~ miscellanea ~

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piazza del Campidoglio

raffigurato sulla moneta da 50 centesimi
e su tutte le monete da 2 € commemorative del Trattato di Roma


Il Campidoglio è il più piccolo tra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché dall'età repubblicana vi sorgeva il luogo sacro più venerato di Roma, il più grande tempio della città, dedicato alla Triade Capitolina, cioè Giove Ottimo Massimo, Giunone e Minerva, l'equivalente di una cattedrale cristiana.
La sommità del Campidoglio è formata da due picchi separati; su quello più alto, chiamato anch'esso Capitolium, era situato l'anzidetto tempio maggiore. Sull'altro, un po' più basso, chiamato Arx, si trovava il tempio di Giunone Moneta (ammonitrice) e la zecca repubblicana; oggi questo picco corrisponde alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli.

veduta attuale di piazza del Campidoglio →

il Campidoglio all'inizio della Repubblica: si vedono bene il Capitolium col tempio di Giove Ottimo Massimo,
l'Arx e l'Asylum; alle loro spalle è il Foro Romano (plastico nel Museo della Civiltà Romana)
Tra i due picchi esisteva una profonda sella, detta Asylum, al cui centro sorgeva il tempio di Veiove; è proprio in corrispondenza di questa sella, oggi meno evidente, essendo il piano di calpestamento più alto di diversi metri rispetto all'originale, che si estende piazza del Campidoglio.

Il colle sovrasta l'area che fu del Foro Romano; la sua sommità poteva essere raggiunta dallo stesso lato, cioè quello rivolto a sud (opposto all'attuale via di accesso), che era meno ripido di quanto appare oggi.


il Campidoglio e i suoi edifici (freccia) in una pianta del 1472
Nel medioevo, quando i templi erano ormai crollati ed era scomparsa dal sito quasi ogni traccia della civiltà antico-romana, il Campidoglio fu ribattezzato Monte Caprino per l'usanza di lasciarvi pascolare le capre ed altri animali.
Tuttavia nel VII secolo qui fu fondata la prima chiesa di Santa Maria in Aracoeli. Prima che fosse costruito Palazzo Senatorio (vedi oltre), questa chiesa fungeva da municipio: vi si radunavano gli ammnistratori civici.
La chiesa fu riedificata attorno al 1320 assumendo la forma attuale, mentre la ripida scalinata di marmo che conta 122 gradini fu realizzata per l'Anno Giubilare del 1350.

Il primo importante edificio civile a sorgere di nuovo in questo luogo fu il Palazzo Senatorio, edificato per la prima volta nel XII secolo sui resti del Tabularium, dall'80 aC l'archivio di stato dell'antica Roma (in precedenza tale funzione era svolta dal Tempio di Saturno).
Quest'ultimo era situato all'estremità settentrionale del Foro Romano (qui a destra), ed era stato nel frattempo riutilizzato come deposito per il sale, e poi come prigione. Dei suoi originali sei grandi archi che guardano verso il Foro, oggi solo tre sono ancora aperti: agli inizi del Quattrocento papa Martino V ne fece tamponare la metà, per evitare che il muro esterno crollasse sotto il peso dell'edificio sovrastante.
Palazzo Senatorio fu costruito come sede per il nuovo corpo di magistrati chiamati Senatori, fondato nel 1143-44, che sottrasse al papa l'autorità sugli affari amministrativi della città. L'edificio era ancora in parte concepito come una fortezza, con alte torri in tre su quattro degli angoli, edificate tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento, oltre a quella centrale. Tuttavia aveva già la facciata rivolta a nord, cioè verso la piazza, mentre l'antico Tabularium guardava verso il Foro Romano, alle spalle del palazzo.

il retro di Palazzo Senatorio, poggiante sull'antico Tabularium
all'estremità occidentale del Foro Romano

l'antica scultura del leone
A quell'epoca i processi pubblici si tenevano in un'aula sul lato sinistro di Palazzo Senatorio, alla quale si accedeva dalla piazza per mezzo di una rampa. Presso l'ingresso dell'aula si trovava un'antica scultura raffigurante un leone che azzanna un cavallo, di origine greca, risalente probabilmente al IV secolo aC. Quello era conosciuto dal popolo come lo luoco dello lione (all'epoca il cavallo era irriconoscibile, mancando della testa, così come pure delle zampe e della coda, integrate nel 1594) e spesso vi si svolgevano le esecuzioni. La scultura, attualmente conservata nei Musei Capitolini (qui a sinistra), doveva avere una forte carica simbolica, se si pensa che durante il medioevo nello stemma di Roma non compariva una lupa bensì proprio un leone.

Sul lato destro di piazza del campidoglio, ad angolo retto col Palazzo Senatorio, sorgeva Palazzo dei Banderesi, il quartier generale della milizia cittadina, istituita attorno alla metà del Trecento.

Invece di fronte a Palazzo dei Banderesi la piazza era aperta (cfr. il disegno a sinistra), comunicando con la limitrofa chiesa medievale di Santa Maria in Aracoeli e col suo convento, che si raggiungeva per mezzo di una breve rampa di scale. Fino al 1535 presso la scalinata sorgeva un piccolo obelisco egizio antico con una sfera di bronzo alla sommità (estremità destra del disegno), la cui descrizione e spostamento sono descritti nella monografia sugli Obelischi.


Piazza del Campidoglio cominciò ad assumere il suo aspetto attuale durante la prima metà del Cinquecento, quando papa Paolo III (1534-49) commissionò a Michelangelo un nuovo progetto; nel 1536 il re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V era venuto in visita ufficiale dal papa, che in quell'occasione si era vergognato dello stato di abbandono in cui versava il colle capitolino.

il lato sinistro della piazza nella prima metà del Cinquecento, in un disegno
di Maerten van Heemskerck: sullo sfondo è la chiesa di Santa Maria in Aracoeli;
il piccolo obelisco (estrema destra) fu trasferito a Villa Mattei, ora Celimontana

Il nuovo assetto della piazza comprendeva l'ampliamento di Palazzo Senatorio, la costruzione di nuovi edifici su ambo i lati e la disposizione di un certo numero di statue. L'illustrazione in basso mostra il sito attorno al 1545, mentre i lavori erano ancora in corso.


  1. Palazzo Senatorio in ricostruzione: la metà destra era ancora quella medievale.
  2. Anche la torre centrale era ancora quella medievale.
  3. La metà sinistra della scala era quasi terminata.
  4. Palazzo dei Banderesi, trasformato nella seconda metà del secolo e rinominato Pal. dei Conservatori.
  5. La statua per la metà destra della scala, temporaneamente lasciata su un lato della piazza.
  6. La statua di Marco Aurelio, trasferita dal Laterano.
  7. Il lato sinistro della piazza era ancora vuoto; la costruzione di Palazzo Nuovo cominciò solo nel 1644.

Palazzo Senatorio fu ristrutturato all'interno e la sua facciata fu trasformata secondo lo stile rinascimentale. Quando Michelangelo morì (1564) i lavori erano ancora in corso; gli architetti Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi, che gli subentrarono nei lavori, apportarono anche qualche modifica e completarono l'edificio nel 1605.


il sito nel 1561, da una pianta di G.A.Dosio; vi si
accedeva ancora per mezzo di una semplice rampa
La doppia scala sul davanti è l'unica parte interamente corrispondente al progetto originale di Michelangelo, il quale disegnò anche la lunga scalinata ("cordonata") che dalla base del Campidoglio conduce alla piazza, con gradini lunghi e bassi, percorribili anche a cavallo. Quest'ultima sale lungo il versante settentrionale del Campidoglio, cioè dal lato opposto a quello che guarda il Foro Romano: fin dal tardo Quattrocento, i quartieri situati nella parte nord della città, abbandonati dalla popolazione durante il medioevo, si stavano nuovamente ripopolando; ciò spiega perché fu aperta tale nuova via d'accesso alla sommità del colle.
Michelangelo aveva anche disegnato un motivo geometrico per la pavimentazione della piazza, ma questa parte del progetto venne accantonata.

Solo nel 1940, quattro secoli dopo, l'idea originale di Michelangelo fu presa nuovamente in considerazione e gli amministratori capitolini fecero pavimentare la piazza col famoso motivo della stella a dodici punte (in alto a destra).
Anche la costruzione dell'edificio sul lato sinistro, che avrebbe dovuto corrispondere a Palazzo dei Conservatori, fu rimandata; pertanto la piazza rimaneva ancora aperta verso la chiesa (cfr. illustrazioni in alto e a destra). I lavori ebbero inizio un secolo più tardi, nel 1644; il cantiere era diretto da Girolamo Rainaldi e alla fine il risultato prese il nome di Palazzo Nuovo.

nel 1593 (pianta di A.Tempesta) la cordonata era compiuta, ma il →
lato sinistro della piazza era ancora aperto verso Santa Maria in Aracoeli

← nel 1667 (pianta di G.B.Falda) il lato sinistro
della piazza appare occupato da Palazzo Nuovo


Tra le statue della piazza, la più famosa, che appare sulla moneta da 50 centesimi, è quella dell'imperatore Marco Aurelio (161-180). Questo monumento bronzeo risale al IV secolo e in origine sorgeva nell'area del Laterano, accanto alla basilica di San Giovanni, all'incirca nel luogo dove oggi si trova l'obelisco Lateranense. Sebbene Michelangelo fosse contrario all'idea del papa di spostare il reperto romano, nel 1538 la statua fu trainata alla sommità del Campidoglio.

Alcune raffigurazioni del Laterano mostrano la statua equestre nella sua collocazione originale. Tra di esse è un famoso affresco del 1485 c.ca che Filippino Lippi dipinse nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. In un disegno di Maerten van Heemskerck (in basso a destra), di poco precedente il trasferimento, alla base della statua appaiono due leoni egizi, forse gli stessi che alla fine del Cinquecento furono utilizzati da Giacomo Della Porta per le fontane alla base della cordonata del Campidoglio (cfr. Fontane). Anche in alcune piante di Roma di età tardomedievale la statua si identifica chiaramente nei pressi di San Giovanni.

la statua (freccia) compare in una pianta di Roma del 1447 e in un disegno della basilica di San Giovanni in Laterano del 1535 circa

La statua fu posta al centro di piazza del Campidoglio su un'elegante base disegnata anch'essa da Michelangelo. Raffigura l'imperatore a cavallo nell'atto di parlare al popolo, sebbene altri interpretino il gesto del braccio disteso come un segno di clemenza nei confronti di un prigioniero di guerra (andato perduto) che forse esisteva sotto lo zoccolo alzato del cavallo. Marco Aurelio viene ricordato come uno dei regnanti più illuminati e colti, conosciuto come "l'imperatore filosofo" per il suo interesse in questo campo; egli fu uno dei pochissimi imperatori che si disinteressarono completamente ai giochi gladiatori, preferendogli le letture, sebbene sia anche ricordato per le sue campagne militari vittoriose contro le popolazioni barbariche che vivevano nell'Europa centrale.
Nel corso del medioevo però si credette che la statua raffigurasse Costantino I, l'imperatore romano più celebrato dalla Chiesa in quanto nel 313 aveva rimosso il divieto di professare la religione cristiana.

la statua equestre di Marco Aurelio (copia)

Lo scambio di identità permise alla statua bronzea di rimanere ben conservata, mentre gran parte delle altre rappresentazioni degli imperatori pagani furono deliberatamente distrutte attorno al V secolo, quando sull'impero romano ormai morente soffiava un vento di fanatismo religioso.
In origine la statua di Marco Aurelio era dorata. Lo strato aureo venne via in breve tempo (è probabile che una parte ne sia stata trafugata) e ben presto solo qualche chiazza del prezioso metallo rimase al suo posto. Eppure per molto tempo la gente credette che la statua fosse stata fusa in oro e poi ricoperta da uno strato di bronzo che stava lentamente venendo via.

Marco Aurelio (originale)
Tale credenza popolare ispirò una famosa leggenda, secondo la quale il giorno in cui la statua fosse divenuta interamente d'oro, la "civetta" sulla testa del cavallo (in realtà un ciuffo di crini) avrebbe cantato e la città di Roma - quindi il mondo intero - sarebbero giunti al termine.
Ovviamente ciò non accadde mai. Ma di recente una pericolosa minaccia a Marco Aurelio e al suo cavallo è stata portata dall'inquinamento dell'aria: sul finire degli anni '80 la statua originale (particolare a destra) dovette essere meticolosamente restaurata e trasferita in un ambiente al chiuso, mentre al centro della piazza fu collocata una fedele copia.

la testa del cavallo (originale)

Oltre alla statua equestre dell'imperatore, altre sculture furono spostate dalla loro collocazione originaria per decorare la balaustra che corre su entrambi i lati alla sommità della scalinata che conduce alla piazza.

i Dioscuri, Castore e Polluce
I primi due personaggi a destra e a sinistra sono i Dioscuri, cioè i figli gemelli di Giove e Leda chiamati Castore e Polluce, ciascuno dei quali conduce il proprio cavallo; furono rinvenuti presso la casa dei Cenci (di cui si fa menzione nella sezione Roma leggendaria).
Poi due gruppi più piccoli che raffigurano un bottino di guerra, quali scudi ed armi tolti ai nemici, detti "Trofei di Mario", provenienti dall'antica fontana o ninfeo le cui rovine sorgono sul luogo dell'attuale piazza Vittorio Emanuele II (si veda la monografia Fontane).
Ancora più a lato si trovano le statue di due imperatori di epoca tardo-imperiale, il summenzionato Costantino I (a destra) e suo figlio Costante II (a sinistra), entrambe databili al IV secolo, trovate tra le rovine delle Terme di Costantino (descritte in C'era una volta a Roma...).

uno dei gruppi di scudi e armi

Le decorazioni più esterne sulla balaustra sono due colonne provenienti da via Appia Antica, dove fungevano da pietre miliari; recano iscrizioni degli imperatori Vespasiano e Nerva (tardo I secolo).


la doppia scala di Palazzo Senatorio, con la fontana al centro
Quando alla fine del XVI secolo gli antichi acquedotti furono riparati e riaperti, la piazza poté finalmente essere raggiunta dall'acqua corrente. Davanti alla scala di Palazzo Senatorio fu collocata una doppia vasca di grandi dimensioni, che divenne una fontana.
Le due grosse statue giacenti situate sul davanti della scala erano state rinvenute tra le rovine delle Terme di Costantino; rappresentano allegoricamente due fiumi: il Nilo (a sinistra), che come segno distintivo ha una piccola scultura di sfinge, e dal lato opposto il Tigri, che un tempo aveva una piccola tigre. Ma per non lasciare la piazza priva di riferimenti ai simboli della città stessa, la testa di tigre fu scalpellata e rimpiazzata con quella di una lupa; in basso furono anche aggiunti due gemelli. Così la statua venne trasformata in un'allegoria del Tevere.

Come riconoscimento per la grande importanza che il Campidoglio ha avuto per la città nel corso dei secoli passati, Palazzo Senatorio è oggi il Municipio di Roma e la sede ufficiale del sindaco.

Gli edifici ai lati della piazza, invece, ospitano i Musei Capitolini, che vantano il primato di essere la più antica collezione pubblica di antichità del mondo. Gli esemplari che formano il nucleo originale della raccolta erano stati acquisiti da Sisto IV (1471-84), uno dei primi papi a mostrare interesse verso i reperti antichi; essi includono il famoso Spinario (in basso a destra) e l'ancor più famosa Lupa Capitolina (a destra); quest'ultima si trovava almeno dal X secolo presso il Palazzo del Laterano, dove rappresentava un luogo di giudizi e di esecuzioni (al pari del succitato leone sul Campidoglio), prima di essere trasferita per un certo periodo presso la chiesa di San Teodoro, alle spalle del Campidoglio (cfr. rione Campitelli).

la Lupa Capitolina


↑ il Galata Morente e lo Spinario →
Nel 1471 il papa regalò le sue antichità al Comune, in segno di amicizia verso gli amministratori capitolini; i bronzi furono quindi trasferiti negli ambienti di Palazzo Senatorio o di Palazzo banderesi, segnando di fatto l'inizio della collezione, che fu arricchita da vari pontefici successivi e ufficialmente aperta al pubblico nel 1734 da Clemente XII.

Un moderno passaggio sotterraneo, che fa parte dei musei, corre sotto la piazza mettendo in collegamento i due edifici e i resti del Tabularium.

Il famoso motivo michelangiolesco della pavimentazione della piazza compare anche sulle monete da 2 Euro emesse nel 2007 da tutti i paesi dell'Eurozona, a commemorazione del 50° anniversario della fondazione della Comunità Economica Europea, il Trattato di Roma, che fu effettivamente siglato a Palazzo dei Conservatori il 25 marzo 1957.