NOME Borgo è l'unico rione il cui nome non ha una radice latina, essendo derivato dal termine sassone, Burg, il cui significato è "cittadella, un piccolo villaggio racchiuso entro una cinta muraria". Infatti per diversi secoli in quest'area abitò una maggioranza di pellegrini e studenti sassoni, che gravitava attorno al complesso della Scuola dei Sassoni (vedi dopo in ELEMENTI DI INTERESSE), assieme ad un certo numero di altre comunità straniere più piccole.
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forzieri di Castel Sant'Angelo |
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In alcune versioni i tre monti poggiano su un forziere: alla fine del '500 il tesoro e gli archivi del Vaticano erano stati trasferiti da Sisto V a Castel Sant'Angelo, e l'oro era effettivamente custodito in grandi forzieri di ferro, che nello stemma rionale sono posti simbolicamente sotto la vigilanza del leone.
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Nonostante potersi considerare un rione romano "solo" dal XVI secolo, le fonti che citano Borgo sono particolarmente ricche e risalgono alla prima età imperiale. Sulla riva occidentale del Tevere, appena fuori città, nei terreni compresi tra il colle Gianicolo e il più piccolo colle Vaticano, l'imperatore Caligola aveva edificato un circo per le corse coi carri, solitamente detto Circo di Nerone perché Claudio e poi in seguito Nerone vi avevano apportato delle migliorie. Il centro della pista era decorato con un obelisco egizio, cioè lo stesso che ora si erge in piazza San Pietro (cfr. Obelischi part I per i dettagli). Nelle vicinanze, a metà strada tra il circoe il fiume, si trovava una piramide, simile e forse anche più grande di quella costruita per Caio Cestio (descritta in La mura aureliane III parte); anche questa probabilmente fungeva da tomba monumentale di un altro importante personaggio, il cui nome è però rimasto sconosciuto (cfr. C'era una volta a Roma... pagina 5). |
i vicoli di Borgo presso il Passetto |
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il muro di Leone IV (detto il Passetto) |
Essendo situata fuori della città, la basilica non era protetta; così quando i Saraceni assaltarono Roma agli inizi del IX secolo ne saccheggiarono il tesoro e danneggiarono la chiesa. Per cui qualche anno dopo papa Leone IV (847-55) si tutelò da nuovi rischi facendo costruire un'intera cinta muraria, come viene spiegato in Curiosità romane pagina 4. Questa divenne una cittadella suburbana, detta Civitas Nova ("Nuova Città"), poi rinominata Civitas Leonina. Nel tardo medioevo, sulla sommità di questo muro [2] fu costruito un lungo camminamento che collegava il Vaticano con Castel Sant'Angelo; in seguito il passaggio venne coperto e trasformato in galleria per la maggior parte della sua lunghezza. Dato che il rione continuava ad estendersi, a metà del XVI secolo papa Pio IV fece edificare un ulteriore muro quasi parallelo a quello più antico, così da includerne le nuove porzioniche, che vennero denominate Borgo Nuovo. Appena qualche anno dopo, nel 1586, la cittadella veniva ufficialmente inclusa nel territorio urbano di Roma e Borgo ne diveniva il quattordicesimo rione. |
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Nei primi anni '30 l'intera parte cantrale di Borgo, detta "spina", fu repentinamente demolita per l'apertura di un largo viale, via della Conciliazione [3] (cfr. il panorama di una volta con quello attuale in Le mura dei papi, I parte); si trattò di un pegno di amicizia che il governo fascista, allora al potere, volle dedicare al papa Pio XI il quale, firmando un concordato con l'Italia nel 1931, sessant'anni dopo la caduta dello Stato Pontificio, garantiva nuovamente alla Chiesa di Roma il proprio stato indipendente, ora chiamato Città del Vaticano. Con la scomparsa della spina di Borgo scomparvero anche alcuni edifici storici, tra cui la chiesa di San Giacomo Scossacavalli, mentre la fontana che era situata proprio di fronte fu trasferita al rione Sant'Eustachio. |
l'ampio viale che lasciò un taglio profondo attraverso Borgo |
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Santa Maria in Traspontina |
Il suo campanile però disturbava la linea di tiro dei cannoni che difendevano il rione dalla sommità della fortezza. Perciò verso la metà del '500 la chiesa fu demolita e ricostruita nelle sue forme attuali a circa 100 m di distanza dal castello, sul luogo dove si trovavano ancora i resti della piarmide anzidetta; in questa occasione scomparve ogni traccia dell'antico monumento. Sullo stesso lato della strada si trova un altro grande edificio in travertino bianco del tardo XV secolo, Palazzo Torlonia [5], uno dei vari palazzi in Roma che portano il nome di questa famiglia. Le sue forme richiamano alla mente l'ancor più grande Palazzo della Cancelleria nel rione Parione district. Il suo primo proprietario, un cardinale e segretario di papa Alessandro VI, dovendo partire da Roma regalò la costruzione al re d'Inghilterra Enrico VIII, che ne finanziò un ulteriore allargamento e ne decorò la facciata. Ma quando il monarca decretò lo scisma tra la Chiesa Anglicana e quella di Roma, questa proprietà gli venne confiscata. Cambiò proprietario diverse volte, fin quando nel '700 fu acquisita dalla famiglia Torlonia, il cui stemma ora campeggia sopra il portone principale. |
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casa del '500 (vicolo del Campanile) |
Dirimpetto a Palazzo Torlonia c'è Palazzo dei Penitenzieri [6] (seconda metà del '400), edificato a spese del padre del futuro pontefice Giulio II, probabilmente ispirato a Palazzo Venezia (cfr. rione Pigna). In origine aveva sulla facciata affreschi di Pinturicchio, ora del tutto scomparsi, ma altri dello stesso pittore sono ancora presenti all'interno dell'edificio, parte del quale è stato convertito in un albergo a cinque stelle. Appena prima di piazza San Pietro si trova un'altro edificio storico recentemente convertito in hotel: Palazzo Cesi [7] (1580), costruito per il cardinale Armellini nei primi anni del '500, poi ristrutturato nelle sue forme attuali dopo essere stato venduto al cardinale Cesi, da cui prese il nome. |
Palazzo Torlonia |
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Ciononostante, se si alza lo sguardo al di sopra della fila di moderni negozi di souvenir, ristoranti e bar, le antiche finestre bordate da cornici di marmo e i soffitti attraversati da travi di legno offrono ancora un'immagine caratteristica dei secoli passati. Nei vicoli di Borgo hanno vissuto alcuni dei personaggi che hanno legato il loro nome alla storia di Roma. Tra di loro figura il famoso boia Mastro Titta (cfr. Curiosità romane pagina 9), la cui casa in vicolo degli Ombrellari non esiste più.
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piazza del Catalone, con la sua fontanella del XIX secolo, è un angolo pittoresco lungo Borgo Pio |
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l'antico Arcispedale di Santo Spirito in Sassia |
Nell'anno 726, dopo aver abdicato, il re del Wessex Ine lasciò la Gran Bretagna per venire a Roma da pellegrino; circa quarant'anni prima anche il suo predecessore Caedwalla aveva fatto lo stesso. Incontratosi con il papa Gregorio II, Ine stipulò la costruzione di una scuola per la comunità dei suoi conterranei che vivevano accanto alla tomba di San Pietro. Il complesso, che comprendeva anche uno xenodochio e una chiesa, era noto localmente come Schola Saxonum ("Scuola dei Sassoni") e sorgeva sulla riva occidentale del Tevere. La comunità sassone chiamava questa cittadella Burg, da cui l'espressione latina burgus Saxonum per indicare l'area, che diede origine al nome Borgo. In questa stessa zona esistevano diverse altre comunità straniere, quali i Franchi, I Frisoni, gli Armeni e gli Ungarici, ciascuna con la propria scuola e xenodochio. |
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la Corsia Sistina; al di là della vetrata è il tiburio che la divide in due sale gemelle |
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la volta del tiburio ottagonale |
A dividere la corsia è una piccolo vestibolo racchiuso da un alto tiburio a forma di torre ottagonale, facilmente riconoscibile dall'esterno, che in origine fungeva da ingresso all'ospedale: conserva infatti il bel portale marmoreo originale, della fine del '400 attribuito ad Andrea Bregno, in seguito coperto da un successivo portale di stile barocco.
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la ruota, dietro la grata di ferro con un'apertura rotonda per il neonato |
Consistevano di un cilindro cavo, girevole, fatto di legno; era aperto da un lato, talora protetto da una grata di ferro battuto con un'apertura sufficiente ad introdurvi un neonato.
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Castel Sant'Angelo e Ponte Sant'Angelo |
La forma geometrica regolare del castello è in realtà il risultato di quasi 1500 anni di aggiunte e trasformazioni alla struttura originaria. Infatti in epoca romana questo era il cosiddetto Hadrianeum, la monumentale tomba dell'imperatore Adriano che la fece costruire tra il 130 e il 139 dC per sé stesso (mentre era ancora in vita!) e per i suoi successori: anche gli imperatori seguenti fino a Caracalla (m.217) furono sepolti qui. Sorge sulla riva occidentale del tevere, appena al di fuori dell'antico confine urbano. Sebbene le sue descrizioni nelle fonti letterarie non riescano a darci un'idea di come doveva presentarsi il monumento all'epoca, vi sono pochi dubbi che consistesse in una struttura a tre piani, con un'ampia base quadrata, sormontata da un cilindro che a sua volta era coronato da un secondo cilindro, su cui si ergeva una statua bronzea dell'imperatore alla guida di un carro. Il secondo livello era circondato da numerosi alberi che crescevano sulla superficie libera alla sommità della base quadrata. |
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Il monumento era bianco, costruito in blocchi di pietra e rivestito da marmo. Lo si raggiungeva dalla città grazie ad un ponte chiamato Ponte Elio (Pons Aelius) [11], dal secondo nome dell'imperatore che per esteso si chiamava Publius Aelius Traianus Hadrianus. Quando furono edificate le mura aureliane (275 c.ca) il mausoleo aveva già cominciato ad esercitare un'importanza strategica sul nuovo sistema difensivo, a causa della sua posizione determinante, situato all'estremità di un ponte che dava accesso alla parte settentrionale della città. A quel tempo anche un altro ponte più vecchio sorgeva 200 m più a sud: Ponte Trionfale [☆ nella pianta di riferimento di Borgo] (anche detto Ponte Neroniano, o Vaticano), che conduceva al circo summenzionato presso il colle Vaticano. l'imperatore Adriano → |
ricostruzioni del Mausoleo di Adriano |
Quando un secolo dopo anche gli Ostrogoti attaccarono la città (537), Ponte Trionfale fu smantellato per ragioni di sicurezza (tracce dei suoi piloni si vedono ancora quando il livello del Tevere è basso), così Ponte Elio rimase l'unico accesso alla città. Dall'alto della neonata fortezza furono lanciate sugli aggressori perfino le statue che ne adornavano la circonferenza: alcuni loro frammenti furono rinvenuti molti secoli dopo, scavando il fossato alla base del castello. Il nome Sant'Angelo nacque più o meno in quello stesso periodo, in seguito ad un episodio leggendario, che si dice abbia avuto luogo nel 590, mentre a Roma infuriava una terribile pestilenza. Papa Gregorio Magno era alla testa di una processione religiosa per chiedere l'intercessione divina affinché facesse cessare la calamità, quando un angelo (l'arcangelo Michele) fu visto volare sopra il monumento, nell'atto di rinfoderare la spada: quella visione segnò la fine dell'epidemia di peste. Durante il medioevo lo stesso mausoleo fu modificato per scopi difensivi: nel 1040 c.ca l'altezza dell'elemento centrale (ormai il maschio della fortezza) fu innalzata, e la forma della parte sommitale resa quadrata; la base fu scavata così da ricavare un ambulacro circolare attorno al maschio, mentre l'antica base fu convertita in una vera e propria cinta muraria quadrata. A metà del '400 su tre dei quattro angoli fu eretta una torre. Attorno al 1500 fu aggiunta la quarta torre e ciascuna di esse venne rinforzata e circondata da un fossato che riceveva l'acqua dal vicino fiume. Infine, alla metà del '500 fu costruita una seconda cinta muraria attorno al fossato, a forma di pentagono, con un poderoso bastione a forma di punta a ciascuno dei cinque angoli; scopo delle mura era quello di tenere l'eventuale scontro a fuoco tra gli assalitori e le guardie il più lontano possibile dagli appartamenti papali. È interessante osservare che il muro pentagonale ha la stessa struttura di quello costruito a difesa della città, cioè fatto di mattoni, con una superficie esterna inclinata e un cordolo bianco che corre orizzontalmente per la sua intera lunghezza (per maggiori dettagli si veda Le mura di Roma). |
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il penultimo (quinto) angelo, di Raffaello da Montelupo (1544) |
l'attuale (sesto) angelo, di Peter van Verschaffelt (1753) |
Poiché il castello è dedicato all'arcangelo Michele, dalla fine dell'XI secolo c'è sempre stato un angelo sulla sua sommità: nel corso del tempo si sono succedute sei diverse statue. La prima, di legno, si è del tutto usurata a causa della permanente esposizione al sole, al vento e alla pioggia; la seconda, di marmo con ali di bronzo, fu danneggiata durante un assedio; la terza, costruita nello syesso modo, fu distrutta da un fulmine; la quarta, di bronzo dorato, dovette essere rimpiazzata quando se ne riciclò il metallo per forgiare cannoni, durante il sacco di Roma del 1527; la quinta, nuovamente in marmo e bronzo, durò circa 200 anni prima di essere rimpiazzata alla metà del '700 da quella attuale, interamente in bronzo. La penultima statua è tutt'ora in mostra nel Cortile dell'Angelo. |
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Castel Sant'Angelo è appartenuto ai papi per un tempo lunghissimo: la sua posizione, così vicina alla basilica di San Pietro, e il passaggio sopra il muro che dal tardo '200 collega la fortezza al Vaticano, trasformarono quasi automaticamente il castello in una dipendenza degli appartamenti papali. Nel 1367 ne furono offerte le chiavi al papa francese Urbano V, in quegli anni risiedente ad Avignone, in Francia, nel tentativo di convincerlo a tornare a Roma, ma senza successo. Dal 1500 circa, oltre ai suoi scopi difensivi, ha cominciato ad essere anche una residenza dei papi; anche il tesoro e gli archivi del Vaticano furono trasferiti al castello nel tardo '500; ma soprattutto, fungeva anche da luogo di detenzione. Nonostante quest'impiego fosse già cominciato sotto l'imperatore Onorio, in particolare dal XVI al XVIII secolo le celle di Castel Sant'Angelo furono frequentemente occupate da prigionieri politici, mentre i delinquenti comuni venivano più spesso rinchiusi in altre malfamate prigioni, quali quelle di Corte Savella (nel rione Regola), di Tor di Nona (nel rione Ponte) e nelle Prigioni Nuove (inaugurate nel 1650, sempre in Ponte). Nelle viscere del castello le celle per i detenuti erano così anguste che era impossibile tanto stare in piedi che stare distesi sul pavimento; alcune di esse non avevano neppure porte, tanto che il condannato doveva esservi calato dall'alto. I prigionieri di riguardo, invece, erano custoditi in camere assai più ampie ai livelli superiori, sotto gli appartamenti papali. |
Ponte Sant'Angelo dalla loggia di Giulio II |
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Un dettaglio curioso a cui pochissimi fanno caso nel visitare il castello è che la maggior parte degli stemmi papali affissi ai muri esterni, compreso quello grande sul davanti del maschio, che un tempo aveva scolpite le insegne di famiglia di Alessandro VI (Borgia), e uno più piccolo appena sopra la loggia di Giulio II, che raffigurava la quercia della famiglia Della Rovere, ora sono in bianco: ad un'ispezione più accurata si comprende che furono deliberatamente scalpellati. A compiere quest'atto furono i soldati napoleonici, durante l'occupazione francese di Roma dal 1808 al 1814, nel tentativo di cancellare dall'edificio ogni traccia dell'autorità papale. ← lo stemma di papa Alessandro VI, scalpellato Nel 1870 il castello divenne proprietà del governo italiano e nel 1906 fu trasformato in museo, mentre il fossato è ora un giardino pubblico. |
veduta da una finestra del castello |
Castel Sant'Angelo e la basilica di San Pietro (quest'ultima ora appartenente allo stato indipendente della Città del Vaticano, ma un tempo anch'essa facente parte di Borgo) hanno sempre rappresentato le due facce del potere papale: quello spirituale e quello temporale. Pertanto nel 1928, a differenza di qualsiasi altro rione, Borgo fu dotato non di una bensì di due fontanelle che ne celebravano le caratteristiche (cfr. Fontane, II parte pagina 4): la Fontanella delle Palle di Cannone [12] (mostrata nella pagina d'apertura di questa sezione), ispirata al castello e la Fontanella delle Tiare [13], con la forma del tradizionale copricapo indossato un tempo dai papi, recante le tre corone, decorata con le insegne papali, cioè le chiavi incrociate di San Pietro. |
la Fontanella delle Tiare (1928) |
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