gianicolense.
vicolo del Leopardo
anche la biancheria stesa contribuisce a dare colore a Trastevere

pianta di riferimento di Trastevere ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui a destra)


Questo esteso rione, secondo in dimensioni solo a Monti (Rione I), tradizionalmente contende a quest'ultimo la palma di più "verace" tra i rioni di Roma. Vi si accede direttamente da sette ponti e, da solo, copre l'intera porzione sud-occidentale del nucleo storico della città, estendendosi alla base del Gianicolo per buona parte della sua lunghezza, ma comprendendo anche la sommità dello stesso colle, dove i suoi confini sono scanditi dalle poderose mura costruite nella prima metà del '600 sotto papa Urbano VIII (cfr. Le mura dei papi III parte per illustrazioni e dettagli).
Nell'antica Roma questa era la zona abitata dalla comunità siriaca e, più tardi, da quella ebraica. Venne ufficialmente inclusa tra le regiones urbane dall'imperatore Augusto, che vi fece costruire una naumachia, cioè uno stadio per battaglie navali.
Poi, durante il medioevo, la popolazione di Roma si ridusse considerevolmente; la comunità ebraica si trasferì un po' alla volta alla riva orientale del fiume (cioè più vicino al centro della città) e quest'area rimase deserta. Per tale motivo, quando verso la metà del XII secolo gli amministratori romani decisero i nuovi confini di dodici rioni, Trastevere non fu incluso tra di essi. Rientrò a far parte del contesto urbano solo due secoli più tardi, quando la popolazione locale aveva già ricominciato a crescere di numero.
Oggi il rione può essere diviso in tre parti, ciascuna delle quali con un proprio carattere.
piazza Giuseppe Garibaldi
la statua di Garibaldi sul Gianicolo
La porzione settentrionale, che comprende il Gianicolo e via della Lungara, è coperto in larga parte da zone verdi ed è disseminata di monumenti e testimonianze della storia di Roma del XIX secolo; la parte centrale ha conservato il suo tessuto fatto di stretti vicoli, ma nelle ore notturne è spesso troppo affollata, a causa dell'elevato numero di bar, ristoranti, pub, vinerie ed altri locali pubblici di questo tipo; la porzione meridionale, silenziosa e un po' decadente, è però ancora ricca di tesori artistici e scorci pittoreschi.
piazza Giuditta Tavani Arquati
bizzarra finestra in piazza Tavani Arquati

La parte settentrionale del rione scende dalla sommità del Gianicolo verso la riva occidentale del Tevere. L'altura non fa parte dei famosi sette colli su cui la città venne fondata, per cui è anche detto "l'ottavo colle".
Il suo nome probabilmente deriva dal dio a due teste Giano; poi, durante il medioevo, venne chiamato Mons Aureus ("monte aureo") per il colore dorato della sua sabbia, ma in seguito il nome fu corrotto in Montorio (cfr. più in basso nella pagina). È il punto di osservazione migliore di Roma, specialmente nel tardo pomeriggio quando la città dabbasso viene accesa dal sole che tramonta di una luce gialla che esalta il colore naturale della maggior parte degli edifici romani.
Una strada corre lungo l'intera sommità del colle, con vedute mozzafiato della città che si spingono fino all'orizzonte; è chiamata la Passeggiata del Gianicolo, aperta nel tardo '800 quando le aree verdi, in origine appartenenti a ville private e palazzi, divennero giardini pubblici, trasformandosi in uno dei luoghi di ritrovo più alla moda per la buona società romana di quel tempo.
È consigliabile affrontare la passeggiata cominciando dalla sua estremità settentrionale, cioè dal punto in cui Trastevere confina con Borgo.
passeggiata del Gianicolo
strepitosa vista dalla sommità del Gianicolo

via di Sant'Onofrio
via di Sant'Onofrio
Da piazza Della Rovere una doppia rampa si inerpica lungo il lato orientale del colle, appena prima del traforo che corre sotto il Gianicolo (che fa parte del confine rionale); sul lato appartenente a Borgo, la strada segue un massiccio bastione del XVI secolo che attraversa la cima del colle (cfr. Le mura dei papi, II parte pagina 2.
Tuttavia è meglio evitare la rampa per via del traffico automobilistico, preferendo seguire via di Sant'Onofrio, un ripido vicolo che origina dal lungotevere circa 100 m più a sud.
In cima alla rampa di scale, girando a sinistra, in fondo alla via sorge il complesso comprendente la chiesa e il convento di Sant'Onofrio [1]. Fu fondato nel '400 come romitorio, in un luogo che a quei tempi era ancora fuori mano; infatti il vicolo anzidetto venne aperto poco dopo la fondazione del complesso e ne rappresentava l'unica via di accesso dal basso; fu lastricata solo un secolo dopo.
Davanti al vero e proprio edificio si apre un piccolo giardino circondato da portici su due lati, con una fontana: questa è una copia di quella attualmente in piazza delle Cinque Scole (cfr. Fontane, III parte pagina 11), le cui parti superiori (cioè catino e balaustro), trasferite qui nel 1924, vi rimasero fino al 1930, quando furono riportate alla loro prima sede. Sotto il portici si trova la pietra tombale del fondatore del romitaggio, il beato Nicola da Forca Palena (m.1449), mentre affreschi di Domenichino (1605) decorano le lunette.

Un passaggio conduce al chiostro vero e proprio, anch'esso decorato con affreschi ben conservati dipinti in occasione dell'anno giubilare del 1600. Narrano la vita di Onofrio (Onuphrius), figlio del re di Persia che visse nel IV o nel V secolo, che divenne un eremita cristiano ed infine fu santificato.
piazza Sant'Onofrio
scene della vita di Maria (1500 c.ca)
All'interno della chiesa sono conservate diverse opere della fine del '400 e del '500, tra cui i dipinti absidali di Baldassarre Peruzzi (qui a sinistra) e un'Annunciazione di Antoniazzo Romano; qui è anche la tomba di uno dei maggiori poeti italiani del '500, Torquato Tasso, che dimorò nel convento durante gli ultimi mesi della sua vita, morendovi nel 1595.
Il complesso di Sant'Onofrio's appartiene alla Città del Vaticano, pertanto gode del privilegio dell'extraterritorialità.
piazza Sant'Onofrio
il complesso di Sant'Onofrio

Il vasto istituto che affianca la chiesa e il convento è l'ospedale pediatrico più Roma, uno dei maggiori d'Italia, fondato nel 1869; anche questo appartiene al Vaticano dal 1924 ed ha quindi una gestione extraterritoriale.

passeggiata del Gianicolo - rampa della Quercia
La strada fa una curva a destra, poi passa nuovamente accanto all'ospedale per piegare di nuovo a destra. Presso questo punto, sul lato sinistro della strada, una struttura metallica sostiene i pochi resti di un albero vecchissimo, popolarmente detto "quercia di Torquato Tasso" [2] dal poeta che, si dice, amasse riposare sotto i suoi rami quando questi erano ancora verdeggianti.
Anche San Filippo Neri (1515-95, soprannominato Pippo Bòno) e i bambini a cui insegnava, che intratteneva con giochi per toglierli dalla strada, si radunavano in questo luogo. L'albero si seccò nel 1843, quando fu colpito da un fulmine.
La vecchia quercia guarda verso un minuscolo teatro all'aperto, costruito nel 1619 a partire da una cavità naturale del fianco del colle, dove in passato si tenevano feste popolari. Dopo essere caduto in abbandono per un tempo lunghissimo, a metà degli anni '60 è stato ristrutturato e da allora viene usato nel periodo estivo per tenervi rappresentazioni di opere classiche.
La rampa di scale presso l'antica quercia fa da scorciatoia, permettendo di tagliare due stretti tornanti della strada.

In cima alle scale, appena qualche metro più avanti, un alto monumento bianco a forma di faro [3] è certamente un incontro insolito sulla sommità di un colle. Fu regalato a Roma nel 1911 come pegno di amicizia da parte della comunità italiana risiedente in Argentina.
Dal tardo '800 alla prima metà del XX secolo migliaia di famiglie lasciarono l'Italia alla ricerca di una vita migliore in Sudamerica; partendo per nave, l'ultima immagine che conservavano della loro terra natale era per l'appunto un faro. Quindi il dono apparentemente bizzarro rivela in realtà una toccante testimonianza della storia d'Italia più recente. Al tramonto il monumento si accende di una luce verde bianca e rossa, i colori della bandiera nazionale.

La terrazza presso il faro, dove la vista sulla città è già impressionante, è famosa anche perché da questo luogo i detenuti nel carcere di Regina Coeli [4], situato a valle, erano soliti ricevere messaggi vocali da parenti ed amici, che li gridavano dalle alture del Gianicolo; fino a qualche decennio fa quest'usanza era ancora in auge.
passeggiata del Gianicolo passeggiata del Gianicolo
il faro:
← di giorno
e dopo il tramonto ↑
Il carcere, un enorme complesso che si estende fino alla riva del fiume, risale alla fine del XIX secolo e prende il nome dal titolo di una chiesa preesistente. Fa parte della tradizione popolare romana al punto che una vecchia canzone della malavita dei primi del '900 (cfr. la pagina la canzone romana) recita: drento Reggina Cèli c'è 'no scalino, chi nun salisce quello nun è romano ...il che la dice lunga!

Proseguendo nella stessa direzione, la strada giunge ben presto ad un piccolo spiazzo sulla destra, dove un monumento di una giovane donna a cavallo [5] ricorda Anita Garibaldi (1821-49), eroina romantica dei moti risorgimentali che portarono all'unificazione d'Italia. Brasiliana di nascita, era la moglie del celeberrimo generale ed eroe nazionale Giuseppe Garibaldi, che ella accompagnò nelle sue campagne militari, compresa la vana difesa della città contro gli Zuavi, i mercenari francesi a cui si era appellato papa Pio IX dopo essere stato spodestato dalla Repubblica Romana, appena pochi mesi prima. Nello scontro durissimo tra le due parti, che ebbe luogo sul Gianicolo nel giugno del 1849, il popolo di Roma combatté fianco a fianco con le Camicie Rosse di Garibaldi (si veda oltre nella pagina per altre memorie di questa battaglia).
passeggiata del Gianicolo
Anita è ritratta mentre regge un bambino con una mano e solleva una pistola con l'altra, sottolineando il suo duplice ruolo di madre e di combattente rivoluzionaria; infatti era in attesa del quinto figlio quando si ammalò durante l'assedio di Roma, morendo circa un mese più tardi all'età di 28 anni.
I resti di Anita riposano alla base del monumento, dove furono trasferiti nel 1932 da Nizza, in Francia. L'autore della statua è Mario Rutelli, tra le cui altre opere a Roma è anche la Fontana delle Naiadi.
passeggiata del Gianicolo
(← a sin.) il monumento di Anita e il suo sepolcro (in alto ↑)

Nei giardini che seguono il corso della strada da ambo i lati si trovano circa 80 busti di personalità militari che presero parte alla suddetta battaglia. La loro forma e disposizione ricorda molto quella dei busti di italiani famosi situati nei giardini del Pincio (cfr. Curiosità romane pagina 14).

Proprio sulla sommità del colle, la strada si apre formando un'ampio piazzale, al cui centro si erge il maestoso monumento a Giuseppe Garibaldi [6], l'Eroe dei Due Mondi, indubbiamente uno dei personaggi storici italiani più popolari per aver combattuto campagne d'indipendenza tanto in Europa che in Sudamerica. Il monumento è qui dal 1895, cioè 17 anni dopo la sua morte.

Un intero lato del piazzale è chiuso da una lunga balconata, da dove la vista sulla città si estende fino ai colli che circondano Roma. Appena più in basso c'è una piattaforma: da qui, ogni giorno alle ore 12 in punto, lo sparo di un cannone annuncia il mezzogiorno. Alla breve cerimonia, descritta in Curiosità romane pagina 7, assiste solitamente una piccola folla, formata in gran parte da bambini.
piazza Giuseppe Garibaldi

piazza Giuseppe Garibaldi

Da questo punto la strada principale si divide in due rami distinti, separati da un giardino e poi da Villa Aurelia [7], una residenza costruita nel '600 per un cardinale della famiglia Farnese; l'edificio cambiò proprietari diverse volte, e nel 1849 funse anche da quartier generale di Garibaldi. Infine nel 1913 divenne la sede dell'Accademia Americana di Roma.
passeggiata del Gianicolo
il busto di Goffredo Mameli e di altri patrioti che difesero Roma
Prendendo il ramo destro della strada, quasi al termine sulla destra si scorge la cosiddetta Casa di Michelangelo [8]. È la facciata di un edificio del XVI secolo che un tempo sorgeva accanto al Foro Romano, molto probabilmente prossima all'abitazione del famoso artista. Quando l'intero quartiere fu demolito nei primi anni del '900, il prospetto di questa casa fu risparmiato, per essere poi ricostruito sul Gianicolo, dove ora fa da copertura ad una semplice cisterna d'acqua sul retro.

Dove termina l'area verde si erge la massiccia e squadrata Porta San Pancrazio [9], anticamente appartenente alla cinta di mura cittadine (cfr. Mura aureliane); fu ricostruita nella prima metà del '600 e divenne parte delle mura innalzate da Urbano VIII. Anche questa seconda porta fu danneggiata nel 1849, durante l'assedio di Roma. La struttura attuale (cioè la terza porta) risale al 1854.

La strada che attraversa la porta e si dirige a valle prende il nome da Garibaldi; assai presto arriva alla gigantesca Fontana dell'Acqua Paola [10], realizzata nei primi anni del '600 (descritta in Fontane, III parte pagina 12 e Le mura dei papi, III parte), conosciuta a Roma come er funtanone, uno dei luoghi imperdibili per qualsiasi visitatore, anche per la magnifica vista sulla città dal balcone dirimpetto l'enorme mole.
Una scalinata, la cui parete sinistra ingloba qualche scarso resto dell'antico confine urbano costruito dall'imperatore Aureliano (cfr. Le mura dei papi, III parte pagina 2), fa da scorciatoia verso la parte più a valle di via Garibaldi, ma seguendo la strada principale c'è ancora molto da vedere.

Infatti appena oltre, a sinistra, via Garibaldi passa accanto ad un grosso monumento quadrato con archi che si aprono su tutti e quattro i lati [11], al centro di un giardinetto; il suo candore contrasta nettamente col verde scuro degli alberi che lo circondano. Si tratta di un sacrario dedicato ai cittadini che persero la vita nel 1849, nel corso dell'anzidetta battaglia. I loro resti sono conservati nella cripta al di sotto del monumento, edificato nel 1941 (cioè molto dopo gli eventi storici che commemora) e pertanto fortemente imbevuto dello stile retorico e roboante dell'architettura fascista, tipica di quegli anni. Tra coloro che riposano in questo luogo c'è Goffredo Mameli, il poeta patriota che scrisse i versi dell'inno nazionale italiano.
via Giuseppe Garibaldi

piazza di San Pietro in Montorio
il Tempietto di Bramante
Appena più a valle, sul lato opposto di via Garibaldi, una piccola piazza è occupata dal complesso di San Pietro in Montorio [12] (dal nome medievale del Gianicolo), che comprende una chiesa e un edificio annesso che attualmente ospita l'Accademia di Spagna a Roma. La chiesa fu fondata nel medioevo, sul luogo erroneamente ritenuto quello dove San Pietro fu crocifisso; venne poi ricostruita dal re spagnolo Ferdinando IV alla fine del '400, per cui da allora è sempre stata una delle chiese nazionali spagnole della città. Tra le opere d'arte che vi sono conservate spiccano una cappella costruita da Gian Lorenzo Bernini e un dipinto (una Flagellazione, 1520 c.ca) di Sebastiano del Piombo, famoso pittore veneziano che forse ricevette i disegni preparatori da Michelangelo.
Al centro di un minuscolo cortile adiacente alla chiesa si trova il celebre Tempietto di Donato Bramante (1502), un capolavoro dell'architettura rinascimentale, le cui forma armoniose hanno ispirato le creazioni di numerosi artisti nei secoli seguenti. Sul pavimento della cripta del piccolo tempio si apre un foro rotondo che, secondo l'antica credenza, fu lasciato dalla croce di San Pietro piantata nel suolo.

La lunga e tortuosa via Garibaldi termina presso un incrocio, il cui lato sinistro è caratterizzato dalla presenza di una porta romana, Porta Settimiana [13], completamente ristrutturata nel '600 (è descritta più in dettaglio in Le mura dei Papi).
Da qui comincia il rettifilo di via della Lungara, un tempo semplicemente la Lungara (cioè la "strada lunga"), che si estende per circa 1 Km in direzione del Vaticano. Fu una delle primissime strade di questo tipo della Roma rinascimentale, voluta da papa Giulio II agli inizi del '500 aprendo un passaggio diretto in direzione della tomba di San Pietro attraverso il labirinto di vecchi vicoli medievali che formavano il rione Trastevere. Rifletteva un tipico gusto cinquecentesco per le strade lunghe e rettilinee, che collegavano punti di una certa importanza: in questo caso, le Porte Settimiana e Santo Spirito; quest'ultima era uno degli ingressi all'area del Vaticano. Strade analoghe furono aperte anche nel rione Ponte (via Recta, attualmente via dei Coronari), nel rione Regola (via Giulia), e in varie altre parti di Roma.
via della Lungara
Porta Settimiana

via della Lungara - lungotevere della Farnesina
Villa Farnesina
Su via della Lungara, appena superata la porta, si affaccia Villa Farnesina [14], la grande residenza che un ricco banchiere, Agostino Chigi, aveva fatto costruire per la sua famiglia lungo la riva del fiume nei primi anni del XVI secolo. Molte delle sue sale sono riccamente decorate con affreschi di artisti famosi, quali Raffaello e Giulio Romano. La famiglia Farnese acquistò la villa nel 1590, derivandone con ciò l'attuale nome Farnesina. La stessa famiglia aveva anche progettato di costruire un ponte attraverso il Tevere, per colegare questa villa al loro grande palazzo di famiglia, Palazzo Farnese (cfr. Rione VII, Regola), situato sulla sponda opposta del fiume. I Farsese tenevano spesso a Villa Farnesina delle sontuose feste e banchetti. Per mostrare la loro grandezza, dopo ogni pasto gettavano nel fiume i piatti e le posate appena usate, che erano di argento massiccio. ...Ma una lunga rete, tesa strategicamente per questo scopo lungo la riva del fiume, permetteva ai proprietari di recuperarle in seguito!

Un altro grande palazzo situato sul lato opposto della via, di fronte all'anzidetta villa, è Palazzo Corsini. Fu costruito da papa Clemente XII (1730-40), membro della famiglia Corsini. Era precedentemente appartenuto ad un'altra importante famiglia, i Riario, che discendevano da papa Sisto IV (1471-84); si erano trasferiti a Trastevere quando il loro primo palazzo nel rione Parione (attualmente noto come Palazzo della Cancelleria) venne loro confiscato. Quando i Corsini rilevarono la proprietà, l'edificio fu completamente ricostruito ed ampliato. Ora ospita una galleria d'arte che comprende una collezione di dipinti del '600 e del '700.

100 metri più avanti, sul lato destro di via della Lungara, si trova l'antica chiesa di San Giacomo alla Lungara [15].
via della Lungara - San Giacomo
lo scheletro volante di Bernini
Sulla parete accanto al'altare maggiore si conserva una bizzarra pietra tombale con uno scheletro volante, la cui realizzazione viene attribuita al famoso Gianlorenzo Bernini. Ma la chiesa vanta anche un altro curioso primato: possiede l'unico campanile romanico di Roma con semplici finestre monofore (cioè non a bifore o polifore, divise da una o più colonnine, come si trovano comunemente negli altri campanili di questo stile); infatti quando agli inizi del '900 la zona subì delle pesanti ristrutturazioni per la costruzione dei muraglioni lungo le rive del Tevere, la chiesa sarebbe stata demolita, come tutte le altre antiche costruzioni lungo il fiume, se non fosse stato per la sua torre campanaria che la fece risparmiare, per cui venne in seguito parzialmente incorporata in un edificio più moderno.
lungotevere della Farnesina
il campanile della chiesa di San Giacomo

Via della Lungara prosegue passando davanti al carcere di Regina Coeli, di cui si è detto in precedenza, per raggiungere infine il punto di partenza, piazza Della Rovere.

↓  il complesso carcerario di Regina Coeli, dal Gianicolo;
la fila di alberi, al centro, segue il corso del Tevere
passeggiata del Gianicolo