~ monografie romane ~ Fontane · III parte · fontane maggiori PAGINA 17 |
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Il titolo ovviamente si riferisce alla Fontana di Trevi, non solo la maggiore e la più grandiosa di Roma, ma con ogni probabilità la fontana più famosa del mondo. La grande importanza è dovuta in parte al suo valore artistico, in parte alla sensazione di stupore che evoca in chiunque metta piede per la prima volta nella piazza relativamente piccola dov'è situata; ma più di ogni altro motivo, perché questa è la sola fonte di acqua corrente, fra le migliaia presenti oggi a Roma, ad essere in funzione sin dal I secolo, e che in oltre duemila anni non ha mai smesso di provvedere al fabbisogno idrico della città. |
la Fontana di Trevi |
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uno dei pannelli della fontana: la vergine mostra ai soldati dove trovare l'acqua |
L'acquedotto al quale la fontana è collegata, l'antica Aqua Virgo (cioè "acqua della vergine", o "della fanciulla"), era stato costruito nel 19 aC per le esigenze delle Terme di Agrippa, una volta situate alle spalle del Pantheon. Secondo una leggenda popolare, che anticamente veniva presa per veritiera, ai soldati inviati in eslorazione da Agrippa per cercare le sorgenti adatte fu una giovane ragazza a fornire l'indicazione esatta, donde il nome poi dato all'acquedotto. Nel VI secolo, quando la gran parte delle altre condotte idriche fu danneggiata dai Goti che assediavano Roma, l'Acqua Vergine non rimase mai completamente a secco, e grazie ad alcuni lavori di ripristino eseguiti di tanto in tanto, nel corso dei secoli bui del Medioevo la popolazione di Roma, benché notevolmente ridotta nel numero, poté sopravvivere e soddisfare i suoi minimi bisogni quotidiani grazie a quest'acqua. Ma poiché molte delle primitive fontane erano state distrutte, l'acquedotto ora non raggiungeva più il sito delle antiche terme; il suo sbocco principale consisteva in una conduttura di piombo collegata a semplici bocchette, che versavano acqua in tre piccole vasche, presso un trivio situato ai piedi del colle Quirinale. |
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Solo attorno al 1640 Gianlorenzo Bernini allargò la minuscola piazza, ruotò ad angolo retto l'asse principale della fontana, e rimosse le tre semplici bocche, rimpiazzandole con un'enorme doppia conca, come descritto nella pagina precedente. Ma nonostante tutto, anche quest'opera rimase largamente incompiuta. Quando nel 1644 venne eletto Innocenzo X, il suo pensiero fu di creare una "mostra", cioè una grande fontana celebrativa dell'acquedotto, a piazza Navona, dove sorgeva il suo palazzo di famiglia (Palazzo Pamphilj); infatti la meravigliosa Fontana dei Fiumi che il papa fece costruire a Bernini al centro della piazza (cfr. pagina 3) potrebbe essere stata concepita proprio a questo scopo. Per la medesima ragione Innocenzo X non aveva il minimo interesse a riprendere i lavori del suddetto progetto incompiuto, a piazza di Trevi. |
la piazza, affollata di turisti che, per tradizione lanciano una moneta nella fontana in quanto - si dice - ciò li farà tornare a Roma |
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progetto della grande fontana per piazza Colonna, di Pietro da Cortona, che non fu mai realizzato |
Anche il papa successivo, Alessandro VII, aveva in mente di creare una grande mostra dell'Acqua Vergine davanti al proprio palazzo, situato nella centrale piazza Colonna, dove si erge l'antica colonna di Marco Aurelio. La piazza aveva già una fontana a forma di vasca, un'opera di Giacomo Della Porta di circa un secolo prima, cfr. pagina 4; così Alessandro pensò bene di trasferirla ad un'altra piazza (piazza Santi Apostoli), e fece anche richiesta che la nuova grande fontana venisse ornata della statua giacente conosciuta come Marforio, una delle cosiddette "statue parlanti", a quei tempi situata sul Campidoglio (dov'è tutt'ora). Questa volta non Bernini, che in quegli anni era occupato col colonnato di San Pietro, ma Pietro da Cortona fu l'architetto scelto per disegnare la fontana. Nel 1666, però, il papa morì. Anche l'ambizioso progetto fu abbandonato, e piazza Colonna rimase come prima. |
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Invece il nipote di Borromini, Bernardo Castelli, ne propose uno in cui una colonna sarebbe stata impiegata in modo analogo, con una rampa a spirale che saliva fino alla sommità. Ma nessuno di questi soddisfece il papa. Altri tentativi fatti da architetti meno famosi, durante i primi due decenni del XVIII secolo, non portarono a nulla di fatto. Molti di questi progetti prevedevano una parziale demolizione dei due edifici alle spalle della fontana; l'opera incompiuta di Bernini aveva lasciato tra di essi solo una modesta nicchia, dove sarebbe stato collocato un gruppo centrale, ma uno spazio così angusto era davvero insufficiente. progetti di Carlo Fontana, con un obelisco, e di Bernardo Castelli, con una colonna → |
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Anche questo papa tentò di risolvere l'annoso problema della Fontana di Trevi. Essendo originario del Meridione, ai clan dei più famosi artisti settentrionali attivi a Roma, quali i Fontana, i Borromini, ecc., Benedetto preferiva architetti e scultori più sconosciuti, ma delle sue stesse parti. I pochi progetti presentati da questi ultimi erano assai più semplici di quelli visti fino ad allora. E l'unica opera realizzata per la fontana durante questi anni fu un gruppo marmoreo, raffigurante la Madonna col Bambino, con la quale la "vergine" dell'antica leggenda era stata confusa dall'ingenuo artista, Paolo Benaglia di Napoli (e magari anche dall'ingenuo committente!). Il lieto fine di questa lunga vicenda si ebbe con l'elezione di Clemente XII, nel 1730. Dopo aver rifiutato una prima serie di progetti, che miravano a preservare l'integrità di Palazzo Poli, l'interesse del papa cadde sui disegni presentati da Ferdinando Fuga, Luigi Vanvitelli e dal giovane Nicola Salvi, un architetto di poco più di trenta anni, la cui esperienza era ancora piuttosto limitata. Secondo tutti e tre i loro progetti, la parte centrale dell'edificio avrebbe dovuto essere sacrificata, così da creare una prospettiva più profonda per il gruppo centrale della fontana. La famiglia Conti, proprietaria di Palazzo Poli, protestò per il danno che che ciò avrebbe causato alla loro residenza, ma il papa decretò che le modifiche venissero apportate d'autorità. |
due progetti di Luigi Vanvitelli per la Fontana di Trevi |
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| (← a sin.) il progetto vincente di Nicola Salvi (↓ in basso) progetto di Ferdinando Fuga |
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l'arco di trionfo, con la statua di Oceano |
Nel mezzo di una lunga scogliera rocciosa, che copre l'intera parte inferiore del lato di Palazzo Poli, il dio Oceano emerge da un arco di trionfo (in effetti, una grossa nicchia, sorretta da colonne). Guida un carro a forma di conchiglia trainato da due destrieri alati, tradizionalmente indicati come il cavallo agitato (a sinistra) e il cavallo placido (a destra); li conducono due tritoni, quasi a mo' di stallieri. Da entrambi i lati dell'arco, una nicchia rettangolare ospita una grossa statua (l'Abbondanza a sinistra; la Salubrità a destra), sopra la quale si trova un pannello in rilievo: a sinistra raffigura Agrippa che approva l'Acquedotto Vergine; la giovane ragazza che mostra ai soldati le sorgenti dell'acqua è il soggetto di quello destro (mostrato in precedenza). Quattro alte colonne dividono l'arco centrale dalle nicchie laterali, sostenendo la parte superiore del prospetto, dove sono quattro statue più piccole raffiguranti allegorie (da sinistra: l'abbondanza della frutta, la fertilità dei campi, la ricchezza dell'autunno, l'amenità dei giardini, impropriamente chiamate "le Stagioni"). |
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Diversi punti d'acqua sono variamente posizionati fra le rocce. Quello centrale è situato sotto il carro a conchiglia di Oceano; da qui vengono riempite tre vasche, prima che l'acqua riesca a raggiungere la gigantesca tazza a terra, o piscina, che occupa una larga parte della superficie della piazza. La piscina è costeggiata da un ambulacro, che corre da un capo all'altro della fontana, racchiuso entro una breve rampa di scale, un po' come gli spalti di un teatro. Questo espediente fu adottato da Salvi per compensare la superficie inclinata della piazza, il cui lato sinistro (orientale) è alquanto più alto di quello destro (occidentale): in effetti qui siamo alle pendici del Quirinale. Lungo il lato sinistro corre anche un breve parapetto, in parte coperto da rocce. Un curioso particolare scolpito su una di queste, all'estremità della scogliera, di fronte al parapetto, è uno stemma di famiglia che raffigura un leone rampante e, appena più in alto, un cappello cardinalizio. |
lo stemma cardinalizio sulla nella roccia |
Per l'esecuzione delle molte statue si fece ricorso ad un'intera equipe di scultori. Il gruppo principale di Oceano avrebbe dovuto essere scolpito da G.B.Maini, ma costui morì poco dopo aver realizzato il modello, e fu sostituito da P.Bracci. Le statue ai lati furono eseguite da F. della Valle, il pannello sinistro da A.Bergondi, quello destro da G.B.Grossi, le quattro statue in alto rispettivamente da A.Corsini, B.Ludovisi, F.Queirolo e B.Pincellotti. Infine, lo splendido stemma pontificio è opera di P.Benaglia, lo stesso artista che qualche anno prima aveva scambiato la "vergine" con la Madonna. La messa in opera della Fontana di Trevi ebbe inizio nel 1732, e già dall'inizio ognuno si rese conto che avrebbe richiesto un tempo molto lungo. Ma Clemente XII era così ansioso di inaugurarla, che lo fece nel 1735, a lavori appena avviati (di qui la data fuorviante che si legge nell'iscrizione commemorativa). Anche l'aumento delle spese, che si rivelarono assai maggiori dei fondi stanziati, e le frequenti liti fra Salvi e lo scultore Maini, contribuirono a rallentare l'impresa. Ci vollero ben trenta anni prima che la fontana fosse ultimata! |
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L'architetto Salvi non visse abbastanza a lungo per vedere la sua opera finita, in quanto morì nel 1751. Giuseppe Pannini, che fu nominato suo sostituto, si prese la libertà di modificare il progetto originale di Salvi: tre vasche furono aggiunte sotto alla conchiglia di Oceano, e furono cambiati pure i soggetti delle due statue laterali. Nel frattempo anche Clemente XII era morto (1740), e non il papa successivo (Benedetto XIV, m.1758) ma il secondo, Clemente XIII, ebbe l'onore di inaugurare - questa volta per davvero - la maestosa fontana. Non appena fu svelata al pubblico, il 22 maggio 1762, fu subito indicata come una delle meraviglie di Roma. Questa non era certo un'esagerazione: dopo quasi tre secoli, la fama nel mondo di questo incredibile monumento è ancora oggi intatta, se non persino maggiore di una volta. |
la spalliera di rocce davanti a Palazzo Poli |
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in alto: la Fontana di Trevi nella pianta di Roma di Leonardo Bufalini, 1571; in basso: la fontana citata in un atlante del 1572, il Civitates Orbis Terrarum |
Anche quando l'enorme opera di Nicola Salvi fu ultimata, Clemente XIII non le cambiò nome dandole quello proprio (come fece Paolo V con la Fontana dell'Acqua Paola), né quello dell'acquedotto, né quello del gruppo scultoreo principale (come aveva fatto Sisto V con la "sua" Fontana del Mosé, o mostra dell'Acqua Felice). Così, a dispetto delle numerose trasformazioni, questa è sempre stata denominata Fontana di Trevi. Ma da dove viene il nome Trevi? Secondo una prima versione, il vocabolo sarebbe una corruzione della voce latina trivium, cioè "incrocio a tre vie" presso il quale una volta erano situate le tre vaschette. Ad esempio, nella seconda delle due illustrazioni mostrate a sinistra, il numero 24 della lista dice "Acqua della Vergine, volgarmente Fontana del Trivio". Secondo altri, invece, il nome deriva da Trebium, una località appena ad est dei confini di Roma, da dove durante il Medioevo l'acquedotto raccoglieva gran parte dell'acqua. Infatti, a causa della scarsa manutenzione e delle modeste cognizioni, i curatori che in epoca medioevale avevano la responsabilità di gestire l'Acqua Vergine, avevano collegato l'acquedotto a sorgenti un po' più vicine alla città di quelle originarie, ma assai più scarse, ed anche più sporche (maggiori dettagli e pianta in Acquedotti, IV parte). Solo dopo il completo restauro sotto papa Gregorio XIII (1570) l'acquedotto poté attingere nuovamente l'acqua pura, il cui buon sapore e le cui proprietà curative erano famosi sin dai tempi antichi. Assai presto l'acqua di Trevi tornò ad essere rinomata, al punto che non solo gli abitanti del luogo, ma molte persone da fuori Roma venivano a farne provvista, e grosse quantità ne venivano portate anche in Vaticano per uso personale del papa. |
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il curioso asso di Coppe |
Una leggenda? Forse. Ma il vaso è posto davvero in una strana posizione e dall'altra parte della piazza non c'è traccia di una scultura analoga, per cui la storia potrebbe contenere un pizzico di verità. Con la consueta ironia, i romani hanno dato a questa solitaria scultura il soprannome di asso di Coppe! |
la fontana all'alba (...l'unico momento della giornata in cui non è attorniata dalla folla di turisti!) |
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I PARTE FONTANE ANTICHE |
II PARTE FONTANELLE |
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