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stemma del rione Regola
NOME
Regola è una corruzione fonetica di Arenula - sia una via che un largo hanno ancora questo nome - che viene dal latino renula ("sabbia sottile"). Infatti una volta Regola era coperta di sabbia lasciatavi dal Tevere, lungo la cui riva orientale il rione si estende, al termine delle frequenti piene del fiume. Una delle sue strade, vicolo del Polverone, potrebbe essere stata chiamata così per lo stesso motivo. Oggigiorno le rive del fiume hanno un muro regolare per prevenire le inondazioni, ma tale opera fu realizzata solamente agli inizi del XX secolo.
Nel Medioevo il rione era chiamato Regio Arenule et Chacabariorum, che faceva riferimento ai chacabariis, calderai che realizzavano pentole e simili utensili da cucina. Anche due chiese locali ne portano il nome: Santa Maria in Cacaberis (ora chiamata infatti Santa Maria de' Calderari), e San Salvatore in Cacabariis il cui nome fu cambiato in quello di Santa Maria del Pianto nel XVI secolo.

STEMMA
Un cervo. Regola era un rione famoso per i suoi artigiani, dalle cui attività hanno preso il nome molte strade (vedi oltre, ELEMENTI DI INTERESSE). I conciatori di pelli ed artigiani del cuoio, che usavano soprattutto pelli di cervo per confezionare abiti, erano particolarmente rinomati, donde la scelta dello stemma per questo rione.

CONFINI
Via dei Banchi Vecchi; via del Pellegrino; via dei Cappellari; piazza Campo dei Fiori; via dei Giubbonari; piazza Benedetto Cairoli; via di Santa Maria del Pianto; via del Progresso (former piazza delle Cinque Scole); lungotevere de' Cenci; lungotevere dei Vallati; lungotevere dei Tebaldi; lungotevere di Sangallo; vicolo della Scimia; via delle Carceri.
via dei Banchi Vecchi
casa del XVI secolo tra
via del Pellegrino e via di Monserrato
ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta sulla destra)


Nell'antica Roma l'area di Regola apparteneva alla Regio IX, corrispondente all'estremità meridionale del Campus Martius (Campo di Marte, cfr. Rione IV Campo Marzio per i dettagli).
Regola district's locator map
piazza Farnese
piazza Farnese, con Palazzo Farnese sullo sfondo
Il cuore di questo rione lungo e stretto è piazza Farnese [1], decorata da due fountane gemelle, dove su uno dei lati sorge Palazzo Farnese (XVI secolo), considerato uno dei palazzi rinascimentali più belli, edificato su commissione del cardinale Alessandro Farnese (che in seguitp divenne papa Paolo III) ad architetti di fama, quali Sangallo, Michelangelo e Della Porta.
Un famoso particolare della porzione costruita da Michelangelo è la magnifica cornice che segue il profilo del tetto dell'edificio, i cui fiori scolpiti sono tutti diversi uno dall'altro.

piazza Farnese

Nel corso dei secoli la proprietà passò dalle mani della famiglia Farnese a quelle dei Borbone, la famiglia reale del regno di Napoli e infine al governo francese. Attualmente ospita l'ambasciata di Francia a Roma: un simbolico dettone d'affitto per l'utilizzo del palazzo viene pagato annualmente dal governo francese all'Italia.
Per coincidenza, il giglio o fiordaliso era l'emblema tanto della casata dei Farnese che della famiglia reale di Francia, e tale fiore effettivamente compare numerose volte sul palazzo così come pure sulle due fontane gemelle, la cui base è ricavata da una coppia di enormi vasche di pietra provenienti dalle terme dell'antica Roma (cfr. Fontane, III parte pagina 14).

Molte delle vie che circondano questa piazza hanno conservato la loro atmosfera carica di storia.
Alle spalle di Palazzo Farnese, quasi parallela la corso del Tevere, corre la celebre via Giulia [2], la prima strada lunga e diritta ad attraversare il vecchio impianto di stradine medioevali, aperta agli inizi del Rinascimento seguendo la traiettoria di una preesistente antica via romana. Nel 2008 via Giulia ha compiuto 500 anni.
Lungo il suo tratto settentrionale, che appartiene a Ponte (Rione V), sorgono diversi edifici storici; invece nella parte meridionale, che appartiene a Regola, la maggior parte delle cose interessanti si concentrano dietro Palazzo Farnese.
via Giulia
la fontana di via Giulia
via Giulia
l'arco dei Farnese che attraversa via Giulia

Qui, appoggiata al muro, si trova la fontana degli inizi del '600 conosciuta come il Mascherone di via Giulia [3], realizzata riutilizzando marmi romani antichi; il fiore bronzeo che la sormonta è l'impresa araldica dei Farnese, il giglio.

Quasi nello stesso punto la via è attraversata dall'arco dei Farnese [4], un passaggio sopraelevato che collega il retro di Palazzo Farnese ai fabbricati sul lato opposto della strada. Queste palazzine basse hanno preso il posto di un più antico complesso chiamato i Camerini Farnesiani, dove la famiglia conservava una ricca collezione di statue e di altre opere d'arte. Gli stessi camerini erano decorati con pitture di artisti famosi, quali Annibale Carracci, Domenichino e Giovanni Lanfranco. Solo tre piccoli affreschi di quest'ultimo autore si salvarono quando i camerini furono abbattuti e sostituiti dai fabbricati attuali; ora si trovano nella vicina chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte (cfr. più in basso).
Alcuni ritengono che l'arco dei Farnese dovesse anche fungere da primo tratto di una passerella più lunga, che avrebbe dovuto attraversare il Tevere fungendo da ponte privato e collegando il palazzo di famiglia ad un'altra ricca residenza che possedevano sulla sponda opposta del fiume, Villa Farnesina (cfr. Trastevere, Rione 13). Ma questo progetto non fu mai compiuto e l'arco rimase una semplice via di passaggio alla collezione d'arte.

Sotto l'arco si trova la piccola chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, aperta solo di domenica pomeriggio per il breve tempo di una funzione religiosa [nota: nel 2008 la chiesa rimane aperta al pubblico per celebrare i 500 anni di via Giulia].
Fino al XIX secolo il compito della congregazione per cui questa chiesa fu originariamente costruita nel 1575, era quello di andare in campagna e raccogliere i numerosi cadaveri dei contadini e dei poveri che giacevano all'aria aperta, dando loro sepoltura nel cimitero della chiesa. Essendo divenuta troppo piccola per questa attività, la chiesa fu ricostruita nelle forme attuali nel 1733-37.
Le decorazioni della chiesa fanno esplicitamente riferimento al pietoso ma piuttosto macabro compito dei congregati, con la presenza sulla facciata di numerosi teschi, così come pure di altre allegorie del tempo e della morte (clessidre alate, scheletri, ecc.), come si vede sulle due antiche cassette per le offerte. Il cimitero, ospitato in una cripta al di sotto della chiesa, una voltasi estendeva fino al vicino Tevere, ma nei primi anni del XX secolo dovette essere accorciato per consentire che lungo le rive del fiume fossero creati i muraglioni per prevenire le frequenti alluvioni.
via Giulia
(↑ in alto) teschi e una clessidra alata sul portale della chiesa;
(↓ in basso) un particolare della cripta
via Giulia
via Giulia
Ancora oggi molti teschi vengono tenuti lì in bella mostra; all'illuminazione provvedono lampade realizzate con ossa umane. Ciò non dovrebbe sorprendere: a Roma, un tempo diverse istituzioni religiose erano solite esporre resti umani sulle pareti e sui soffitti delle cripte. L'uso terminò verso i primi dell'800; oggi solo due chiese conservano esempi di questa macabra forma d'arte (l'altra è la chiesa dei Cappuccini in via Veneto, cfr. Roma leggendaria pagina 6).

← una delle antiche cassette delle elemosine, datata 1694


A destra dell'edificio, una grossa testa di falco col busto muliebre scruta i passanti dall'alto di una lesena: in questo punto la facciata della chiesa si unisce a Palazzo Falconieri, una residenza storica costruita nel '500, che cambiò proprietari numerose volte.
via Giulia

← una delle teste di falco di Palazzo Falconieri


In origina apparteneva ai Ceci, ma fu presto venduta agli Odescalchi, per poi passare di mano ai Farnese ed infine, attorno al 1635, essere acquistata dai Falconieri, che ne commissionarono a Francesco Borromini l'ampliamento e la ristrutturazione. La curiosa scultura quindi è l'emblema della famiglia (se ne trova una identica all'angolo opposto), mentre le fattezze del busto rappresenterebbero l'avvenenza delle esponenti femminili dei Falconieri. Nei primi del '900 la costruzione fu venduta ad un erudito ungherese, che in seguito la lasciò in eredità alla propria nazione: dal 1927 Palazzo Falconieri ospita l'Accademia di Ungheria a Roma.

All'estremità opposta di via Giulia, dove la strada entra nel rione Ponte, un possente edificio ha delle enormi finestre a pianterreno chiuse da grosse sbarre di ferro. Queste erano le Nuove Prigioni [5] le quali, come recita in latino una targa appesa sopra l'ingresso "papa Innocenzo X costruì nel 1650 alla giustizia e alla clemenza, per una custodia dei carcerati più sicura e più mite". Tuttavia l'edificio entrò in funzione come istituto di pena solo a partire dal 1658, in quanto poco dopo la sua costruzione a Roma scoppiò la peste e questo fu utilizzato come lazzaretto, per isolare i malati dal resto della popolazione.

Un'altra strada storica che origina da piazza Farnese è via di Monserrato, parallela a via Giulia e piena di molte case alte e strette, gran parte delle quali costruite nel '500, se non persino prima.
via Giulia
le Prigioni Nuove di via Giulia
Una di esse attira particolarmente l'attenzione, tanto per le sue forme medievali quanto per il suo eccellente stato di conservazione: è la casa di Santa Caterina da Siena (XIV secolo); la targa sopra la porta però informa che questo edificio non è che una fedele copia di quello abitato dalla santa a Siena; a disilluderci del tutto è la data: 30 aprile 1912.

Quasi sullo stesso punto, ma dal lato opposto della strada, una targa affissa nel 1999 ricorda che cinquecento anni fa in quel luogo sorgeva Corte Savella, un tribunale dalla pessima fama, con una prigione situata nei sotterranei, temutissimo in tutta Roma per il duro trattamento riservato ai detenuti, tanto in corso di giudizio che durante la detenzione. Cessò l'attività quando il suddetto edificio delle Carceri Nuove fu aperto a via Giulia. In seguito Corte Savella fu demolita, per cancellare ogni traccia di una così tetra istituzione.

All'estremità opposta di via di Monserrato si apre la piccola piazza de' Ricci [6], dove sorge il grazioso palazzetto omonimo, del XVI secolo, la cui facciata è decorata con affreschi piuttosto rovinati e il cui retro guarda verso via Giulia. In origine apparteneva alla famiglia Ricci.
piazza de' Ricci
Palazzo Ricci
In molti lo abitarono, ma Palazzo Ricci è ricordato soprattutto per essere stato la residenza della dissoluta figlia del papa Paolo III (1534-49), Costanza Farnese, accusata di avere una relazione incestuosa col proprio padre.

Dietro l'edificio, al termine di un vicolo che da via Giulia porta verso il Tevere, sorge la piccola chiesa di Sant'Eligio degli Orefici [7], progettata da Raffaello nel 1516 per la corporazione degli orefici, facilmente riconoscibile per la graziosa cupola emisferica.
via di Sant'Eligio
Sant'Eligio degli Orefici

La parte a sud del rione è un tessuto di brevi e stretti vicoli che collegano fra di loro piccole piazze. In una di esse si leva il grande Palazzo del Monte di Pietà, che ospita il principale banco dei pegni di Roma, un'istituzione fondata nel 1539 come ente pubblico. L'edificio è databile al tardo '500 ed è ornato da una fontana di età leggermente successiva.

In un altro piccolo slargo lì nelle vicinanze, chiamato piazza della Quercia dal secolare albero che vi cresce nel mezzo, sorge un altro edificio importante e riccamente ornato, Palazzo Spada [8], la cui facciata è decorata con fregi e statue di personaggi famosi della Roma antica. Costruito per il cardinale Capo di Ferro nel 1540, un secolo dopo fu acquistato da un altro cardinale, Bernardino Spada, che commissionò a Francesco Borromini di ampliare e modificare l'edificio originario. Ospita un'importante collezione di opere di pittura rinascimentali e barocche: la Galleria Spada.
piazza della Quercia
la galleria prospettica di Borromini appare
quattro volte più lunga delle sue vere dimensioni
Palazzo Spada però è più conosciuto per la sua cosiddetta galleria prospettica.
Questa è un bizzarro quanto corto passaggio aperto da Borromini su un lato della costruzione, la cui lunghezza effettiva è di circa 9 metri, ma disegnato e disposto in tal maniera che un effetto ottico lo fa apparire lungo quattro volte tanto. Un'altra conseguenza dell'effetto prospettico è che una persona situata all'estremità opposta della galleria appare gigantesca.
piazza della Quercia
Palazzo Spada
Questo effetto ottico semplice ma davvero strabiliante dimostra come gli architetti barocchi sapessero divertire i loro committenti, fondendo l'originalità alle conoscenze tecniche e scientifiche; infatti per realizzare questa galleria Borromini si avvalse della collaborazione di un valente matematico.

Il palazzo è fronteggiato da una graziosa fontana, anch'essa ideata da Borromini, consistente in una figura femminile (una ninfa) che occupa una nicchia al di sopra di un antico sarcofago; il muro che fa da sfondo è dipinto così da simulare un bugnato, un artificio tipicamente barocco (cfr. Fontane, II parte pagina 1). Il cortile di Palazzo Spada (anch'esso estremamente ricco di decorazioni) fu ristrutturato da Borromini così che dal suo punto centrale fossero visibili ad angolo retto tanto la galleria prospettica che la fontana.

Lungo la stretta via che dall'edificio si dirige verso sinistra, chiamata via Capo di Ferro (dal nome del primo proprietario di Palazzo Spada), un'antico fabbricato costruito nel medioevo ha delle antiche colonne inserite nella semplice e irregolare muratura in laterizio: con ogni probabilità furono rinvenute presso qualche vicino sito archeologico per poi essere riutilizzate come materiale da costruzione, com'era in uso fare all'epoca.

via Capo di Ferro
casa medievale in via Capo di Ferro
Più che in qualsiasi altro rione, molte strade, vicoli e piazze di Regola debbono il loro nome alle botteghe o laboratori che una volta vi si trovavano, un costume che viene comprovato anche dall'antico nome del rione e dal suo stemma: via dei Giubbonari, via dei Chiavari, via dei Baullari, via dei Pettinari, vicolo dei Catinari, via dei Balestrari, via dei Cappellari, e altre ancora.

All'estremità meridionale del rione sorge un interessante complesso di case medievali che risalgono al XIII secolo, dette "case di San Paolo" [9], dalla popolare credenza che fossero state abitate dal santo.
via Santa Maria in Monticelli
le cosiddette case di San Paolo


piazza de' Cenci
Proprio in fondo a Regola, presso il confine col Rione Sant'Angelo, si trova Palazzo Cenci [10], costruito alla metà del '500 sulle rovine di una preesistente fortezza. Qui visse la giovane Beatrice Cenci, la famosa eroina il cui spettro si dice che si aggiri tutt'ora per le strade di Roma.

← l'arco sul retro di Palazzo Cenci



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