~~~ 2ª parte ~~~ |
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Lungo il confine tra questo rione e quello di Trevi si trovano due chiese piccole ma davvero belle, progettate da due maestri dell'architettura barocca romana: Gianlorenzo Bernini e Francesco Borromini, la cui ben nota rivalità è descritta in Roma leggendaria pagina 2.
Sant'Andrea al Quirinale [9], così chiamato perché guarda verso il lato meridionale del Palazzo del Quirinale, è opera di Bernini nota per il suo sfarzoso rivestimento interno con marmi di diverse qualità. |
L'altra, che sorge a pochi metri dalla precedente, è la borrominiana San Carlo alle Quattro Fontane [10], situata all'angolo di un incrocio decorato da quattro fontane (per i dettagli si veda il Rione II, Trevi).
I romani la chiamano San Carlino, perché la superficie dell'intera chiesa corrisponde per dimensioni e disegno alla sezione di uno dei pilastri che sorreggono la cupola della basilica di San Pietro. Il suo curioso campanile è a forma di spirale, come quello di Sant'Ivo (dello stesso architetto) nel rione Sant'Eustachio.
Borromini voleva essere sepolto nella cripta di San Carlo, ma essendo morto suicida, non fu permesso che i suoi resti vi fossero inumati: la cappella che doveva accoglierli rimase vuota. ← l'ingresso di Sant'Andrea al Quirinale l'interno della cupola di San Carlino →
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L'edificio accanto alla chiesa, il Palazzo del Laterano (1586), fu edificato sulle rovine del Patriarchium, un complesso molto più esteso dove vivevano i papi prima che la loro sede fosse spostata in Francia ad Avignone, nel 1305. Appena qualche anno dopo l'edificio fu distrutto da un grosso incendio. Infatti quando la sede del papato tornò a Roma, la residenza dei pontefici fu trasferita in Vaticano. Di fianco al palazzo attuale sorge l'obelisco egizio più antico di Roma (cfr. obelischi per maggiori dettagli), mentre sull'altro lato della piazza un fabbricato del tardo XVI secolo racchiude l'antica cappella privata dei papi, detta Sancta Sanctorum (cioè "santa tra i luoghi santi"). È l'unica porzione superstite dell'antico Patriarchium, a cui dà accesso una rampa di gradini di marmo detta Scala Santa, erroneamente ritenuta essere quella originale proveniente dal *** di Ponzio Pilato in Palestina, dove Cristo subì il processo: per tale ragione i fedeli la salgono in ginocchio. Nella cappella, sopra l'altare è presente un'antica immagine che, secondo una tradizione popolare, fu dipinta da un'entità soprannaturale: nel mediovo in caso di peste o di altre calamità, i papi la portavano spesso in processione. |
la Scala Santa |
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il nartece di San Clemente |
Consiste in una Basilica Superiore (del XII secolo, con splendidi mosaici e affreschi), costruita al di sopra di una chiesa molto più antica, detta Basilica Inferiore (IV secolo), quando quest'ultima, ora completamente al di sotto del livello stradale, rimase gravemente danneggiata durante un sacco di Roma. Ancora più in profondità sono i resti di edifici romani del tardo periodo repubblicano (secoli II-I aC) ed un mitreo, ossia un luogo dove si venerava il dio Mitra, di epoca leggermente più tarda (primi anni dell'impero). |
l'abside dei Santi Quattro Coronati ha l'aspetto di una torre di difesa |
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Santo Stefano Rotondo |
Sul versante del colle Celio che appartiene al rione Monti si trova Santo Stefano Rotondo [13], la prima chiesa italiana ad avere una forma circolare, fondata nel V secolo. Le mura perimetrali del terreno dove sorge la chiesa sono in effetti un tratto di antico acquedotto, il ramo cosiddetto Rivus Caelimontani, descritto in Acquedotti III parte. In origine Santo Stefano Rotondo aveva due ambulacri concentrici, o navate, e quattro transetti disposti a croce. A causa delle cattive condizioni dell'antica chiesa, attorno al 1450 tre transetti e l'ambulacro esterno dovettero essere demoliti. Nella prima metà del XVIsecolo l'ambulacro superstite fu decorato con un famoso ciclo di affreschi raffiguranti le brutali e piuttosto raccapriccianti esecuzioni di martiri cristiani ad opera degli imperatori romani. Sotto la chiesa sono in corso degli scavi in corrispondenza di un antico accampamento militare romano. |
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Lungo il tratto settentrionale di Monti, in cima al colle Esquilino, presso il luogo dove si incontrano i confini di ben tre rioni (Monti, Esquilino e Castro Pretorio), sorge la basilica di Santa Maria
Maggiore [14], così chiamata per il fatto di essere la maggiore chiesa di Roma dedicata a Maria. È anche detta comunemente Santa Maria della Neve perché secondo una leggenda papa Liberio fece costruire la chiesa sul luogo di un'inattesa nevicata in agosto. Ogni anno, il giorno 5 di questo mese ha luogo una popolare rievocazione dell'evento con una nevicata artificiale. In realtà la chiesa fu fondata da Sisto III subito dopo il Concilio di Efeso (431), nel quale era stata sancita la condizione di Maria quale "madre di Dio". |
Santa Maria Maggiore |
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la cappella di Paolo V |
La basilica è la quarta di Roma per dimensioni, e uno dei luoghi cristiani più sacri. Diversi altri papi contribuirono ad ingrandirla e modificarla , dal medioevo all'800. L'abside venne decorata alla fine del '200 con uno dei mosaici più belli e meglio conservati; della stessa epoca è anche il campanile, che vanta il primato di essere il più alto di Roma. Alessandro VI (1500 c.ca) vi aggiunse il soffitto a cassettoni, che si dice sia stato dorato col primo oro giunto dalle Americhe, appena scoperte qualche anno prima. Sisto V (tardo 500s) e Paolo V (primo '600) fecero costruire ai suoi lati due enormi e sfarzosissime cappelle. Benedetto XIV (1735 c.ca) realizzò il portico e la balconata per proteggere i mosaici della facciata (XIII secolo), lasciandoli però ancora parzialmente visibili dal basso. |
la cappella di Sisto V |
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(in alto) i mosaici della facciata, più visibili alla sera; (al centro) un pannelo del V secolo e un particolare del fregio musivo lungo la navata centrale; (a destra) la colonna dalla Basilica di Massenzio |
Santa Maria Maggiore è famosa per i suoi mosaici. I piccoli pannelli che seguono la navata centrale sono databili al V secolo (sono i più antichi conosciuti con soggetti religiosi), ma le ampie composizioni sulla facciata e nell'abside sono opere del tardo XIII secolo. |
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Santa Prassede: il mosaico della volta nella cappella di San Zeno (IX secolo) |
Un'altra chiesa antichissima nei dintorni, più piccola della basilica descritta in precedenza, è Santa Pudenziana [16], che poggia ad un livello molto al di sotto di quello stradale attuale; il suo ingresso è ora raggiungibile grazie ad una doppia rampa di scale. Le sue forme attuali risalgono al 1590, ma fu costruita per la prima volta nel IV secolo (tarda età imperiale): l'abside è decorato da un mosaico appartenente all'edificio originale, uno dei più antichi esemplari ispirato ad un tema cristiano; è interessante notare che i personaggi che vi compaiono indossano ancora toghe secondo la moda dell'antica Roma, e sullo sfondo si vede una rappresentazione molto realistica di come la città doveva apparire sedici secoli or sono. |
mosaici del tardo IV secolo in Santa Pudenziana: gli apostoli dall'aspetto senatoriale e gli edifici romani |
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(← a sinistra ed in alto ↑) Domus Aurea: uno dei molti corridoi che una volta collegavano le centinaia di stanze e cortili e tracce di decorazione sulla parete di una sala |
Subito dopo la morte di Nerone, a causa della sua pessima reputazione fu distrutto tutto ciò che lo ricordava: le rovine della sua villa furono riempite e coperte di terra e l'imperatore Traiano costruì sui nuovi terreni delle terme pubbliche; alcuni frammenti se ne vedono ancora oggi nel giardino pubblico che copre la sommità del colle Oppio, ma le loro enormi dimensioni ci danno ancora oggi un'idea di quanto questo complesso dovesse essere grandioso. |
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Anche il lago fu prosciugato e riempito, fornendo così un'area ampia e piatta dove poi sorse il più famoso edificio pubblico dell'antichità: il Colosseo. Quando all'inizio del XVI secolo furono rinvenute le rovine della Domus Aurea, molti artisti rinascimentali, tra cui Raffaello, erano soliti raggiungerne le sale ipogee, che chiamavano "grotte", calandosi con delle funi (e spesso lasciando sul soffitto i loro nomi ed altri graffiti). Le stupefacenti pitture murali che essi videro, i cui colori si erano in buona parte conservati a dispetto della loro età, grazie al fatto che l'ambiente sotterraneo era rimasto sigillato a tenuta d'aria, esercitarono una profonda influenza sullo stile ornamentale con cui furono decorati pareti e soffitti per tutta la durata del Rinascimento. Purtroppo quegli antichi affreschi sono ora a malapena riconoscibili; una volta esposti nuovamente agli agenti atmosferici dopo la loro scoperta, divenuti soggetti ad infiltrazioni idriche a causa della loro posizione sotterranea, assai presto cominciarono a sbiadirsi ed oggi appaiono molto compromessi. |
la Domus Aurea: graffiti lasciati su una volta nel '500 |
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resti delle Terme di Traiano, sorte sulla Domus Aurea |
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