~ monografie romane ~ Fontane · III parte · fontane maggiori PAGINA 12 |
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La basilica di San Pietro, invece, faceva ancora affidamento sul piccolo volume ricavabile dalle vene sotterranee dei colli limitrofi (Vaticano e Gianicolo) grazie all'antico sistema di condutture scavato da papa Damaso, nel tardo periodo imperiale (cfr. parte I pagina 2). Così una delle prime preoccupazioni di Paolo V, appena qualche mese dopo la sua elezione, fu di fornire alle zone occidentali di Roma una valida riserva d'acqua. Il papa tentò di addossare le spese dell'opera alle casse del Comune, sostenendo che un altro acquedotto avrebbe rappresentato un utile investimento per lo sviluppo dei rioni suddetti, e avrebbe anche consentito al Campidoglio (le cui diverse fontane già erano in funzione grazie all'Acqua Felice) di disporre di un'ulteriore volume di acqua. Ma il papa aveva soprattutto in mente l'utilizzo dell'opera per i propri giardini in Vaticano, dove risiedeva. Nonostante tutto, gli amministratori capitolini accettarono il progetto, senza sollevare obiezioni. |
lo stemma di Paolo V sulla Fontana dell'Acqua Paola, decorata da numerosi draghi ed aquile |
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la Fontana dell'Acqua Paola, appena ripulita (2004) |
Oltre a svolgere mansioni di supervisore dei lavori anzidetti, a Giovanni Fontana era stata anche commissionata la costruzione della mostra dell'acquedotto, che avrebbe ricordato il papa nel punto dove l'Acqua Paola ha il suo sbocco principale. Il progetto di Fontana fu davvero grandioso: non a caso, la sua creazione viene ancora oggi chiamata dai romani fontanone. Purtroppo, gran parte del marmo per la sua messa in opera fu rubato (a quei tempi, semplicemente "prelevato") dall'antico Foro di Nerva. La cooperazione con un altro architetto importante, Flaminio Ponzio, e l'ispirazione che la Fontana del Mosè indubbiamente esercitò sul progetto di Fontana, giustificano il fatto che il risultato, pur ricordando la precedente opera, che solo un ventennio prima aveva ricevuto tante critiche, era di proporzioni assai più armoniche. |
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(↑ in alto) stemma di Alessandro VIII e iscrizione del 1690 che ricorda la costruzione dell'ampia conca (← a sinistra) |
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la grande iscrizione commemorativa, con l'erroneo riferimento all'Aqua Alsietina | Ma il fontanone svela anche un curioso errore: il papa e i suoi architetti credevano, sbagliando, che l'antico acquedotto che stavano restaurando fosse l'Aqua Alsietina, cioè quello che l'imperatore Ottaviano Augusto aveva fatto costruire per la sua naumachia in Trastevere, il cui percorso era lo stesso di quello che circa un secolo dopo avrebbe seguito anche Traiano. Infatti la grande iscrizione della fontana (qui a lato) ricorda che Paolo V restaurò gli antichi condotti dell'Aqua Alsietina. E un vicino arco, nel punto dove l'acquedotto scavalca la via Aurelia, nella parte superiore ha un'iscrizione simile ma più piccola, che parla dell'opera costruita dall'imperatore Augusto. Ciò è un'ulteriore conferma dell'effettivo errore di interpretazione da parte degli architetti di Paolo V (un'illustrazione dell'arco si trova nella già citata sezione degli Aquedotti, III parte pagina 3). |
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Secondo il progetto originale, l'acqua si raccoglieva in cinque vasche situate alla base di ciascun arco, come mostra la stampa qui a destra. Circa ottanta anni dopo la sua costruzione, papa Alessandro VIII decise di ingrandire la fontana. Così nel 1690 Carlo Fontana (nipote di Giovanni) vi aggiunse un'unica enorme conca, che andò a rimpiazzare le cinque vaschette. Nel corso degli stessi lavori, furono collocati sotto l'arco centrale lo stemma del papa e un'iscrizione commemorativa. L'aspetto che la fontana aveva in origine lo si vede chiaramente in un'incisione del XVII secolo di Giovan Battista Falda (qui a destra), precedente le modifiche. |
l'aspetto originale della fontana |
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Un particolare curioso è che perfino i pilastrini che circondano la conca hanno effigiata l'impresa del papa che patrocinò l'opera, aquile e draghi in ordine alterno, un particolare distintivo che nessun'altra fontana romana può vantare. (in alto) aquile e draghi sulle colonnine attorno alla vasca; (a sinistra) una delle bocchette a forma di drago nella nicche laterali |
il condotto dell'Acqua Paola (in blu) e il luogo dove sorgeva la fontana (punto rosso) |
L'Acqua Paola venne anche impiegata per rifornire d'acqua un ente caritatevole sorto due decenni prima, sotto Sisto V, che comprendeva un ospizio e un ospedale per i poveri. Il complesso sorgeva di fronte a Trastevere, in fondo a via Giulia, ad una delle estremità di Ponte Sisto (cfr. il particolare della pianta qui in basso). Sebbene la maggior parte del centro di Roma, ad est del Tevere, era già stata raggiunta dall'Acqua Vergine o dall'Acqua Felice, prima del 1613 questo rione (Regola) era troppo distante dai loro principali punti di sbocco, pertanto qui la pressione dell'acqua giungeva troppo bassa per una fontana. |
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Così non appena l'acquedotto fu in funzione, Paolo V ne fece costruire una sul lato del complesso che guardava verso via Giulia, raggiunta dai condotti che dal Gianicolo traversavano il ponte suddetto. Chi disegnò la fontana fu un architetto olandese, Jan van Zant, qui chiamato Giovanni Vasanzio. Giovanni Fontana, invece, presiedette alla parte idraulica del progetto. Consisteva in un'alta nicchia, fiancheggiata da un paio di colonne e coronata dalla consueta iscrizione commemorativa, con in alto lo stemma di Paolo V. |
nel 1676 la fontana (è) sorgeva presso l'ospizio; la sua attuale posizione è all'altro capo del ponte (l) |
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la tazza superiore, ora a secco |
L'acqua si raccoglieva in una piccola tazza pensile nella parte superiore della nicchia. Da qui tracimava in basso in una vasca più grande, raggiunta anche da un duplice getto d'acqua che si intersecava al centro, emesso da una coppia di draghi, scolpiti uno su ciascun lato della fontana, sotto le colonne. |
uno dei due draghi e uno dei leoni |
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entrambe le fontane sono visibili dall'altra parte del ponte |
In epoca recente la sua portata d'acqua è stata drasticamente ridotta: la tazza in alto ora è secca, mentre i due draghi emettono una quantità d'acqua minima, appena sufficiente a farla definire ancora una fontana. L'estremità di via Giulia, non più chiusa dal complesso demolito, è adesso un interessante punto di osservazione, dal quale la fontana appare quasi incoronata dalla mole del fontanone, chiaramente visibile in lontananza, sulla sommità del Gianicolo (qui a sinistra). Nonostante l'Acqua Paola recasse acqua in quantità alle regioni occidentali di Roma, l'unica altra fontana che fu costruita in Trastevere fu una piccola, disegnata da Giovanni Fontana, e situata di fronte a San Pietro in Montorio, una chiesa che sorge a soli 150 m dall'anzidetto fontanone. Questa è una delle due chiese nazionali spagnole a Roma, per cui il committente di Fontana potrebbe verosimilmente essere stato un membro della famiglia reale di quel paese. Infatti la sua ricca forma (cfr. anche illustrazione a pagina 1) si rifaceva alle imprese di Castiglia: il gruppo centrale aveva la forma di una torre di castello, e alla sommità era circondata da una corona, e più in basso erano quattro leoni accucciati, uno per lato. |
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Per tale ragione questa era anche detta la Fontana Castigliana. Molte delle sue parti però non erano in marmo, ma in stucco, e ciò ne provocò un rapido deterioramento. Poi, nel 1849, la fontana si trovò presa nel fuoco incrociato fra le truppe della neoproclamata Repubblica Romana e quelle francesi, a cui il papa si era rivolto per sedare la ribellione. I proiettili d'artiglieria di entrambe le fazioni probabilmente le diedero il colpo di grazia, perché poco tempo dopo fu definitivamente rimossa. Non se ne salvò alcunché. Il suo posto fu preso per qualche tempo dalla prima fontana rinascimentale costruita a Roma (cfr. pagina 2), che ora sorge in piazza Nicosia. |
la fontana presso San Pietro in Montorio, incisione di G.B.Falda (XVII secolo) |
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Fu edificata attorno ai primi del '600, poco dopo la riapertura dell'Acqua Paola. Consisteva in un alto prospetto con un nicchione centrale che probabilmente conteneva una statua o un gruppo dalla cui base scaturiva l'acqua; sulla cornice in alto poggiava una coppia di piccoli draghi con al centro una guglia (o altro elemento simile). La fontana era già secca a pochi anni dalla sua realizzazione, essendo menzionata sempre e soltanto con questo nome. Fu rimossa nel 1890; oggi non ne resta più alcuna traccia. (↑ in alto) pianta di G.B. Falda che cita la scomparsa "fontana secca" (í); (← a sin.) incisione di Giovanni Vasi che ne mostra il prospetto |
I PARTE FONTANE ANTICHE |
II PARTE FONTANELLE |
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