~ monografie romane ~ Fontane · III parte · fontane maggiori PAGINA 19 |
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(↑ in alto) due dei leoni della fontana di piazza del Popolo; la fontana murale sul lato orientale della piazza (a destra →) |
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Entrambe le fontane consistono in una vasca semicircolare a forma di conchiglia, dalla quale l'acqua, tracimando, finisce in un'altra vasca, a livello del suolo, assai più ampia. Al di sopra di ciascuna fontana, sulla sommità del muro poggia un grosso gruppo scultoreo. I soggetti di queste sculture sono il dio Nettuno con una coppia di Tritoni sul lato occidentale della piazza, mentre sul lato opposto giganteggia un'allegoria della dea Roma fiancheggiata da due figure maschili reclinate, rappresentanti i fiumi della città: il Tevere e l'Aniene. Lungo la salita che porta alla sommità del Pincio, Valadier collocò ancora statue e un'altra fontana, consistente in tre nicchioni i cui pilastri sostengono la balconata panoramica che guarda su piazza del Popolo. Al loro interno l'acqua cade dall'alto a mo' di cascata, mentre più in basso tre nicchie più piccole sono dotate di una piccola vasca incastonata. |
il gruppo con Nettuno (lato occidentale della piazza) |
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le statue lungo la strada che sale verso la sommità del colle |
L'Italia marciava a grandi passi verso la sua unificazione, e i governanti che reggevano i numerosi possedimenti in cui il paese era diviso venivano un po' alla volta estromessi. La condizione dello stesso Stato Pontificio si fece critica, specialmente quando Pio IX diede un giro di vite alla sua politica conservatrice, scatenando il malcontento popolare. Ciò produsse una rivolta, in seguito alla quale il papa fuggì, poco prima che venisse proclamata la Repubblica Romana (1849), destinata però a non durare molto; questa ebbe fine quando Pio IX chiese aiuto alla Francia, sotto il cui comando gli Zuavi, un corpo di mercenari ben equipaggiati provenienti da molti paesi, ingaggiarono una sanguinosa battaglia sul colle Gianicolo, e restaurarono l'autorità papale. |
la fontana che sostiene la balconata con vista panoramica su piazza del Popolo |
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Nel 1860 fu ufficialmente dichiarata l'unità d'Italia. Solo l'anacronistico Stato Pontificio, ora assai piccolo avendo perso molti dei suoi territori nell'Italia del nord e del centro, ma ancora sostenuto dagli alleati stranieri, riuscì ad offrire resistenza per dieci anni ancora. Alla fine, dopo varie battaglie ed un lungo assedio posto dalle truppe italiane, i soldati finalmente riuscirono a prendere Roma, e la monarchia assoluta del papa ebbe fine. Alla luce di questi drammatici eventi, l'attività dei fontanieri avrebbe potuto essere completamente trascurata. La battaglia combattuta sul Gianicolo nel 1849 causò perfino dei danni alla fontana Castigliana di Giovanni Fontana (descritta in fondo a pagina 12), così pesanti che poco dopo fu rimossa. Invece, durante gli ultimi dieci anni di regno di Pio IX, l'ultimo "papa re", a Roma furono costruite altre tre fontane. |
Pio IX (1846-78) |
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la fontana simil-rinascimentale di piazza Mastai |
Attorno al 1860 il papa decise di far edificare un nuovo grande fabbricato il cui scopo era di ospitare la manifattura dei tabacchi.
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Una vasca ottagonale a pareti verticali, poggiante su una breve rampa di tre gradini, è decorata con lo stemma di Pio IX e riporta la data di ultimazione del lavoro: 1865. Al centro, un balaustro formato da quattro pesci dalle code intrecciate sostiene un catino rotondo, dal quale l'acqua, emessa da quattro piccole teste di leone, cade nella vasca. La parte sommitale del balaustro consiste in quattro putti che sorreggono sopra le loro teste il terzo e conclusivo elemento; quest'ultimo è l'unica parte che non si rifà allo stile dellaportiano, ma piuttosto a quello di Carlo Maderno, perché è di forma convessa, con una superficie a scaglie, che fa scorrere l'acqua lungo la sua superficie per poi scolare in basso, quasi una copia in piccolo dell'analogo elemento delle fontane gemelle in piazza San Pietro (cfr. page 13). |
stemma di Pio IX (fam. Mastai Ferretti) |
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Questa grande creazione è la fontana mostra dell'Acqua Pia-Marcia. In origine, tanto il suo aspetto che la sua posizione non erano le stesse di adesso. Sebbene furono necessari quarantadue anni prima che la fontana fosse dichiarata conclusa, la sua complessa storia cominciò quando fu inaugurata per la prima volta da Pio IX, nel settembre 1870, solo dieci giorni prima che Roma fosse presa. Quindi è più giusto contemplarla fra le opere del XIX secolo. |
la Fontana delle Naiadi, una delle più grandi di Roma |
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in alto: la primitiva forma della fontana |
L'ultimo acquedotto era stato aperto circa 250 anni prima (cfr. pagina 12). Durante gli ultimi dieci anni del suo regno, Pio IX ne finanziò la costruzione di un altro, che giungeva in città da est, e portava acqua a varie zone nella parte settentrionale della città. Le sue sorgenti erano le stesse dell'antica Aqua Marcia (costruita nel I secolo aC, e danneggiata dai Goti nel VI secolo). Non rimaneva molto delle antiche strutture, però, e il nuovo acquedotto dovette essere largamente ricostruito. Alla fine gli fu dato il nome Acqua Pia-Marcia in onore di Pio IX. |
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Il Comune diede allora l'incarico allo scultore Mario Rutelli, che creò quattro seducenti figure femminili nude; quando furono collocate al loro posto, però, causarono uno scandalo pubblico, come descritto in Curiosità Romane pagina 9. |
il gruppo centrale |
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La struttura della fontana è più complessa di quanto possa apparire dalla solita visuale, perché l'architetto Alessandro Guerrieri, che la disegnò, pose i vari elementi troppo in alto rispetto al piano stradale per essere pienamente visibili dal di sotto, anche considerando le loro grandi dimensioni (ovviamente questo fu un errore di progettazione!). Il gruppo centrale, raffigurante l'uomo col delfino, poggia al centro della più alta e più piccola di tre tazze rotonde, circondata da altre due progressivamente più ampie e più basse. |
Presso il bordo della terza tazza c'è un anello di bocchette, come nella vecchia fontana, orientate verso il centro, e quattro punti d'acqua individuali, a forma di pesce e posizionati leggermente più all'interno, che emettono un forte getto in direzione opposta. L'insieme delle tre tazze poggia su una larga predella ottagonale; quattro dei suoi otto lati terminano con un'ulteriore vasca semicircolare, presso la quale si trova la naiade di quel lato, bagnata dall'acqua che proviene dal suddetto pesce. Infine l'ultimo elemento, una grandissima vasca rotonda e bassa, che raccoglie l'acqua proveniente dai vari zampilli della fontana. |
la fontana, sotto San Carlo ai Catinari |
In una piazza dove i confini di tre rioni adiacenti si incontrano, precisamente Regola, Sant'Eustachio e Sant'Angelo, accanto alla chiesa di San Carlo ai Catinari, nota per la sua cupola decorata, si trova un giardinetto pubblico. La piazza e alcune delle strade circostanti furono ristrutturate poco dopo la caduta dello Stato Pontificio, e nuove vie più larghe vennero aperte attraverso i vecchi quartieri. Ad un'estremità del giardinetto c'è una fontana. La sua forma è ancora evidentemente improntata ad un modello rinascimentale, ma le sue decorazioni sono assai scarne, e certamente non sarebbe all'altezza di una creazione del XVI secolo. Due tazze di diversa grandezza, una sopra l'altra, sono sostenute da due balaustri individuali (quello superiore è tondo e sottile, quello inferiore è piuttosto tozzo, con una sezione ottagonale). Una volta il balaustro più grosso era decorato con delfini di bronzo, che nel tempo sono andati perduti. L'ultimo elemento è la vasca sottostante, con quattro lati lunghi e quattro corti, in ordine alterno. |
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Su un angolo della vasca il poco conosciuto autore ha lasciato il suo nome inciso, Ed. Andrè, probabilmente temendo che sarebbe stato presto dimenticato. Quando esattamente la fontana fu inaugurata non è noto, ma poiché le anzidette trasformazioni ebbero luogo poco dopo il 1870, è molto verosimile che anche la sua data di costruzione risalga allo stesso periodo. |
il gruppo centrale, uno dei cavalli e uno dei mascheroni |
Cominciata nel tardo '500, e inizialmente detta Fontana dei Calderai, quest'opera incompiuta del primo fontaniere Giacomo della Porta rimase per tre secoli quasi dimenticata all'estremità settentrionale di piazza Navona, si veda pagina 3 per altre illustrazioni e le note storiche complete. Consisteva originariamente in una nuda vasca, che in seguito venne circondata da una piscina, entrambe di forma simile a quelle della Fontana del Moro (situata all'estremità opposta della stessa piazza), ma senza statue né altre decorazioni. Nel 1873 l'amministrazione capitolina decise che era venuto il momento di portarla a termine. I lavori durarono cinque anni. Nel 1878 le nuove figure furono svelate al pubblico, e la fontana acquisì il suo nome attuale, riferito al gruppo centrale di Nettuno che lotta con un polpo, opera di Antonio Della Bitta; le rimanenti sculture che decorano la vasca centrale (cavalli, putti, naiadi, mascheroni, in ordine alterno), invece, sono di Gregorio Zappalà. |
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I PARTE FONTANE ANTICHE |
II PARTE FONTANELLE |
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