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l'antico basolato di una via nel Foro Romano |
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il Tempio di Saturno, uno dei più antichi del Foro Romano |
CONFINI Piazza di San Marco; via di San Marco; vicolo degli Astalli; via dell'Aracoeli; via Margana; piazza Margana; via dei Delfini; via Cavalletti; piazza di Campitelli; via Montanara; via del Teatro di Marcello; via di Monte Caprino; vico Jugario; piazza della Consolazione; via dei Fienili; via di San Teodoro; piazza di Santa Anastasia; via dei Cerchi; piazza del Circo Massimo; via di San Gregorio; via dei Fori Imperiali. |
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ELEMENTI DI INTERESSE (i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta sottostante) Campitelli è forse il più "turistico" fra i rioni, e quello meno abitato, perché comprende il Foro Romano [1] e il colle Palatino [2], siti archeologici che, messi insieme, coprono circa il 60% della superficie del rione. |
veduta del Foro Romano verso oriente |
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Originariamente questa era solo una valle paludosa. Poi, quando le tribù che vivevano in cima ai colli circostanti, attorno al IX secolo aC, nell'età del ferro, cominciarono ad incontrarsi qui ed a tenervi un mercato, quest'area un po' alla volta divenne il cuore della vita pubblica dell'antica città. Anche il nome Foro, probabilmente deriva dal latino arcaico foras ("fuori, lontano da casa"), com'era appunto questo terreno neutrale per le primitive popolazioni che frequentavano il mercato. |
Nel 1921 Campitelli perse una parte del suo territorio originale, che divenne un rione indipendente, Celio (R.XIX). Il punto topico di Campitelli è il Campidoglio [3], il più piccolo dei sette colli di Roma, ma il più importante per la vita politica e religiosa della città antica. Ha due picchi, uno di poco più alto, detto propriamente Campidoglio, dove in epoca romana antica sorgeva il principale tempio della città dedicato a Giove, Giunone e Atena, e un picco appena più basso chiamato Arce. I due sono raccordati da una sella, che oggi corrisponde a piazza del Campidoglio. Come già 2000 anni fa, questo è a tutt'oggi considerato il centro geografico della città: tutte le distanze stradali da e verso Roma vengono calcolate in riferimento a questo punto. |
il Foro Romano prima che fosse scavato, in una stampa di G.B.Piranesi |
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il Vittoriano |
Su un fianco del Campidoglio, ciò che cattura maggiromente l'attenzione dei turisti è il Vittoriano [4], (eretto fra il 1885 e il 1911), un'enorme monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, re d'Italia, sotto il cui regno venne conseguita l'unità del paese (1870). Dopo la Prima Guerra Mondiale venne anche scelto come sede della Tomba del Milite Ignoto, sacrario di guerra. Il monumento, però, venne ben presto criticato in quanto ostruisce vedute su siti importanti, quali lo stesso Campidoglio e l'adiacente Foro Romano; la sua massa, di un bianco candido, è anche in aspro contrasto coi colori caldi degli edifici di Roma. Gli vennero quindi subito affibbiati diversi soprannomi, quali "la torta nuziale", "la macchina da scrivere", "il calamaio", e altri ancora. |
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In passato era stata anche ventilata la prospettiva di rimuoverlo, ma alla fine Roma ha deciso di accettare l'ingombrante monumento così com'è. Le dimensioni del monumento sono incredibilmente imponenti; ad esempio, la statua a cavallo del re è così grande che prima del termine dei lavori per la sua realizzazione venne organizzato all'interno del corpo del cavallo un banchetto per 21 personalità e per lo stesso sovrano allora in carica, Vittorio Emanuele III (nipote di Vittorio Emanuele II). All'interno del monumento è ospitato un museo storico, mentre dalle terrazze più alte e dalla galleria, chiusa da altissime colonne, si godono magnifiche vedute su Roma. l'imponente monumento di Vittorio Emanuele II domina la città → |
La cima del colle, dove la città venne fondata oltre 2500 anni fa, è sede di un famoso complesso che si raggiunge a mezzo di una scalinata disegnata nel XV secolo da Michelangelo, che fu anche autore del motivo geometrico sul pavimento della piazza alla sommità delle scale (per maggiori dettagli cfr. piazza
del Campidoglio).
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testa bronzea di statua colossale dell'imperatore Costantino il Grande |
Gli edifici ai due lati opposti della piazza sono la sede dei Musei Capitolini, la prima collezione di antichità mai aperta al pubblico (dal 1734), e il cui nucleo era stato fondato da papa Sisto IV nel tardo '400. Il museo ospita una delle più importanti raccolte di opere d'arte dell'antica Roma, in particolare statue; alcune delle sale, decorate da famosi artisti del '500, offrono alle opere esposte uno sfondo spettacolare. Nel cortile dell'edificio di sinistra si trova la figura distesa popolarmente nota come Marforio, una delle cosiddette statue parlanti, cfr, Curiosità Romane, pagina 2. |
Marco Aurelio (una fedele copia); l'originale, minacciato dall'inquinamento, è nel museo |
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Il grande palazzo con la torre in fondo alla piazza, invece, è Palazzo dei Senatori, la sede del Municipio. Al centro della piazza si erge la lucente statua bronzea dell'imperatore Marco Aurelio a cavallo, sostituita con una copia dopo che l'inquinamento e il maltempo avevano danneggiato quella originale romana, recentemente restaurata. Anticamente era dorata, ma assai presto gran parte dell'oro andò perduto, rimanendone soltanto qualche chiazza qua e là. Nel Medioevo il popolo cominciò a credere che la statua stesse nuovamente dorandosi. Ciò diede origine ad una leggenda molto nota, secondo la quale quando la statua fosse tornata completamente rivestita d'oro, la "civetta" (in effetti solo un ciuffo di crini sulla testa del cavallo) avrebbe cantato, annunciando la fine della città di Roma. |
l'interno dell'antico Senato |
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Santa Maria in Aracoeli |
Più verosimilmente il nome derivò da una corruzione di arx (o arce, in italiano arcaico, cioè roccaforte), che è poi il nome del picco minore del colle su cui poggia l'edificio. Il soffitto a cassettoni della chiesa, ricoperto da pregevoli pannelli lignei a colori finemente intagliati, fu realizzato per celebrare la vittoria dell'ammiraglio Marcantonio Colonna nella Battaglia di Lepanto, combattuta contro la flotta turca nel 1571. Tra le altre pregevoli testimonianze artistiche, una cappella affrescata da Pinturicchio (1486) e le tombe di Luca Savelli (in parte ricavata da un sarcofago romano antico) e di suo figlio Iacopo, divenuto papa Onorio IV (1285-87), entrambe recanti lo stemma di famiglia in stile cosmatesco. |
gli affreschi di Pinturicchio nella cappella di San Bernardino |
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In fondo al transetto sinistro della chiesa, in un'altra cappella, veniva conservata una piccola statua lignea, databile al XV secolo: raffigurava il Bambino Gesù, ma era popolarmente chiamata "il Bambino dell'Aracoeli", riccamente vestito ed adorno di gioielli; alla scultura venivano attribuite proprietà taumaturgiche che guarivano da qualunque male, al punto che un ordine di frati era solito recarla in solenne processione alle case di coloro che soffrivano di gravi malattie. Tuttavia l'enorme popolarità dell'immagine non ha impedito che fosse trafugata, qualche anno addietro. In attesa che l'originale possa un giorno essere ritrovato, ne è stata realizzata una fedele copia che, come quella autentica, continua a ricevere offerte e lettere provenienti da molte località, e alcune di esse sono esposte nella stessa cappella. |
la doppia scalinata che raggiunge la sede del Municipio (a destra) e la chiesa dell'Aracoeli (a sin.), stampa di G.B.Piranesi |
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il Bambino dell'Aracoeli |
Ai piedi della scalinata si può vedere ciò che rimane di un'antica casa romana a quattro piani (insula), risalente al II secolo dC, poggiante ad un livello assai più basso del piano stradale attuale. I resti si fondono con tracce ancora più scarse, cioè un piccolo affresco mal conservato e quanto rimane di un campanile, di una chiesa databile al XIV secolo che nel tardo medioevo fu edificata sui resti dell'insula.
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Invece dall'altro lato dell'enorme Vittoriano sono situati i resti della tomba di Gaio Publicio Bibulo, un aedile (responsabile addetto alla cura degli edifici pubblici), vissuto nel I secolo aC. Il nome del titolare si legge sul retro del monumento, lungo la parte superiore della base, che si trova ancora interrata per buona parte della sua altezza. Tarpea (al centro) uccisa dai soldati sabini, parte di un rilievo nel Foro Romano |
la Rupe Tarpea |
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Due chiese che sorgono lungo il confine nord-orientale del rione Campitelli sono quelle dei Santi Cosma e Damiano [7] e Santa Francesca Romana [8]. La prima ha uno splendido mosaico del VI secolo; il suo sfondo, di un intenso colore blu cobalto, trasmette un senso di maestosità, anche perché nel '600 la chiesa fu largamente rimaneggiata e il piano su cui poggia venne notevolmente rialzato, cosicché adesso il mosaico viene visto da una distanza molto più ravvicinata rispetto a quanto avveniva nell'edificio originale. |
↑ in alto: l'interno del Tempio del Divo Romolo; ← a sin.: mosaico absidale dei Santi Cosma e Damiano |
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Il nome cambiò attorno alla metà del '400, quando vi fu sepolta una delle sante più popolari di Roma (altri particolari su Francesca Romana de' Ponziani si possono trovare in Gli antenati del dialetto di Roma, III parte). È attualmente considerata santa patrona di Roma assieme ai Santi Pietro e Paolo, nonché protettrice di tutti i guidatori di autoveicoli, ragione per cui il 9 marzo, data della sua morte, una folla di vetture si raduna presso la chiesa per ricevere una speciale benedizione.
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All'estremità opposta del rione, dirimpetto al Campidoglio, sorge il monastero di Tor de' Specchi, dove la suddetta santa trascorse come badessa i suoi ultimi anni di vita; è un lungo complesso del XV secolo, a cui la visita è consentita solo pochissime volte all'anno, il giorno della santa (9 marzo) e le due domeniche successive. Comprende tra l'altro due aule ricoperte da meravigliosi affreschi del tardo '400, attribuiti al pittore Antoniazzo Romano, raffiguranti molti episodi della vita della santa. Altri particolari su questi affreschi si possono trovare in Gli antenati del dialetto di Roma, III parte. |
il monastero di Tor de' Specchi |
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