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Trilussa
(1871 - 1950)
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Trilussa è il poeta romano Carlo Alberto Salustri, il quale scelse questo pseudonimo da un anagramma del proprio cognome. È autore di un gran numero di poesie in dialetto romanesco, alcune delle quali in forma di sonetti.

Dopo la pubblicazione dei versi belliani, verso la fine del 19º secolo diversi poeti romani avevano cominciato a scrivere in dialetto.

Trilussa in gioventù
e in età matura

Lungi dall'essere un intellettuale - da ragazzo Trilussa non aveva brillato negli studi - fonte della sua ispirazione erano le strade di Roma, assai più che i libri. Era ancora un ragazzo quando le sue prime poesie vennero esaminate dal suo insegnante di lettere, Francesco Chiappini (che viene ricordato per essere stato l'autore del primo dizionario di romanesco mai pubblicato); ma egli disse chiaramente alla madre del giovane Carlo Alberto che suo figlio non sarebbe mai stato un poeta. E per il resto della sua vita Chiappini continuò a criticare Trilussa, nonostante il suo successo, probabilmente per sola invidia.

Quando un giornale locale gli pubblicò le prime opere, queste ricevettero presto il consenso dei lettori, e furono ben presto pubblicate nella prima delle sue molte raccolte di poesie.
La sua popolarità gradualmente si trasformò in vera e propria fama: tra il 1920 e il 1930 era piuttosto noto in tutta Italia, e tenne recital in cui declamava le proprie poesie in diverse città. Ciononostante, non frequentò mai i circoli letterari, ai quali continuava a preferire i caffé e le osterie.

il busto di Trilussa nella piazza omonima

Sempre ricercato nell'abbigliamento, si godeva edonisticamente i piaceri della vita. Detestava invece il Futurismo, che in quegli anni si andava rapidamente diffondendo, essendo i temi esaltati dalle opere di Marinetti e compagni (movimento, velocità, tecnologia, guerra, ecc. ecc.) diametralmente opposti a quelli cari a Trilussa.


Trilussa al caffé
Negli anni successivi, però, la struttura sociale della città sarebbe inevitabilmente cambiata in maniera assai profonda; l'ispirazione che il poeta traeva così intimamente dalle vecchie atmosfere romane era destinata pian piano ad abbandonarlo. I suoi anni migliori giungevano così al termine.

Eppure, a soli pochi giorni dalla sua morte, gli veniva riconosciuto il titolo di senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico: "Siamo ricchi!" fu il suo ironico commento alla vecchia governante nell'apprendere la notizia, ben sapendo che tale titolo non era molto più che una carica onorifica.
E in effetti così fu, anche se Trilussa è l'unico dei poeti dialettali di Roma ad avere una tomba impreziosita da un autentico sarcofago antico, un'altra concessione del Comune in virtù della sua arte.

l'antico sarcofago che decora il sepolcro del poeta

Circa 80 anni prima dell'approccio di Trilussa alla poesia, Belli era stato ispirato dal netto contrasto fra le classi sociali più alte e quelle più basse, e dalla lotta che quest'ultime quotidianamente sostenevano per ottenere anche solo l'essenziale al proprio sostentamento. Ma la Roma fin de siècle, ormai liberata dal giogo del papa re, aveva ben altra struttura sociale: la piccola borghesia, dalla quale Trilussa stesso proveniva, era cresciuta ed era ora la classe più comunemente rappresentata. Le sue poesie sono dunque popolate da nuovi e tipici personaggi di un mondo piccolo-borghese, quali la casalinga, il commesso di negozio, la servetta, ecc.

Oltre a comporre versi, il poeta illustrava anche alcuni dei suoi sonetti e poesie con disegni, una piccola selezione dei quali è mostrata qui a sinistra e più in basso, rivelando un altro lato del suo temperamento artistico.

Il dialetto usato da Trilussa è piuttosto diverso da quello dei "Sonetti" belliani: molto più limato nei suoi tratti dialettali, e assai più vicino all'italiano, come d'altronde veniva parlato in quegli anni: uno degli effetti del nuovo livello culturale medio della popolazione, che verso la fine dell'800, dopo la caduta dello Stato Pontificio, si era notevolmente innalzato. Per questo motivo Trilussa ricevette anche critiche da alcuni poeti dialettali più "puristi" del suo tempo.

Anche il contenuto delle loro opere è chiaramente diverso. Mentre Belli usava la poesia come pretesto per scrivere satire, Trilussa, al contrario, usava l'umorismo come pretesto per scrivere poesie. La conseguenza diretta è che le composizioni di Trilussa sono meno pungenti, meno amare dei sonetti al vetriolo di Belli, ma il tipo di umorismo a cui entrambi attingono è esattamente lo stesso.

Altra caratteristica delle opere di Trilussa sono gli animali: in molte delle sue poesie leoni, scimmie, gatti, cani, maiali, topi, ecc. danno vita a divertenti situazioni che mettono in ridicolo i molti vizi e difetti dell'uomo; la breve poesia L'Omo e la Scimmia è emblematica:

L'Omo 1 disse a la Scimmia:
-- Sei brutta, dispettosa:
ma quanto sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!

Quann'io te vedo, rido;
rido nun se sa quanto!... --
La Scimmia disse: -- Sfido!
T'arissomijo
2 tanto!...
1 - L'Uomo
2 - Ti rassomiglio

Così facendo, Trilussa rinnova una tradizione le cui radici affondano nella letteratura occidentale nelle favole di Esopo (VI secolo aC), seguite da quelle di Fedro nell'antica Roma (I secolo) e, nel tempo, da vari altri autori fino al poeta francese La Fontaine (metà del XVII secolo).

alcune vignette di Trilussa che
traggono spunto dai suoi versi

Tra i suoi meriti artistici, di Trilussa viene anche ricordata una collaborazione col famoso fantasista Ettore Petrolini (1884-1936), con cui scrisse alcuni testi brillanti in dialetto.



sonetti poesie
SONETTI POESIE


la targa alla base del busto del poeta, con una delle sue famose poesie



G.Berneri
BERNERI
Belli
BELLI
C.Pascarella
PASCARELLA
G.Zanazzo
ZANAZZO
A.Fabrizi
FABRIZI

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