~~~ 2ª parte ~~~ |
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La prima delle due, che ben presto si biforca in due rami, porta a piazza Trilussa [16], che ricorda uno dei poeti dialettali romani più popolari (1871 - 1950), il cui busto decora il lato nord della piazza. Sul lato ovest, invece, si trova una fontana degli inizi del XVII secolo (cfr. Fontane, III parte, pagina 12). Dirimpetto a quest'ultima, l'antico Ponte Sisto (1475 circa) traversa il Tevere e raggiunge il rione Regola. Via della Scala, invece, punta dritto verso il cuore di Trastevere, passando davanti alla chiesa di Santa Maria della Scala [17], la cui vicina farmacia, una delle più vecchie di Roma, conserva una ricca collezione di vasi ed altri arredi d'epoca, purtroppo conservati in una sala aperta al pubblico molto di rado. |
La chiesa che dà il nome alla piazza è una delle più antiche di Roma (se non la più antica!) e fa certamente parte dei tesori più preziosi della città, soprattutto per i suoi mosaici, che risalgono ai secoli XII e XIII. Sotto il suo portico è stata sistemata una ricchissima collezione di epigrafi provenienti da sepolture paleocristiane, molte delle quali contraddistinte dai tradizionali simboli di questa religione (il monogramma Chi-Ro ☧, il pesce, l'uccello, l'ancora, ecc.), spesso incisi da mani piuttosto incerte. |
Da non perdere sono anche i piccoli mosaici di epoca romana conservati presso la sacrestia; provengono probabilmente da una taverna od ospizio che un tempo sorgeva in questo luogo prima che la chiesa vi fosse edificata. Una storia curiosa che riguarda Santa Maria in Trastevere viene descritta in Roma leggendaria, pagina 4. La fontana al centro della piazza, ricostruita nell'800, ne rimpiazzò una molto più antica, che sorgeva in questo luogo sin dalla metà del '400, forse la prima fontana mai realizzatata Roma prima della riapertura degli antichi acquedotti. |
la Fontanella della Botte |
Cambiamenti anche più profondi avevano già avuto luogo in Trastevere tra la seconda metà dell'800 e i primi del '900: diverse case fatiscenti erano state abbattute per essere poi rimpiazzate da voluminose costruzioni nello stile eclettico tipico di quell'epoca, che mescolava quelli precedenti (tra di essi, il palazzo del Ministero della Pubblica Istruzione, su viale Trastevere e quello della Manifattura Tabacchi, a piazza Mastai qui a destra), oppure lasciando tali aree vuote, in seguito divenute piazze e slarghi. Ma in alcuni casi il vecchio e il nuovo si fusero con risultati sorprendenti. |
la Manifattura Tabacchi di piazza Mastai, con la fontana coeva |
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Lo stesso può dirsi di viale Trastevere, l'ampia e trafficata direttrice che attraversa Trastevere per l'intera lunghezza, fungendo da confine tra la parti centrale e meridionale del rione. Origina presso il lungotevere da piazza Belli [22], dedicata all'altro famoso poeta dialettale romano, Giuseppe Gioachino Belli, a cui su un lato è dedicato un monumento. Il poeta vi è raffigurato in piedi presso una delle erme a quattro teste di Onte Fabricio, con due fontanelle sui lati e un rilievo sul retro, ispirato alle incisioni di Bartolomeo Pinelli, un altro famoso pittore e incisore di quegli anni. Su un'iscrizione accanto alla statua si legge reads "AL SUO POETA G.G.BELLI · IL POPOLO DI ROMA · MCMXII": infatti i fondi per la realizzazione del monumento furono messi a disposizione dagli abitanti del rione per mezzo di una sottoscrizione popolare. |
il portico di San Cosimato |
il monumento a Belli |
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casa medievale in via della Lungaretta |
Alle spalle del monumento si trova la casa duecentesca della famiglia Anguillara, che comprende una delle poche torri medievali superstiti di Roma, torre Anguillara; attualmente è anche nota come "Casa di Dante", dall'importante centro di studi danteschi che vi è ospitato. La stretta strada che corre dietro alla casa, incrociando viale Trastevere, è via della Lungaretta: il nome richiama alla mente via della Lungara, di cui si è detto a pagina 1, ma il suo nome originario era via Transtiberina, in quanto attraversava il rione collegandone due luoghi importanti: il vecchio Ponte Santa Maria (attualmente chiamato "Ponte Rotto") e la chiesa di Santa Maria in Trastevere. È una via pittoresca, con numerose case antiche, tra le quali una è particolarmente caratteristica [23] situata a mezza strada presso l'angolo con vicolo della Luce (illustrazione a sinistra). |
la casa dei Mattei |
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Anche al termine della via si trova un palazzo ben più grande [24], risalente ai secoli XIV-XVcenturies, appartenuto alla famiglia Mattei prima che si trasferissero al rione Sant'Angelo (illustrazione in alto a destra).
Un'altra graziosa casa medievale è situata in vicolo dell'Atleta [25], il cui nome si lega ad una famosa statua, una copia romana del I secolo di un originale greco rappresentante un atleta nell'atto di detergersi il corpo dal sudore e dalla polvere, detto Apoxyomenos (in greco: "colui che si deterge"), attualmente conservato ai Musei Vaticani; fu trovata proprio in questo luogo, nel corso di scavi, nei primi anni del '900. In questa stessa zona furono trovate tracce anche di un'antica sinagoga, un'ulteriore conferma del fatto che nell'antica Roma la comunità ebraica abitava in Trastevere. Questa porzione del rione, che segue l'ansa del fiume, è indubbiamente quella rimasta più autentica e la più tranquilla: il traffico qui è piuttosto scarso, probabilmente per via dell'ampiezza dei vicoli, attraverso i quali un'automobile di medie dimensioni avrebbe problemi a transitare. Tra di essi è vicolo dei Vascellari [26], largo appena 1.30 m, senza dubbio il vicolo più stretto di Roma! |
vicolo dei Vascellari |
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il ciborio del tardo XIII secolo |
L'edificio fu ampiamente ristrutturato attorno al 1600; in questa occasione si compì una ricognizione della tomba della santa, il cui corpo fu misteriosamente trovato ancora intatto, con una profonda ferita sul collo. Lo scultore Stefano Maderno, che era tra i presenti, ne rimase così profondamente colpito che scolpì una statua della santa estremamente realistica, che ora si vede sotto l'altare maggiore. Altre opere degne di menzione sono il prezioso ciborio marmoreo della fine del '200, opera di Arnolfo di Cambio, e lo splendido mosaico absidale del IX secolo, nel quale papa Pasquale I, committente della chiesa, è raffigurato iin mezzo ad altri santi, con il nimbo blu di forma quadrata, indicante che egli era ancora vivente all'epoca in cui fu ritratto. |
Santa Cecilia, di Stefano Maderno (1600) |
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Ludovica Albertoni (1474-1533) proveniva da una famiglia agiata; divenne una terziaria francescana, spendendo gran parte delle sue fortune per assistere i poveri e gli ammalati. Per tale ragione nel 1671 venne dichiarata beata. A quel tempo, un cardinale suo discendente commissionò al miglior artista sulla piazza una statua della sua ava per la cappella di famiglia. Bernini aveva già 71 anni, pertanto quest'opera viene considerata il suo ultimo capolavoro. La donna è ritratta sul suo letto di morte, nei suoi ultimi istanti di vita, in piena agonia; ma avendo una delle sue visioni mistiche, ella vede la schiera di cherubini giunta a guidarla verso il cielo, e l'espressione del volto rivela una commistione di sofferenza fisica, espressa anche dal gesto delle mani e dalle vesti spiegazzate, e di estasi per la consapevolezza della sua condizione futura, rappresentando quindi l'attimo di passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena. |
Lungo la riva del fiume, dove una volta sorgeva l'antico porto di Ripa Grande, un complesso lunghissimo che prende il nome di San Michele [29] si estende per circa 300 m; fu costruito a partire dal 1670, per poi essere ampliato a più riprese durante il secolo successivo, fino a raggiungere l'estensione attuale. Comprense due chiese, un ospizio e altri edifici. Fino alla prima metà del '900 è stato anche usato come carcere femminile e minorile; poi vi furono trasferiti i laboratori dell'Istituto Nazionale per il Restauro. Così negli ultimi 20-30 anni nel complesso di San Michele non furono più custoditi criminali, ma alcune delle più importanti opere d'arte di Roma. il complesso di San Michele → |