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~ monografie romane ~ Fontane · III parte · fontane maggiori PAGINA 8 |
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Il più piccolo dei sette colli di Roma è anche quello con la più alta concentrazione di fontane maggiori; la ricchezza di acqua e le antiche statue che decorano queste fonti sottolineano l'importanza del luogo, ufficialmente considerato l'ombelico di Roma, e sede dell'amministrazione cittadina. Prima di rivolgerci alle fontane, è bene spendere qualche parola sullo stesso sito, e partire proprio da come piazza del Campidoglio si presentava nel tardo XVI secolo (cfr. l'illustrazione successiva). |
Del progetto, interamente disegnato da Michelangelo , una buona parte era già stata portata a compimento prima della sua morte, avvenuta nel 1564. Il grande artista non aveva previsto alcuna fontana, semplicemente perché il luogo non era raggiunto dall'acqua corrente. Ciononostante, le due grandi statue giacenti che aveva disposto alla base della scalinata del Palazzo Senatorio, provenienti dalle rovine delle Terme di Costantino, sono allegorie di fiumi, il Nilo (a sinistra) e il Tevere (a destra), e ciò fa pensare che nella loro collocazione originale potrebbero aver fatto parte di un'antica fontana. |
il Campidoglio nel 1593: l'asterisco mostra il lato deserto della piazza, mentre la freccia punta verso Campo Vaccino; nei cerchi sono altre due fontane alimentate dall'Aqua Felice: quella di piazza Montanara (a destra) e di piazza Campitelli |
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la lupa una volta era una tigre |
Un particolare curioso è che la statua del Tevere (mostrata per intero nell'illustrazione successiva) in origine rappresentava un altro fiume importante, il Tigri, ed infatti il piccolo animale alla base era effettivamente una tigre. Ma poichè non era possibile prescindere da un collegamento col fiume di Roma, la testa della tigre fu sostituita con quella di una lupa (qui a sinistra), ora in parte mancante, ai cui lati furono aggiunti i due mitici gemelli Romolo e Remo. Ciò bastò perché l'allegoria si tramutasse in quella del fiume di Roma. |
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Solo la nicchia al centro della scalinata rimaneva vuota; senonché, per riempire questo spazio, nel 1583 venne prelevata dal cortile di Palazzo dei Conservatori un'alta statua della dea Atena (mostrata più in basso). A parte la nicchia, il Palazzo Senatorio mancava ancora della facciata e della parte sommitale della torre. L'intero edificio sul lato orientale della piazza (quello sinistro) non era neppure stato cominciato, e quindi piazza del Campidoglio prendeva rapporto con la vicina chiesa di Santa Maria in Aracoeli per mezzo di una semplice e ripida scarpata, come mostra l'asterisco nella pianta qui sopra. |
allegoria del Tevere, originariamente del Tigri |
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piccola sfinge, su cui poggia col gomito l'allegoria del Nilo |
Il progetto di Bartolani era davvero grandioso: sebbene non ne siano rimaste testimonianze visuali, una descrizione della sua fontana parlava di cinque vasche di diverse dimensioni, che sarebbero state disposte alla base del Palazzo Senatorio, sormontate dalla lupa capitolina. In quello stesso periodo Giacomo Della Porta, oltre alla facciata del palazzo, stava anche lavorando a una fontana per piazza San Marco (vedi pagina 4), una delle ultime ad essere alimentate dall'acqua di Salone, per la cui costruzione si sarebbe dovuta usare la statua popolarmente chiamata Marforio. Ma solo qualche giorno dopo il trasferimento della statua da Campo Vaccino a piazza San Marco, questa fu portata in tutta fretta sulla sommità del Campidoglio, già ingombro dei cantieri di Della Porta e di Bartolani. |
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Uno dei più illustri studiosi di Roma, Cesare D'Onofrio, sosteneva che questo improvviso e misterioso dirottamento potesse nascondere un tentativo fatto da Della Porta di proporre una diversa soluzione per la piazza, e quindi dissuadere Sisto V dal lasciare che Bartolani costruisse la sua imponente fontana, che avrebbe alterato l'arrangiamento dato da Michelangelo alla scalinata del palazzo.
Infatti Della Porta puntava a costruire una sua propria fontana sul lato della piazza rimasto deserto, in modo da riempire l'ampio buco, e allo stesso tempo lasciare che la scalinata rimanesse così com'era. Il "papa tosto", come Sisto veniva chiamato, era troppo testardo per cambiare idea; l'ambizioso progetto di Bartolani venne confermato, mentre Marforio fu semplicemente parcheggiato in un angolo della piazza. |
il Nilo |
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la coppia di leoni ai piedi della cordonata del Campidoglio |
Due leoni di basalto scuro, trovati fra i resti del grande Iseo Campense (o tempio di Iside, vedi I 22 Rioni, Rione IX, Pigna), erano stati trasferiti lì nel 1582; sei anni più tardi, Della Porta li trasformò in fontane, e collocò sotto a ciascuno di essi un vaso marmoreo, scolpito a tale scopo. Questi leoni conobbero il massimo della loro popolarità nel XVII secolo; infatti nel corso della celebrazione di eventi speciali e feste, invece della consueta acqua gettavano ...vino bianco e rosso! Chiaramente in queste circostanze tutta Roma affollava la piazzetta alle pendici del colle, per poter bere e portare a casa gratuitamente quanto più vino era possibile. Questa fontana è anche uno dei rari casi in cui le statue originali, rimosse nel 1885 e trasferite ai Musei Vaticani, furono qui ricollocate nel 1955. |
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la statua di Atena |
I suoi tre successori,
cioè Urbano VII, Gregorio XIV e Innocenzo IX, non ebbero certamente il dono della longevità, e rimasero in carica meno di dodici mesi per ciascuno; così finché non si elesse un quarto papa (Clemente VIII) nel 1592, si può ben immaginare come i lavori in piazza del Campidoglio dovessero procedere a rilento. Alla fine, le tre rimanenti vasche della fontana di Bartolani, sebbene fossero state già scolpite, non furono mai utilizzate, né la lupa capitolina rimpiazzò mai la divinità nella nicchia, e il complesso rimase incompiuto, assai simile a come appare oggi. Tuttavia la fontana doveva ancora subire l'ultima trasformazione: nel 1593, senza un motivo apparente, la grande statua di Atena fu restituita al cortile di Palazzo dei Conservatori, e sostituita con un'allegoria di Roma, che tiene in mano una lancia, e indossa una magnifica veste rossa (in porfido), ma che è senza dubbio troppo piccola per l'alta nicchia. |
la piccola allegoria di Roma |
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la Fontana di Marforio, di Della Porta, nella sua attuale collocazione |
Alla barbuta figura fu data una vasca della stessa forma di quelle che Bartolani aveva disegnato per il Palazzo Senatorio (potrebbe addirittura trattarsi di una delle tre rimaste inutilizzate), e un alto prospetto alle spalle su cui, in alto, fu collocata l'enorme testa dell'imperatore Costantino (attualmente nel cortile di Palazzo dei Conservatori), e la sfera di bronzo che qualche anno prima Sisto V aveva rimosso dalla sommità dell'obelisco in Vaticano, nel corso dei lavori per la sua erezione in piazza San Pietro (vedi Obelischi, I parte).
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la colossale testa di Costantino che sormontava Marforio assieme alla sfera qui in basso |
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Questa fontana fu davvero l'opera in cui Della Porta si discostò maggiornente dal suo modello tradizionale (cfr. pagina 1); fu anche l'ultima realizzata da questo grande architetto, forse il più prolifico fontaniere di tutti i tempi. Purtroppo l'intera struttura dovette essere smantellata solo mezzo secolo più tardi, quando il terzo palazzo che Michelangelo aveva progettato per la piazza cominciò ad essere finalmente edificato; nel 1734 la fontana di Marforio fu ricostruita nel suo cortile, ma priva dell'alto prospetto. ← il barbuto Marforio, una figura allegorica che rappresenta il mare, oppure un fiume |
I PARTE FONTANE ANTICHE |
II PARTE FONTANELLE |
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