NOME
Pigna si riferisce a una famosa scultura bronzea di origine romana, nella forma appunto di una colossale pigna. Secondo una leggenda popolare medioevale, quest'ultima una volta era posta sul Pantheon, come copertura del lucernario che si apre nel centro della cupola. Invece la scultura era stata probabilmente usata come fontana nelle Terme di Agrippa, le più antiche di Roma (tardo I secolo aC), che sorgevano appena alle spalle del sito del Pantheon. Nell'alto Medioevo la pigna fu trasferita alla primitiva basilica di San Pietro, nel cortile davanti alla chiesa, dove venne usata di nuovo come fontana. Ora si trova nel vasto Cortile della Pigna, nei Musei Vaticani. Anche il nome medioevale del rione, Pinee et Sancti Marci, si riferisce alla pigna e all'antica chiesa di San Marco, di cui verrà detto oltre. |
(in alto) la favolosa cupola del Pantheon, col foro che si credeva chiuso dalla pigna e (in basso) due bulloni della porta bronzea |
STEMMA Una pigna. CONFINI Piazza della Rotonda; via del Seminario; via del Caravita; via del Corso; piazza Venezia; piazza di San Marco; via di San Marco; via delle Botteghe Oscure; via Florida; via di Torre Argentina; via della Rotonda. |
la pigna originale |
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ELEMENTI DI INTERESSE (i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui in basso) Il rione attuale corrisponde per grandi linee all'antica Regio III, la parte sud-orientale del Campus Martius, chiamata Isis et Serapis dai due famosi templi dedicati a queste divinità egiziane.
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bulloni della porta bronzea del Panrheon |
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La seconda via prende il nome da una chiesa, Santo Stefano de Pinea (cioè "della pigna"), chiamata dal popolo Santo Stefano del Cacco, una corruzione di "macaco"; il soprannome era legato alla presenza di un antico frammento di statua, un altro reperto del suddetto Iseum, forse rappresentante il dio Anubis. Il popolo credeva di vedere nel frammento le sembianze di una scimmia. Il "cacco" fu rimosso dalla chiesa ed è attualmente esposto nella sezione egizia dei Musei Vaticani.
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il Pantheon verso la metà del '500: il portico era stato murato e l'edificio era circondato da botteghe; si noti il campaniletto centrale |
Nell'angolo a nord-ovest, prossimo ai confini con i rioni Colonna (R.III) e Sant'Eustachio (R.VIII), sorge il Pantheon [2], forse il più famoso e glorioso degli edifici romani. Era il tempio di tutti gli dèi pagani (dal greco pan="tutto" e theon="dio"), trasformato in chiesa nel VII secolo. Le sue numerose parti bronzee, che facevano risplendere il tempio alla luce del sole, un po' alla volta vennero rimosse per essere riutilizzate nella costruzione di altre opere, in particolare per il baldacchino sopra l'altare di San Pietro (XVII secolo). La caratteristica più stupefacente del Pantheon è la sua cupola, una semisfera di 43.30 metri di diametro, la cui altezza massima dal suolo è esattamente la stessa: era la cupola più grande del mondo antico. Le sue origini pagane forse spiegano perché il foro rotondo alla sommità della cupola, la cui funzione è di dare luce all'interno, si narrava che fosse stato aperto da un diavolo in fuga dall'edificio quando nel VII secolo l'edificio fu trasformato in chiesa (una cronaca del XIII secolo che racconta di questa trasformazione si trova nella pagina gli antenati del dialetto di Roma - I). |
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Soprattutto nel Rinascimento, quando questa parte di Roma si ripopolò nuovamente, la piazza divenne sede di un popoloso mercato (illustrazione qui in alto). Oltre alle bancarelle, piccole botteghe e taverne cominciarono a comparire tutt'intorno all'antico edificio; persino il suo portico venne murato e quasi trasformato in un mercato al coperto. Solo agli inizi del XIX secolo papa Pio VI pose fine a tutto ciò, come viene spiegato anche nella pagina Rione VIII - Sant'Eustachio. L'unica vera trasformazione subita dall'edificio fu l'aggiunta di un campaniletto centrale, avvenuta quando il Pantheon divenne una chiesa. Nel XVII secolo Bernini lo sostituì con una coppia di campanili più piccoli, che al popolo non piacquero, tanto da chiamarle "orecchie d'asino" o "gli orecchioni". Nella seconda metà dell'800, questi furono finalmente rimossi e venne ripristinata la struttura originaria dell'edificio. |
il Pantheon in un'incisione di G.B.Piranesi, XVIII secolo: sono ancora ben visibili le "orecchie d'asino" di Bernini |
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l'aspetto attuale del Pantheon |
Alle spalle del Pantheon una volta sorgevano le più antiche terme di Roma, che prendevano il nome da Agrippa, lo stesso comandante ricordato sul timpano del famoso edificio. Di queste terme non rimane nulla, tranne i resti di una grossa esedra [3], ora completamente inserita nelle palazzine, sorte in larga parte nell'800. La rovina semicircolare ha fatto sì che la strada su cui si affaccia venisse denominata via dell'Arco della Ciambella. |
via dell'Arco della Ciambella |
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Nella vicina piazza la chiesa medievale di Santa Maria sopra Minerva [4] venne edificata sui resti di un'antico tempio dedicato a Minerva. L'interno è uno dei pochissimi esempi di architettura gotica esistenti a Roma. Vi sono sepolti diversi papi; tra di loro è Paolo IV (m.1559), il cui monumento è situato in una cappella coperta da splendidi affreschi di Filippino Lippi (tardo '400), e Urbano VII, il papa che visse meno a lungo (morto il 27 settembre 1590, soli dodici giorni dopo la sua elezione!). Presso l'altare maggiore c'è anche una statua di Michelangelo (il Redentore, 1520 circa). Al centro della piazza, di fronte alla chiesa, si erge la famosa statua dell'elefantino che sorregge un obelisco, disegnata da Bernini e localmente detta "Pulcino della Minerva" (cfr. Curiosità Romane, pagina 1). |
Santa Maria sopra Minerva con davanti il "pulcino" |
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resti dei Saepta Iulia sul lato sinistro del Pantheon |
Essendo uno dei punti più bassi dell'intera Roma, quando il Tevere straripava, questa piazza era una delle prime a finire sott'acqua; varie targhe sulla facciata della chiesa (cfr. Curiosità Romane, pagina 4) mostrano il livello raggiunto dai flutti in tali occasioni.
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Sant'Ignazio assunto in cielo, nello stupefacente affresco della volta (1685 circa) |
Non lontano sorge la chiesa barocca dedicata a Sant'Ignazio di Loyola [6], fondatore dell'ordine dei Gesuiti. La chiesa è famosa per la sua volta affrescata, che rappresenta una strabiliante veduta del Regno dei Cieli, popolato da numerose figure celesti, angeli, cherubini, come se l'edificio non avesse di fatto un soffitto; la sua perfetta prospettiva, quando apprezzata dal centro della navata, è uno dei più stupefacenti esempi di trompe l'oeil. L'autore, Andrea Pozzo, era egli stesso un Gesuita. Quando i fondi cominciarono a scarseggiare prima della costruzione della cupola - l'edificio ne è tutt'ora privo - lo stesso Pozzo ne dipinse una finta al di sopra della crociera, tanto realistica ed efficace nel risultato quanto l'affresco anzidetto. In una cappella della stessa chiesa è il monumento funebre di Gregorio XV (m.1623), il papa che proclamò Ignazio di Loyola santo, di forme barocche estremamente movimentate. |
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Nei primi anni del XVIII secolo l'obelisco egizio venne trasferito nella piazza del Pantheon, come decorazione per la locale fontana (cfr Sant'Eustachio, Rione VIII).
Via della Gatta origina dalla stessa piazza, di fronte al Collegio Romano; prende il nome da un minuscolo felino scolpito nella pietra [9] che adesso si affaccia dal cornicione di un massiccio edificio (Palazzo Grazioli) all'incirca a metà della via. È l'ennesimo residuo proveniente dal Tempio di Iside, tra le cui statue ve ne erano alcune che ritraevano gli animali sacri agli Egizi. |
la facciata di San Macuto: si notino i pinnacoli a forma di piccolo obelisco |
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la fontanella del Facchino e (← a sin.) il cortile di Palazzo Doria-Pamphilj |
Il lato est del confine rionale corre lungo il tratto più meridionale di via del Corso, anticamente via Lata, dove molte famiglie nobili edificarono la propria residenza. Qui, presso l'angolo di Palazzo de' Carolis (che adesso ospita la sede centrale della Banca di Roma), si trova la fontanella detta il Facchino [10], una delle popolari "statue parlanti" (cfr. Curiosità Romane pagina 2). Dirimpetto al Facchino sorge Palazzo Doria-Pamphilj, un'altra dimora nobile che accoglie un'importante galleria d'arte, con dipinti di maestri del tardo-rinascimentali e barocchi. |
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Un altro luogo importante del rione è la chiesa del Gesù [11], situata proprio nel centro di Pigna. È la chiesa madre dei Gesuiti, fondata dallo stesso Ignazio di Loyola. Il santo fu anche sepolto al suo interno, ai piedi di un altare enorme e molto sfarzoso (1700 circa), splendente di marmi e bronzo dorato. Anche sulla volta è presente un notevole e alquanto scenografico esempio di arte tardo-barocca: un esteso affresco di Baciccia, con effetto trompe l'oeil, abbastanza simile nell'ispirazione a quello in Sant'Ignazio, con figure di cartone dipinto appese negli angoli, che aumentano la percezione tridimensionale della composizione.
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La basilica di San Marco [12], una delle chiese più antiche di Roma (IV secolo), è situata a lato dell'enorme piazza Venezia, di fronte al Campidoglio. Sotto il portico è affissa la pietra tombale di Vannozza Cattanei (m.1518), la madre della celebre Lucrezia Borgia. All'interno, l'abside è decorato con un mosaico risalente all'833, anno in cui l'intero edificio originale fu profondamente trasformato a causa delle pessime condizioni in cui era ridotta l'antica basilica. Davanti alla chiesa si trova la fontanella rionale della Pigna (1927), che riproduce appunto questa forma accompagnata da tulipani stilizzati, mentre in un angolo della stessa piazza si può vedere un'altra delle "statue parlanti", conosciuta come Madama Lucrezia, un grosso busto muliebre residuato dal Tempio di Iside citato in precedenza, che potrebbe aver rappresentato la figura della stessa divinità egizia, oppure una delle sacerdotesse di quel culto. |
Madama Lucrezia e (a destra →) la fontanella della Pigna |
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una panoramica dell'Area Sacra |
Infine, in largo di Torre Argentina [13], all'estremità sud-occidentale del rione, si estende la cosiddetta Area Sacra, un grosso complesso archeologico risalente all'età repubblicana (III secolo aC) che riempie l'intera parte centrale della piazza. Consiste nei resti di quattro templi edificati uno accanto all'altro. Quello all'estremità destra conserva anche tracce di affreschi databili al medioevo, quando il tempio fu trasformato in chiesa (ora non più esistente). Il sito comprende anche due antiche latrine pubbliche, collocate sul retro degli edifici sacri in età imperiale; ciò indica che a 300-400 anni dalla loro costruzione i templi erano ancora in piedi e venivano frequentati. |
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Accanto al complesso, sul confine tra questo rione e il VI, Parione, in età antico-romana sorgeva una grande aula, conosciuta come Curia di Pompeo, che veniva usata come luogo di raduno alternativo per i senatori (la sede ufficiale del Senato era la Curia nel Foro Romano, ora compresa nel Rione X Campitelli). Questo è il luogo dove alle idi di marzo (il 15 di marzo) del 44 aC, Giulio Cesare venne pugnalato a morte per mano di Bruto. L'Area Sacra non è accessibile al pubblico perché ospita la principale colonia felina protetta di Roma, dove i gatti randagi sono curati e seguiti da un'equipe di volontari e di veterinari. Perché non fate una visita anche al loro sito? |
uno degli ospiti della colonia felina |
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