LE MURA DEI PAPI
parte III

lungo il Colle Gianicolo


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Da Porta San Pancrazio, chi si sente di fare una digressione di circa 45 minuti (distanza complessiva 1.8 Km) può attraversare la porta e seguire via Garibaldi. Questi siti sono anche descritti nella sezione i Rioni, nella pagina di Trastevere.


la Fontana dell'Acqua Paola
Circa 180 metri più a valle, la strada raggiunge la famosa Fontana dell'Acqua Paola [rif. pianta i], che prende il nome dall'acquedotto omonimo (in origine, Aqua Traiana, cfr. Acquedotti, III parte pagina 3), costruito durante il pontificato di Paolo V. Ma i romani la chiamano semplicemente fontanone. Maggiori dettagli si possono trovare in Fontane, III parte pagina 12.
La fontana ha sul retro un piccolo giardino, con un balconcino che si affaccia centralmente sull'enorme vasca di raccolta; il giardino, però, è spesso chiuso al pubblico.
Da non perdere è la meravigliosa vista sulla città dalla balconata di fronte al fontanone.

A sinistra di quest'ultima, una rampa di scale conduce ad una via breve e stretta: sul lato sinistro si possono vedere alcuni resti delle antiche mura aureliane [rif. pianta j], ora parzialmente nascosti dagli alberi e dalle erbacce. Ha davvero l'aspetto di una misera rovina, ma questo è l'unico tratto del muro romano che una volta si inerpicava lungo il Gianicolo, diretto a Porta Aurelia (cfr. pagina 1), oltre a qualche altro piccolo frammento attualmente situato in terreni privati, e quindi non più visibile.

Si segue la stretta via, che dopo poco immette in via Garibaldi; quest'ultima fa una curva a destra e continua a digradare verso valle, in direzione del fiume. Scendendo lungo via Garibaldi, a sinistra si vede una fila di edifici: molti di essi sono abbastanza antichi, e nelle loro cantine alcuni di essi nascondono qualche frammento dell'anzidetto muro romano, che un tempo correva lungo questa stessa direttrice.

resti dele mura aureliane

via Garibaldi, dove una volta sorgevano le mura aureliane


Porta Settimiana
Presso l'incrocio in fondo alla strada, a sinistra, noterete un arco sormontato da una merlatura framed with crenellation in the top part. Questa è Porta Settimiana [rif. pianta 11], l'unica appartenente alle mura romane ad essere rimasta in piedi da questo lato della città.
Gli fu dato questo nome probabilmente in ricordo dell'imperatore Settimio Severo, che però visse circa 75 anni prima che il muro fosse ultimato; alcune fonti sostengono che lì nei pressi esistesse una proprietà privata dell'imperatore, oppure un arco che portava il suo nome, condizionando questa scelta. Papa Alessandro VI (tardo '400), e più tardi Pius VI (tardo XVIII secolo), ristrutturarono la porta facendole assumere l'aspetto attuale. Ai lati del passaggio si vedono ancora i solchi dove scorreva il portone
A sinistra del fornice c'è un vecchio affresco, rimasto così danneggiato da riuscire appena a distinguere il soggetto religioso che raffigura. Uno analogo, sulla faccia interna del muro, è completamente scomparso.


Per tornare sulla sommità del Gianicolo si segua via della Scala, di fronte alla porta, che conduce nel cuore di Trastevere.

Appena si scorge sulla parete una grossa madonnella affrescata, subito prima di piazza Sant'Egidio, si gira a destra lungo vicolo del Cedro, e lo li segue fino in fondo. Si attraversano così alcuni vicoli caratteristici del quartiere, finché non si incontra una ripida scala. In cima alle scale si è nuovamente in via Garibaldi.
Si procede per pochi metri in salita, cioè a sinistra; sul lato opposto della strada si noterà un cancello di ferro che dà accesso a un passaggio. Quest'ultimo porta ad una seconda scaletta, breve ma molto ripida, con scene della Via Crucis sulla parete, che sale verso un complesso molto interessante: l'Accademia di Spagna e la chiesa di San Pietro in Montorio [rif. pianta j].

vicolo del Leopardo

veduta aerea di San Pietro in Montorio e dell'Accademia
di Spagna (in basso a d.); si noti il tempietto nel cortile
Montorio è un antico nome del Gianicolo, in uso nel medioevo; il termine è una contrazione di mons aureus ("monte d'oro"), con riferimento al colore della sabbia giallastra del monte. Dettagli relativi alla chiesa e ai tesori d'arte che racchiude si trovano nella sezione I Rioni, Trastevere.
In un cortile adiacente alla chiesa si può vedere il famoso Tempietto, forse l'opera di Donato Bramante a Roma più conosciuta (1502), e uno dei più mirabili esempi di architettura rinascimentale. Il tempietto fu edificato esattamente sul luogo dove, secondo la leggenda (a cui nel '500 ancora si credeva), era stata piantata la croce del santo.

Si prosegue in salita lungo via Garibaldi; appena si comincia a scorgere nuovamente la grande Fontana dell'Acqua Paola, sul lato sinistro della strada si passa accanto ad un sacrario di travertino bianco, dove sono sepolti coloro che persero la vita nella battaglia del 1849 (cfr. anche la II parte, pagina 2 per i dettagli storici).

Finalmente tornati a Porta San Pancrazio, si può riprendere la direzione principale del giro, mentre la strada comincia a farsi in discesa.

Il successivo tratto di mura circonda sui lati occidentale e meridionale Villa Sciarra, una volta il giardino privato di una nobile villa, ed ora parco pubblico. A metà strada tra due bastioni, una posterula di servizio che attraversa il muro a tutto spessore è stata lasciata aperta ed ora fa da ingresso ai giardini [rif. pianta k]: nel percorrere lo stretto passaggio, il cui fornice reca sulla chiave di volta un'ape dei Barberini, si può comprendere quanto queste mura fossero incredibilmente spesse.

Nel 1849, durante l'assedio di Roma (di cui si è fatto cenno anche in precedenza), qui il muro subì molto l'artiglieria pesante dei mercenari francesi, alleati del papa. Di fatto, tratti consistenti si sbriciolarono o subirono ingenti danni. Appena l'autorità pontificia venne reinstaurata, Pio IX li fece restaurare completamente, e furono affisse delle targhe, come d'uso, a ricordo dei lavori. Se be vedono diverse. Stranamente, a parte le insegne papali, invece dello stemma di famiglia del pontefice, come nelle altre targhe, queste recano il motto della città, S.P.Q.R., e la data 1849 in cifre romane; gli storici ritengono che questo possa essersi trattato di un gesto distensivo verso la città, in cui il malcontento e il rifiuto dell'autorità papale erano chiaramente ancora vivi.
Lungo il muro si distinguono ampie zone di restauro, riconoscibili dalla trama dei laterizi leggermente diversa, ed alcuni danni minori che furono lasciati così com'erano.

l'ingresso a Villa Sciarra

(← a sinistra)
una delle targhe del 1849



(a destra →)
in alcuni danni non riparati è rimasto
il grosso proiettile conficcato nel muro

Sul lato meridionale di Villa Sciarra la strada si fa piuttosto ripida, e raggiunge un terrazzino dal quale si gode una bella vista sul quartiere sottostante. Si può seguire la rampa di scale in linea retta, oppure la strada che scende serpeggiando, fino ad arrivare in fondo a via Aurelio Saffi, dove nei primi anni del '900 un breve tratto di mura ha lasciato il posto ad alcune palazzine; ne rimane in piedi un frammento appena prima dell'incrocio con viale Trastevere.
L'apertura dell'ampio viale ha prodotto la scomparsa di un altro pezzo delle mura, ma sul lato opposto della strada ricompare di nuovo, lungo via delle Mura Portuensi. Quest'ultimo tratto è piuttosto basso, a causa del cospicuo innalzamento del moderno piano stradale. Nel punto dove la traiettoria curva leggermente, volgendo lo sguardo verso l'altro lato della strada si vedrà in lontananza l'antica chiesa di Santa Sabina, appollaiata sulla sommità del colle Aventino.

le aree restaurate si riconoscomo dalla trama leggermente diversa



Porta Portese: il mercato domenicale più grande di Roma,
che prende il nome dalla porta, si tiene qui ogni domenica
Con un'ultima curva verso destra il muro raggiunge la porta più a meridione del confine di Urbano VIII, Porta Portese [rif. pianta 12].
Il suo nome originale in latino era Porta Portuensis, legato a via Portuensis, l'antica strada consolare che portava a Portus. Quest'ultimo era il maggiore porto della Roma imperiale; era stato fondato nel I secolo dC dopo che il porto più antico, Ostia, era rimasto sepolto dalla sabbia e dal limo trasportati dal Tevere (cfr. la mappa delle ROME'S ANCIENT SURROUNDINGS).
Noterete che lo stemma che compare in alto sulla Porta Portese non raffigura le ben note api Barberini: infatti Urbano VIII era morto poco prima che l'ultimo tratto di muro fosse terminato. Così il suo successore, Innocenzo X, dei Pamphilj (famiglia in aperto conflitto coi Barberini nella lotta per il potere) prese il merito per la realizzazione di quest'ultimo varco. Quindi su Porta Portese è affissa l'impresa dei Pamphilj: una colomba con un rametto d'ulivo nel becco e, più in basso, tre gigli.

Anche il muro antico edificato dall'imperatore Aureliano aveva una Porta Portuensis, ma questa sorgeva circa 750 metri da questo punto, lungo la stessa via Portuensis, come si vede nella pianta qui in basso. Quando fu edificata, aveva un doppio fornice, che l'imperatore Onorio (400 c.ca) ridusse a uno per motivi di sicurezza, come aveva fatto con Porta Praenestina e Porta Appia.
Porta Portese è quindi l'unico tratto delle mura di Urbano VIII dove l'antico perimetro urbano appare leggermente ridotto rispetto a quello precedente, anziché ampliato. Questa fu una decisione strategica: sarebbe stato più facile difendere la porta dal vicino Gianicolo (la massa scura nell'angolo in basso a sinistra) che farlo dal luogo dove sorgeva quella più antica.
Fino alla metà del '600, il luogo prescelto per la nuova Porta Portese era stato utilizzato dalla comunità ebraica di Roma come luogo di sepoltura. La costruzione della porta causò la rimozione del cimitero. Alla comunità fu allora concesso di usare per tale scopo un nuovo campo situato sull'Aventino, accanto all'area del Circo Massimo (cfr. Curiosità Romane, Il Roseto Comunale per maggiori dettagli).


l'antico muro romano evidenziato in giallo in una pianta del 1551 (a destra →)
con Porta Portuensis presso il fiume; i punti blu (
l l l) mostrano il percorso
di quello edificato nel '600 e la freccia (
è) indica il punto dov'è poi sorta la nuova porta;
l'antico cimitero ebraico è riportato come CAMPVS IVDEOR.[UM] ("Campo degli Ebrei")

(↓ in basso) ancora una volta il sito, in una ricostruzione topografica dell'antica Roma
di Pirro Ligorio (1561), che mostra la Porta Portuensis col suo doppio fornice

* * *

Qui termina il giro delle mura dei papi.
Per raggiungere la linea di trasporto pubblico più vicina, si ritorni su viale Trastevere, da dove la linea tramviaria n.8 riporta verso il centro storico (largo di Torre Argentina, non lontano da piazza Venezia). Altrimenti si può attraversare Ponte Sublicio (quello presso Porta Portese) e camminando in linea retta lungo l'ampia via Marmorata per circa 800 metri si raggiungerà Porta San Paolo e la Piramide di Caio Cestio, descritte nella sezione sulle Mura Aureliane, presso le quali si trova la stazione "Piramide" della metropolitana (linea B).



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