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La sua introduzione alla raccolta di sonetti non lascia dubbi sui suoi intenti letterari: « Io ho deliberato di lasciare un monumento alla plebe di Roma...».
Egli era in netto contrasto con la struttura sociale del suo tempo. Roma era governata dal pontefice, il Papa Re, proprio come avrebbe fatto un monarca. Un ristretto numero di aristocratici e l'arrogante clero costituivano le classi sociali più alte, il cui potere aveva ormai perso qualsiasi giustificazione storica o morale. All'estremo opposto della scala sociale si contrapponeva loro il popolino, fanatico e superstizioso, i cui unici diversivi erano le molte manifestazioni di piazza, indette per celebrare e glorificare i potenti, ma anche le altrettanto numerose pubbliche esecuzioni (tanto che uno dei boia divenne addirittura un personaggio famoso, cfr. Quando Mastro Titta passava ponte, nella sezione Curiosità romane). Belli scrisse: « I nostri popolani non hanno arte alcuna: non di oratoria, non di poetica: come niuna plebe n'ebbe mai. Tutto esce spontaneo dalla natura loro, viva sempre ed energica perché lasciata libera nello sviluppo di qualità non fattizie.» |
il monumento (1913) edificato coi fondi raccolti per pubblica sottoscrizione, con la dedica: AL SUO POETA G.G.BELLI IL POPOLO DI ROMA |
Ognuna delle sue composizioni dà vita ad una vignetta ricca di spirito che, attraverso la lente della sua bruciante satira, rivela l'amaro e pessimistico atteggiamento di Belli nei confronti della vita e della condizione umana. Allo stesso tempo, i suoi sonetti, e ancor di più le sue note a piè di pagina, ci forniscono un'enorme quantità di interessanti informazioni sulla vita quotidiana della Roma dei primi dell'800. Alcuni dei sonetti hanno per tema soggetti biblici; in essi i personaggi parlano, pensano e agiscono alla stregua di tipici esponenti del popolo romano. Non a caso, delle molte opere in versi e saggi scritti in italiano, Belli viene ricordato esclusivamente per i suoi Sonetti. È probabile che il poeta avesse avuto in mente di pubblicare la sua raccolta di sonetti, perché per un certo tempo ne tenne il conto con cura, pur tuttavia senza numerarli. Il manoscritto riporta il titolo generico di Poesie Romanesche, ma si ritiene che in seguito potrebbe averlo cambiato con Il 996 (numero che in alcuni casi usava come una firma, somigliandone la forma alle sue iniziali "ggb"). Negli ultimi anni di vita però, in seguito alla svolta religiosa, il poeta rinnegò i suoi sonetti, dichiarandoli «...sparsi di massime, pensieri, parole riprovevoli...», rifiutando di riconoscere in essi i propri sentimenti; «...esiste una cassetta piena di miei manoscritti in versi. Si dovranno ardere!» scrisse nel suo testamento. Per fortuna ciò non accadde. |
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i due volti del poeta: il giovane anticlericale poi rinnegato dall'anziano |
Una raccolta dei "Sonetti" uscì per la prima volta oltre 20 anni dopo la sua morte.
Molti altri furono rinvenuti in seguito (alcuni dei quali incompiuti), e la prima
edizione completa dovette attendere quasi un secolo, venendo pubblicata nel 1952. Molto del loro vigore è dovuto all'uso del dialetto romanesco: diversamente, un gioco di parole o un'espressione caratteristica non avrebbero la stessa efficacia, in italiano come in nessun'altra lingua. Per questo motivo la letteratura "ufficiale" non li ha mai tenuti in gran considerazione e, per quanto mi risulti, seri tentativi di traduzione sono stati fatti molto di rado. Ognuno di essi racconta un breve aneddoto, uno schizzo della vita di tutti i giorni; gli elementi principali della storia si snodano rapidamente nell'apertura, mentre i versi finali contengono una conclusione, di solito umoristica o ironica, a volte lirica o persino filosofica. Quasi tutti recano la data di composizione e, almeno fino al 1833, sono firmati Peppe er tosto oppure Er medemo (cioè "il medesimo"). |
la casa natale del poeta, a via dei Redentoristi 5 |
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A B B A - A B B A - C D C - D C Dma a volte: A B A B - A B A B - C D C - D C De nella seconda metà dei sonetti le terzine finali sono collegate solo dalla rima del verso centrale: A B A B - A B A B - C D C - E D E |
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