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NOME
Borgo è l'unico rione il cui nome non ha una radice latina, essendo derivato dal termine sassone, Burg, il cui significato è "cittadella, un piccolo villaggio racchiuso entro una cinta muraria". Infatti per diversi secoli in quest'area abitò una maggioranza di pellegrini e studenti sassoni, che gravitava attorno al complesso della Scuola dei Sassoni (vedi dopo in ELEMENTI DI INTERESSE), assieme ad un certo numero di altre comunità straniere più piccole.

stemma del rione Borgo
STEMMA
Un leone accucciato, la cui zampa anteriore destra è sollevata verso tre piccoli monti sormontati da una stella. Il leone è l'impresa di famiglia di papa Sisto V, sotto il cui regno (1585-90) Borgo divenne uno dei rioni di Roma.
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
forzieri di Castel Sant'Angelo
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
In alcune versioni i tre monti poggiano su un forziere: alla fine del '500 il tesoro e gli archivi del Vaticano erano stati trasferiti da Sisto V a Castel Sant'Angelo, e l'oro era effettivamente custodito in grandi forzieri di ferro, che nello stemma rionale sono posti simbolicamente sotto la vigilanza del leone.


CONFINI
Piazza Pio XII; largo del Colonnato, piazza della Città Leonina, via di Porta Angelica, piazza del Risorgimento, via Stefano Porcari, via Alberico II, piazza Adriana, lungotevere Castello, lungotevere Vaticano, lungotevere in Sassia, piazza della Rovere, galleria Principe Amedeo di Savoia, piazza del Sant'Uffizio, via Paolo VI, largo degli Alicorni.
pianta di riferimento di Borgo


ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui a destra)
Nonostante potersi considerare un rione romano "solo" dal XVI secolo, le fonti che citano Borgo sono particolarmente ricche e risalgono alla prima età imperiale.
Sulla riva occidentale del Tevere, appena fuori città, nei terreni compresi tra il colle Gianicolo e il più piccolo colle Vaticano, l'imperatore Caligola aveva edificato un circo per le corse coi carri, solitamente detto Circo di Nerone perché Claudio e poi in seguito Nerone vi avevano apportato delle migliorie. Il centro della pista era decorato con un obelisco egizio, cioè lo stesso che ora si erge in piazza San Pietro (cfr. Obelischi part I per i dettagli). Nelle vicinanze, a metà strada tra il circoe il fiume, si trovava una piramide, simile e forse anche più grande di quella costruita per Caio Cestio (descritta in La mura aureliane III parte); anche questa probabilmente fungeva da tomba monumentale di un altro importante personaggio, il cui nome è però rimasto sconosciuto (cfr. C'era una volta a Roma... pagina 5).
vicolo del Campanile
i vicoli di Borgo presso il Passetto

Durante le persecuzioni ad opera di Claudio e Nerone molti cristiani vennero qui uccisi; tra di essi anche l'apostolo Pietro (morto nel 64 o 67 dC), il primo papa della Chiesa di Roma, che fu sepolto dai suoi seguaci tra altre semplicissime tombe appena fuori dello stesso circo.
Quando l'imperatore Costantino il Grande tolse il divieto di professare il Cristianesimo, essendo anche sua madre (Sant'Elena) una cristiana, decise di edificare una basilica dedicata a San Pietro [1] proprio sul luogo dove l'apostolo era sepolto. Pertanto questo luogo divenne oggetto di venerazione: venivanmo a visitarlo pellegrini da molte terre, che durante la permanenza si accampavano nei terreni circostanti la chiesa, dove cominciarono a fiorire ostelli, istituti caritatevoli ed esercizi commerciali redditizi. Nacque così il primo nucleo del rione.

borgo Angelico
il muro di Leone IV (detto il Passetto)
Essendo situata fuori della città, la basilica non era protetta; così quando i Saraceni assaltarono Roma agli inizi del IX secolo ne saccheggiarono il tesoro e danneggiarono la chiesa. Per cui qualche anno dopo papa Leone IV (847-55) si tutelò da nuovi rischi facendo costruire un'intera cinta muraria, come viene spiegato in Curiosità romane pagina 4. Questa divenne una cittadella suburbana, detta Civitas Nova ("Nuova Città"), poi rinominata Civitas Leonina. Nel tardo medioevo, sulla sommità di questo muro [2] fu costruito un lungo camminamento che collegava il Vaticano con Castel Sant'Angelo; in seguito il passaggio venne coperto e trasformato in galleria per la maggior parte della sua lunghezza.
Dato che il rione continuava ad estendersi, a metà del XVI secolo papa Pio IV fece edificare un ulteriore muro quasi parallelo a quello più antico, così da includerne le nuove porzioniche, che vennero denominate Borgo Nuovo. Appena qualche anno dopo, nel 1586, la cittadella veniva ufficialmente inclusa nel territorio urbano di Roma e Borgo ne diveniva il quattordicesimo rione.

Il muro costruito sotto Pio IV correva quasi perfettamente rettilineo dal castello in direzione del vaticano. Nel tardo XIX secolo fu demolito per buona parte della sua lunghezza, all'epoca in cui Roma veniva scelta come capitale del neonato stato italiano e migliaia di persone continuavano a riversarvisi dalle zone rurali: questo quartiere, così come pure alcuni altri, conobbe una rapida espansione e il muro, che ormai non era più una struttura di difesa, causava impedimento alla costruzione di nuove case. Ma ancora oggi il confine settentrionale di Borgo segue la stessa linea diritta una volta scandita dal passaggio del muro scomparso.

Nei primi anni '30 l'intera parte cantrale di Borgo, detta "spina", fu repentinamente demolita per l'apertura di un largo viale, via della Conciliazione [3] (cfr. il panorama di una volta con quello attuale in Le mura dei papi, I parte); si trattò di un pegno di amicizia che il governo fascista, allora al potere, volle dedicare al papa Pio XI il quale, firmando un concordato con l'Italia nel 1931, sessant'anni dopo la caduta dello Stato Pontificio, garantiva nuovamente alla Chiesa di Roma il proprio stato indipendente, ora chiamato Città del Vaticano. Con la scomparsa della spina di Borgo scomparvero anche alcuni edifici storici, tra cui la chiesa di San Giacomo Scossacavalli, mentre la fontana che era situata proprio di fronte fu trasferita al rione Sant'Eustachio.
via della Conciliazione
l'ampio viale che lasciò un taglio profondo attraverso Borgo

Altri edifici interessanti sottratti alla furia distruttrice sono ancora oggi allineati lungo i lati del moderno viale. Tra di essi c'è la chiesa rinascimentale di Santa Maria in Traspontina [4], originariamente fondata molto più vicino al castello.
via della Conciliazione
Santa Maria in Traspontina
Il suo campanile però disturbava la linea di tiro dei cannoni che difendevano il rione dalla sommità della fortezza. Perciò verso la metà del '500 la chiesa fu demolita e ricostruita nelle sue forme attuali a circa 100 m di distanza dal castello, sul luogo dove si trovavano ancora i resti della piarmide anzidetta; in questa occasione scomparve ogni traccia dell'antico monumento.
Sullo stesso lato della strada si trova un altro grande edificio in travertino bianco del tardo XV secolo, Palazzo Torlonia [5], uno dei vari palazzi in Roma che portano il nome di questa famiglia. Le sue forme richiamano alla mente l'ancor più grande Palazzo della Cancelleria nel rione Parione district. Il suo primo proprietario, un cardinale e segretario di papa Alessandro VI, dovendo partire da Roma regalò la costruzione al re d'Inghilterra Enrico VIII, che ne finanziò un ulteriore allargamento e ne decorò la facciata. Ma quando il monarca decretò lo scisma tra la Chiesa Anglicana e quella di Roma, questa proprietà gli venne confiscata. Cambiò proprietario diverse volte, fin quando nel '700 fu acquisita dalla famiglia Torlonia, il cui stemma ora campeggia sopra il portone principale.

vicolo del Campanile
casa del '500 (vicolo del Campanile)
Dirimpetto a Palazzo Torlonia c'è Palazzo dei Penitenzieri [6] (seconda metà del '400), edificato a spese del padre del futuro pontefice Giulio II, probabilmente ispirato a Palazzo Venezia (cfr. rione Pigna). In origine aveva sulla facciata affreschi di Pinturicchio, ora del tutto scomparsi, ma altri dello stesso pittore sono ancora presenti all'interno dell'edificio, parte del quale è stato convertito in un albergo a cinque stelle.
Appena prima di piazza San Pietro si trova un'altro edificio storico recentemente convertito in hotel: Palazzo Cesi [7] (1580), costruito per il cardinale Armellini nei primi anni del '500, poi ristrutturato nelle sue forme attuali dopo essere stato venduto al cardinale Cesi, da cui prese il nome.
via della Conciliazione
Palazzo Torlonia

A parte questi edifici di grandi dimensioni, ciò che è rimasto in piedi del vecchio rione Borgo è una commistione di antico e di nuovo: alcuni dei fabbricati sono ancora quelli originali e quelli ricostruiti sono in armonia con quelli d'epoca. Anche l'impianto stradale non è mai cambiato, essendo basato su poche strade lunghe e rettilinee che tagliano l'intero rione (attualmente chiamate Borgo Vittorio, Borgo Pio, Borgo Sant'Angelo, Borgo Santo Spirito), incrociate ad angolo retto da vicoli più brevi e stretti. Ma soprattutto in Borgo Nuovo, cioè la metà settentrionale, la vicinanza del Vaticano, quindi dell'economia legata al turismo, ha inevitabilmente influenzato l'atmosfera del rione, che ora è gremito (forse anche troppo) di strutture ricettive.
Ciononostante, se si alza lo sguardo al di sopra della fila di moderni negozi di souvenir, ristoranti e bar, le antiche finestre bordate da cornici di marmo e i soffitti attraversati da travi di legno offrono ancora un'immagine caratteristica dei secoli passati.

Nei vicoli di Borgo hanno vissuto alcuni dei personaggi che hanno legato il loro nome alla storia di Roma. Tra di loro figura il famoso boia Mastro Titta (cfr. Curiosità romane pagina 9), la cui casa in vicolo degli Ombrellari non esiste più.
via delle Palline
la casa dove visse Domenico Fontana (targa)
è stata trasformata in ...Hotel Bramante!
Un altro era Domenico Fontana, il primo architetto e fontaniere di papa Sisto V, la cui abitazione in vicolo delle Palline però è stata trasformata in albergo (illustrazione a sinistra), che paradossalmente porta il nome di un altro famoso architetto del Rinascimento!
piazza del Catalone
piazza del Catalone, con la sua fontanella del
XIX secolo, è un angolo pittoresco lungo Borgo Pio

Un importante complesso con una lunga storia, situato nella parte meridionale di Borgo, è Santo Spirito in Sassia [8].

borgo Santo Spirito
l'antico Arcispedale di Santo Spirito in Sassia
Nell'anno 726, dopo aver abdicato, il re del Wessex Ine lasciò la Gran Bretagna per venire a Roma da pellegrino; circa quarant'anni prima anche il suo predecessore Caedwalla aveva fatto lo stesso. Incontratosi con il papa Gregorio II, Ine stipulò la costruzione di una scuola per la comunità dei suoi conterranei che vivevano accanto alla tomba di San Pietro. Il complesso, che comprendeva anche uno xenodochio e una chiesa, era noto localmente come Schola Saxonum ("Scuola dei Sassoni") e sorgeva sulla riva occidentale del Tevere. La comunità sassone chiamava questa cittadella Burg, da cui l'espressione latina burgus Saxonum per indicare l'area, che diede origine al nome Borgo. In questa stessa zona esistevano diverse altre comunità straniere, quali i Franchi, I Frisoni, gli Armeni e gli Ungarici, ciascuna con la propria scuola e xenodochio.

Nei secoli che seguirono la Schola Saxonum venne più volte danneggiata da incendi, pertanto il suo aspetto originale si modificò considerevolmente nel corso del tempo. Quando attorno al 1200 qui fu fondato un ospedale gestito dall'Ordine del Santo Spirito, anche il nome dell'istituto divenne Arcispedale di Santo Spirito in Sassia.
borgo Santo Spirito
Essendo rimasto danneggiato da uno dei suddetti incendi nel 1471, negli anni successivi fu ricostruito nelle forme attuali dal papa Sisto IV, il cui stemma, recante la quercia della famiglia Della Rovere, si può vedere su finestre, portali, pilastri, ecc. (qui a sinistra). Anche il sigillo del suddetto Ordine che gestiva l'ospedale, una croce a doppia traversa, è frequentemente presente ovunque nel complesso.
Santo spirito in Sassia, di forma vagamente triangolare, occupa l'intero ampio isolato che costituisce la parte sud-est del rione, che nei toponimi viene ancora definita Saxia (o Sassia, secondo la versione più moderna) dalla prima comunità sassone che una volta vi dimorava. Il lato che corre lungo Borgo Santo Spirito compremde l'antico Arcispedale di Santo Spirito [8a] (1475 c.ca), il palazzo dove abitava l'amministratore capo dello stesso (Palazzo del Commendatore [8b], 1570 c.ca, con un sontuoso cortile ad arcate ed attualmente adibito a biblioteca) e la chiesa di Santo Spirito in Sassia [8c] (fondata attorno al 700, poi ricostruita alla metà del XVI secolo, ma con un'alto campanile romanico del secolo precedente).
borgo Santo Spirito
la Corsia Sistina; al di là della vetrata
è il tiburio che la divide in due sale gemelle

Lungo il lato del complesso che segue la riva del fiume, invece, si trova l'ala moderna dell'ospedale [8d], ancora in attività, a cui sul retro si unisce l'incompiuta Porta Santo Spirito e il suo poderoso bastione [9], entrambe opere rinascimentali di Antonio da Sangallo il Giovane (cfr. Le mura dei papi, II parte pagina 2).

Sebbene nel '600 l'ospedale fu ampliato, il suo nucleo più antico consisteva di un'unica corsia detta Sistina in onore del papa Sisto IV, lunga 120 m, divisa in due sezioni successivamente denominate Sala Baglivi e Sala Lancisi dai nomi di due famosi medici ed anatomisti del tardo XVII-primo XVIII secolo.
borgo Santo Spirito
la volta del tiburio ottagonale
A dividere la corsia è una piccolo vestibolo racchiuso da un alto tiburio a forma di torre ottagonale, facilmente riconoscibile dall'esterno, che in origine fungeva da ingresso all'ospedale: conserva infatti il bel portale marmoreo originale, della fine del '400 attribuito ad Andrea Bregno, in seguito coperto da un successivo portale di stile barocco.
Le pareti della corsia sono decorate con affreschi del tardo XV secolo, alternandosi a finestre ogivali che recano lo stemma del papa, mentre il soffitto è ricoperto da piccoli pannelli lignei dipinti: è persino difficile pensare a questo luogo come ad un vero ospedale, con la fila di letti dei malati!
La corsia viene attualmente utilizzata solo per incontri e conferenze.
borgo Santo Spirito
il cortile del Palazzo del Commendatore

Un curioso reperto lungo il muro esterno dell'ospedale, accanto al tiburio, è un'antica ruota degli esposti (o dei proietti). Le ruote erano dispositivi attraverso i quali i neonati non desiderati potevano essere lasciati ad istituzioni religiose con la garanzia dell'anonimato, anziché essere abbandonati per strada.
borgo Santo Spirito
la ruota, dietro la grata di ferro con
un'apertura rotonda per il neonato
Consistevano di un cilindro cavo, girevole, fatto di legno; era aperto da un lato, talora protetto da una grata di ferro battuto con un'apertura sufficiente ad introdurvi un neonato.
Dall'esterno, solitamente di notte, il bambino veniva introdotto nel cilindro, che veniva poi fatto ruotare verso l'interno, dove il personale dell'ospdale se ne prendeva cura. Accanto alla ruota era spesso una cassetta delle elemosine, che raccoglieva offerte per gli esposti. Un tempo, molte istituzioni quali ospizi, conventi, ecc. avevano un dispositivo di questo genere, ma la ruota di Santo Spirito sembra essere rimasta una delle pochissime ancora esistenti. Ovviamente oggi non è più in funzione, ma lo era non più di un secolo fa.
Sullo stesso muro, un po' più avanti, una targa del 1598 ricorda una delle peggiori alluvioni che Roma abbia mai subito, occorsa la vigilia di Natale di quello stesso anno (cfr. Curiosità romane pagina 3 for pictures and details).
lungotevere in Sassia
curiosa statua di mendicante presso l'ingresso
della nuova ala dell'Ospedale Santo Spirito

Il luogo più importante di Borgo è senz'altro Castel Sant'Angelo [10], detto semplicemente "Castello" dai romani, situato nell'angolo più occidentale del rione, ad una delle estremità dello stupendo Ponte Sant'Angelo, da cui prese il nome il vicino Rione V (cfr. Ponte per maggiori dettagli).
lungotevere Vaticano
Castel Sant'Angelo e Ponte Sant'Angelo
La forma geometrica regolare del castello è in realtà il risultato di quasi 1500 anni di aggiunte e trasformazioni alla struttura originaria.
Infatti in epoca romana questo era il cosiddetto Hadrianeum, la monumentale tomba dell'imperatore Adriano che la fece costruire tra il 130 e il 139 dC per sé stesso (mentre era ancora in vita!) e per i suoi successori: anche gli imperatori seguenti fino a Caracalla (m.217) furono sepolti qui. Sorge sulla riva occidentale del tevere, appena al di fuori dell'antico confine urbano. Sebbene le sue descrizioni nelle fonti letterarie non riescano a darci un'idea di come doveva presentarsi il monumento all'epoca, vi sono pochi dubbi che consistesse in una struttura a tre piani, con un'ampia base quadrata, sormontata da un cilindro che a sua volta era coronato da un secondo cilindro, su cui si ergeva una statua bronzea dell'imperatore alla guida di un carro. Il secondo livello era circondato da numerosi alberi che crescevano sulla superficie libera alla sommità della base quadrata.
Il monumento era bianco, costruito in blocchi di pietra e rivestito da marmo. Lo si raggiungeva dalla città grazie ad un ponte chiamato Ponte Elio (Pons Aelius) [11], dal secondo nome dell'imperatore che per esteso si chiamava Publius Aelius Traianus Hadrianus.

Quando furono edificate le mura aureliane (275 c.ca) il mausoleo aveva già cominciato ad esercitare un'importanza strategica sul nuovo sistema difensivo, a causa della sua posizione determinante, situato all'estremità di un ponte che dava accesso alla parte settentrionale della città. A quel tempo anche un altro ponte più vecchio sorgeva 200 m più a sud: Ponte Trionfale [☆ nella pianta di riferimento di Borgo] (anche detto Ponte Neroniano, o Vaticano), che conduceva al circo summenzionato presso il colle Vaticano.

l'imperatore Adriano →
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo

Attorno al 400, l'imperatore Onorio, presagendo gli assedi con cui pochi anni dopo i Visigoti e poi i Vandali strinsero Roma, rinforzò la cinta muraria e le sue porte: a quel tempo il mausoleo di Adriano cominciò ad essere chiamato esplicitamente castellum, cioè "fortezza, roccaforte".
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
ricostruzioni del Mausoleo di Adriano
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
Quando un secolo dopo anche gli Ostrogoti attaccarono la città (537), Ponte Trionfale fu smantellato per ragioni di sicurezza (tracce dei suoi piloni si vedono ancora quando il livello del Tevere è basso), così Ponte Elio rimase l'unico accesso alla città. Dall'alto della neonata fortezza furono lanciate sugli aggressori perfino le statue che ne adornavano la circonferenza: alcuni loro frammenti furono rinvenuti molti secoli dopo, scavando il fossato alla base del castello.

Il nome Sant'Angelo nacque più o meno in quello stesso periodo, in seguito ad un episodio leggendario, che si dice abbia avuto luogo nel 590, mentre a Roma infuriava una terribile pestilenza. Papa Gregorio Magno era alla testa di una processione religiosa per chiedere l'intercessione divina affinché facesse cessare la calamità, quando un angelo (l'arcangelo Michele) fu visto volare sopra il monumento, nell'atto di rinfoderare la spada: quella visione segnò la fine dell'epidemia di peste.
Durante il medioevo lo stesso mausoleo fu modificato per scopi difensivi: nel 1040 c.ca l'altezza dell'elemento centrale (ormai il maschio della fortezza) fu innalzata, e la forma della parte sommitale resa quadrata; la base fu scavata così da ricavare un ambulacro circolare attorno al maschio, mentre l'antica base fu convertita in una vera e propria cinta muraria quadrata. A metà del '400 su tre dei quattro angoli fu eretta una torre. Attorno al 1500 fu aggiunta la quarta torre e ciascuna di esse venne rinforzata e circondata da un fossato che riceveva l'acqua dal vicino fiume.
Infine, alla metà del '500 fu costruita una seconda cinta muraria attorno al fossato, a forma di pentagono, con un poderoso bastione a forma di punta a ciascuno dei cinque angoli; scopo delle mura era quello di tenere l'eventuale scontro a fuoco tra gli assalitori e le guardie il più lontano possibile dagli appartamenti papali. È interessante osservare che il muro pentagonale ha la stessa struttura di quello costruito a difesa della città, cioè fatto di mattoni, con una superficie esterna inclinata e un cordolo bianco che corre orizzontalmente per la sua intera lunghezza (per maggiori dettagli si veda Le mura di Roma).

Nonostante le numerose trasformazioni, l'antico mausoleo romano è sempre rimasto il nucleo centrale della costruzione: la sua ruvida struttura a grosse pietre squadrate, ormai priva del riversimento di marmo, si riconosce chiaramente nella metà inferiore del maschio. Invece l'attuale altezza del piano stradale, che in epoca moderna si è sollevato, fa apparire il muro sul lato anteriore del castello assai più basso della sua vera altezza, come si può verificare confrontando gli altri tre lati.

lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
il penultimo (quinto) angelo,
di Raffaello da Montelupo (1544)
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
l'attuale (sesto) angelo,
di Peter van Verschaffelt (1753)
Poiché il castello è dedicato all'arcangelo Michele, dalla fine dell'XI secolo c'è sempre stato un angelo sulla sua sommità: nel corso del tempo si sono succedute sei diverse statue. La prima, di legno, si è del tutto usurata a causa della permanente esposizione al sole, al vento e alla pioggia; la seconda, di marmo con ali di bronzo, fu danneggiata durante un assedio; la terza, costruita nello syesso modo, fu distrutta da un fulmine; la quarta, di bronzo dorato, dovette essere rimpiazzata quando se ne riciclò il metallo per forgiare cannoni, durante il sacco di Roma del 1527; la quinta, nuovamente in marmo e bronzo, durò circa 200 anni prima di essere rimpiazzata alla metà del '700 da quella attuale, interamente in bronzo. La penultima statua è tutt'ora in mostra nel Cortile dell'Angelo.

Castel Sant'Angelo è appartenuto ai papi per un tempo lunghissimo: la sua posizione, così vicina alla basilica di San Pietro, e il passaggio sopra il muro che dal tardo '200 collega la fortezza al Vaticano, trasformarono quasi automaticamente il castello in una dipendenza degli appartamenti papali. Nel 1367 ne furono offerte le chiavi al papa francese Urbano V, in quegli anni risiedente ad Avignone, in Francia, nel tentativo di convincerlo a tornare a Roma, ma senza successo. Dal 1500 circa, oltre ai suoi scopi difensivi, ha cominciato ad essere anche una residenza dei papi; anche il tesoro e gli archivi del Vaticano furono trasferiti al castello nel tardo '500; ma soprattutto, fungeva anche da luogo di detenzione. Nonostante quest'impiego fosse già cominciato sotto l'imperatore Onorio, in particolare dal XVI al XVIII secolo le celle di Castel Sant'Angelo furono frequentemente occupate da prigionieri politici, mentre i delinquenti comuni venivano più spesso rinchiusi in altre malfamate prigioni, quali quelle di Corte Savella (nel rione Regola), di Tor di Nona (nel rione Ponte) e nelle Prigioni Nuove (inaugurate nel 1650, sempre in Ponte).
Nelle viscere del castello le celle per i detenuti erano così anguste che era impossibile tanto stare in piedi che stare distesi sul pavimento; alcune di esse non avevano neppure porte, tanto che il condannato doveva esservi calato dall'alto. I prigionieri di riguardo, invece, erano custoditi in camere assai più ampie ai livelli superiori, sotto gli appartamenti papali.
lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
Ponte Sant'Angelo dalla loggia di Giulio II

lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
Un dettaglio curioso a cui pochissimi fanno caso nel visitare il castello è che la maggior parte degli stemmi papali affissi ai muri esterni, compreso quello grande sul davanti del maschio, che un tempo aveva scolpite le insegne di famiglia di Alessandro VI (Borgia), e uno più piccolo appena sopra la loggia di Giulio II, che raffigurava la quercia della famiglia Della Rovere, ora sono in bianco: ad un'ispezione più accurata si comprende che furono deliberatamente scalpellati. A compiere quest'atto furono i soldati napoleonici, durante l'occupazione francese di Roma dal 1808 al 1814, nel tentativo di cancellare dall'edificio ogni traccia dell'autorità papale.

← lo stemma di papa Alessandro VI, scalpellato

Nel 1870 il castello divenne proprietà del governo italiano e nel 1906 fu trasformato in museo, mentre il fossato è ora un giardino pubblico.

lungotevere Castello - Castel Sant'Angelo
veduta da una finestra del castello
Castel Sant'Angelo e la basilica di San Pietro (quest'ultima ora appartenente allo stato indipendente della Città del Vaticano, ma un tempo anch'essa facente parte di Borgo) hanno sempre rappresentato le due facce del potere papale: quello spirituale e quello temporale. Pertanto nel 1928, a differenza di qualsiasi altro rione, Borgo fu dotato non di una bensì di due fontanelle che ne celebravano le caratteristiche (cfr. Fontane, II parte pagina 4): la Fontanella delle Palle di Cannone [12] (mostrata nella pagina d'apertura di questa sezione), ispirata al castello e la Fontanella delle Tiare [13], con la forma del tradizionale copricapo indossato un tempo dai papi, recante le tre corone, decorata con le insegne papali, cioè le chiavi incrociate di San Pietro.
largo del Colonnato
la Fontanella delle Tiare (1928)




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