Nel Medioevo questa era l'ottava regione, chiamata Regio Parionis et Sancti Laurentii in Damaso dall'anzidetto muro e dalla chiesa di San Lorenzo in Damaso, fondata nel IV secolo, che ora si trova accanto al Palazzo della Cancelleria (che è uno dei luoghi notabili del rione).
CONFINI Corso del Rinascimento; piazza delle Cinque Lune; piazza Sant'Apollinare; piazza di Tor Sanguigna; via di Tor Sanguigna; via di Santa Maria dell'Anima; via di Tor Millina; via della Pace; piazza del Fico; via del Corallo; via del Governo Vecchio; piazza dell'Orologio; via dei Filippini; vicolo Cellini; via dei Banchi Vecchi; via del Pellegrino; via dei Cappellari; Campo de' Fiori; via dei Giubbonari; via dei Chiavari. |
via dei Cappellari |
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ELEMENTI DI INTERESSE (i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui a destra) Il luogo più importante di questo piccolo rione è certamente piazza Navona [1], una delle più ampie piazze (copre quasi ¼ dell'intera superficie di Parione) e uno dei luoghi
più belli di Roma. |
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Sorge sull'antico sito del Circo (o Stadio) di Domiziano: la sua forma ovale, lunga e regolare, praticamente corrisponde all'arena del vecchio impianto, formando ancora oggi una curva alla sua estremità settentrionale mentre quella meridionale è diritta.
In epoca antico-romana in questo circo si svolgevano i giochi detti agonali (ludi agonales), da cui il toponimo in Agone che gli fu dato nel corso dei secoli. Sebbene nel medioevo il circo non esistesse più, l'ampia area ovale era ancora detta platea in Agonis, cioè piazza agonale (o in Agone). Quando sulle antiche fondazioni lungo il perimetro dell'arena furono edificate delle case e la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli (l'attuale Nostra Signora del Sacro Cuore), questa divenne una piazza. |
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Santa Maria in Agone |
Gli elementi più interessanti di piazza Navona sono le sue tre fontane (cfr. Fontane, III parte pagina 3) dette Fontana dei Fiumi, Fontana del Moro e Fontana del Nettuno, nonché la chiesa di Santa Maria in Agone. Le loro storie si intrecciano con quelle dei principali architetti barocchi di Roma, Bernini e Borromini, la cui celebre rivalità è descritta nella sezione Roma leggendaria, a pagina 2. Vuole la tradizione che la chiesa sia sorta sul luogo dove Sant'Agnese, una giovane cristiana vissuta attorno all'anno 300, subì il martirio per la sua fede religiosa venendo condotta in un bordello situato nei sotterranei dello stadio di Domiziano, per poi essere legata ed esposta nuda agli astanti. Ma i suoi lunghi capelli prodigiosamente si sciolsero e ne coprirono le nudità, preservandone l'onore. Coloro che osarono toccarla furono colpiti da un'improvvisa cecità. Persino la catasta di legna su cui fu legata per essere arsa non volle saperne di prendere fuoco. Infine un soldato estrasse la spada e uccise la giovane. Nei sotterranei sotto la chiesa si conservano ancora qualche reperto dell'antico circo ed alcuni frammenti di affreschi medievali. |
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Questo fu il primissimo edificio sorto nella piazza ancora di là da venire; infatti l'orientamento della chiesa aveva la facciata rivolta all'esterno della piazza. Poi, in occasione dell'anno giubilare 1450, un vescovo spagnolo fece ricostruire ed allargare la chiesa; in quegli anni le relazioni tra la Spagna e Roma erano particolarmente strette, anche considerando che due papi di quel tempo, cioè Callisto III (1455-58) e Alessandro VI (1492-1503), appartenevano alla famiglia spagnola de Borja (italianizzata in Borgia). |
l'aspetto primitivo di piazza Navona (Platea Agonis), in una pianta del 1593: San Giacomo degli Spagnoli, di cui si vede bene l'antica facciata, era l'unico edificio notevole rivolto al centro |
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Tra le testimonianze di maggior interesse, il timpano che sovrasta l'antico ingresso (1500 circa) è impreziosito da una coppia di begli angeli scolpiti da due artisti di rilievo della fine del '400, Paolo Taccone and Mino del Reame, ciascuno dei quali firmò la figura eseguita, quasi come se stessero sfidandosi in una competizione artistica.
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la cantoria del primo '500 |
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| due modi di godersi piazza Navona (← a sin.) l'allagamento estivo in una foto del XIX secolo; (a destra →) le bancarelle natalizie, che comparvero nel XX secolo |
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Accanto all'estremità meridionale di piazza Navona si apre una piazzetta dove la più famosa delle "statue parlanti" di Roma, Pasquino [3] (cfr. Curiosità romane, pagina 2) è spesso ricoperta di cartelli satirici lasciativi nottetempo, un'antica tradizione che sembra essersi rinnovata negli ultimi anni. Invece sul lato occidentale di piazza Navona, presso un incrocio al confine col rione Ponte, sorge una torre del XV secolo contornata da una merlatura [4], originariamente appartenente alla famiglia Mellini, il cui nome è scritto a grandi lettere sul coronamento dell'edificio), da cui è derivato il nome leggermente corrotto di Tor Millina, che prendono tanto la stessa torre che la stretta strada che scorre alla base. Leggermente più avanti lungo il confine rionale si innalza un'altra torre di forma completamente differente, in stile barocco (1647): è la Torre dell'Orologio, che si affaccia sulla piazza omonima [5], alla cui sommità è un piccolo mosaico con la Madonna e il Bambino attribuito a Pietro da Cortona; orna un edificio disegnato dall'anzidetto architetto Francesco Borromini: l'Oratorio di San Filippo Neri, la cui facciata però guarda verso corso Vittorio Emanuele. Nell'angolo presso la base della torre si trova una graziosa madonnella di età coeva. La strada che le scorre dabbasso è via del Governo Vecchio: tra le sue numerose antiche case figura l'alto edificio al numero 123, Palazzo Turci [6], risalente al 1500 circa, anche detto impropriamente "Palazzo di Bramante". |
Tor Millina |
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Palazzo Turci |
Torre dell'Orologio |
la Chiesa Nuova con a sinistra l'Oratorio di San Filippo Neri |
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Campo de' Fiori |
Un altro punto interessante di Parione è Campo de' Fiori [7], il luogo animato di mattina da un popolare mercato. In origine questa era un'area dove a partire dal '400 si cominciarono a vendere erbe e fiori (donde il suo toponimo). Nei primi del '900 la vendita si estese anche alle derrate alimentari e ad altri generi di consumo. Invece nelle ore serali e notturne quest'ampia piazza e i suoi dintorni sono frequentatissimi dai giovani. |
la statua di Giordano Bruno |
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Nell'età della Controriforma qui si tenevano le esecuzioni; nel centro della piazza, dove un tempo sorgeva la fontana oggi davanti all'anzidetto Oratorio di San Filippo Neri, si erge la scura sagoma di Giordano Bruno, il filosofo condannato dall'Inquisizione per eresia ad essere arso in questa piazza nell'anno 1600. Dal tardo XIX secolo, quando la statua fu realizzata, i liberi pensatori hanno eletto Campo de' Fiori come loro luogo simbolico di ritrovo. Nell'antichità, presso l'estremità meridionale di questa piazza sorgeva l'enorme Teatro di Pompeo (I secolo aC), il primo ad essere edificato in muratura (prima di allora i teatri erano costruiti in legno e dopo un po' venivano smontati), riccamente ornato da statue, affreschi e rivestito da marmi preziosi. Il muro che circondava la platea seguiva l'attuale via di Grotta Pinta [8], dove gli edifici sono allineati seguendo una curva, corrispondente a quella dell'antica struttura. |
dettaglio di Palazzo Pio (XVII secolo) |
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largo dei Librari, con in fondo la chiesa di Santa Barbara |
Uno stretto passaggio pubblico attraversa a tutto spessore una di queste costruzioni: è Palazzo Pio (XVII secolo), la cui facciata (illustrazione in alto) è ancora parzialmente decorata da graziosi affreschi. Sempre sulle rovine del Teatro di Pompeo sorge la piccola chiesa di Santa Barbara, che chiude Largo dei Librari [9], una piazzetta di forma triangolare situata a metà di via dei Giubbonari, nell'estrema punta meridionale del rione, corrispondente al retro della suddetta via di Grotta Pinta. Alla sua destra si trova un popolarissimo locale che è lì da oltre mezzo secolo e vende baccalà fritto: verso ora di cena la piazzetta si popola di gente di ogni età, con in mano un croccante filetto di baccalà da sgranocchiare. |
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In una piazza adiacente a Campo de' Fiori, presso la chiesa di San Lorenzo in Damaso,
il candido Palazzo della Cancelleria [10] (fine XV secolo) è considerato un capolavoro architettonico del primo Rinascimento, costruito da Antonio da Montecavallo, ma forse con aggiunte di Donato Bramante. Il palazzo, commissionato dal cardinale Raffaele Riario, nipote dell'ormai scomparso papa Sisto IV, si dice essere stato pagato in parte con un'enorme somma di denaro che il titolare aveva vinto giocando a carte con Franceschetto Cybo, il nipote del pontefice allora in carica (Innocenzo VIII). |
a destra: gli edifici che con la loro forma curva ricordano la platea dell'antico teatro |
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Lungo il vicino corso Vittorio Emanuele si incontrano anche altri edifici dello stesso periodo. Tra di essi è la Piccola Farnesina (Antonio Sangallo il Giovane 1523), così detta dai gigli in rilievo del marcapiano tra il primo e il secondo piano, ma che in realtà non si riferivano all'impresa araldica dei Farnese. Un'altra bella costruzione è Palazzo Massimo alle Colonne [11], di Baldassarre Peruzzi (c.1535), costruito sulle rovine di un precedente palazzo della famiglia Massimi, dove nel 1467 due tipografi tedeschi aprirono la prima tipografia della città. Distrutto questo edificio nel corso del sacco di Roma (1527), fu rimpiazzato da Palazzo Massimo. Il fatto di essere stato edificato sulle fondazioni dell'Odeon, un teatro antico-romano voluto dall'imperatore Domiziano (fine I secolo dC), spiega la forma della sua facciata, modellata sul lato curvo dello scomparso teatro. |
Palazzo Massimo alle Colonne |
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Il suo ingresso è coperto da un portico piccolo ma estremamente ricco, il cui soffitto è impreziosito da cassettoni finemente scolpiti. Palazzo Massimo alle Colonne è unito sul retro ad un altro edificio coevo chiamato Palazzo Massimo di Pirro (qui a destra), con cui forma un complesso. Quest'ultima costruzione deve il suo nome ad una statua di Marte trovata nei locali scavi, originariamente ritenuta una raffigurazione del re Pirro. La sua facciata una volta era coperta di affreschi di Daniele da Volterra, ora quasi completamente perduti. Chiude un lato di una minuscola piazza che prende il nome dai Massimi, dove nel 1950 fu eretta l'unica colonna superstite dell'anzidetto Odeon. ← Palazzo Massimo di Pirro e l'unica colonna rimasta dell'Odeon |