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piazza Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

NOME
Trevi è la corruzione di trivium (cioè un incrocio a tre vie): una volta tre strade importanti convergevano nel centro del locale abitato, in un punto che ora corrisponde a piazza dei Crociferi, la cui forma ancora oggi vagamente ricorda l'antico incrocio.
Secondo una diversa teoria, Trevi viene dal nome della località da cui l'Aqua Virgo (vedi oltre) traeva l'acqua durante il medioevo. Infatti le antiche sorgenti originali erano state abbandonate a favore di altre situate in una zona chiamata Trebium.
Il nome medioevale Regio Trivi et Vielate fa riferimento anche al nome contratto di via Lata (ora via del Corso), il tratto urbano di via Flaminia di cui il rione includeva la parte più a sud.


STEMMA
Tre spade parallele, disposte tanto in orizzontalmente che in diagonale, verosimilmente riferite alle strade del trivio.
stemma del rione Trevi
CONFINI
piazza Madonna di Loreto; vicolo San Bernardo; via Magnanapoli; via XXIV Maggio; via del Quirinale; via XX Settembre; piazza San Bernardo; via di Santa Susanna; via Leonida Bisolati; via San Nicola da Tolentino; salita San Nicola; via di San Basilio; piazza Barberini; via del Tritone; via del Nazareno; via del Bufalo; via del Pozzetto; piazza San Claudio; via di Santa Maria in Via; via delle Muratte; via del Corso; piazza Venezia.


ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta sottostante)


Trevi comprende la gran parte del Quirinale, e le zone situate ad occidente e a meridione del suddetto colle. Ciò corrisponde in parte all'antica Regio VII, che prendeva il nome da via Lata (di cui si è già detto).
Nell'età imperiale la parte più a valle di tale regio era un quartiere assai vitale, ricco di botteghe, mentre nella parte più a monte, scarsamente abitata, vi era solo un modesto numero di ricche magioni.
L'Aqua Virgo, un acquedotto la cui fonte si dice fosse stata rivelata ai soldati romani assetati da una vergine, realizzato nel 19 aC, aveva il suo principale sbocco proprio sul sito del famoso trivium. Essendo uno dei pochi acquedotti che nel corso dei secoli ricevette frequenti manutenzioni, rimanendo attivo consentì a questa regio di rimanere popolata anche durante il Medioevo, sebbene il cambio di sorgenti, di cui si è detto nel paragrafo NOME, fu responsabile di un netto peggioramento delle proprietà dell'acqua (purezza, sapore, ecc.) rispetto a quella originale, che fu ripristinata solo con i lavori di restauro del 1562.
pianta di riferimento di Trevi
Nella seconda metà dello stesso XVI secolo, molte delle attività commerciali nella parte più a valle del rione vennero incentivate dalla decisione dei papi di trasferire la loro residenza ufficiale al Palazzo del Quirinale (vedi oltre).

piazza Fontana di Trevi
uno dei gruppi della celebre fontana: "il cavallo tranquillo"
Oggi il cuore del rione è uno dei simboli stessi di Roma, che riceve ogni giorno la visita di migliaia di turisti da ogni parte del mondo: la Fontana di Trevi [1].
Appoggiata su uno dei lati di Palazzo Poli (cioè il grande edificio alle spalle del monumento), raffigura un'allegorica ambientazione in cui il dio Oceano guida tra le rocce un carro a forma di conchiglia trainato da due cavalli, mentre l'acqua, che esce da diverse bocche, si raccoglie in una grandissima vasca più in basso. Le modeste dimensioni della piazza esaltano l'effetto davvero impressionante dell'enorme composizione. Per una descrizione più dettagliata e per l'affascinante storia della fontana si veda la monografia Fontane, III parte, pagina 17.
È una tradizione consolidata per i turisti quella di lanciare nella fontana una moneta per garantirsi, un giorno, il ritorno a Roma. I cospicui proventi derivanti dalla raccolta settimanale di queste monete sono destinate a scopi assistenziali e di beneficenza.
Di fronte alla fontana, una fila di case ha inserite nelle proprie mura un certo numero di antiche colonne: sono i resti di un portico di età medievale, che in epoca successiva fu completamente incorporato dai suddetti fabbricati. Ovviamente nessuno dei visitatori presta la minima attenzione a queste colonne, venendo il loro interesse completamente distolto dall'enorme monumento!
piazza Fontana di Trevi
la consueta folla di turisti davanti alla fontana
Sempre in un angolo della stessa piazza la chiesa barocca dei Santi Vincenzo ed Anastasio conserva degli insoliti quanto macabri reperti: i cuori di quasi trenta papi, da Sisto V (m.1590) a Leone XIII (m.1903). Infatti al momento dell'imbalsamazione, era uso espiantare il cuore del pontefice che veniva posto in un'urna. Questa chiesa ha il "privilegio" di detenere tali urne perché è ufficialmente la parrocchiale del Palazzo del Quirinale (vedi oltre in questa stessa pagina), dove i papi fissarono la loro residenza estiva a partire per l'appunto da Sisto V. Presso l'altare maggiore, due grosse lapidi recano incisa la lista completa dei nomi di tali papi.

Se si lascia la piazza lungo via delle Muratte, al secondo incrocio si svolti a sinistra: in fondo alla breve via si giunge alla Galleria Sciarra [2], un passaggio pubblico riccamente ornato il cui ingresso è parzialmente sbarrato da una grossa catena originale.
Galleria Sciarra
la Galleria Sciarra
Fu costruita sul finire dell'800 come cortile privato di Palazzo Sciarra, il grande edificio attraversato dalla stessa galleria. Il primo nucleo del palazzo è quello a destra, che risale al tardo Rinascimento e la cui facciata prospetta su via del Corso, cioè lungo il confine rionale di Trevi. Attorno al 1880 il proprietario, ancora un membro della blasonata famiglia Sciarra, ne fece costruire un lungo prolungamento sul retro, che si univa alla parte più antica per mezzo di questo cortiletto. Assai presto fu convertito in un passaggio da un lato all'altro del palazzo, ma le catene che in origine impedivano ai passanti di servirsene furono lasciate in sede, come semplici decorazioni.
Ora appartiene alla Banca di Roma. Le sue mura interne, riccamente affrescate, rappresentano uno dei pochissimi esempi negli edifici pubblici romani di Art Nouveau.
via di San Marcello
la cappella della Madonna dell'Archetto

Come si esce dalla Galleria Sciarra dal lato opposto, si segua la stradina proprio di fronte, chiamata via di San Marcello. A circa metà strada, sul lato sinistro, in fondo ad uno strettissimo vicolo, si apre la minuscola cappella della Madonna dell'Archetto [3], la cui storia curiosa viene descritta in Roma leggendaria, pagina 5.

piazza Santi Apostoli
la tomba temporanea di Michelangelo
La stessa strada termina in piazza Santi Apostoli [3], il cui lato destro è chiuso dal lunghissimo Palazzo Odescalchi, una delle maggiori opere architettoniche di Gianlorenzo Bernini. Dirimpetto alla dimora storica è Palazzo Colonna, che orspita una ricca collezione di dipinti (la Galleria Colonna) e sorge adiacente alla chiesa dei Santi Apostoli, a cui appartiene il lungo portico.
Sulla sinistra del portico si trova l'ingresso ai ben tre chiostri della chiesa (solo due dei quali sono però liberamente aperti al pubblico). Sul muro del secondo chiostro è affissa una lapide rinascimentale con una figura barbuta reclinata: questa fu la sepoltura provvisoria di Michelangelo quando il celebre artista morì a Roma nel 1564, prima che le sue spoglie fossero traslate a Firenze circa tre settimane dopo.
Il personaggio scolpito però non raffigura Michelangelo (a cui potrebbe anche far pensare), bensì il filosofo Ferdinando Eustachio, morto nel 1594, il cui ritratto fu quindi aggiunto molti anni dopo la morte del famoso scultore ed architetto.
piazza Santi Apostoli
la chiesa dei Santi Apostoli

Alle spalle dell'isolato formato da Palazzo Colonna e la chiesa dei Santi Apostoli corre via della Pilotta; la strada è attraversata da una serie di archi: sono passaggi sopraelevati che collegano l'anzidetto Palazzo Colonna a Villa Colonna, i cui giardini si estendono sul lato opposto della via, lungo il colle Quirinale.
piazza del Quirinale
il Palazzo del Quirinale
Si passa per piazza della Pilotta [4]: il suo nome deriva dal gioco spagnolo della pelota che nei secoli passati veniva praticato in questa piazza.

Al primo incrocio si svolti a destra e si segua la via che sale con una certa ripidità: si raggiunge così piazza del Quirinale, dove sorge il palazzo omonimo [5] che fu edificato nella seconda metà del XVI secolo. In origine doveva fungere da residenza estiva dei papi, ma ben presto questi decisero di risiedervi stabilmente. Nel 1870 divenne la residenza della famiglia reale italiana; infine nel 1948 fu scelta come residenza ufficiale del Presidente della Repubblica.
Davanti al palazzo si trova una fontana fiancheggiata dalle due enormi statue di Castore e Polluce, figli gemelli di Giove, ciascuno dei quali conduce per le redini il proprio cavallo, e da un obelisco romano; sono descritti rispettivamente in Fontane, III parte, pagina 7 e Obelischi III parte.

Il Palazzo del Quirinale una volta disponeva di enormi scuderie dov'erano ospitati i cavalli e le carrozze: erano situate nell'edificio che sorge dirimpetto al palazzo, sul lato opposto della piazza, che ora è adibito a galleria d'arte per esposizioni temporanee.
Il terzo lato della piazza è chiuso da un altro edificio imponente, Palazzo della Consulta, che tuttavia appartiene al rione Monti, in quanto piazza del Quirinale è attraversata dal confine rionale.

Sul retro del Palazzo del Quirinale si estendono i suoi famosi giardini, che coprono larga parte della sommità del colle. Purtroppo vengono aperti al pubblico solo una volta all'anno. Nei primi del '900 gli venne aperto al di sotto un grosso traforo, così da consentire che le trafficate strade sui due lati del colle fossero messe in comunicazione.

Seguendo il fianco del Palazzo del Quirinale, lungo la via omonima, che corre proprio al di sopra dell'ingresso al suddetto traforo, si giunge ad un incrocio caratterizzato dalla presenza di quattro piccole fontane murali [6]. L'incrocio, detto per l'appunto Quattro Fontane, è famoso perchè dal suo centro si vedono in lontananza tre antichi obelischi, in tre direzioni diverse. Uno di essi è l'obelisco davanti al Palazzo del quirinale, di cui si è detto in precedenza, un altro è quello situato in cima alla scalinata di piazza di Spagna (verso nord-est), nel Rione IV, Campo Marzio) e il terzo è nella direzione opposta, accanto alla basilica di Santa Maria Maggiore (nel Rione I, Monti). Gli ultimi due obelischi citati sono collegati tra di loro da un rettifilo lungo e perfettamente dritto, che va dalla sommità del colle Pincio al colle Esquilino, passando per questo incrocio (cioè la sommità del colle Quirinale) a circa metà strada. Questa via fu aperta nel tardo XVI secolo da papa Sisto V; si chiama in origine via Felice dal nome del papa, Felice Peretti.
Attualmente è suddivisa in via Sistina (appartenente a Campo Marzio e Colonna), via Quattro Fontane (Trevi e Monti), via Agostino Depretis (Monti), via Carlo Alberto, via Conte Verde, via di Santa Croce in Gerusalemme (Esquilino).
via delle Quattro Fontane
il primo tratto della ex via Felice: proprio in fondo
si erge l'obelisco della scalinata di p.zza di Spagna

Scendendo lungo la ripida via delle Quattro Fontane, a metà strada sul lato nord della via, un enorme cancello dà accesso ai giardini della residenza barocca più maestosa della città: Palazzo Barberini [7] (1633), che papa Urbano VIII, della potente famiglia Barberini, si era fatto contruire commissionandolo ai migliori artisti attivi in Roma a quei tempi, tra cui Carlo Maderno, Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. La pianta del palazzo appare molto simile a quella di Villa Farnesina in Trastevere, a cui probabilmente il suo autore si ispirò.
Oggi Palazzo Barberini ospita una sezione del Museo Nazionale di Arte Antica; vi si tengono anche diverse mostre d'arte.

via delle Quattro Fontane
Palazzo Barberini's lavish gate
via delle Quattro Fontane
Palazzo Barberini, etching by G.B.Piranesi

Galleria Nazionale d'Arte Antica, via delle Quattro Fontane
All'angolo di un palazzo situato di fronte alla residenza dei Barberini, dove via degli Avignonesi fa angolo con via delle delle Quattro Fontane, una targa del primo quarto del XVII secolo dice:
← un famoso dipinto
di Raffaello esposto
a Palazzo Barberini

A PAOLO V
OTTIMO PONTEFICE MASSIMO
PRESSO L'ADIACENTE
AREA DETTA GRIMANA
IN THANKFULNESS
LA FAMIGLIA DEI GRIMANI
CON ANIMO GRATO
ERESSERO IL MONUMENTO
via delle Quattro Fontane

L'area citata nell'iscrizione è l'odierna piazza Barberini, che fino al 1627 si chiamava appunto piazza Grimana, poi per qualche anno piazza Sforza fino al 1640, quando prese il suo nome attuale in onore di Urbano VIII e della sua famiglia. Tuttavia a dispetto della targa, oggi in questo luogo non esiste alcun monumento dedicato a Paolo V (1605-21), né tantomeno se ne trova traccia nelle piante della città del XVII secolo. Pertanto questa iscrizione rimane un enigma!

piazza Barberini
le due fontane di Bernini in piazza Barberini
Invece nel mezzo della suddetta piazza si erge la Fontana del Tritone [8], tra i lavori più noti di Gianlorenzo Bernini, che la realizzò poco dopo aver terminato le sue mansioni nella costruzione di Palazzo Barberini. E in un angolo della stessa piazza si vede una fontanella più piccola dello stesso artista, nella forma di una voluminosa conchiglia con tre enormi api poggiate sulla base, che celebrano Urbano VIII, il principale mecenate dell'artista (le api erano l'impresa araldica della famiglia Barberini). Maggiori particolari su queste fontane si trovano rispettivamente in Fontane III parte pagina 16 e II parte pagina 2.

Infine, tornando verso piazza di Trevi, l'edificio al numero civico 15 di via della Panetteria [9], Palazzo Antamoro, nasconde un "segreto": nel cortile dello stabile si trova un'altra fontana realizzata da Gianlorenzo Bernini poco prima del 1670, dalla forma di due tritoni che soffiano ciascuno in una conchiglia. L'artista aveva ricevuto la commissione di quest'opera da parte di un parente di Clemente IX che viveva in quel palazzo. Infatti lo stemma che campeggiava nella parte superiore della fontana era quello della famiglia da cui proveniva il papa, i Rospigliosi. Fu sostituito con uno stemma diverso, appartenente al cardinale Antamoro, che nel XVIII secolo acquistò il palazzo.
Poiché lo stabile è ancora abitato da diverse famiglie, il portone non è sempre aperto; ma qualora vi fosse accesso al cortile, è fortemente consigliabile entrare un secondo per non perdere questo piccolo "Bernini privato", indubbiamente un'opera minore, ma nella quale si riconosce la stessa mano delle sue migliori creazioni.

la fontana di cortile privata realizzata da Bernini →

Nell'angolo più orientale del rione si trova la chiesa di Santa Maria in Via [10].
via della Panetteria
via di Santa Maria in Via
la cappella della Madonna del Pozzo in Santa Maria in Via;
da notare il cannello dell'acqua e i bicchieri di carta sulla balaustra (freccia)
Nel 1256 al posto della chiesa c'era la stalla del palazzo dove abitava il cardinale Capocci. Nella notte tra il 26 e il 27 settembre, un piccolo pozzo situato in quel luogo cominciò improvvisamente ad esondare; mentre la stalla si allagava, si narra che una piccola immagine della Madonna venne misteriosamente a galla dal fondo del pozzo e che appena fu raccolta dall'acqua l'esondazione ebbe termine. Nei primissimi anni del '500 sul sito della vecchia stalla fu edificata una prima chiesa, in onore dell'immagine prodigiosa, detta Madonna del Pozzo, a cui venivano attribuiri poteri miracolosi; l'edificio fu poi completamente riedificato nelle sue forme attuali sul finire dello stesso XVI secolo. Nella prima cappella a destra, presso la balaustra davanti all'altare è presente un cannello dell'acqua e un certo numero di bicchieri di carta a disposizione dei fedeli: bere quest'acqua, che si vuole abbia la stessa provenienza di quella del vecchio pozzo, è considerata una forma di riguardo per coloro che chiedono grazie all'immagine, un dipinto su ardesia del XIII secolo collocato sopra l'altare. Un piccolo fonte marmoreo, conservato in una nicchia sul muro di destra della cappella, sarebbe il pozzo originale.




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