Poi tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella imperiale, con l'espansione della città, nel Campus Martius sorsero numerosi edifici pubblici, soprattutto nella sua parte meridionale: circhi per le gare di atletica, palestre, una naumachia (stadio navale), diversi obelischi, templi di ogni genere e sacrari dedicati a Marte e a molte altre divinità. Fu l'imperatore Domiziano che sul finire del I secolo ne riempì gli ultimi "buchi" rimasti edificabili, realizzando il suo circo (oggi piazza Navona) e il teatro chiamato Odeon. Un'immagine da una pianta del XVI secolo raffigurante il Campus Martius come probabilmente appariva alle origini si può vedere seguendo questo link (dimensione: 135 Kbytes). |
veduta dall'alto di piazza del Popolo dal colle Pincio |
STEMMA
Una semiluna falciforme, variamente orientata. CONFINI Piazzale Flaminio; via Luisa di Savoia; lungotevere Arnaldo da Brescia; lungotevere in Augusta; piazza del Porto di Ripetta; lungotevere Marzio; via del Cancello; via dei Portoghesi; via della Stelletta; piazza Campo Marzio; via degli Uffici del Vicario; via di Campo Marzio; piazza San Lorenzo in Lucina; via Frattina; piazza Mignanelli; via dei Due Macelli; via Capo le Case; via Francesco Crispi; via di Porta Pinciana; viale del Muro Torto. |
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| ELEMENTI DI INTERESSE (i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta sulla destra) Campo Marzio è il rione che la maggior parte dei romani identifica col "centro",
cioè il vero e proprio nucleo cittadino. Corrisponde all'antica Regio VII, attraversata da via Lata (ora via del Corso, la principale arteria commerciale di Roma), che dal Campidoglio corre in linea retta per circa 1.5 Km., raggiungendo il confine più settentrionale della vecchia area urbana. |
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Nonostante sia uno dei più estesi tra i quattordici rioni storici, Campo Marzio è oggi decisamente più piccolo dell'antico Campus Martius: infatti comprende solo la porzione più settentrionale dell'antica area nonché il colle Pincio. Invece la sua parte meridionale è ora suddivisa in molti altri rioni, in particolare Colonna (Rione III), Ponte (Rione V), Parione (Rione VI), Regola (Rione VII), Sant'Eustachio (Rione VIII) E Pigna (Rione IX). Assai vicino all'area del Campus Martius adibita alle esercitazioni, il ripido colle Pincio [1], che ora agisce quasi da confine naturale lungo l'intero lato orientale del rione, era una zona residenziale suburbana: molti antichi romani ricchi e influenti vi si facevano costruire grandi ville, a cui appartenevano anche vasti giardini (horti), che coprivano la gran parte dell'estensione del colle. Infatti, lo stesso nome Pincio derivò da una di queste famiglie, i Pincii, proprietari di uno degli appezzamenti più estesi. La pianura presso il Tevere rimase abbandonata per quasi tutto il medioevo, ma alla fine in quest'area si fermò una piccola comunità proveniente dall'Illiria e dalla Schiavonia (odierne Croazia e Slovenia). Da allora, il rione cominciò ad espandersi sempre più. |
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Infatti ovunque in Campo Marzio il commercio è diventato l'anima del rione; in quasi ogni edificio storico hanno trovato posto le attività commerciali più disparate, che in qualche caso mostrano di essere fin troppo invadenti: ad esempio, in via Belsiana, appena prima del confine col rione Colonna, un piccolo oratorio del XVIII secolo in epoche recenti è stato trasformato nel salone espositivo di una famosa ditta che produce borse; sulla facciata si legge ancora il nome dell'arciconfraternita a cui un tempo apparteneva e l'anno, 1724. |
(↑ in alto) il Caffè Greco, un locale storico; (← a sin.) l'oratorio dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento riconvertito in un salone espositivo di borse |
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la scalinata di Trinità dei Monti fa da sfondo ad un'affollata via Borgognona |
Ovunque in Campo Marzio durante le ore lavorative regna la confusione, soprattutto di sabato, ma poi fortunatamente l'atmosfera torna ad essere quella più tradizionale quando le strade si svuotano. Il momento migliore per visitare questo rione è dunque la domenica, nelle prime ore della mattina. È situato in Campo Marzio uno dei luoghi di Roma più amati dai turisti, piazza di Spagna [1] con la sua celebre scalinata (1726), che sale scenograficamente verso la chiesa di Trinità dei Monti. Prima che fosse costruita, per raggiungere la sommità del colle Pincio c'era solo una salita ripida e piuttosto irregolare.
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In cima alla scalinata, proprio di fronte alla chiesa, si erge un antico obelisco la cui forma in stile egizio può trarre in inganno: questa è una copia romana ad imitazione dei molti che gli imperatori realmente trasportarono dall'Egitto. Infatti le sue incisioni sono più rozze di quelle di qualsiasi "vero" obelisco egizio. L'edificio sulla destra, Palazzetto Zuccari (che appartenne al pittore tardo-rinascimentale Federico Zuccari), ora ospita la Biblioteca Hertziana; sul suo lato che guarda verso via Gregoriana, è da non perdere il bizzarro ingresso a forma di mostro, fiancheggiato da due finestre analoghe. Invece dall'altro lato di Trinità dei Monti sorge la splendida Villa Medici [2], edificata nelle sue forme attuali verso la metà del '500 e chiamata col nome della famosa famiglia che fu tra i suoi diversi proprietari. |
Palazzetto Zuccari |
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il busto di Bernini, tra quelli di molte glorie nazionali |
incredibili colori al tramonto dai giardini del Pincio |
Nel 1803, durante l'occupazione di Roma, fu presa dall'amministrazione francese e Napoleone la scelse come nuova sede per l'Accademia di Francia a Roma, un istituto fondato dal re Luigi XIV nel 1666 per giovani artisti del suo paese che studiavano belle arti in Italia. Villa Medici: anelli per legare i cavalli, "area di parcheggio" del tardo '500 |
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La villa è legata ad una curiosa storia, descritta in Roma leggendaria pagina 3. I suoi vasti terreni si estendono nel punto più settentrionale del rione Campo Marzio, dove confinano coi giardini pubblici alla sommità del colle Pincio [3]. Quest'ultimi sono disegnati come una rete di viali ombrosi, punteggiati da centinaia di personalità italiane; tra le cose notabili si segnalano un obelisco romano antico, eretto qui nella prima metà dell'800 dal papa Pio VII, e un popolare orologio ad acqua costruito sul finire dello stesso secolo. Davanti ai giardini è un ampio spiazzo il cui toponimo ricorda Napoleone, dove una balconata guarda verso piazza del Popolo: questo è uno dei punti più panoramici di Roma, con la grande cupola di San Pietro sullo sfondo che domina sull'intera città. Al centro della piazza si erge uno dei grandi obelischi egizi di Roma (per maggiori dettagli cfr. Obelischi), che poggia su un'ampia base con quattro fontane a forma di leone negli angoli; queste vi furono collocate nel 1823, rimpiazzando una fontana più piccola ma più graziosa che era stata realizzata nel tardo '500, qualche anno prima che anche l'obelisco fosse trasferito nella piazza. |
piazza del Popolo col suo "Tridente" sullo sfondo |
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il motivo sul pavimento della cappella Chigi |
Ad una estremità della piazza [4] sorge Porta del Popolo (la porta cittadina più settentrinale delle mura di Roma, un tempo chiamata Porta Flaminia, cfr. le mura aureliane I parte e la storica chiesa di Santa Maria del Popolo. In toponimo "Popolo" fa forse riferimento ad un boschetto di pioppi (in latino populi) che un tempo si estendeva appena fuori delle mura. Era un luogo dove venivano sepolti banditi, prostitute e chiunque non fosse cristiano; ne scaturì la cattiva fama di questo luogo che fece nascere la leggenda secondo cui in questi luoghi si aggirava il fantasma di Nerone. Per tale motivo attorno al 1100 vi fu eretta una piccola cappella, che in seguito divenne chiesa, ampliata ed ornata nelle sue forme attuali in massima parte nel tardo '400. Al suo interno si trovano oper d'arte e di architettura di artisti famosi quali Bramante, Raffaello, Pinturicchio, Bernini. Essendo citata nel famoso romanzo Il Codice Da Vinci, il motivo ad intarsio di marmi del pavimento della cappella Chigi è divenuto quasi il simbolo della chiesa. |
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la Fontanella degli Artisti |
Parallela a via del Babuino, proprio alle pendici del Pincio, corre l'incantevole via Margutta, una strada pittoresca in cui gli attici dei numerosi fabbricati antichi sono in larga parte adibiti a studi artistici; il silenzio e la tranquillità di questa via contrastano fortemente con la solita folla e il traffico caotico tipici del rione. Chi conosce il famoso film Vacanze romane riconoscerà essere la via quella al cui numero 51 abitava il giornalista impersonato da Gregory Peck. Tra le personalità vere che vi hanno abitato, poi, si ricordano il regista Federico Fellini, il pittore Renato Guttuso e vari altri. Qui si trova la fontanella rionale di Campo Marzio (1927), detta degli Artisti per via degli elementi che la compongono: pennelli, maschere teatrali, cavalletti, ecc. |
il Museo Canova-Tadolini |
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A differenza del porto fluviale maggiore di Ripa Grande (cfr. Rione XII , Ripa), situato più a valle lungo il corso del fiume, Ripetta era raggiunta da barche che recavano derrate soprattutto dal nord. Il complesso fu demolito nei primi del '900, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni protettivi lungo le rive e di un nuovo ponte (Ponte Cavour): gli unici reperti superstiti del porto di Ripetta sono la fontana (ora secca) e una colonna dove sono segnati i livelli raggiunti dall'acqua nel corso delle frequenti alluvioni, entrambe situate davanti a Palazzo Borghese (se ne parla rispettivamente in Fontane, III parte pagina 18 e in Curiosità romane, Le inondazioni del Tevere). |
l'antico porto di Ripetta (incisione di Giuseppe Vasi del XVIII secolo); la chiesa alle spalle è San Girolamo degli Illirici e più a destra si vede la facciata di Palazzo Borghese |
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il Mausoleo di Ottaviano Augusto com'è oggi |
L'ingresso del monumento era fiancheggiato da due obelischi gemelli che oggi si trovano in altri rioni (cfr. l'illustrazione in basso e Obelischi, pagina 3). lo stesso mausoleo in una pianta del 1575, che mostra i due obelischi ancora al loro posto, com'erano nell'antichità |
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Palazzo Borghese, la "tastiera" del "cembalo" |
Un ultimo elemento interessante lungo il tratto conclusivo di via di Ripetta è Palazzo Borghese [9], la residenza della nobile famiglia Borghese. Fu costruito a partire dal 1560 e terminato nel 1610, durante il pontificato di Paolo V, che era membro della famiglia (Camillo Borghese). Veniva chiamato "il cembalo2 per via della sua forma particolare, mentre la facciata venica chiamata consensualmente "la tastiera". |
il cortile di Palazzo Borghese |
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