piazza del Campidoglio raffigurata sulla moneta da 50 Eurocentesimi |
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Il Campidoglio è il più piccolo fra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché il primo nucleo della città nacque in questo punto, racchiuso da un primitivo sistema di mura difensive a
protezione degli abitanti dalle tribù ostili che abitavano i colli circostanti. Il Campidoglio ha una doppia sommità: una, più alta, è situata appena a destra (a ovest) dell'attuale piazza, mentre l'altra, quasi adiacente al suo lato sinistro, corrisponde alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli. L'importanza sociale e religiosa del Campidoglio continuò ad accrescersi soprattutto durante l'età repubblicana. Vi furono costruiti diversi templi, fra i quali quello dedicato a Giove, Giunone e Minerva, che sorgeva sul punto più alto del colle, era considerato il luogo sacro più venerato di Roma: fra le diverse centinaia esistenti nell'antica città, rappresentava l'equivalente di una cattedrale. |
Il colle sovrasta l'area che fu del Foro Romano; la sua sommità poteva essere raggiunta dallo stesso lato, cioè quello rivolto a sud (opposto all'attuale via di accesso), che era molto meno ripido di quanto è adesso. Nel medioevo, quando i templi erano ormai crollati ed era scomparsa dal sito quasi ogni traccia della civiltà antico-romana, il Campidoglio fu ribattezzato Monte Caprino per l'usanza di lasciarvi pascolare capre ed altri animali. Tuttavia nel VII secolo vi fu fondata la prima chiesa di Santa Maria d'Aracoeli. Prima che fosse costruito Palazzo Senatorio (vedi oltre), questa chiesa fungeva da municipio: vi si radunavano gli ammnistratori civici e sul suo lato di sinistra, che ora prospetta verso piazza del Campidoglio, avevano luogo anche le esecuzioni. |
La chiesa fu riedificata attorno al 1320 assumendo la forma attuale, mentre la ripida scalinata di marmo che conta 122 gradini fu realizzata per l'Anno Giubilare del 1350. Il primo importante edificio civile a sorgere di nuovo in questo luogo fu il Palazzo Senatorio, edificato per la prima volta nel XII secolo sui resti del Tabularium, l'archivio di stato dell'antica Roma (qui a destra). Quest'ultimo era situato all'estremità settentrionale del Foro Romano, ed era stato nel frattempo riutilizzato come deposito per il sale, e poi come prigione. Dei suoi originali sei grandi archi che guardano verso il Foro, oggi solo tre sono ancora aperti: agli inizi del '400 papa Martino V ne fece chiudere la metà, per evitare che il muro esterno crollasse sotto il peso dell'edificio sovrastante. Palazzo Senatorio fu costruito come sede per il nuovo corpo di magistrati chiamati Senatori, fondato nel 1143-44, che sottrasse al papa l'autorità sugli affari amministrativi della città. |
Invece di fronte a Palazzo dei Banderesi la piazza era ancora deserta (illustrazione a sinistra); era limitrofa alla chiesa medievale di Santa Maria d'Aracoeli e al suo convento, che raggiungeva per mezzo una breve rampa di scale. Fino al 1535 presso la scalinata sorgeva un piccolo obelisco egizio antico, con una sfera di brozo ala sommità (all'estremità destra del disegno), la cui descrizione e spostamento sono descritti nella monografia sugli Obelischi. In questo punto non comparve alcuna costruzione fino al XVII secolo. Fu durante la prima metà del '500 che la piazza cominciò ad assumere il suo spetto attuale, quando a Michelangelo fu data commissione di progettare una nuova sistemazione del sito. L'illustrazione seguente mostra la piazza del Campidoglio attorno al 1542-43, mentre i suddetti lavori erano ancora in corso. |
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Comparve un nuovo Palazzo Senatorio, costruito ampliando e rinnovando quello medioevale, su progetto del celebre artista, sebbene dopo la sua morte diverse modifiche furono apportate in corso d'opera dagli architetti Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi, i quali terminarono il palazzo nel 1605; la doppia scalinata è l'unica parte originale realizzata da Michelangelo. Quest'ultimo è anche l'autore della rampa di scale che dal basso conduce verso la piazza salendo lungo il lato settentrionale del colle, quello opposto all'area del Foro: durante il Rinascimento i quartieri a nord del Campidoglio avevano cominciato a ripopolarsi e questo spiega l'orientamento. Michelangelo aveva anche approntato un disegno geometrico per il pavimento della piazza, ma questo dettaglio fu accantonato. Solo verso il 1940, cioè quattro secoli dopo, il Comune di Roma ripristinò il progetto originale michelangiolesco e la pavimentazione col famoso motivo ovale venne finalmente realizzata. |
Il monumento di Marco Aurelio fu collocato al centro di piazza del Campidoglio, poggiante su un alto basamento anch'esso disegnato da Michelangelo. La statua raffigura l'iperatore a cavallo nell'atto di parlare alla gente, sebbene vi è chi ritiene che il braccio disteso sia un gesto di clemenza indirizzato verso la figura di un prigioniero di guerra che in origine sarebbe stato situato sotto lo zoccolo sollevato del cavallo, ma che nel tempo sarebbe andato perduto. Marco Aurelio (161-180 dC) passò alla storia come uno dei regnanti più illuminati e acculturati, conosciuto col soprannome di "imperatore filosofo" per il suo interesse in questo campo; egli fu uno dei pochissimi imperatori che si disinteressarono completamente ai giochi gladiatori, preferendogli le letture, sebbene sia anche ricordato per le sue campagne militari vittoriose contro le popolazioni barbariche che vivevano nell'attuale Moravia (i Marcomanni), Boemia (i Quadi) e Ucraina (i Sarmati). |
Tuttavia nel medioevo si riteneva che questa statua raffigurasse Costantino I, anche detto il Grande. Poiché questi era l'imperatore più celebrato dalla Chiesa di Roma per aver liberato il cristianesimo dalla condizione di religione clandestina, tale errore di valutazione consentì alla statua di bronzo di rimanere ben conservata nel tempo, laddove la maggior parte dei ritratti degli imperatori pagani finì distrutta per fanatismo religioso. Originariamente la statua era dorata. Lo strato aureo venne via in breve tempo (con ogni probabilità, almeno in parte fu rubato); assai presto, del prezioso metallo rimasero solo poche tracce. Ma per un lungo tempo la gente credette che la statua fosse stata originariamente realizzata in oro, e che la copertura di bronzo che lo rivestiva stesse venendo via. |
Questa credenza ispirò una famosa leggenda secondo la quale il giorno in cui la statua fosse divenuta interamente d'oro, la "civetta" sulla testa del cavallo (in realtà un ciuffo di crini) avrebbe cantato, e la città di
Roma - quindi il mondo intero - sarebbero giunti al termine. Ovviamente ciò non accadde mai. Ma di recente una pericolosa minaccia a Marco Aurelio e al suo cavallo è stata portata dall'inquinamento dell'aria: sul finire degli anni '80 la statua originale (particolare a destra) dovette essere meticolosamente restaurata, trasferita in un ambiente al chiuso, e rimpiazzata da una fedele copia, che ora campeggia nel centro della piazza. |
I primi due personaggi da ambo i lati sono i Dioscuri, cioè i figli gemelli di Giove, Castore e Polluce, ognuno dei quali conduce il proprio cavallo; furono rinvenuti presso la casa dei Cenci (cfr. Roma Leggendaria). Poi due gruppi più piccoli che raffigurano trofei, consistenti in scudi e armi tolti ai nemici, provengono dall'antica fontana o ninfeo situata in quella che oggi è piazza Vittorio Emanuele II (cfr. la sezione Fontane). Ai loro lati sono le statue di due imperatori del tardo impero, Costantino I (a destra) e suo figlio Costante II (a sinistra), entrambi del IV secolo, che vengono dalle Terme di Costantino (cfr. la sezione C'era una volta a Roma...). Infine, alle estremità della balaustra sono poggiate due colonne provenienti dalla via Appia Antica, dove fungevano da pietre miliari; recano iscrizioni degli imperatori Vespasiano e Nerva (tardo I secolo). |
Quando alla fine del XVI secolo gli antichi acquedotti furono restaurati e riaperti, la piazza poté finalmente essere raggiunta dall'acqua corrente e le due grandi statue poste da Michelangelo ai piedi della scala di Palazzo Senatorio furono trasformate in una fontana, la cui doppia vasca venne aggiunta per l'occasione. Le statue provenivano dalle rovine delle Terme di Costantino e raffigurano due fiumi: il Nilo (a sinistra) e il Tigri, ciascuno dei quali recava una piccola statua allusiva, rispettivamente di una sfinge e di una tigre. Ma per non lasciare la piazza senza un riferimento al fiume della città, la testa della tigre fu rimossa e sostituita con quella della lupa di Roma assieme a un paio di gemelli. Così la statua è adesso ufficialmente "il Tevere". |
Questa piazza è anche la sede dei Musei Capitolini,
i quali vantano il primato di essere la più antica collezione pubblica di antichità del mondo.
Furono aperti nel 1735, ma i primi pezzi vennero acquisiti molto prima, sotto papa Sisto IV (1471-84), uno dei primi papi a mostrare un certo interesse verso i reperti antichi; la sua collezione di bronzi comprendeva la famosa "Lupa Capitolina" etrusca (a destra, a cui Antonio Pollaiolo alla fine del '400 aggiunse i gemelli) e il famoso "Spinario" (in basso a destra) che aveva fatto trasferire dal Laterano. In seguito il papa donò le sue antichità al Comune, come pegno di amicizia verso gli ammistratori cittadini, in tal modo segnando l'inizio dell'origine della raccolta. |
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