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Fontane
· III parte ·
fontane maggiori
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IL MAGNIFICO GIANLORENZO

NOTA
La pagina tratta solo le fontane di Gianlorenzo Bernini che non sono già state descritte
altrove in questa monografia (per ulteriori dettagli si seguano i link nel testo).

All'epoca in cui la Fontana della Barcaccia venne terminata, fra i molti artisti attivi a Roma il giovane Gianlorenzo, che era nato a Napoli nel 1598, era già uno stimato scultore.
Avendo avuto per maestro il padre, entrò nella bottega di famiglia all'età di soli 18 anni. Assai presto il suo talento fu notato dal cardinale Montalto, il nipote di Sisto V. Infatti una delle prime commissioni importanti affidate all'artista, verso il 1620, fu di disegnare e realizzare un gruppo per una grande vasca o piscina in Villa Montalto, che già in precedenza era stata l'orgoglio del famoso zio del cardinale (cfr. pagina 6).
portrait of Gianlorenzo Bernini
Gianlorenzo Bernini

Villa Montalto (in giallo) ai primi del '600; l'asterico
indica dov'era la piscina in cui era collocato il Nettuno
Oltre ad un sontuoso palazzo nobiliare, la vasta proprietà comprendeva diversi giardini, fontane, vigne, e persino un serraglio dove venivano tenuti animali esotici, fra cui dei leoni.
Il giovane Bernini scolpì un grosso gruppo, nel quale Nettuno con uno sguardo severo punta minaccioso il suo tridente verso la superficie dell'acqua, mentre una figura più piccola (un giovane tritone) si accuccia fra le sue gambe, suonando una conchiglia, o buccina.
Purtroppo la villa scomparve del tutto nel XIX secolo: presero il suo posto un popoloso quartiere, e la stazione ferroviaria centrale di Roma, entrambi sorti nel tardo '800.
il gruppo del Nettuno, di Bernini, ora nel
Museo Victoria and Albert, a Londra
il gruppo del Nettuno,
ora a Londra
Ma il gruppo di Bernini scampò alla distruzione; nel corso del tempo finì a Londra, nel Museo Victoria and Albert, dov'è ancora oggi. Invece l'unico reperto superstite della villa ancora esistente a Roma è una fontana murale di Domenico Fontana, consistente in una nicchia riccamente decorata, da cui una piccola testa di leone emette uno zampillo d'acqua su un gruppo di scogli, detta Fontana del Prigione (per via di una statua che vi sorgeva davanti, andata perduta); dopo la distruzione di quanto rimaneva della villa, nel 1938 la nicchia fu trasferita sotto al Gianicolo, in un punto piuttosto anonimo e sempre pieno di automobili posteggiate, ormai secca e con evidenti segni del tempo.

via Goffredo Mameli
la Fontana del Prigione da Villa Montalto,
fuori sede e circondata da auto in sosta

Il crescente successo di Gianlorenzo gli permise di fare la conoscenza anche del cardinale Maffeo Barberini, che rimase particolarmente colpito dalle sue opere al punto che dopo la sua elezione a papa (Urbano VIII) nel 1623, divenne il mecenate e il principale committente del versatile artista.
Attorno al 1625 Urbano decise di edificare un grande palazzo su un fianco del colle Quirinale, appena al di là della parte più densamente popolata del rione. Ne furono incaricati i migliori architetti e pittori, in particolare Maderno, Pietro da Cortona, Borromini e Bernini, tanto il padre che il figlio. Quando l'edificio (Palazzo Barberini) venne completato, diversi anni dopo, anche la vicina piazza, sino ad allora chiamata Grimana, fu rinominata piazza Barberini.
particolare da una pianta di Roma di Giovanni Maggi
il palazzo (giallo), l'Acqua Felice (punti blu),
e la piazza, ancora col vecchio nome, 1640 c.ca

Urbano VIII, ritratto di Pietro da Cortona
Maffeo Barberini, Urbano VIII
Lungo la sommità dello stesso colle, assai prossimo al palazzo, passava il ramo principale dell'Acqua Felice (cfr. illustrazione in alto, e pagina 6).
Grazie alla sua posizione, Palazzo Barberini poté essere facilmente fornito di acqua corrente; infatti sotto il suo porticato, in una nicchia in posizione centrale, originariamente si trovava una fontana da giardino, il cui disegno comprendeva un'ape e un sole, le imprese dei Barberini. Quest'opera forse era una creazione di Gianlorenzo. Ma solo qualche anno più tardi il porticato subì pesanti trasformazioni, e assai presto la fontana venne tolta, e non se ne seppe più nulla.

Solo nel corso della seconda metà del XIX secolo davanti al palazzo ne fu collocata un'altra, ma a parte il fatto di essere molto più semplice di quella precedente, ora è anche secca.

via delle Quattro Fontane via delle Quattro Fontane via delle Quattro Fontane
Palazzo Barberini, lo stemma della famiglia sul balcone, e la fontana del XIX secolo, ora secca


piazza Barberini
la Fontana del Tritone, uno dei capolavori di Bernini
LA FONTANA DEL TRITONE
(ALIMENTATA DALL'ACQUA FELICE)


Dato che il ramo dell'acquedotto era così vicino, nel 1642 Urbano VIII pensò di sfruttarlo nuovamente, e dare alla vicina piazza, che ora portava il nome dei Barberini, una fontana pubblica a beneficio degli abitanti del rione.
Nonostante in quegli anni Bernini stesse già lavorando ad un altro progetto, nel quale entro breve tempo sarebbe rimasto impantanato (come si vedrà più avanti), il papa affidò anche questa commissione al suo fontaniere preferito, che disegnò per piazza Barberini una delle sue creazioni di maggior successo.
In un'ampia vasca a terra, o piscina, quattro delfini dalle bocche aperte si sollevano dalla superficie dell'acqua; i loro corpi formano un piedistallo, che si rastrema verso l'alto, dove le loro code si attorcigliano come tentacoli attorno alle chiavi dello stemma pontificio, con le consuete tre api.
Al di sopra di questa "piramide" poggia la conchiglia di un'enorme bivalve, aperta come una piattaforma, su cui un tritone si inginocchia, le gambe coperte di scaglie, mentre il suo poderoso tronco si slancia dritto verso il cielo, nell'atto di suonare con tutto il fiato che ha in corpo una buccina; ne esce un getto d'acqua, quasi come il suono della conchiglia. Quindi, ricadendo sulla grande bivalve, l'acqua forma due rivoli che vanno a finire nella piscina sottostante.

Nell'ideare il gruppo inferiore, cioè i quattro delfini, Bernini ricorse per la prima volta ad un particolare espediente, molto innovativo in quegli anni, che avrebbe adottato ancora con successo in altre fontane e monumenti, quasi divenendo un suo marchio personale: la base cava.
piazza Barberini
il muscoloso tritone
piazza Barberini
i delfini che formano la base cava
L'idea di una massa pesante, come una statua, poggiante su una struttura cava, cozzava con l'ortodossia architettonica del XVII secolo; per tale ragione tanto la Fontana dei fiumi che l'elefante porta-obelisco alle spalle del Pantheon furono ferocemente criticati dai suoi detrattori (cfr. anche Curiosità Romane pagina 1 e Roma Leggendaria pagina 2).
Invece la bassa vasca, di forma ancora geometrica (unico dettaglio in comune con le fontane del passato), era probabilmente ispirata a quella che il padre aveva usato per la Barcaccia, descritta nella pagina precedente, e che adottò nuovamente per la Fontana del Moro, a piazza Navona (cfr. pagina 3).


ALTRE FONTANE DI GIANLORENZO BERNINI


Poco dopo il completamento della Fontana del Tritone, Urbano VIII morì.
Durante il regno del papa successivo, Innocenzo X (1644-55), le sorti di Bernini furono parzialmente offuscate; il conflitto fra le famiglie dei Barberini e dei Pamphilj (a cui apparteneva Innocenzo) era così aspro che non solo i parenti del precedente papa, ma l'intero entourage di politici, di consiglieri, e persino di artisti che erano stati protetti da Urbano VIII caddero in disgrazia assai presto dopo la nuova elezione. Ciononostante, l'astuto Bernini riuscì ugualmente a farsi preferire al rivale Borromini nella scelta del progetto per la fontana centrale di piazza Navona, creando in questa occasione uno dei suoi capolavori più noti, la Fontana dei Fiumi, descritta a pagina 3. Nella stessa piazza egli ingrandì anche una fontana preesistente di G.della Porta, la Fontana del Moro.
piazza Navona
lo stemma di Innocenzo X,
dalla Fontana dei Fiumi

piazza Berberini / via Veneto
particolare della Fontanella delle Api
Le cose andarono assai meglio dopo la morte di Innocenzo, quando divenne papa Alessandro VII: Bernini, nominato capo architetto dei lavori per la sistemazione della nuova piazza San Pietro, ne disegnò anche l'enorme quadruplo colonnato, cambiò posizione alla fontana di Maderno, e ne aggiunse una gemella, come descritto a pagina 13.

Come fontaniere, la lista delle opere di Gianlorenzo Bernini comprende un numero di piccole creazioni, molte delle quali prodotte durante i primi anni della sua carriera, per i cortili e i giardini di palazzi privati (non trattati in questa monografia), ma anche la Fontanella delle Api, descritta nella II parte pagina 2, situata in un angolo della stessa piazza dove sorge la più grande Fontana del Tritone.

Ma anche un genio come Bernini inevitabilmente incappò in qualche insuccesso: a parte il gruppo della "lumaca" per la fontana di piazza Navona, che a Innocenzo X non piacque, e che rimpiazzò poco dopo (per maggiori dettagli si veda la pagina 3), un altro fallimento riguardò nientedimeno che la grande Fontana di Trevi, uno dei più celebri simboli di Roma, la cui complessa storia, lastricata dei progetti bocciati di molti architetti (tanto famosi che sconosciuti), verrà trattata più dettagliatamente nella successiva pagina 17.
Verso il 1640, mentre venivano dati gli ultimi ritocchi al palazzo di Urbano VIII , il papa ebbe l'idea di ristrutturare la vecchia fontana presso il punto terminale dell'Acquedotto Vergine, o Acqua di Salone, il cui aspetto a quei tempi consisteva ancora in tre ampie ma semplicissime aperture, dalle quali l'acqua si riversava in una lunga vasca rettangolare sottostante (cfr. pagina 1).

l'opera incompiuta di Bernini, particolare da un'incisione di G.B.Falda;
a destra si nota in lontananza il torrino di Palazzo Quirinale
Bernini non si limitò a disegnare una struttura grandiosa, inviando il suo progetto al papa, ma cominciò a metterlo effettivemente in opera. Per la costruzione della nuova fontana, alcune vecchie case che sorgevano alla sinistra del sito furono abbattute, così da aumentare la superficie edificabile della minuscola piazza, che una volta era solo un trivio.
Anche l'orientamento della fontana venne modificato, e ruotato di 90 gradi verso destra: da questo momento in poi non avrebbe più guardato verso ovest, bensì verso sud, cioè in direzione del colle Quirinale, dov'era la residenza ufficiale dei papi.

Bernini realizzò due ampie conche semicircolari, una dentro l'altra; nel mezzo, appena al di sotto della superficie dell'acqua, collocò una base, che serviva molto probabilmente a sostenere un gruppo centrale.
Ma nessuna statua venne mai scolpita, né tantomeno il cantiere fece altri progressi: infatti i fondi per il costoso progetto un po' alla volta si esaurirono, anche perché nel frattempo Urbano VIII aveva dichiarato guerra al ducato di Parma, e stava spendendo gran parte del denaro dello Stato Pontificio per questo dissennato proposito.
Pertanto, quando nel 1644 Urbano morì, l'ambizioso progetto di Bernini fu abbandonato, e la nuova fontana rimase incompiuta.
Come questa si trasformò in una delle meraviglie di Roma, nel corso del XVIII secolo, è l'argomento centrale della pagina seguente.
particolari dalle piante di Roma di G.Tempesta (a sin., 1593)
e di G.B.Falda (1676), entrambi riguardanti la fontana dell'Acqua Vergine
la fontana (giallo), ancora col vecchio aspetto in una pianta del 1593 (a sin.),
e dopo le modifiche di Bernini, in una pianta del 1676 (a destra),
in cui appare più piccola solo per la diversa scala della pianta




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I PARTE
FONTANE ANTICHE

II PARTE
FONTANELLE



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