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NOME
La denominazione del rione si riferisce alla Colonna di Marco Aurelio, o Antonina (tardo II secolo dC), ora sita in piazza Colonna.
Il nome medioevale Regio Columne et Sancte Marie in Aquiro si rifaceva alla suddetta colonna e alla chiesa di Santa Maria in Aquiro, fondata probabilmente attorno all'anno 400, il cui nome è di incerta etimologia (la sua forma arcaica era in Cyro). La chiesa esiste ancora, sebbene la forma ne sia stata rimaneggiata e allargata nel XVI secolo.


STEMMA
In alcune versioni riporta tre bande variamente orientate su fondo bianco.
Più spesso, al posto delle bande vi è una colonna, il cui fusto con motivi spiraliformi si riferisce chiaramente a quella di Marco Aurelio.
piazza Colonna
la Colonna di Marco Aurelio
CONFINI
Piazza Mignanelli; via Frattina; piazza San Lorenzo in Lucina; via di Campo Marzio; via della Maddalena; via del Pantheon; piazza della Rotonda; via del Seminario; piazza Sant'Ignazio; via del Caravita; via del Corso; via delle Muratte; via di Santa Maria in Via; piazza San Claudio; via del Pozzetto; via del Bufalo; via del Nazareno; via del Tritone; piazza Barberini; via Veneto; via Sant'Isidoro; via degli Artisti; via Francesco Crispi; via Capo le Case; via dei Due Macelli.
stemma del rione Colonna

stemma del rione Colonna

ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui in basso)


via Sistina
casa affrescata in via Sistina (1890)

La forma di Colonna è simile ad un pezzo di un gioco ad incastro, inserito fra vari altri rioni: ad occidente occupa una parte dei terreni pianeggianti che furono del Campus Martius (cfr. Campo Marzio), mentre sul versante orientale si insinua fra lo stesso Campo Marzio (IV) e Trevi (II), raggiungendo un lato del colle Pincio, dove le strade si fanno abbastanza ripide.

pianta di riferimento di Colonna
piazza Colonna
particolare dei rilievi della colonna

Colonna non è stato mai un rione densamente popolato fino alla fine del XVI secolo, quando un gran numero di palazzi furono edificati per famiglie benestanti e nobili, soprattutto lungo via Lata (attualmente via del Corso).

Le due metà del rione si uniscono non lontano da piazza Colonna [1], luogo dove sorge la colonna di Marco Aurelio. È di forma simile a quella di Traiano, costruita circa 70 anni prima, con scene in rilievo che si snodano seguendo un andamento a spirale fino alla sommità; descrivono le campagne militari che l'imperatore combatté contro tribù germaniche e boeme (171-173 dC, metà inferiore della colonna) e poi contro i Sarmati, cioè il popolo che oggi cossiponde all'Ucraina (174-175, metà superiore del monumento). La colonna è costituita da 28 cilindri di marmo, appena sotto i 4 m di diametro, percorsa da una scala al centro che prende luce da sottili finestrelle lungo il fusto.
piazza Colonna
Dalla fine del '500 sul monumento si erge una statua bronzea di San Paolo (a sinistra), che papa Sisto V volle collocarvi; in origine vi si trovava una statua analoga dello stesso imperatore Marco Aurelio, andata perduta nel corso dei secoli. In quella stessa occasione il monumento fu anche collocato su una nuova base, più alta, recante un'iscrizione che attribuisce erroneamente la colonna ad Antonino Pio, padre di Marco Aurelio (donde la frequente ma inesatta denominazione alternativa di "Colonna Antonina").
piazza Colonna in una pianta del 1575
la "Colonna Antonina" in una pianta del 1575,
ancora senza statua e con la base originale
Se si guarda attentamente alla parte centrale della colonna, si vede che è leggermente storta: nel corso del medioevo alcuni violenti terremoti scossero il monumento, facendo leggermente spostare fuori asse qualche blocco, ma è ancora piuttosto stabile.
Sotto la colonna è una bellissima fontana a forma di vasca del tardo XVI secolo, di Giacomo Della Porta (cfr. Fontane, III parte, pag.4).

Alla stessa altezza, sul lato opposto di via del Corso, si estende la facciata della Galleria Alberto Sordi (ex Galleria Colonna), il più elegante passaggio pedonale coperto di Roma, descritto nella pagina relativa.

Nella piazza adiacente sorge Palazzo di Montecitorio [2], la sede della Camera dei Deputati del Parlamento. Il suo nome probabilmente viene dal latino Mons Acceptorius, una collina artificiale creata dagli abitanti pre-romani per poter piantare le loro palafitte su quello che era un terreno paludoso e costruirvi sopra delle capanne asciutte. Nel corso dei secoli si è andato appiattendo, sebbene il piano stradale verso Palazzo di Montecitorio sia ancora leggermente inclinato.
Il progetto originale della costruzione fu elaborato da Gianlorenzo Bernini attorno al 1650, ma fu portato a completamento solo mezzo secolo più tardi, quando questo divenne il principale tribunale di Roma.

piazza Montecitorio
la facciata di Palazzo di Montecitorio
Solo dopo la caduta dello Stato Pontificio, nel 1870, divenne la Camera dei Deputati del Parlamento; ma poiché si rivelò ben presto troppo piccola per il crescente numero di rappresentanti, dovette essere ampliata, mediante il raddoppiamento della profondità: in effetti il retro dell'edificio, in un tipico stile Art Nouveau dei primi del '900, contrasta notevolmente con la facciata del tardo XVII secolo.

Davanti all'edificio si erge l'obelisco di Psammetico II (per i dettagli si veda la monografia Obelischi).

Lungo la parte più settentrionale del confine rionale si trova una delle chiese più antiche di Roma, San Lorenzo in Lucina.
piazza San Lorenzo in Lucina
il busto di Gabriele Fonseca, opera di Bernini
Prende il titolo da Lucina, una matrona che nell'antica Roma ospitava in casa propria uno dei primi luoghi dove i fedeli cristiani potevano esercitare il culto, in tempi in cui la loro religione era ancora vietata. La chiesa, completamente riedificata nei primi anni del XII secolo e trasformata al suo interno nel '600, presenta ancora il portico e il campanile medievali.
Gli amanti di Bernini saranno lieti di visitare una cappella di questa chiesa, che l'artista progettò per la famiglia Fonseca in età già avanzata, nella quale si conserva un busto del medico Gabriele Fonseca (1670 c.ca) scolpito dallo stesso autore nell'atto di sporgersi da una finestra, una tipica disposizione berniniana dei soggetti, quasi fossero elementi di una scenografia teatrale.
piazza San Lorenzo in Lucina
San Lorenzo in Lucina

Non lontano, in piazza di Pietra [3], uno dei lati di un edificio del XVII secolo che un tempo ospitava gli uffici centrali della Dogana di terra, è interamente rivestito dagli impressionanti resti del Tempio di Adriano (195 dC). Queste undici colonne sono la sola porzione rimasta in piedi della costruzione antico-romana, ma grazie alla brillante idea di incorporarle nel ben più stabile edificio, possono vantare un aspetto senz'altro migliore che non quello di semplici "rovine".
A sinistra del tempio, un vicolo tortuoso conduce a piazza di Sant'Ignazio, una graziosa piazza nota per la sua curiosa forma ellittica, dove sorge la chiesa di Sant'Ignazio, appena oltre il confine rionale col Rione IX (Pigna).
piazza Sant'Ignazio
piazza Sant'Ignazio
Il palazzo del tardo '700 dirimpetto alla chiesa [4] fu chiamato burrò, una corruzione locale del termine bureau, in quanto durante l'occupazione francese di Roma ospitava alcuni uffici governativi (cioè dei bureau), e anche perché la forma del palazzetto stesso ricorda quella di un canterano, o bureau. L'espressione burrò si è perpetuata anche nel nome del vicolo citato poc'anzi, che gira sinuoso attorno al palazzetto.
piazza di Pietra
resti del Tempio di Adriano

Nell'angolo del rione dove Colonna confina con Sant'Eustachio (R.VIII) e Pigna (R.IX), la facciata giallastra di Santa Maria Maddalena [5] svetta alta in corrispondenza di una piazzetta.
via della Maddalena
Santa Maria Maddalena
La chiesa, più comunemente nota solo come la Maddalena, richiese ben un secolo e mezzo per essere completata, essendo i lavori cominciati nel tardo '500, sul sito di una preesistente cappella del XIV secolo mentre la facciata, in vistoso stile rococò (tardo-barocco molto ornato), tradisce chiaramente una datazione ben più tarda (1735).
La storia di questa chiesa si collega alla vita di Camillo de' Lellis (1550-1614), un capitano mercenario che dopo la guarigione da una ferita, decise di rinunciare alle armi e dedicare la sua vita ai malati. Divenne un uomo di fede e per il resto della sua vita operò in un ospedale che un tempo sorgeva presso Santa Maria Maddalena, dove poi fu anche sepolto. Fu proclamato santo poco dopo la conclusione dei lavori della chiesa; fino alla fine dell'800, il giorno della sua morte (il 14 luglio), ai fedeli veniva distribuita una speciale pozione curativa ottenuta mescolando con dell'acqua un po' di polvere raccolta dalla tomba del santo.


L'altra parte del rione Colonna riserva al visitatore meno spunti interessanti, essendo stata popolata soprattutto da comunità straniere (le più numerose erano quella francese e quella spagnola). Attorno alla fine del XVI secolo fu aperta via Felice [6], attualmente chiamata via Sistina, per collegare il Pincio con l'esteso rione Monti. Nel corso dei secoli XVIII e XIX, molti scultori e pittori scelsero gli attici e le soffitte di questa via per farne i loro studi romani, ciò che trasformò questa parte di Colonna quasi in un quartiere di artisti.


via Sant'Andrea
i due angeli di Bernini in Sant'Andrea delle Fratte:
quello col titolo della Croce (a sin.)
e quello con la corona di spine
Sant'Andrea delle Fratte [7] è una chiesa di antiche origini, che una volta apparteneva alla comunità scozzese di questo rione. Il suo nome primitivo era Sant'Andrea inter Hortos, cioè "in mezzo ai giardini" che si estendevano su questo versante del colle Pincio; il titolo fu poi convertito in quello di delle Fratte verso i secoli XVI-XVII, secondo il locale dialetto (fratte = "cespugli, vegetazione spontanea").
La chiesa possiede uno dei bizzarri campanili disegnati da Francesco Borromini e vi si conservano due statue di angeli scolpite da Bernini, la cui funzione primitiva era quella di decorare Ponte Sant'Angelo (cfr. il Rione V, Ponte).

Ma il nipote di Clemente IX volle per sé queste due opere, per cui li fece rimpiazzare con delle copie, a cui provvide lo stesso Bernini; nel corso degli anni le due statue finirono in questa chiesa, dove sono tutt'ora esposte.
via Capo Le Case
il bizzarro campanile di Borromini




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