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NOME
Campo Marzio (o Marzo secondo l'ortografia arcaica) è la versione italiana di Campus Martius (cioè Campo di Marte). Era un'ampia area pianeggiante compresa tra il Tevere e la zona collinosa, situata all'esterno dei confini urbani (fino alla costruzione della seconda cinta muraria da parte di Aureliano, nel 275 c.ca), dedicata al dio della guerra: infatti nei primissimi tempi vi si praticavano prevalentemente attività militari e sportive.
stemma del rione Campo Marzio
Poi tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella imperiale, con l'espansione della città, nel Campus Martius sorsero numerosi edifici pubblici, soprattutto nella sua parte meridionale: circhi per le gare di atletica, palestre, una naumachia (stadio navale), diversi obelischi, templi di ogni genere e sacrari dedicati a Marte e a molte altre divinità. Fu l'imperatore Domiziano che sul finire del I secolo ne riempì gli ultimi "buchi" rimasti edificabili, realizzando il suo circo (oggi piazza Navona) e il teatro chiamato Odeon.
Un'immagine da una pianta del XVI secolo raffigurante il Campus Martius come probabilmente appariva alle origini si può vedere seguendo questo link (dimensione: 135 Kbytes).
stemma del rione Campo Marzio

Il nome medievale del rione, Regio Posterule et Sancti Laurentii in Lucina, si ispirava alle molte porte minori (posterulae) delle Mura Aureliane, che seguivano il percorso della riva del Tevere, e alla chiesa di San Lorenzo in Lucina, che però oggi appartiene al confinante rione Colonna.

piazza del Popolo
veduta dall'alto di piazza del Popolo dal colle Pincio
STEMMA
Una semiluna falciforme, variamente orientata.


CONFINI
Piazzale Flaminio; via Luisa di Savoia; lungotevere Arnaldo da Brescia; lungotevere in Augusta; piazza del Porto di Ripetta; lungotevere Marzio; via del Cancello; via dei Portoghesi; via della Stelletta; piazza Campo Marzio; via degli Uffici del Vicario; via di Campo Marzio; piazza San Lorenzo in Lucina; via Frattina; piazza Mignanelli; via dei Due Macelli; via Capo le Case; via Francesco Crispi; via di Porta Pinciana; viale del Muro Torto.

ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta sulla destra)


Campo Marzio è il rione che la maggior parte dei romani identifica col "centro", cioè il vero e proprio nucleo cittadino.
Corrisponde all'antica Regio VII, attraversata da via Lata (ora via del Corso, la principale arteria commerciale di Roma), che dal Campidoglio corre in linea retta per circa 1.5 Km., raggiungendo il confine più settentrionale della vecchia area urbana.
pianta di riferimento di Campo Marzio

estensione dell'antico Campus Martius
e dell'attuale rione Campo Marzio
estensione dell'antico Campus Martius
e dell'attuale rione Campo Marzio
   estensione del Campus Martius antico
   estensione dell'attuale rione Campo Marzio
Nonostante sia uno dei più estesi tra i quattordici rioni storici, Campo Marzio è oggi decisamente più piccolo dell'antico Campus Martius: infatti comprende solo la porzione più settentrionale dell'antica area nonché il colle Pincio. Invece la sua parte meridionale è ora suddivisa in molti altri rioni, in particolare Colonna (Rione III), Ponte (Rione V), Parione (Rione VI), Regola (Rione VII), Sant'Eustachio (Rione VIII) E Pigna (Rione IX).

Assai vicino all'area del Campus Martius adibita alle esercitazioni, il ripido colle Pincio [1], che ora agisce quasi da confine naturale lungo l'intero lato orientale del rione, era una zona residenziale suburbana: molti antichi romani ricchi e influenti vi si facevano costruire grandi ville, a cui appartenevano anche vasti giardini (horti), che coprivano la gran parte dell'estensione del colle. Infatti, lo stesso nome Pincio derivò da una di queste famiglie, i Pincii, proprietari di uno degli appezzamenti più estesi.
La pianura presso il Tevere rimase abbandonata per quasi tutto il medioevo, ma alla fine in quest'area si fermò una piccola comunità proveniente dall'Illiria e dalla Schiavonia (odierne Croazia e Slovenia). Da allora, il rione cominciò ad espandersi sempre più.

Alla fine del '500 la comunità fondò in questo luogo anche una propria chiesa, chiamata San Girolamo degli Illirici (o degli Schiavoni) [2], tutt'ora appartenente alla nazione croata.

L'aspetto attuale di Campo Marzio risale ai secoli XVII-XVIII; molti edifici originali sono ancora in piedi e diversi palazzi un tempo abitati da famiglie facoltose o nobili risalgono ad epoche anche antecedenti. Ciononostante, oggi le strade sono costellate da migliaia di negozi alla moda, caffé, ristoranti, pizzerie, fast food, ecc.
via Belsiana
Infatti ovunque in Campo Marzio il commercio è diventato l'anima del rione; in quasi ogni edificio storico hanno trovato posto le attività commerciali più disparate, che in qualche caso mostrano di essere fin troppo invadenti: ad esempio, in via Belsiana, appena prima del confine col rione Colonna, un piccolo oratorio del XVIII secolo in epoche recenti è stato trasformato nel salone espositivo di una famosa ditta che produce borse; sulla facciata si legge ancora il nome dell'arciconfraternita a cui un tempo apparteneva e l'anno, 1724.
via dei Condotti
(↑ in alto) il Caffè Greco, un locale storico;
(← a sin.) l'oratorio dell'Arciconfraternita del SS. Sacramento
riconvertito in un salone espositivo di borse
Tra i numerosi locali c'è n'è anche qualcuno di interesse storico, che risale al XIX se non persino al XVIII secolo: il più famoso di tutti è il Caffé Greco in via dei Condotti, fondato nel 1760, la cui lunga lista di avventori famosi può vantare numerose celebrità nel campo della cultura, quali Hector Berlioz, Nikolai Gogol, Giacomo Leopardi, Felix Mendelssohn, Richard Wagner, Orson Welles, Gabriele D'Annunzio, Arthur Schopenhauer, ma anche William Frederick Cody (meglio noto come Buffalo Bill)!
via Borgognona
la scalinata di Trinità dei Monti fa
da sfondo ad un'affollata via Borgognona
Ovunque in Campo Marzio durante le ore lavorative regna la confusione, soprattutto di sabato, ma poi fortunatamente l'atmosfera torna ad essere quella più tradizionale quando le strade si svuotano. Il momento migliore per visitare questo rione è dunque la domenica, nelle prime ore della mattina.

È situato in Campo Marzio uno dei luoghi di Roma più amati dai turisti, piazza di Spagna [1] con la sua celebre scalinata (1726), che sale scenograficamente verso la chiesa di Trinità dei Monti. Prima che fosse costruita, per raggiungere la sommità del colle Pincio c'era solo una salita ripida e piuttosto irregolare.
Ai piedi della scalinata, la famosa fontana barocca detta la Barcaccia di Pietro Bernini, padre del più famoso Gianlorenzo, orna il centro della piazza, affondando nel terreno più in basso del piano stradale (il motivo di ciò è spiegato in Fontane, III parte pagina 15).
piazza di Spagna
la fontana di piazza di Spagna

In cima alla scalinata, proprio di fronte alla chiesa, si erge un antico obelisco la cui forma in stile egizio può trarre in inganno: questa è una copia romana ad imitazione dei molti che gli imperatori realmente trasportarono dall'Egitto. Infatti le sue incisioni sono più rozze di quelle di qualsiasi "vero" obelisco egizio.

L'edificio sulla destra, Palazzetto Zuccari (che appartenne al pittore tardo-rinascimentale Federico Zuccari), ora ospita la Biblioteca Hertziana; sul suo lato che guarda verso via Gregoriana, è da non perdere il bizzarro ingresso a forma di mostro, fiancheggiato da due finestre analoghe.

Invece dall'altro lato di Trinità dei Monti sorge la splendida Villa Medici [2], edificata nelle sue forme attuali verso la metà del '500 e chiamata col nome della famosa famiglia che fu tra i suoi diversi proprietari.
via Gregoriana
Palazzetto Zuccari
giardini del Pincio
il busto di Bernini, tra quelli
di molte glorie nazionali
piazza Napoleone I
incredibili colori al tramonto
dai giardini del Pincio
Nel 1803, durante l'occupazione di Roma, fu presa dall'amministrazione francese e Napoleone la scelse come nuova sede per l'Accademia di Francia a Roma, un istituto fondato dal re Luigi XIV nel 1666 per giovani artisti del suo paese che studiavano belle arti in Italia.

viale Trinità dei Monti
Villa Medici: anelli per legare i cavalli, "area di parcheggio" del tardo '500

La villa è legata ad una curiosa storia, descritta in Roma leggendaria pagina 3. I suoi vasti terreni si estendono nel punto più settentrionale del rione Campo Marzio, dove confinano coi giardini pubblici alla sommità del colle Pincio [3]. Quest'ultimi sono disegnati come una rete di viali ombrosi, punteggiati da centinaia di personalità italiane; tra le cose notabili si segnalano un obelisco romano antico, eretto qui nella prima metà dell'800 dal papa Pio VII, e un popolare orologio ad acqua costruito sul finire dello stesso secolo. Davanti ai giardini è un ampio spiazzo il cui toponimo ricorda Napoleone, dove una balconata guarda verso piazza del Popolo: questo è uno dei punti più panoramici di Roma, con la grande cupola di San Pietro sullo sfondo che domina sull'intera città.

Al centro della piazza si erge uno dei grandi obelischi egizi di Roma (per maggiori dettagli cfr. Obelischi), che poggia su un'ampia base con quattro fontane a forma di leone negli angoli; queste vi furono collocate nel 1823, rimpiazzando una fontana più piccola ma più graziosa che era stata realizzata nel tardo '500, qualche anno prima che anche l'obelisco fosse trasferito nella piazza.
piazza del Popolo
piazza del Popolo col suo "Tridente" sullo sfondo

piazza del Popolo
il motivo sul pavimento della cappella Chigi
Ad una estremità della piazza [4] sorge Porta del Popolo (la porta cittadina più settentrinale delle mura di Roma, un tempo chiamata Porta Flaminia, cfr. le mura aureliane I parte e la storica chiesa di Santa Maria del Popolo. In toponimo "Popolo" fa forse riferimento ad un boschetto di pioppi (in latino populi) che un tempo si estendeva appena fuori delle mura. Era un luogo dove venivano sepolti banditi, prostitute e chiunque non fosse cristiano; ne scaturì la cattiva fama di questo luogo che fece nascere la leggenda secondo cui in questi luoghi si aggirava il fantasma di Nerone. Per tale motivo attorno al 1100 vi fu eretta una piccola cappella, che in seguito divenne chiesa, ampliata ed ornata nelle sue forme attuali in massima parte nel tardo '400. Al suo interno si trovano oper d'arte e di architettura di artisti famosi quali Bramante, Raffaello, Pinturicchio, Bernini. Essendo citata nel famoso romanzo Il Codice Da Vinci, il motivo ad intarsio di marmi del pavimento della cappella Chigi è divenuto quasi il simbolo della chiesa.

Sul lato opposto della piazza [5] tre strade divergenti perfettmente diritte si dirigono verso sud, attraversando il rione per la sua intera lunghezza: insieme, esse formano il "Tridente", i cui due spigoli sono scanditi da una coppia di chiese gemelle, edificate nel '600, all'epoca in cui la piazza fu sistemata in modo simmetrico.
La strada a sinistra, via del Babuino (che in origine si chiamava Paolina Trifana, da papa Paolo III), prende il nome da una fontanella [6] descritta in Curiosità romane, page 2 e Fontane, II parte pagina 2; conduce nuovamente a piazza di Spagna.
Nello stesso fabbricato presso il cui cantone si trova la suddetta fontanella, nei primi dell'800 il famoso scultore Antonio Canova aveva il suo atelier; alla sua morte fu rilevato dal suo allievo Adamo Tadolini, da cui a sua volta lo ereditarono i suoi discendenti, tre generazioni di scultori. Scomparso l'ultimo Tadolini (1967), l'atelier, ancora zeppo di modelli originali, studi e sculture venne chiuso; è stato riaperto nel 2000, trasformato in un piccolo museo, con un elegante caffé al pianterreno.

via Margutta
la Fontanella degli Artisti
Parallela a via del Babuino, proprio alle pendici del Pincio, corre l'incantevole via Margutta, una strada pittoresca in cui gli attici dei numerosi fabbricati antichi sono in larga parte adibiti a studi artistici; il silenzio e la tranquillità di questa via contrastano fortemente con la solita folla e il traffico caotico tipici del rione. Chi conosce il famoso film Vacanze romane riconoscerà essere la via quella al cui numero 51 abitava il giornalista impersonato da Gregory Peck. Tra le personalità vere che vi hanno abitato, poi, si ricordano il regista Federico Fellini, il pittore Renato Guttuso e vari altri. Qui si trova la fontanella rionale di Campo Marzio (1927), detta degli Artisti per via degli elementi che la compongono: pennelli, maschere teatrali, cavalletti, ecc.
via del Babuino
il Museo Canova-Tadolini

La strada centrale del Tridente è via del Corso; in epoca antico-romana questo era il tratto urbano della via Flaminia, ma nel medioevo du rinominata via Lata; a partire dall'età Rinascimentale, durante il Carnevale lungo la via si tennero corse ippiche, da cui le derivò il nome attuale. Quest'usanza ebbe termine sul finire dell'800; adesso via del Corso è la principale strada romana dello shopping.

La terza strada del Tridente è via di Ripetta, parallela alla vicina riva del fiume. Ripetta [7] (letteralmente "piccola riva") era il nome del porto fluviale minore di Roma, attivo sin dal '300, ma con un traffico commerciale particolarmente ricco a partire dagli inizi del XVIII secolo, quando un vero e proprio attracco, dalla forma di un'enorme scalea semicircolare, venne costruita presso la riva reimpiegando i grossi massi di travertino caduti dal Colosseo nel corso di un terremoto. Al centro della scalea c'era una balconata con una piccola fontana sormontata da una lanterna.
A differenza del porto fluviale maggiore di Ripa Grande (cfr. Rione XII , Ripa), situato più a valle lungo il corso del fiume, Ripetta era raggiunta da barche che recavano derrate soprattutto dal nord. Il complesso fu demolito nei primi del '900, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni protettivi lungo le rive e di un nuovo ponte (Ponte Cavour): gli unici reperti superstiti del porto di Ripetta sono la fontana (ora secca) e una colonna dove sono segnati i livelli raggiunti dall'acqua nel corso delle frequenti alluvioni, entrambe situate davanti a Palazzo Borghese (se ne parla rispettivamente in Fontane, III parte pagina 18 e in Curiosità romane, Le inondazioni del Tevere).
piazza del Porto di Ripetta
l'antico porto di Ripetta (incisione di Giuseppe Vasi del XVIII secolo); la chiesa alle spalle
è San Girolamo degli Illirici e più a destra si vede la facciata di Palazzo Borghese

A circa metà di via di Ripetta, appena prima del luogo dove sorgeva il vecchio porto fluviale, si trovano due importanti monumenti antico-romani: il Mausoleo di Ottaviano Augusto [7] e l'Ara Pacis (entrambi della prima metà del I secolo dC). Il primo è l'enorme tomba costruita per il primo imperatore di Roma; è costituita di tre cilindri concentrici in laterizio, di diversa altezza, ricoperti di terra; il più interno ed alto dei tre conteneva la cella dove erano conservate le ceneri dell'imperatore.
piazza Augusto Imperatore
il Mausoleo di Ottaviano Augusto com'è oggi
L'ingresso del monumento era fiancheggiato da due obelischi gemelli che oggi si trovano in altri rioni (cfr. l'illustrazione in basso e Obelischi, pagina 3).

particolare da una pianta del 1575
lo stesso mausoleo in una pianta del 1575, che mostra
i due obelischi ancora al loro posto, com'erano nell'antichità

L'Ara Pacis (Altare della Pace) [8], ora situato di fronte alla tomba dell'imperatore, fu eretto a poca distanza da questo luogo, lungo l'attuale via del Corso, per celebrare la pace che seguì alle vittoriose campagne di Ottaviano Augusto in Spagna e in Gallia. Davanti al monumento si ergeva l'obelisco attualmente in piazza di Montecitorio (Rione III, Colonna), che fungeva da gnomone di meridiana e il giorno del compleanno dell'imperatore (il 24 settembre) faceva cadere la sua ombra proprio al centro dell'altare. Quest'ultimo è uno dei massimi esempi di arte marmoraria antico-romana, in quanto è coperto da fregi in rilievo di altissimo livello artistico, alcuni dei quali ritraggono lo stesso imperatore assieme a membri della sua famiglia nel corso di una processione rituale.
Nel corso del tempo il monumento crollò e fu sepolto dai detriti. Alcuni dei suoi frammenti furono trovati verso la metà del XVI secolo presso le fondazioni di uno stabile lungo via del Corso; diversi altri furono rinvenuti tra il XIX secolo e i primi anni del XX. Alcuni frammenti mancanti, ora appartenenti ad altri musei, tra cui il Louvre di Parigi, sono stati integrati con calchi che riproducono fedelmente le parti originali.

piazza Augusto Imperatore piazza Augusto Imperatore
(da sinistra) il nuovo e piuttosto controverso complesso dell'Ara Pacis e un particolare dei rilievi all'esterno del monumento

Il monumento è racchiuso in un candido edificio disegnato dal famoso architetto statunitense Richard Meier, inaugurato nel 2006, che ha scatenato grandi polemiche per essere '"troppo bianco, troppo moderno e troppo ingombrante" per un tale contesto storico. ...Però adesso è lì!
via di Ripetta
Palazzo Borghese, la "tastiera" del "cembalo"
Un ultimo elemento interessante lungo il tratto conclusivo di via di Ripetta è Palazzo Borghese [9], la residenza della nobile famiglia Borghese. Fu costruito a partire dal 1560 e terminato nel 1610, durante il pontificato di Paolo V, che era membro della famiglia (Camillo Borghese). Veniva chiamato "il cembalo2 per via della sua forma particolare, mentre la facciata venica chiamata consensualmente "la tastiera".
via di Fontanella Borghese
il cortile di Palazzo Borghese




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