I parte - il lato settentrionale

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mappa del giro - I parte
mappa generale delle mura e strade principali

Il punto di inizio del giro è piazzale Flaminio, facilmente raggiungibile da qualsiasi parte di Roma: è servita da una stazione di metropolitana (linea A) e da diverse fermate di autobus.

Sul lato meridionale della piazza sorge la possente Porta del Popolo [rif. pianta 1], il varco più settentrionale delle mura Aureliane, lungo l'antica via Flaminia: questa strada, che Caio Flaminio fece costruire nel III secolo aC, correva dritta dal Campidoglio per raggiungere i territori interni più settentrionali, fino ad Ariminum (oggi Rimini) sulla costa adriatica, ad oltre 300 Km di distanza. Inoltre un'altra via consolare diretta verso nord, la Cassia, origina dalla Flaminia a qualche Km di distanza da questo punto: pertanto in passato un viaggiatore diretto a Roma da qualsiasi località situata a settentrione sarebbe entrato in città attraversando questa porta.

(← a sin.) il lato esterno di Porta del Popolo, com'è oggi; (a destra →) la conformazione a fornice unico
e con le torri laterali, che ebbe dal '500 alla fine dell'800, in un'incisione del XVIII secolo di Giuseppe Vasi
incisione di Giuseppe Vasi

Le strade summenzionate sono attualmente ancora in uso ed hanno mantenuto i loro nomi originali. Invece il nome della porta potrebbe avere due diverse origini.
Una è basata sull'ipotesi che in quest'area una volta crescessero dei pioppi (populi il latino), mentre l'altra versione lo fa risalire alla costruzione di una piccola cappella chiamata Santa Maria del Popolo, voluta nel 1099 da papa Pasquale II sul versante interno della porta, per scacciare il fantasma di Nerone che, secondo una leggenda, infestava questo luogo (cfr. anche Roma leggendaria, pagina 8); le spese per la sua realizzazione furono pagate dall'amministrazione civica, cioè col denaro del popolo, da cui il nome. La cappella fu poi ingrandita nel '200, divenendo una chiesa, e nella seconda metà del '400 fu ricostruita nelle sue forme attuali.

In epoca romana si chiamava Porta Flaminia, dal nome della via che l'attraversava, mentre in epoca medievale fu anche chiamata Porta di San Valentino perché circa 1 Km più a nord la via Flaminia raggiunge le catacombe dove il famoso santo fu sepolto.

Fino al '500 la forma della porta rimase la stessa che aveva in età romana, cioè un semplice fornice costruito in laterizio, più basso di quello attuale, fiancheggiato da due torrioni semicircolari; il suo lato esterno era coperto da una spessa cortina di pietra bianca, una modifica che attorno al 400 l'imperatore Onorio aveva fatto apportare a tutti i principali accessi alla città.
Il livello del terreno, tuttavia, col passare del tempo si era notevolmente innalzato, cosicché nel XVI secolo la porta appariva in parte interrata.
Nel 1562-65, papa Pio IV la fece completamente ricostruire secondo lo stile rinascimentale. Ne era stata data la commissione a Michelangelo, che però all'epoca era già occupato e quindi girò l'incarico ad un altro importante architetto, Nanni di Baccio Bigio. La nuova forma della porta era ispirata ad un enorme portale, simile a quello che avevano i molti palazzi in cui vivevano famiglie ricche o nobili. In tal modo Porta del Popolo combinava la sua funzione tradizionale, cioè quello di accesso protetto alla città, con un disegno altamente decorativo che quasi ne mascherava la funzione difensiva. Nel corso dello stesso secolo furono edificate altre due porte seguendo un modello analogo: Porta Pia (descritta a pagina 3) e Porta San Giovanni (III parte, pagina 1), ma nessuna delle due rimpiazzò una struttura originale romana come invece fece questa.
San Pietro e San Paolo, by Francesco Mochi (1630 c.ca)


Nanni di Baccio Bigio progettò la nuova Porta del Popolo come un alto fornice centrale incassato tra due tozze torri a sezione quadrata (cfr. l'incisione mostrata in precedenza).

Porta del Popolo dall'interno
Le colonne sul lato esterno provengono dall'antica basilica di San Pietro, che in quegli anni stava venendo smantellata per costruire quella attuale.
Sull'attico è affisso lo stemma di Pio IV, mentre la merlatura al di sopra della porta ha una forma alquanto fantasiosa, somigliando a piccoli busti militari stilizzati, rivestiti dall'armatura.
Poi attorno al 1630 furono aggiunte alla porta le statue di San Pietro e San Paolo (illustrazione in alto), santi patroni della città; le aveva scolpite Francesco Mochi, rinomato scultore dell'età barocca, per la basilica di San Paolo, ma essendo state rifiutate per qualche ragione, furono ricollocate qui.

particolare della merlatura

Quando nel 1655 la regina Cristina di Svezia venne a Roma, invitata da papa Alessandro VII, Gianlorenzo Bernini fu incaricato di collocare una grande impresa araldica della famiglia Chigi (a cui apparteneva il papa) sul lato interno dell'attico, assieme ad un'iscrizione in latino: « che il tuo ingresso possa essere felice e fausto ».
targa con lo stemma di Pio IV (lato esterno) e l'impresa di Alessandro VII aggiunta da Bernini sul lato interno

Nel 1879, per fronteggiare il crescente traffico che attraversava la porta, l'architetto Virginio Vespignani demolì le torre laterali, sostituendole con due fornici più piccoli di quello centrale; in questa stessa circostanza furono aggiunte alla porta altre quattro colonne, simili per forma a quelle originali antiche.
Durante questi lavori vennero alla luce alcuni resti dell'originale struttura romana, che confermò come questa un tempo fosse davvero la Porta Flaminia, permettendo anche di stabilire l'altezza dell'antico piano stradale, piuttosto basso rispetto a quello attuale.

Tornati nel piazzale Flaminio, guardando verso la porta, sulla destra il muro si esaurisce quasi subito, mentre sul lato opposto segue l'altura del Pincio.
Questo tratto di muro, così come la strada che si snoda alla base, è stata chiamata Muro Torto per via di un parziale crollo della struttura in laterizio, presso il primo gomito, avvenuto poco dopo la sua costruzione: lo storico Procopio di Cesarea nel VI secolo già scriveva (Guerra Gotica I, XXIII) che i Romani lo chiamavano Murus Ruptus. Per questo nel medioevo fu anche detto Muro Malo.

il Muro Torto

Gli stessi terreni presso questo tratto di muro, al di fuori dei confini urbani, un tempo avevano una cattiva fama in quanto anticamente vi venivano seppelliti i non cristiani, le prostitute, i condannati a morte che avevano rifiutato di pentirsi prima dell'esecuzione e in generale chiunque la cui tumulazione fosse sgradita alle chiese cittadine. Ecco probabilmente perché nacque la suddetta leggenda del fantasma di Nerone.

È meglio seguire il manto erboso tenendosi sulla destra del sentiero, appena vicino al bordo: sul lato opposto della strada il muro raggiunge molto presto un'altezza di circa 20 metri, circondando il ripido Pincio sul lato orientale, poi su quello settentrionale.

← il lato orientale del Pincio; il grosso torrione non è un'antica
postazione delle guardie, bensì un ascensore del 1900 c.ca, ora in disuso

Nell'antichità le famiglie importanti avevano qui le loro ville con giardino: una delle più grandi era quella dei Pincii, donde il nome che nei secoli è rimasto a questa località.
Dopo una curva stretta, anche il terreno della villa diventa un po' più ripido; il dislivello con via del Muro Torto si fa cospicuo. Stiamo salendo verso il ponte che collega Villa Borghese ai giardini del Pincio; come proprietà privata, fino ai primi del '900, Villa Borghese non aveva accesso a quest'area, che era raggiungibile solo dall'altro versante del colle: dopo essere divenuto un parco pubblico - il re d'Italia lo acquistò dalla famiglia Borghese - entro qualche anno fu realizzato il ponte, che garantiva una comoda e suggestiva via d'accesso ai giardini, incrociando dall'alto via del Muro Torto.
Una rapida digressione lungo questi viali ombrosi, decorati da un gran numero di busti marmorei di artisti e scienziati italiani famosi, non porterà via molto tempo. Traversate il ponte, e seguite il primo viale a destra: qui si incontra dopo poche decine di metri un curioso orologio ad acqua [rif. pianta a], costruito nel 1807: ha una struttura esterna per la maggior parte di legno, mentre lall'interno ha un complesso e delicato meccanismo mosso appunto dall'acqua, realizzato dal domenicano Giovanbattista Imbriaco (i romani ovviamente scherzano sul cognome dell'autore).

l'orologio ad acqua
Subito a sinistra, un breve viale porta a uno dei luoghi più suggestivi della città, piazzale Napoleone [rif. pianta b], con una spettacolare vista su Roma.
Qui una lunga balconata si affaccia su piazza del Popolo; subito al di là dell'alto obelisco egiziano, un rettifilo attraversa il Tevere e corre per quasi 2 Km in direzione del Vaticano, da dove la cupola di San Pietro sovrasta ogni altro edificio cittadino. Sulla sinistra, l'orizzonte è affollato di cupole appartenenti alle molte chiese antiche del centro storico.


la terrazza in piazzale Napoleone

A destra, in lontananza, si leva alto il ripetitore della RAI, che segna la sommità di Monte Mario, il più alto della città.

Tornando verso il ponte, è interessante visitare i giardini del Pincio (cfr. la pagina relativa in Curiosità Romane), dove sorge anche un obelisco romano [rif. pianta c] (vedere la monografia sugli Obelischi per maggiori dettagli).




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